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Gianni Riotta divide il nord e il sud dell'Italia: e il turismo piange

Italia flagLo divide, tutto bianco e tutto nero, e lo fa su The Wall Street Journal. Il nord procede a un’altra velocità, mentre il sud rimane indietro e ha un alto tasso di disoccupazione. E via di questo tenore.

E commenta, fra l’altro, che noi italiani stiamo aspettando le riforme da 14 anni e siamo esausti.

Mi chiedo se sia buon giornalismo. E’ il caso, cioè, di parlare in modo così catastrofico dell’Italia sul Wall Street Journal? Farà bene alla nostra economia? Alzerà i prezzi delle azioni italiane? Darà fiducia agli investitori stranieri? Aumenterà il turismo al sud, dove è la prima industria?

Insomma, il suo giornalismo di opinione, intriso di luoghi comuni e di commenti opinabili, era davvero necessario per scrivere un buon pezzo sull’Italia o è stato fatto solo per suscitare scalpore, per sensazionalizzare insomma, e per pubblicizzare la sua immagine di Grillo colto?

Certo, dare informazioni precise. Certo, dare la notizia e l’opinione, talvolta. Ma qualcosa di positivo anche nel sud — e di cose positive ce ne sono tante, per esempio la civiltà della gente comune anche davanti alle cataste di rifiuti — c’è, e poteva ben dirlo. Poteva cercare anche il positivo e poteva offrire la sua opinione anche su quello, senza dare solo immagini del sud da Cristo si è fermato a Eboli: avrebbe fatto comunque notizia e opinione e avrebbe scritto certamente un bel pezzo. Anzi, migliore, più bilanciato, meno “opinionated”, come dicono in USA.

E avrebbe anche dato una mano all’Italia.

La Cina e la libertà di stampa occidentale: tre questioni sul giornalismo

EnricaLa Cina chiede ufficialmente le scuse della CNN per i commenti che ha fatto Jack Cafferty, un suo giornalista, sul governo cinese. Attraverso il portavoce del ministro degli Esteri, Jiang Yu, ha accusato Cafferty di averli rivolti a tutto il popolo cinese.

Nel corso di un programma Cafferty ha detto, riferendosi al governo cinese, “penso che siano lo stesso gruppo di criminali (goons) e teppisti (thugs) che sono stati negli ultimi 50 anni”. Goons è un termine usato solo in politica e si intende un gruppo di criminali al potere. Con thugs si intendono soprattutto i mafiosi, ma anche i delinquenti delle bande di strada e così via, i brutti ceffi. Insomma, ha usato due parole molto forti.

Il New York Times riporta che la CNN ha difeso il giornalista dicendo che ha parlato solo del governo e che comunque ha espresso la sua opinione personale (quindi è libero di farlo), e nello stesso articolo riporta che diversi giornalisti stranieri sono stati minacciati di morte e altri sono stati sommersi di email arrabbiate.

Anche in questo rispettabile blog ci sono stati commenti di cinesi un po’ arrabbiati: comunque, leggere il loro punto di vista è interessante e va fatto. Secondo loro, di base, l’Occidente mente sulla Cina: il punto è che dicono molte cose, molte delle quali giuste, sul loro paese, ma anche nei commenti non parlano della questione dei Diritti umani e soprattutto del Tibet.

Prendere le giuste accuse di violazione del diritto internazionale sul Tibet per una critica al popolo cinese è assurdo: nessuno critica la grande cultura, le grandi le tradizioni e il grande potere economico della Cina, ma solo la politica imperialista del governo, che è comunque un gruppo ristretto di dirigenti se paragonato al miliardo e quasi 400.000 di abitanti, verso il Tibet e verso il Darfur.

Nel Darfur, una regione del Sudan, è in atto una guerra civile fra la minoranza araba appoggiata dal governo e i ribelli neri che negli ultimi cinque anni ha fatto almeno 200.000 morti. La Cina permette questo massacro perché è il più grande acquirente di petrolio.

Poi un giorno, se ho stomaco e non mi lascio sopraffare dalla pietà, racconterò quello che io ho visto del Darfur, sul canale televisivo in USA che era dedicato quasi solamente a questo.

Mia Farrow sta infatti portando avanti una campagna, retorica ma incisiva visto la notorietà dell’attrice, perché i Giochi olimpici non si tengano a Beijing proprio per la questione del Darfur.

Già il 23 novembre 2007 ho riportato che la Cina ha schedato 8000 giornalisti stranieri accreditati per le Olimpiadi. Qualche giorno fa ha annunciato invece che aprirà liberamente le porte a tutti i giornalisti stranieri.

