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L'India a Venezia

matrimonio indianoIn India si sogna in grande, ma grande davvero. E si fanno le cose in grande, anche se in Occidente pochi lo sanno e hanno in mente solo la grande maggioranza degli indiani, che hanno mediamente un livello di vita molto più basso del nostro. C’è un matrimonio indiano, per esempio, che si sta svolgendo a Venezia e durerà tre giorni. E che dicono che sia costato ben 20 milioni di euro (più di William e Kate, per intenderci).

Gli sposi sono Vinita, figlia del magnate del ferro Pramod Agarwal, e il fidanzato Muquit. Lo stile è Bollywood. Gli invitati sono 800, un dirigibile sosta sulle teste degli ospiti per tutta la prima serata, il ristorante padovano Le Calandre è responsabile del menu, rigorosamente vegetariano, una squadra di parrucchieri è a disposizione per gli invitati per tutti i tre giorni a tutte le ore, più di 500 persone assunte ogni sera per servire, un decoratore indiano che la famiglia ha

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Cuore, cuore e ancora cuore

chiave del cuoreIo non ho nessun tipo di dubbio: il cuore vince sempre. Nel momento delle decisioni finali e delle scelte, quelle davvero importanti, apro la porta – che comunque spesso si apre anche da sola -, al cuore, che per me vuol dire anche intuizioni e sensazioni, e lo lascio occupare la mia vita.

Non ha mai sbagliato, anzi, gli sbagli più grandi li ho fatti solo quando ho mediato con il cervello e il ragionamento.

Quindi, senza esitazioni, rispondo qui alla domanda di Mitì se lasciar vincere il cuore o il cervello: nelle scelte importanti la chiave che apre tutte le porte è quella del cuore, e il cuore non sbaglia mai.
E secondo voi?

La vera innovazione viene dagli utenti: Matt Mullenweg su Panorama

enrica garzilliE’ stata pubblicata l’intervista di Enrica Garzilli a Matt Mullenweg su Panorama: guardate quanto è carino! Per lui chi porta avanti l’innovazione sono in ultima analisi gli utenti. Condivido completamente, perché sono i bisogni che creano la domanda, la ricerca e la soddisfazione dei bisogni: quindi, l’avanzamento della tecnologia e della scienza.

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Maternità

flowersCaso limite quello contemplato dal documento congiunto, firmato dai direttori delle cliniche di Ostetricia e Ginecologia delle facoltà di Medicina delle università di Roma La Sapienza, Tor Vergata, la Cattolica e il Campus Biomedico, del bimbo nato vivo dopo l’interruzione della gravidanza oltre il 3° mese, per motivi medici quindi.

Penso che sia lapalissiano che quando il cordone ombelicale è stato reciso, se il bambino è vivo è un essere giuridicamente a sé stante, e in quanto tale abbia il diritto legale a che gli vengano prestate tutte le cure mediche necessarie. Ovvio anche che non va chiesto il parere della madre che, se ha interrotto la gravidanza, lo ha di fatto abbandonato e non può esercitare il diritto alla patria potestà. Insomma, a buon senso: se ha interrotto la gravidanza non vorrà poi tenerlo in vita.

Certo, è possibile che un essere umano rianimato al quinto mese di gestazione o più presenti malformazioni; ma certo anche che non è che vogliamo mettere in atto l’ideologia della razza pura che chi non è sano mentalmente o fisicamente venga eliminato, ché oltre tutto non si sa in anticipo (e magari già che ci siamo mettiamoci anche omosessuali e zingari va’).

Insomma, per me la questione è delicatissima e dibattuta e non mi sento di giudicare quello che secondo me è soprattutto un caso di coscienza. Non mi sento di giudicare, punto. Non vorrei essere io a scegliere o a decidere.

Vorrei solo sapere perché questo documento è uscito in occasione della Giornata per la Vita — concordo con Notiziole di Mau — e quanti casi di bambini nati vivi ci sono dopo l’interruzione di gravidanza. In sunto, perché ribadire il diritto alle cure mediche ora, in questo momento politico.

