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Indirizzi IP, diritto alla privacy e marketing

privacyOvverosia: tra IP e marketing non mettere il dito! Questo è il titolo che hermansji, alias l’Avv. Hermans Joseph Iezzoni, ha dato al suo post, che pubblico qui di seguito. Tutto è nato da una discussione sviluppatasi nei commenti a “Che c’è dietro a Montezemolo, De Bortoli e Draghi?“, che sono scivolati sul blog di Beppe Grillo e sulla liceità di “catturare” qualsiasi tipo di informazione sui lettori, senza che questi ne vengano debitamente informati. Vi invito dunque a leggere i commenti per recuperare alcune informazioni.

Il punto era: è possibile che anche l’indirizzo IP riceva protezione dalle norme a tutela della privacy?
Io personalmente voglio sapere se i miei dati personali vengono raccolti e da chi, con quale scopo, per quanto tempo, e voglio essere in grado modificarli o cancellarli in qualsiasi momento. Stante il fatto che una vera privacy non esiste, tanto meno a livello informatico, ho il diritto di essere informata e di non lasciare che i miei dati vengano usati, a qualsiasi scopo, senza che ne sia a conoscenza.

Ma sentiamo il parere di hermansji, che traccia anche un breve ma interessantissimo excursus sul concetto stesso di privacy nel diritto anglosassone, dove è molto sentito, e quello italiano. Enjoy!
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Il discorso prosegue senza pretesa di compiutezza (data la vasta natura della materia) muovendo più che altro “nuove” riflessioni sul tema e se del caso rilanciarne altre (v’invito dunque a curiosare tra quei commenti per recuperare alcune informazioni).

La “privacy” è un concetto di fede più che di sostanza.
Questa sua ambiguità era già chiara nel dibattito anglosassone. Quando fu teorizzata con un certo garbo nel 1890 da due giuristi americani Samuel D. Warren e Louis D. Brandeis (Harvard Law Review, V. IV, No. 5, December 1890), risultò esclusivamente come una risposta a quell’opinione (forse pubblica?) preoccupata di come il giornalismo, coadiuvato dalla fotografia, stesse assumendo modi invasivi

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Video "Sex Crimes and the Vatican"

Come ho segnalato nel post di ieri mattina, questo è il video in questione.

Enjoy!

Un amico speciale: Sex Crimes and the Vatican

Oggi sarei dovuta andare al FemCamp. Tutto pronto, albergo e tutto, ma non ho potuto. Mi ero segnata a metà aprile ma pazienza, presenterò “Di cosa parlano le donne?” in un’altra occasione. Mi dispiace per Blublog, Gioxx’s Wall e altri che mi hanno scritto che volevano ascoltarmi. Grazie, ci conosceremo la prossima volta:)

Così, dato che ho due minuti di tempo, mi sono decisa a vedere il video della BBC Sex Crimes and the Vatican, che però non è più disponibile. In compenso ho trovato

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Un Copyright molto particolare

bikramIn tema di LitCamp e Fiera del Librodi Torino. Bikram Choudhury, il miliardario insegnante di yoga a Los Angeles, lo aveva auspicato da anni e ha già messo il copyright al suo metodo di una sequenza di 26 pose, o asana, in una stanza surriscaldata.

Gli USA vogliono mettere il copyright sulle tecniche yoga.

Questo è Bikram (detto il Bill Gates dello yoga) e questo è il suo impero. Questa è l’opinione su The New York Times del giornalista e scrittore Suketu Mehta, finalista del Pulitzer 2005 e autore di Maximum City, un bel libro su Bombay.

E nella foto è uno dei bikini per praticare in vendita da Bikram.:)

La mia presentazione al LitCamp

Addendum: mi sono prenotata per le ore 16, sala 1. Così posso sentire parlare alcuni amici che mi interessano.

Ho appena finito la presentazione per il LitCamp. Si intitola “IJST e JSAWS: 13 anni di editoria online“.

Intanto devo dire che è essenzialmente a braccio. Ho riorganizzato le idee, che come al solito son troppe e si affastellano nella mente, ho ricordato alcune cose, ho focalizzato alcuni punti di cui voglio parlare, ho selezionato un po’ di dati, li ho analizzati e ho preparato 10 slide. Al volo, come faccio io.

Quello di cui parlerò è la pubblicazione e la gestione dell’International Journal of Tantric Studies, e del Journal of South Asia Women Studies, 2 fra le 3 prime riviste online al mondo, distribuite prima in email e poi su Web. Prima finanziate da Harvard, poi libere e finanziate, in sostanza, da noi, gli editor e me. Ora si autofinanziano.