E qui sorge la prima questione, che mi fa molta paura: per mostrargli un paese libero e felice come “sistemeranno” i tibetani presi? Come impediranno che ci siano proteste pubbliche da parte dei tibetani ma, forse, anche da parte degli appartenenti del Falun Gong?

La seconda questione riguarda i giornali stranieri: sono tanti i professionisti nelle redazioni tedesche, francesi, italiane, giapponesi, arabe e così via in grado di parlare cinese mandarino e di muoversi quindi liberamente nel paese? Premesso che l’inglese in Cina non è affatto usato. Se, per esempio, Il Sole 24 Ore mandasse un inviato, dubito che sarebbe cinese o che parli comunque il mandarino; dovrebbe quindi affidarsi a un interprete locale, che lo porterebbe dove vuole lui/lei. E a questo punto la libertà si andrebbe a far benedire.

La terza questione riguarda il problema del giornalismo in sé. In America è in corso da un paio di anni, da quando sta diventando sempre più importante il giornalismo online, un feroce dibattito su una questione vecchia e retorica, ma attualissima: è giusto che un giarnalista conosciuto del calibro di Jack Cafferty, ma anche un giornalista qualsiasi, prenda posizione in modo così forte su di una questione? E’ etico che chi diffonde l’informazione non esponga almeno due punti di vista opposti, in modo da permettere al lettore o a chi guarda la televisione di farsi un’idea propria, o almeno di sapere che ci sono altri punti di vista sullo stesso argomento?

Sono domande che mi faccio spesso anche io. Certo, parlando della questione tibetana è impossibile non schierarsi e non per una questione morale, ma per i semplici fatti: però anche nei blog le questioni al tappeto sono tante, visto che ognuno di noi è letto da decine di migliaia di lettori al mese (chi più chi meno, ma sempre tanti), e quindi ce ne saranno molti influenzati non solo dall’informazione, ma anche dall’opinione e dalla percezione di quello che viene scritto nel blog.

E poi, se con i quotidiani il giorno dopo ci si incarta la rucola, i giornali online, e anche i blog, rimangono negli archivi forse per sempre. Tenere un blog è una grande responsabilità.

Richard Gere, mentre aspettiamo San Francisco

Ovunque nel mondo si sta facendo sentire sempre più forte un movimento di protesta dal basso — la gente, tutti noi — che obbliga anche i potenti della terra a cambiare strategie. Mentre quelli che protestano si stanno riunendo da stamattina presto a San Francisco, aspettando la fiaccola, George Bush rinnova l’appello alla Cina perché dia inizio a un dialogo con il Dalai Lama sullo status del Tibet e potrebbe non partecipare alla cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi, l’8 agosto.

Il primo ministro britannico Gordon Brown, che il 20 marzo ha incontrato il Dalai Lama, ha già annunciato che non parteciperà alla cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi.

Nel video vediamo Richard Gere, che è buddhista da almeno 20 anni, che parla a favore dei tibetani, e alcune immagini dell’ex Tibet. Due notti fa altri 70 monaci del monastero di Ramoche, a Lhasa, sono stati portati via in una località sconosciuta dalle guardie della People’s Armed Police (PAP) e la Public Security Bureau (PSB).

Da una parte la più bieca repressione, dall’altra un movimento popolare che sta toccando i paesi occidentali. Sono certa che al passaggio della la fiaccola della discordia la protesta toccherà anche gli altri paesi.

Che dite, secondo voi riusciremo a fare qualcosa di concreto per sostenere la lotta dei tibetani? Riusciranno a ritornare liberi in un Tibet libero?

Il tragitto della fiaccola olimpica, aspettando San Francisco

torch route 2008

La fiaccola olimpica della discordia

torchI media non fanno che parlare della famosa fiaccola olimpica, la cui marcia ieri a Parigi è stata fermata da diciotto che protestavano. Il il solito giornale indiano si affretta a precisare gongolante che i diciotto sono stati arrestati per resistenza a pubblico ufficiale. Fiaccola accesa, no fiaccola spenta; fatto di proposito, no a causa del tempo.

Responsabile della fiaccola è la Cina, che infatti l’ha trasportata per la Francia in autobus, invece di farla portare da un atleta. Praticamente, come fare l’amore per fotografia.