Non concordo invece col ministro Livia Turco quando afferma che rianimare contro la volontà della madre è una crudeltà insensata. Vi sono migliaia di famiglie che aspettano per anni dei bambini da adottare e non penso che tutte le madri biologiche siano per questo le migliori persone per allevare un bambino, in ogni caso.

Un tempo credevo che a un bambino fosse dovuta una “famiglia” regolare, padre e madre, ammesso che ce ne siano ancora di sane: poi ho visto coppie di amici gay (americani) che sono eccellenti genitori; e anche madri o padri single che lo sono.

Insomma, le soluzioni di accoglienza per allevare un bambino sono tante e talvolta migliori della madre che gli ha dato la vita: perché la maternità non è un fatto biologico, è l’attitudine materna verso la vita e verso un bambino, qualsiasi bambino. Anzi, direi verso il mondo, verso la vita su questa terra, verso il verde e i fratelli animali (e pure gli umani).

Maschi vs femmine

L’insanabile differenza l’ho capita da questo: lui ama il lampredotto, shifoso piatto livido e duretto, tipico di Firenze, che quando ci abitavo e passavo a San Lorenzo vicino a un certo baracchino, esalava miasmi terribili. Ci ha scritto un post che è quasi un’ode. E pensare che lui appartiene a una città di antica e sofisticata cultura.

Il lampredotto è livido e coriaceo, maschio.

Quando mangiavo la carne amavo la trippa: rossa, morbida, sugosa, odorosa di aglio, ojo e peperoncino, una spruzzata di pecorino sopra. Femmina.

Sono felice di aver rinunciato alla dicotomia. Sono vegetariana.

ZenaCamp video II e PHP Day IV

1) Molti mi hanno scritto per chiedermi del benedetto video. Tutti uomini, non so se è casuale o se sono più vanitosi.:)

Gli è che ci metterò un bel po’ prima di riuscire a renderlo “godibile”, diciamo. Così in anticipo, giusto che nessuno ci resti male, dico che qualcuno si vede poco o niente, è tutto sfocato e nero. Come Stefano Vitta.

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A propos di plagio: la netiquette dei giornalisti della RAI

Or ora una giornalista di RAI2 ha detto che non mangiava la carne ecc. ecc. e che lo ha letto questi giorni “in un sito che parla anche del Buddha.
Ma questi giornalisti non citano mai le fonti? Ne ho già parlato in abbondanza a proposito di blog e carta stampata, ora pure alla RAI?

Poi ha parlato della pizza al salame. Ma non echeggia un pochino questo divertente (e verissimo) post? Di un suo collega..

Fasting for Feast? Blogmap, menu di Natale e S. Silvestro e Buddha

Che fare e che mangiare a Natale e San Silvestro? Ieri vagolavo qua e là in rete, stanca morta dopo un articolo spacca-ossa che ho scritto, pensando e scrutando la blogmap di Ludovico, e mi sono messa a pensare alle prossime feste — oddio, pensare è un parolone, a fantasticare. Mi dicevo:

Che faranno i miei amici blogger? Che mangerà e dove andrà questo campione rappresentativo di blogger italiani per Natale?

Guardando quello che scrivono i blog culinari pensavo con disgusto, però, ai milioni di poveri capponi e maiali, sacrificati per il pranzo grasso e per il cenone, come se avessimo ancora bisogno, per rispettare la tradizione, di mangiare carne. Fino agli anni ’50 aveva un senso, di carne sulle tavole italiane ne circolava assai poca ed era un’occasione di fare festa mangiando bene, ma dopo la ricostruzione del dopoguerra e il boom economico, poi i favolosi anni ’60 e ’70, e ora le diete iperproteiche — che prescrivono pochi grassi e carboidrati — di carne ne mangiano sempre tutti, anche due volte al giorno.

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