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Internet e India, truth alone wins

Prabhakar RaghavanDomani, giovedì 24 settembre, Prabhakar Raghavan, Head of Yahoo! Labs, il dipartimento di Yahoo! dedicato alla ricerca scientifica e tecnologica applicata a Internet, sarà insignito della laurea honoris causa dal Corso di Studio in Scienze Tecnologiche Informatiche dell’Università di Bologna, sede di Cesena.

Se siete da quelle parti andate a sentire la sua lectio magistralis. Io francamente ci andrei, so già che sarebbe tempo ben speso perché uscirei con delle idee, dei dubbi, delle domande, a parte il piacere che avrei di salutarlo.

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Di come la RAI all'inaugurazione dei giochi mischia un po' la Cina con l'India

Bruce LeeSono qui, davanti alla televisione, e come prevedevo la cerimonia inaugurale delle Olimpiadi è stupenda, grandiosa, e in tutta onestà sono felice per la gente che è lì, che ha preparato tutto, che sorride, che è orgogliosa di salire su questo palcoscenico internazionale, dopo due secoli in ombra.

Mi è piaciuto anche Hu Jintao, il capo della Repubblica popolare cinese, che agli inizi della cerimonia guardava i figuranti dorati perfetti, che suonavano una specie di tamburo quadrato, e sorrideva come un bambino. E’ la prima volta che lo vedo così, di solito ha la faccia ingessata e formale, impassibile.

Mi ha fatto decisamente ridere, invece, che uno dei commentatori di RAI2, quando dal cielo sono scese delle leggiadre donne che volavano sui cinque cerchi, abbia detto che erano le apsàras.

Le àpsaras (si pronuncia così) infatti sono indiane, anche se comunemente sono definiti così anche gli equivalente esseri anche cinesi. La più antica è la stupenda e sexy Urvashi, l’amante del re Pururavas del Rgveda. Questo è il più antico testo della tradizione indiana (c. 1800 a.C.), scritto in vedico, cioè l’antico sanscrito.

Nell’iconografia antica venivano rappresentate come esseri bellissimi e volanti, con le piante dei piedi pelose. Poi, a contatto con l’iconografia degli angeli cristiani, hanno perso i peli e hanno acquisito le ali e, talvolta, anche l’aureola!

(Ora sul palco c’è una enorme terra dove i figuranti cinesi fanno acrobazie, tenuti da cavi, e confesso che mi vengono i brividi da quanto sono belli). Dicevo che gli essere volanti, specie donne, sono tipici della tradizione cinese, appaiono in tutti i film cinesi e, se ricordate, anche i seguaci di Bruce Lee (di origine cinese) fanno acrobazie volando da un tetto all’altro, o dalla terra alla cima degli alberi.

Questi essere volanti, che di solito sono delle maghe (o streghe), provengono dallo sciamanesimo, una forma di religiosità magica tipica di tutto il continente euroasiatico (inclusa la Cina, la Russia, la Mongolia, il Nepal, il Pakistan settentrionale, lo Swat, e così via). Infatti compiono incantesimi di ogni tipo.

Le apsaras vere e proprie sono entrate nell’iconografia cinese perché sono state rappresentate in varie grotte, come quelle di Dunhuang: ma questo perché appartengono anche all’iconografia Buddhista e non solo Induista. Dunhuang sta infatti lungo la Via della seta, anzi, era sul punto di congiunzione di quella settentrionale con quella meridionale. Come si sa, la Cina non è solo confuciana ma aveva, ed ha, una grande percentuale di Buddhisti (e di Taoisti che sono anche Buddhisti).

La tradizione popolare cinese ha un enorme numero di maghe e streghe volanti e credo proprio che queste dell’inaugurazione fossero loro, e non le asparas buddhiste vere e proprie.

La libera condivisione della conoscenza

girls studying togetherPochi giorni fa la Faculty of Arts and Sciences di Harvard ha votato, prendendo una decisione rivoluzionaria: ha dato all’università il permesso di rendere gli articoli scientifici dei professori della facoltà disponibili al pubblico, pur ritendo gli autori il copyright, eccetto che per quelli scritti per profitto.

Harvard quindi collezionerà, archivierà e distribuirà gratuitamente nel mondo gli articoli, prima di tutto, ovviamente, quelli scritti con i fondi dati dall’università o dal governo.