E intanto la Cina ribadisce che la fiaccola sarà portata attraverso il Tibet: un’altra scusa per intensificare le repressioni. E a San Francisco, per avvantaggiarsi sulle proteste contro fiaccola, hanno appeso delle enormi bandiere con “One World, One Dream. Free Tibet” and “Free Tibet ‘08” sul Golden Bridge. Questo sotto è il video.

Ok, va bene, la fiaccola è il simbolo e tutto: ma che ne dite di occuparci delle persone adesso? In Tibet continuano le proteste e la Cina continua a sparare contro laici e monaci (tre i feriti in condizioni critiche). Al monastero di Ratroe, in seguito alle proteste, sono state imposte restrizioni severe (che consistono di solito nell’isolamento, nella mancanza di acqua e di elettricità), e le suore sono sottoposte alla “rieducazione patriottica“.

Insomma, in questo sdegno popolare sacrosanto e giustissimo, in questa lotta per il simbolo, non è che ci scorderemo che stiamo lottando per delle persone e il loro diritto di autodeterminarsi nel loro paese, e non per una maledetta fiaccola che ormai rappresenta solo il diritto del più forte?

Che hanno in comune la Cina, Myanmar e Guantanamo?

little Chinese girlsSì lo so, Guantanamo non è una nazione come la Cina e come la Birmania ma è un campo di detenzione di massima sicurezza degli USA.

Ieri però, parlando della situazione in Cina con una persona che si occupa di crimine internazionale ed è molto amica di un’ispettrice della Croce Rossa Internazionale, ci siamo rese conto che questi tre enti a sé, perché nel mondo cosiddetto “civile” (cioè industrializzato e pacifico) sono come degli enti a sé, hanno un punto in comune.

In nessuno dei tre posti la Croce Rossa, che per la Convenzione di Ginevra ha diritto di entrare subito in qualsiasi paese, può mettere piede. Il governo di Myanmar ha imposto qualche mese prima di far entrare la CRI nelle sue prigioni, in Cina e Guantanamo, che io sappia, non è potuta entrare.

Profondamente inquietante. E mi chiedo cosa stia succedendo ai tibetani portati via dalle manifestazioni dei giorni scorsi. Di una cosa solo sono sicura e mi consola: come ha detto il Dalai Lama, quello che sta accadendo non farà che aumentare il karman positivo di quella gente.

Posso riproporre?

Enrica GarzilliLeggevo prima WittgensteinUn altro caso di imbecilli che vanno a contestare aggressivamente…“. Ok, non sono Giuliano Ferrara, ma perché ci ho riso mezz’ora? Forse Luca non sa, però, che di imbecilli è pieno il mondo.

Comunque, passiamo a noi. Qui i preparativi fervono: non strappatevi i capelli, Blogbabel non è sparita e nonostante quello che spera qualcuno, che la vuole mettere nel dimenticatoio e si unisce in ridicoli gruppetti d’assalto verso la sottoscritta (che nel suo blog personale secondo loro non dovrebbe parlare del disservizio sperimentato con un servizio, senza alzare il solito coretto spennacchiato di proteste e di prese di distanza patetiche), beh, dicevo nonostante tutto le cose stanno procedendo benissimo, sono in vista delle cose stupende e delle funzionalità nuove. Insomma, stay tuned!

Una raccomandazione: a chi non va di usare Blogbabel non la usi. E chi non va di leggere il mio blog non lo legga, senza scrivermi in email o con messaggi diretti in Twitter, ché oltre tutto è assai maleducato da persone con le quali non ho mai avuto niente a che fare. Qui, si astenga per favore dai commenti volgari, offensivi, ecc., o che contengono pubblicità gratuita a se stesso, ché d’ora in poi li cancellerò ipso facto.

Cina e Tibet

China freedom

Ieri la Cina ha ammesso nel paese 26 giornalisti stranieri considerati imparziali e selezionati dal governo.

Non possono girare liberamente ma sono condotti in visite collettive organizzate, accompagnati dalle solite guide che riferiscono anche alle autorità (come accade tuttora in Russia).

Infatti da giorni le forze armate cinesi circondano i maggiori monasteri di Sera, Drepung e Ganden, teatro principale dei disordini dei giorni scorsi, hanno tagliato l’acqua e l’elettricità e impediscono alla gente di portare il cibo al convento. Questa punizione collettiva porterà i monaci a morire di fame e di sete.

continua


L'isolamento internazionale dei tibetani

LhasaPer evitare le proteste da parte degli stranieri a sostegno del Tibet la Cina ha annunciato che chiuderà la vie d’accesso all’Everest dalla parte tibetana.

