Tag Archives: 11 settembre

Le foto di Christopher Stevens, ambasciatore in Libia

Stanno facendo il giro del mondo le nuove immagini dell’ambasciatore americano Chris Stevens torturato e trascinato, prima di essere ucciso durante l’attacco al consolato statunitense a Bengasi, in Libia, l’11 settembre scorso.

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Le foto indimenticabili dell'11 settembre 2001

Ci sono immagini degli attentati al World Trade Center e al Pentagono scolpite per sempre nei nostri occhi e nei nostri cuori, prima ancora che nelle nostri menti. Hanno cambiato  non solo la nostra vita e la nostra percezione del mondo e della sicurezza, ma persino gli equilibri internazionali.

Credo che con l’11 settembre l’Occidente sia definitivamente tramontato, almeno per qualche centinaia di anni, e l’Oriente abbia lentamente preso il sopravvento. Vediamo se saprà essere migliore. (Altre foto qui).

I cani dell'11 settembre 2011, eroi dimenticati in foto

Eroi umani esaltati ed eroi animali dimenticati, i cani da salvataggio, per il servizio reso dopo gli attentati terroristici dell’11 settembre negli Stati Uniti.

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Lunedì il nuovo WikiLeaks sull'Iraq

civili in IraqWikileaks non funziona ancora (anche se potete entrare in chat) ma siamo tutti in fibrillazione da quando si è sparsa la notizia che lunedì 18 ottobre saranno pubblicati sul sito oltre 400.000 documenti segreti della guerra d’invasione statunitense dell’Iraq del 2003.

Conterrà anche relazioni sugli “incidenti” come gli attacchi contro le truppe di coalizione, contro le forze di sicurezza irachene e contro i civili o le infrastrutture del paese.

Spero che ci sia anche più documentazione sul fatto che Bush aveva pianificato di invadere l’Iraq nel gennaio del 2001, ben prima dell’attacco alle Torri Gemelle. Altro che conseguenza. Leggete infatti i vari documenti (in pdf), in cui si legge che gli attacchi dell’11 settembre 2001 non sono stati la ragione dell’invasione USA dell’Iraq, ma una distrazione dal vero scopo che era proprio quello della guerra in Iraq (e non per nobili motivi).

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Afghanistan, Pakistan e la guerra dei media

torru gemelleIeri sera sono tornata da Torino, dove tengo un corso di storia dell’Afghanistan e del Pakistan per la laurea specialistica in Scienze Politiche, indirizzi “Asia” e “Diritti Umani”.

Non pensavo di trovare così tanti studenti interessati e interessanti – un paio di loro legge addirittura questo blog! – svegli, con gli occhi bene aperti sul mondo anche più lontano e un sincero interesse per la regione AfPak.

Come faccio sempre, comincio le lezioni con delle domande: perché siete qui, cosa vi aspettate di trovare, qual’è il vostro intresse specifico e così via.

E poi la domanda clou: cosa hanno portato gli attacchi dell’11 settembre 2001? Io credo che abbiano cambiato la concezione e la percezione del mondo: perché, secondo voi?

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Swami Vivekananda, il Corano e la coincidenza dell'11 settembre

Swami VivekanandaIeri Terry Jones ha rinunciato a dar fuoco al Corano. Un piccolo gruppo di fondamentalisti cristiani invece ha strappato sei pagine del libro sacro davanti alla Casa Bianca per protestare contro la “farsa dell’Islam“.

In questa guerra fra culture, dove la religione ha assunto una valenza principalmente o solo politica, voglio proporre le poche e incisive parole del grande riformatore ed esponente del Rinascimento bengalese Swami Vivekananda (1863-1902), il guru che ha riproposto l’induismo in USA e Europa e ha fondato la Ramakrishna Mission.

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NYC, gli SMS dell'11 settembre 2001

I soli pensieri che ho sono per te, Nicolas e Ian e sono terrorizzata. Dovevo solo dirti che ti amo davvero, per sempre, Diane.

So che hai una nuova relazione e non ti importa di me. Ma se per caso succede qualcosa sappi che ti amo tesoro. Mi sei mancata addio.

Sono stati pubblicati gli SMS mandati la mattina dell’11 settembre 2001. Davvero sconvolgenti.

Libri, self-publishing e case editrici

ZerobubboleCosì ho cercato una soluzione che mi permettesse di riprendere il controllo completo del processo di produzione, dall’impaginazione (fattibile anche con OpenOffice.org) alla grafica alla tiratura alla scelta del formato, e di evitare che altri mettessero mano al mio testo senza chiedermelo. Non che io sia infallibile, ma visto che il nome in copertina è il mio, se ci devono essere errori, che siano almeno colpa mia. Ho cercato anche una soluzione rapida, adatta ai tempi di oggi, del tipo “io ti mando il PDF e tu entro una settimana mi mandi il libro stampato”.

