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Enrica Garzilli su Il Fatto Quotidiano nella nona giornata mondiale contro la pena di morte

Enrica Garzilli su Il Fatto Quotidiano sulla pena di morte. Qualche dato, qualche considerazione. E l’intervista a Riccardo Noury, rappresentante di Amnesty International Italia, che dice che in Italia “le persone si innamorano di un caso, come quello Sakineh (la donna giudicata colpevole di adulterio in Iran e condannata a morte per lapidazione e a cui nel 2010, diventata un caso internazionale, è stata commutata la pena in 5 anni di prigione – ndr) ma si scordano le 470 impiccagioni per reati comuni e reati politici nel 2011. Se si fa un sondaggio dopo che è scoppiato un caso il 60% degli italiani è contro la pena di morte, se si fa un sondaggio dopo un delitto efferato il 60% è per la pena di morte. I sondaggi non sono molto attendibili”.

continua


Il piacere della storia: la Compagnia delle Indie Orientali in virtual tour alla British Library

British Library

Imagine an England without tea in china cups, without pepper, chintz or chutney; imagine an India without cricket or gin and tonic, a world without Bombay or Singapore.

Si apre così questa mostra virtuale della British Library sull’Onorevole Compagnia delle Indie Orientali e i paesi con cui ha fatto affari: Iran, India, Cina, Bantam (un regno che copriva Giava occidentale e Sumatra meridionale), Giappone (durò circa dieci anni e terminò nel 1623!), Yemen.

Foto di pitture, sete, porcellane, caricature su carta e così via; poche ma essenziali notizie. E la storia diventa una bellissima passeggiata nel tempo e nello spazio, rivive sotto i nostri occhi. Se dal tour si sprigionasse anche l’odore di spezie, un mercato asiatico ambitissimo, sarebbe perfetto, un vera gioia dei sensi.

Il motivo iniziale dell’espansione della Corona Britannica era solo uno: gli affari. Gli inglesi avevano bisogno delle stoffe asiatiche, specie le sete cinesi, iraniane e indiane, e volevano trovare altri beni da scambiare. Soprattutto, avevano bisogno di riempire le riserve nazionali di argento.

Ovviamente, erano pronti ad agire con aggressività per prendere quello che volevano. Per esempio, nel 1611 rubarono (la didascalia dice “presero”) migliaia di stoffe da una nave del Gujrat, all’entrata del Mar Rosso. La pirateria dei corsari era una pratica diffusissima ed era finanziata dalle varie nazioni europee.

D’altronde, lo Stato di diritto non era ancora nato e le nazioni non consideravano prendere le cose di cui avevano bisogno “rubare”. Come sono cambiati i parametri morali e politici nel corso dei secoli (almeno sulla carta)!