Questa è una svolta epocale. Il proposito è quello, come è successo con i programmi open source, di contrastare le grandi riviste accademiche, che non danno più il permesso, e lo posso testimoniare, di distribuire neanche una copia dei propri articoli per fini di studio, e il cui prezzo di abbonamento è salito a livelli astronomici.

Io faccio una fatica bestiale e consulto centinaia di libri articoli ecc., spesso a mie spese, attingo ad anni di studi e di letture della scholarship che mi ha preceduto, vado a conferenze e scambio idee con altri studiosi per non inaridirmi ed entrare nel loop, con la stessa ideuzza che gira e rigira nella testa, e soprattutto penso (non è che tutti pensino al mondo, o il mondo andrebbe un po’ meglio e non lo avremmo rovinato in modo quasi irreparabile), analizzo, elaboro, connetto, sintetizzo, trovo il punto debole di un sistema, rettifico il tiro, verifico, riverifico, scrivo, controllo e ricontrollo, aggiungo apparati e note, infine dopo un paio di anni pubblico il mio articolo gratis et amore dei, la casa editrice ci guadagna perché vende gli abbonamenti e poi non posso neanche dare una copia dei miei lavori a un mio collega senza fare io stessa l’abbonamento?

Le case editrici scientifiche professionali come l’olandese Kluwer, che ha 650 riviste scientifiche e pubblica la più prestigiosa rivista di studi orientali, l’Indo-Iranian Journal, ha un abbonamento che costa 250 Euro all’anno per quattro numeri. La qualità dei lavori è ottima (mi pregio di essere stata l’unica studiosa italiana ad avervi pubblicato, e diverse volte); ma il prezzo è davvero un po’ alto. Quando pubblico mi dà 10 e dico dieci copie del lavoro: finite quelle, che di solito si usano nei concorsi, in teoria non potrei neanche fotocopiare il mio articolo e distribuirlo per usi non commerciali (perché poi vedo molto commerciabile un lavoro su The practice of sahagamana and some connected problems, o su Uneditited Sanskrit letters of the Rajguru of Nepal o su alcuni versi dei Rgveda, per fare qualche esempio).

Certo, le riviste si possono consultare in qualsiasi biblioteca, e in USA anche i paesini ne hanno almeno una, di solito molto ben gestita, in grado di fornire libri e articoli da tutto il mondo con il prestito internazionale. Ma questo non è vero nel resto del mondo, Italia inclusa, dove chiedere dei libri è già una mezza impresa e farli venire da fuori è qualcosa di molto arduo, macchinoso e burocratico.

Il prestito internazionale funziona bene solo all’interno delle biblioteche di facoltà, quando i bibliotecari sono svegli e collaborativi — cioè, quando hanno vinto il posto per merito, caso assai raro, o quando dopo averlo vinto hanno deciso di imparare la nobile arte della gestione dei libri e della biblioteca, caso assai più frequente, o si sono appassionati al tipo di lavoro, caso che ha del miracoloso eppure esiste, giuro.

L’esigenza di Harvard è nata quindi dal bisogno di avere più controllo sul proprio lavoro. Il compito primario di una università è la creazione, la diffusione e la preservazione della conoscenza.

L’accesso libero e gratuito ai frutti della ricerca è un passo essenziale per raggiungere questo obbiettivo, e per avere il feedback di studiosi che altrimenti non avrebbero accesso alle risorse. Per esempio, tutti quelli dei paesi in via di sviluppo, o quelli dei paesi occidentali senza larghi mezzi, visto anche che le università e i vari governi hanno generalmente tagliato i fondi per la ricerca, specie in campi di studio com le scienze orientali (compreso quelli più appetibili come la matematica sanscrita, la fisica egiziana, l’astronomia babilonese, e così via.)

Ovviamente il copyright degli articoli rimane agli autori, ma non la licenza di uso. Questo significa che se un giorno l’autore vuole fare delle modifiche o delle migliorie, o vuole ampliare il suo lavoro precedente, è libero di farlo. Al contrario dei progetti open source, nessuno può modificare o ampliare quel particolare risultato: può però, come si fa normalmente, partire dallo stato del lavoro per portare avanti la ricerca e trovare altri risultati, e pubblicare poi un altro lavoro.