Bel post di Paolo Attivissimo, che ha pubblicato con i servizi di self-publishing il libro Zerobubbole Pocket, scritto con il Gruppo Undicisettembre per segnalare gli errori del video Zero di Giulietto Chiesa e Franco Fracassi, “quello che sostiene una contraddittoria miscela di teorie di complotto intorno agli attentati dell’11 settembre 2001″. Il libro è gratuito e scaricabile online.

Questo perché pubblicare da soli conta per tutte le cose che ha detto Paolo, ma dipende cosa si scrive, perché si scrive e cosa vogliamo fare con il nostro libro. Oltre alla gioia profonda di scriverlo e realizzarlo, ovviamente.

Pubblicare con una buona casa editrice, che tenga a te e il tuo lavoro (non una enorme, quindi, che investe su di te solo se sei già famoso o se sei un giornalista rampante, perché vendi uguale), è essenziale per la distribuzione e la promozione ed è l’unica cosa che conta a livello di concorsi italiani e di application internazionali, per tutti i tipi di lavori.Anche le collaborazioni. E’ credibilità e prestigio.

Pubblicare da soli lo possono fare tutti, con un minimo investimento di soldi e di fatica. Anche chi non ha niente da dire, solo per il puro sfizio di farlo e di dirsi: ho pubblicato un libro vero, di carta, da tenere in mano.

Se una casa editrice degna di questo nome (non quelle che si fanno pagare, che o non sono serie, oppure sono semplicemnte troppo piccole) accetta il tuo lavoro, però, questo è già una garanzia sul prodotto stesso: vuol dire che vale. Che l’idea è buona e che il libro si venderà o, quanto meno, che è di prestigio per la casa editrice stessa averlo in catalogo. Specie di questi tempi, le case editrici non investono facilmente.

E poi la famosa casa editrice degna di questo nome lo edita, lo mette, appunto, in catalogo, lo promuove, lo distribuisce al meglio che può. Il tuo interesse è il suo interesse.

Insomma, bello farsi le cose da sé, generoso metterle online gratuitamente e non vedo l’ora di leggere con calma il lavoro di Paolo, ma non rinuncio alle case editrici. Con tutto che il contratto spesso è una negoziazione degna dei trattati internazionali, torvare un buon redattore specializzato sul tuo tipo di testo è un terno al lotto e i proprietari delle case editrici sono spesso tipini irascibili e bizzosi.

Detto questo, congratulazioni Paolo!

E tu cosa stavi facendo?

Anche io, come Livefast su Macchianera, Cloridrato e Marco, ricordo quello che stavo facendo l’11 settembre 2001. Stavo in casa a scrivere un articolo sul Nepal e cercavo di capire, tramite una relazione ONU, come funzionava il fenomeno del terrorismo (una volta i maoisti erano chiamati terroristi, anche se vennero ufficialmente dichiarati tali solo nel 2002) e l’interdipendenza fra terrorismo e ideologia religiosa.

Non lo faccio mai mentre lavoro, guardo le news al computer. Vedo in diretta un grattacelo che esplode, trapassato da un aereo. Penso che è un film di fantascienza ma c’è la voce degli speaker americani. Mi sembra una coincidenza assurda, mi arrivano dei messaggi deliranti dagli amici oltreoceano, seguivano tutto sulla CNN (hanno la TV sempre accesa). Mi telefona Ludovico che dice di accendere la televisione e intanto vedo un altro areo che esplode. Praticamente tutto insieme.

Ho visto come una faccia di diavolo nel fumo delle torri, giuro, qualcosa di maligno, mi ha messo un senso di angoscia, lo dicevo proprio ieri a un amico. Quello che è accaduto e la situazione mi parevano irreale. Invece ancora oggi Bin Laden ricorda l’11 settembre.

(L’articolo poi l’ho scritto, si intitola “Strage a palazzo, movimento dei maoisti e crisi di governabilità in Nepal” e si può scaricare qui.)

Milano, 11 settembre 2006

Devo dirlo perché a inventarlo non ci si crede. Tornavo dalla mia amata biblioteca Sormani col mio bel trolley porta-computer ed ero quasi arrivata a casa, quando una signora di una certa età esce lenta in retromarcia da un garage. Mi guarda e si ferma. Proprio mentre sto passando riparte e quasi mi investe.

Ma non vede che sono dietro?

Certo ma devo fare posto alla macchina davanti — un’auto fiammante con un signore che con un certo piglio cercava anche lui di uscire — perché noi abbiamo fretta. D’altronde lei non ha l’auto, quindi vuol dire che non ha fretta!

Storie di Milano. Storie un po’ surreali, che capitano solo in questa città rumorosa e puzzolente…:)