Mi ricordo con piacere i professori della Graduate School of Journalism della Columbia University e altri giornalisti di carta

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Pioggia fredda

rainE’ stato già detto da più parti ma lo ripeto. Piove tantissimo con una pioggia fredda, c’è sciopero dei mezzi qui a Milano, mi aspetta da fare un editing pesante di quasi 1000 pagine (circa 2 Kg), mi aspetta un articolo storico rimandato da 2 anni, mi aspettano i cambi editoriali e assai bizzarri della bibliografia di un altro articolo di sanscrito rimandato da oltre 3, mi aspetta da mettermi d’accordo per un contratto per un libro che non ho firmato da 1 e mezzo, mi aspetta il famoso video ché devo provare le cose che mi hanno detto, mi aspetta da scrivere agli autori di un altro libro che sto curando e sono tutte primedonne capricciose, devo telefonare ad una donna molto difficile per intervistarla prima che se ne vada per sempre, in sovrappiù non posso andare in biblioteca perché piove troppo per trascinarmi dietro il trolley con carte e computer.

Le cane chiamano, le micie saltano (anche sul tavolo), il merlo fuori chiede di continuo molliche (è un ospite graditissimo ma piove!) e se esco e prendo anche una sola goccia d’acqua mi ammalo. E ogni tanto c’è qualche fulmine sparso che fa paura a tutte noi cinque, cane, micie e la sottoscritta. E infatti loro stanno tutte nascoste in vari punti della casa. Io faccio outing ma disperato. :)

Insomma, è una giornata così così per tutte noi cinque donne. Non so perchè. E penso con una punta di invidia a chi in questo momento se ne sta bello al caldo in un paese caldo…

p.s. Ho scordato che dovrei leggere una 45ina di papers accademici già approvati, fare le prime correzioni e mandarli agli editor e convincerli a lavorare. Che è la cosa più difficile.

(foto)

Arrivo tardi a RItaliaCamp?

Arrivo in ritardo, lo so, ma alla Bicocca c’ero anch’io. Sabato 31 marzo ho partecipato a RItaliaCamp e quindi, ma senza alcun merito, allo sforzo, all’organizzazione, alle discussioni, alla protesta contro il portale ufficiale del turismo italiano. Alle chiacchiere.

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ER, medici in prima linea, nuova serie americana: lacrime e sangue..

Luka KovacIeri sera abbiamo visto la prima puntata della tredicesima serie di ER, medici in prima linea (cioè questa). Dirò solo qualcosa, come ho fatto le altre volte, per non rovinare la sorpresa; ma se volete piangere, soffrire, disperarvi e stare in ansia beh, questa è la puntata giusta!

L’altra serie era finita con una gran casino, una sparatoria in grande stile, feriti e quasi morti in quantità e Abby che si accascia, svenuta, in una laghetto di sangue. La prima puntata di questa serie noi l’abbiamo vista in inglese, ce l’hanno prestata ed è venuta dritta dritta dagli USA.:)

E’ stata in assoluto la più sanguinosa di tutte, splatter e viscere fuori assicurati, pance aperte di ogni tipo, morti vari ma anche… Beh ora trascrivo un sunto (incompleto) dal sito-Bignami dato sopra e poi vi racconto qualcosa.

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Un buon musulmano può picchiare la moglie nel nome di Allah?

La risposta è sì. Però, se siete musulmani e avete voglia di farlo, prima guardate questo video di Bahrain TV del 20 giugno 2005 (da Libero video) e leggete bene quello che dice il bravo Imam.
Tutto molto, molto civile e nel pieno rispetto delle sacre regole, ottemperando alle leggi di Allah. E non siate incivili, mai di fronte ai bambini!

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Milano e Roma: blog e blogger di Natale e San Silvestro

Mi sono svegliata a un’ora decente perché la sorellina tigrata miagolava fuori della porta della camera. A una cert’ora vuole saltare sul letto e accoccolarsi appiccicata, stretta stretta, facendo forte le fusa. E’ sempre in astinenza di coccole.:)

Sono le 8:30, fuori c’è il sole. Fortuna che il Genio non s’è svegliato presto perché sarebbe stato (ancora più) nervoso tutto il giorno.. Mentre bevo il solito caffè col miele da 6 — ma lento lento, quasi tutta acqua, così mi illudo di essere ancora a Cambridge, nella mia bella casina di fronte all’entrata del campus di Harvard, quella della biblioteca Widener aperta fino la sera alle 10, che goduria! — guardo

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