Anatomia del blogger: i politici, BlogBabel e la sfida ai giornali

Khoi Vinh Questo della foto è Khoi Vinh, Design Director del NYTimes.com. Ma procediamo con ordine.
I signori e le signore di cui parlo, Prodi, Berlusconi, Mastella, Storace, Moratti, Sgarbi, solo per dare un esempio di politici noti e influenti, ce li meritiamo proprio. Non è solo che sono stati eletti per le loro qualità nella gestione della democrazia — ed esprimono, quindi, il favore del popolo, sic dicunt — ma piacciono.

Sì, nonostante le lamentele, nonostante, talvolta, le nefandezze o gli insulti che ci rivolgono, piacciono, e pure tanto. Infatti ora che sono lì, ai vertici, in un modo o nell’altro vengono citati, seguiti, magari criticati, ma sempre votati e sempre in TV. Ce li propinano in tutte le salse, parlano su tutto, anche di cose di cui non ci capiscono un accidenti. Mi sembrano una sciura milanese di mia conoscenza, ricca e in vista, che con il suo diploma tecnico e nessuna competenza mi spiegava tutta seria cosa fosse il sanscrito vedico.

Il punto è che noi italiani abbiamo ancora il culto del Duce, il mito della persona che se sta ai vertici se lo merita, in qualche modo, o almeno è stata così brava da arrivarci. La ammiriamo e, forse, segretamente la invidiamo:per questo dico che i politici che ho nominato ce li meritiamo.

Non è solo che speriamo che ci ritornino il favore di citarli o di votarli: no, no, ci piacciono. Faccio un esempio: il senatore Andreotti. Tutti dicono con occhi adoranti: “Non sono d’accordo con lui, sia beninteso, non lo difendo, ma è così intelligente!” Il che poi è vero. Ma è un uomo politico, pubblico, non un amico o un compagno di scuola, col quale si esce insieme e ci diverte con la sua arguzia. Da lui ci si aspetta delle scelte democratiche e una correttezza etica condivisibili. Ci si aspetta che ci rappresenti.

Le stesse cose le sentivo dire per Almirante, anche quando propugnava il fascismo: “Non ho quelle idee, sia chiaro, ma che oratore brillante è!” Va bene, ma il succo della sua arte oratoria? I contenuti? Che ci sta dicendo?

E ora prendiamo la classifica di BlogBabel. Stamattina, con lo scombussolamento dei vari post di cin cin e auguri vari, che circolano da Natale e che hanno portato me a scendere di 10 posizioni, alcuni blog a salire di 10, 20 o anche 30 posizioni, ho capito che BlogBabel è molto più che una classifica o uno specchio per vedere quello di cui si parla nella blogosfera: è uno spaccato della società italiana. E’ perfetta, studiandone l’andamento ci si potrebbe studiare sociologia dei piccoli gruppi.

Mi lamentavo stamattina con il gruppo degli editor che ci facciamo la figura degli imbecilli, che così diamo il destro a chi dice che la classifica non è attendibile, e che fatta così BlogBabel sembra una buffonata. E Andrea mi ha risposto (in pubblico, quindi posso ripubblicare le parole):

Enrica, la classifica è una buffonata perché fotografa buffoni, purtroppo.

Ecco, questi post divertenti ma un po’ squalificanti di finti auguri mi sembrano delle grandi Catene di Sant’Antonio di liceale memoria. Ma la ragione di tutto ciò è semplice: il culto della persona, quello che ha portato Mussolini a diventare il Duce. O il mito del ricco e famoso. O della persona di successo. O dell’alfa-blogger. E’ la stessa cosa: se sei in cima a qualcosa, che sia anche solo BlogBabel, o se sei ricco e famoso, comunque vali e comunque ti si copia. O ti si critica, ma comunque fai opinione e ti si cita. Magari tutti pensano che sei un buffone — ma bene al riparo dell’anonimato.

Così in BlogBabel: se sei in su nella classifica, qualsiasi cosa tu scriva è sacrosanto e ti becchi citazioni e link. Anche se parli solo a livello molto popolare di tecnologia, e se pubblichi e ripubblichi meme auguri e cin cin, diventi un maître à penser. Puoi dire di tutto, sproloquiare su tutto e comunque ogni giorno hai diverse citazioni (con rispettivo link), ti si cita come se fossi un personaggio con delle competenze e puoi avere un IQ di 35 o giù di lì e comunque sei invitato a parlare, sei inviato alle conferenze a riportare per le grandi testate, quando arrivi ai BlogCamp ti si ascolta e sembra che sia arrivato il boss di Google: insomma, diventi credibile e importante. Authority. Anche se, mettiamo, sei maleducato e scostante, ti dai un sacco di arie, guardi tutti dall’altro in basso e soprattutto, non hai molto da dire (ho fatto un esempio a caso, non scrivetemi per chiedere a chi alludo perché non conosco assolutamente nessuno che sia così).

Sì sì, anche per BlogBabel questo si chiama: culto della personalità. E’ un po’ assurdo ma è così: la blogosfera, anche quella che snobba BlogBabel (scusate, afferma di snobbare BlogBabel), rispecchia quello che noi italiani facciamo coi politici: ammiriamo e riproduciamo quelli che sono in alto, senza assolutamente criticarli così tanto da non rieleggerli. Che per un politico è la cosa peggiore. O da non linkarli, che per un blogger è la cosa peggiore.

Perdere il potere o la visibilità, anche quella molto relativa dei primi posti della BlogBabel, scotta. Anche perché di tante persone nessuno si accorgerebbe, in Italia, se non fosse che sono ai primi posti della denigrata classifica. E una fettina di popolarità i primi l’hanno conquistata, bisogna pur ammetterlo, uscendo dalle nebbie impietose dell’anonimato.

Prendiamo Sgarbi: so da chi lo conosce che lui è così, sempre così: egocentrico, maleducato, aggressivo. Con tutti, donne incluse. Eppure piace anche tanto e quelle stesse donne lo guardano ammirate, e alcune di loro si sentono toccate da un favore speciale se, dopo averle maltrattate in pubblico, Sgarbi mostra un vivo interesse per loro. Parlano di carisma e di fascino.

Se una di noi incontrasse un uomo qualsiasi che agisce come Sgarbi, che ci tratta a pesci in faccia, sono certa che lo manderebbe a quel paese. Invece è il famoso Sgarbi e quando lo fa a moltissime donne (donne intelligenti e belle, lo posso testimoniare), piace. Anzi, posso dire che Sgarbi piace proprio alle donne. E’ masochismo? Non credo, è semplice culto della personalità.

Quindi credo che Prodi, Berlusconi, Mastella, Storace, Moratti e Sgarbi, solo per dire qualche nome a caso di politico opinabile — parlo di quello che fanno a livello pubblico, ovviamente — rischiano di stare ai vertici del potere per sempre: perché una volta andati su piacciono, aldilà di quello che dicono e fanno in realtà. E aldilà di come ci sono arrivati a stare lì, a occupare quella sedia.

Così in BlogBabel, stessi meccanismi, stesse modalità: e scusate se questo un tantinello mi dispiace e mi intristisce.

Fortuna che domani su Nòva cartaceo esce un articolo di Enrica Garzilli sul giornalismo d’innovazione con un’intervista al bravissimo Khoi Vinh, Design Director del NYTimes.com. Una persona speciale, con le idee chiare, che mette molto studio e molta passione in quello che fa.

Una cosa è certa: per come siamo messi nella blogosfera italiana, le grandi testate giornalistiche per ora non hanno proprio niente da temere dai blog.



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L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.