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Il Cavaliere un po' è perseguitato, un po' è...

Camilla FerrantiTutti sanno che Berlusconi… un pò è perseguitato, un pò è coglione lui. Per parlare di certe cose al telefono…

Ecco la frase lapidaria di Bossi, parlando di Berlusconi e le intercettazioni, in un’intervista a Telelombardia di venerdì scorso che è stata trasmessa nel corso del programma Iceberg.

Così, mentre Berlusconi si schiera contro l’entrata nel G8 di India e Cina, le due grandi potenze emergenti che in pochi anni diverranno superpotenze e non potranno più essere bloccate nelle grandi organizzazioni sovranazionali, The Australian sul tema intercettazioni titola Berlusconi accused of pimping his ‘butterflies’ cioè

Berlusconi accusato di fare il pappone per le sue “ragazze”.

Termina l’articolo con le parole in sua difesa della tronista Camilla Ferranti (nella foto sopra), una delle “ragazze”. Ma anche queste parole suonano, in realtà, come un atto di accusa, per quanto suonano false:

E’ una persona di grande sensibilità, molto generoso, che ama lo scherzo. Il suo comportamento è innocente, Gli piace la bellezza, come piace a molti altri.

Ecco, non so voi ma io mi vergogno un po’. Come quando Ilona Staller, in arte Cicciolina, era stata eletta deputato, mi è sembrata una vergogna: non mi piace che un’attrice super porno, con foto pubbliche anatomiche, mi rappresenti. Mi sono sentita offesa nella mia dignità di donna e di essere umano.

Dopo qualche anno sono andata a lavorare in India e anche il mio amato maestro, il pandit Nityanand Sharma che ha ha scritto un utile manuale di sanscrito moderno, mi diceva che il mio karman come italiana era una punizione, visto che in Italia era stato deputato Cicciolina.

E mi sono sentita offesa quando sul Time è apparso il brevissimo stralcio di un’intervista, una frase lapidaria, in realtà, di Alba Parietti, accompagnata da una sua foto in mutande di pailettes e maglietta molto generosamente aperta sulle sue grazie prefabbricate, che recitava più o meno così:

Io introduco la cultura negli Stati Uniti.

Avevano lasciato la rivista sulla mia scrivania ad Harvard per prendermi bonariamente in giro sulla qualità della cultura italiana, dicendo che era ovvio che me ne fossi andata, ma mi ero sentita offesa. Io non avevo niente a che vedere con quella “cultura”.

Tutti questi personaggi, e ora purtroppo anche il nostro Primo ministro, al di là di tutte le considerazioni politiche perché non sono una politologa, sicuramente suscitano me un senso profondo di vergogna: mi vergogno di loro e per loro, mi dispiace quello che scrivono di loro all’estero, mi sembrano dei fenomeni un po’ deformi da palcoscenico e, sebbene mi dica che c’è di peggio al mondo, ci sono politici ben peggiori, quando incontro amici e colleghi stranieri evito l’inevitabile: le domande sulla cultura, sulla politica e sui personaggi politici, sulla loro moralità, sulla loro legalità.

E questo mi pare un gran brutto segno.

Il Tibet e le "10 cose buone"

OlimpcsUn bell’articolo dall’inviato di Repubblica Daniele Mastrogiacomo sulle violenze subite dai tibetani durante le proteste dei giorni scorsi e sulla repressione, appese come un manifesto nelle foto fuori della residenza del Dalai Lama a Dharamsala, in India.

Intanto quaranta uomini e quaranta donne del villaggio, seduti in due distinti recinti, proseguono da tre settimane lo sciopero della fame e della sete, alternandosi ogni 12 ore.

Il 1° maggio la Cina ha annunciato che riammetterà gli stranieri nel paese. Forse i giornalisti e certamente i tursiti, che comunque potevano girare solo con le visite guidate (anche per problemi di lingua): ma dubito che farà entrare Amnesty International e la Croce Rossa Internazionale. E se anche così fosse in un mese, volendo, la gente può sparire dalle case, dalle prigioni, dagli ospedali, senza lasciare alcuna traccia. Rimarebbero i racconti dei parenti e degli amici o di chi li ha visti portare via, ma non le testimonianze dirette e le foto dei corpi brutalizzati e torturati.

Intanto in India il gesto del campione di football Baichung Bhutia, che come dice il cognome è di origine tibetana (bhutia in sanscrito significa precisamente tibetano), che si è rifiutato di portare la torcia olimpica, non è stato seguito da nessun altro. Anzi, i giornali indiani si affrettano a trovare 10 aspetti incoraggianti della questione tibetana:

1) la maggiore coscienza internazionale sul Tibet (e questo senz’altro, peccato che questa coscienza sia stata pagata sulla pelle dei tibetani)
2) spostamento dell’interesse politico dell’India dai confini occidentali a quelli orientali (anche questo è vero, l’India prima era concentrata sul decennale conflitto indo-musulmano, ora è concentrata sulla politica servile verso la Cina: una cosa davvero incoraggiante!)
3) incredibile fallimento dello spionaggio cinese, che non ha saputo prevedere le sommosse a Lhasa e nelle province di Kam e Amdo, il vero ex Tibet (per forza, sono state proteste improvvisate senza una vera strategia, senza armi proprie, senza collegamenti logistici, totalmente perdenti, a livello di sommossa: che ti vuoi prevedere?)
4) la Cina ha mostrato un’altra faccia, quella della repressione e della soppressione delle libertà civili (ma della rivolta e del massacro di Tiananmen del 1989 il giornalista non se ne ricorda? ci voleva il Tibet? se era troppo giovane si poteva documentare prima di scrivere…)
5) importanza strategica dell’altopiano tibetano (perché la Cina lo avrebbe annesso, altrimenti?)
6) definizione del Tibet, che è molto più vasto della Tibetan Autonomous Region (basta aprire un libro di storia per saperlo, o anche Wikipedia!)
7) apertura del dibattito all’interno del Partito comunista cinese (forse) 8) notti senza sonno dei leader della terra (è sicuro? io ne dubito)
9) le Olimpiadi nel loro contesto reale (di sostanziale assenso)
10) i Giochi, che dovrebbero portare i Diritti umani in Cina (aspetta e spera).

A dire la verità, quando leggo certi articoli non se arrabbiarmi col giornalista per l’ingenuità e l’ignoranza con cui scrive (molte cose le avrebbe potute evitare aprendo un libro di storia, o anche solo Wikipedia) o con il caporedattore o il responsabile del giornale per avergli chiesto, probabilmente, di scriverle, dato che Rediff.com è un giornale indiano.

E la Cina annuncia che la fiaccola olimpica passerà per l’ex Tibet: una fiaccola insanguinata, una fiaccola di cui tutti i paesi civili dovrebbero vergognarsi. Invece della luce porta le tenebre dei diritti umani.

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