L’iniziativa di Harvard, la prima del genere nel mondo, oltre a scardinare il potere delle grandi case editrici risolve in modo concreto il problema dell’accesso alla ricerca dei paesi poveri. E’ un modo molto pratico di promuovere la libera circolazione della conoscenza.

E’ quello che abbiamo sempre fatto con le riviste dell’Asiatica Association, quando ci hanno scritto dai paesi come il Bangladesh o il Kosovo, al tempo: li abbiamo sottoscritti gratuitamente. E’ poco, ma è un aiuto concreto e un modo di realizzare il detto di Gandhi: tutto quello che non si usa in realtà si ruba. Tenersi le conoscenze solo per sé rende arido il cuore e la mente. Perché, come diceva sempre anche la mia amica: La conoscenza è quella cosa che condivisa aumenta.

Da oggi ci sarà molta più libera circolazione di conoscenze, studiosi più felici e più stimolati intellettualmente a dare e ricevere input, paesi che avranno accesso ai frutti dell’occidente ricco: questo porterà a una nuova creazione e circolazione di idee, di scambi, di progetti.

L’era della libera condivisione del sapere è già cominciata.

Un'idea per Natale: India e Bhutan spa

Ananda spaUn mio amico sanscritista mi ha detto che la sua amica di Dharamsala, in India (dove vive il Dalai Lama), che lavora in un’agenzia di viaggi, ha già molte richieste per dei preventivi per Natale in tutte le migliori strutture spa, i famosi centri benessere. Si trovano nei parchi nazionali dell’India e nel Bhutan. In questo paese ce ne sono ben 5: per un piccolo regno di meno di 650.000 abitanti non è male.

Vi dò qualche idea se volete fare una capatina per le sante festività. Per esempio, potete andare all’Ananda spa dell’Himalaya, vicino alla valle di Rishikesh. Potete avere un trattamento spa personalizzato, giocare a golf (6 buche) nella foresta all’interno delle terre del Maharaja o, se siete davvero spirituali, assistere alle lezioni di Veda e Vedanta senza le quali “ si è vittimizzati dallo stress e dalle impurità“.

I trattamenti sono yoga o ayurveda (secondo la medicina vedica tradizionale) e la cucina è rigorosamente spa. Se volete copiare una delle loro ricette fate pure. Sopra c’è la foto di un loro piatto, il Pickled brown rice & vegetable sushi. A me pare una porzione piccolina, però è spa.

E ora un’occhiatina ai prezzi
. Si va dai più economici — una stanza singola a 1330 USD per tre notti (quasi 440 dollari a notte) e 1775 USD per una stanza doppia — a quelli più sostenuti,

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Buon Natale da Pune con la Rudra Vina del pandit Hindraj Divekar!

Mi sono arrivati gli auguri da un pandit bravissimo che ho conosciuto a Pune. E’ uno degli ultimi maestri di Rudra Vina, la Vina di Shiva, uno strumento antico e molto difficile da suonare, considerato la madre di tutti gli strumenti a corda. Accompagna il Dhrupad, che in origine era cantato per accompagnare gli inni e i mantra dei Veda. La Rudra Vina accompagna quindi la musica sacra e di meditazione.

Mentre aprite la pagina del Pandit Divekar e lo lasciate suonare, auguro a tutti voi un dolcissimo Natale!

India: gli Intoccabili o Dalit in lutto per Kanshi Ram

Dalit womanIl 9 ottobre, per un infarto cerebrale, è scomparso a Delhi, all’età di 72 anni, Kanshi Ram, detto il “Messia degli Intoccabili”. La sua scomparsa è una grande perdita non solo per i 250 milioni e più di fuoricasta o Dalit che vivono in India, ma per tutti i negletti e i diseredati della terra, per tutti quelli che credono nella dignità umana e nei diritti fondamentali dell’uomo.

Kanshi stesso era nato intoccabile, benché avesse avuto modo di studiare e poi di lavorare sin da giovane per il governo. Nel 1970 aveva formato la All India Backward and Minority Employees Federation, dando ai Dalit una identità politica. Aveva cominciato coll’unire le forze dei Dalit per il voto nel 1981 e nel 1984 aveva fondato il Bahujan Samaj Party (BSP), che ha per simbolo un elefante: un animale molto forte, paziente, che lavora moltissimo, ma che non dimentica. Col BSP, un partito basato sulla casta, i Dalit avevano acquisito una voce politica e un reale accesso al potere.

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