Anche il Nepal sta chiudendo le strade d’accesso.

L’India già ieri si era già schierata contro i tibetani in esilio, ma la rivolta continua e purtroppo già si contano i primi due morti, non si sa se da parte tibetana o cinese.

I monaci birmani avevano suscitato le simpatie internazionali, anche se molto caute, e un largo movimento di opinione; i monaci tibetani, che danno fastidio sia alla Cina che all’India e al Nepal, fino ad ora non hanno trovato nazioni che li sostengano. Sono sempre più isolati. Aspettiamo cosa farà l’Europa e l’UN.

Qui l’articolo e le foto dello Washington Post, l’articolo del New York Times e le foto; il Los Angeles Times riporta che i grandi monasteri di Drepung e Sera sono stati circondati. Ho notato che la stampa americana chiama i tibetani a casa propria “etnici”, come sono chiamate le minoranze in Asia: tribals o ethnics. In effetti, sono ridotti a una minoranza sia numerica, sia politica e culturale a casa propria.

Il Tibet è in rivolta!

LhasaPrima in sordina, ora sempre più virulenta è scoppiata la rivolta dei monaci nel TAR, la Tibetan Autonomous Region, che comprende circa metà dell’ex Tibet libero, annesso nel 1951 dalla Repubblica popolare cinese.

E’ cominciata a Lhasa e si è diffusa in tutta la regione, anche fra i tibetani rifugiati in India. Quella sopra è la foto delle strade della capitale invasa dal fumo dei lacrimogeni della polizia cinese. I veicoli militari girano per la città per ristabilire l’ordine. Nell’importante monastero di Sera, vicino alla capitale, i monaci stanno facendo al sciopero della fame (anche se temo che se morissero di fame e sete la Cina sarebbe tutta contenta) e due monaci del monastero di Drepung, fuori Lhasa, hanno cercato di suicidarsi per protesta.

Anche la Marcia del ritorno in Tibet, cominciata il 10 marzo da Dharamsala, in India, e di cui ho già parlato, è stata interrotta a forza. Anche l’India si è associata alla Cina, se pure in modo più pacifico: i manifestanti che sono partiti per la Marcia del ritorno sono stati condannati a 14 giorni di detenzione. Sono stati arrestati ieri dalla polizia indiana perché si sono rifiutati di firmare un documento con il quale si impegnavano a non partecipare piu’ a manifestazioni di protesta anti cinese nel territorio indiano per i prossimi 6 mesi. Giusto in tempo per il sereno svolgimento delle Olimpiadi.

Questa è la dichiarazione del Ministro degli esteri cinese sulla rivolta dei monaci tibetani:

Il governo cinese è deteminato a salvaguardare la sovranità e l’integrità territoriale del paese, e la grande maggioranza della popolazione tibetana è determinata a salvaguardare la solidarietà e l’unità nazionale.

Ci vuole una bella faccia di tolla a parlare così della maggioranza del popolo tibetano, dopo l’operazione di pulizia etnica e culturale che hanno compiuto! Chi è questa maggioranza? Il popolo tibetano quasi non esiste più.

Ricordo che oltre 1.000.000 di persone sono morte come diretta conseguenza dell’occupazione e l’annessione del Tibet da parte della Cina nel 1958. Quello che è successo durante la Rivoluzione culturale è stato un vero e proprio genocidio e una sistematica distruzione della cultura. Bambini tibetani tolti alle famiglie d’origine e fatti crescere in famiglie cinesi di provata fede comunista; migliaia di laici, di monaci e monache uccisi o torturati; vecchi costretti a mangiare e vestire secondo la moda dei conquistatori; dei e simboli rimpiazzati con le immagini di Mao e, in seguito, con quelle della Banda dei Quattro; coloni cinesi delle comuni dislocati in Tibet per “colonizzare” le rozze province teocratiche. E’ stata ed è tuttora una vera e propria operazione di pulizia etnica. Circa i 2/3 dei monasteri sono stati distrutti (il Tibet era un paese teocratico di cultura buddhista), insieme a libri, manoscritti e guide, le opere d’arte sono state trafugate e rivendute o portate in Cina.

Ora che gli USA hanno dichiarato che la Cina non è più nella lista nera delle nazioni che commettono violazioni di diritti umani, e che anche l’India ha preso una posizione a favore della Cina, voglio vedere come si comporterà l’Europa e l’opinione pubblica. Intanto, La Cina ha accusato il Dalai lama di fomentare la rivolta.

Aiutiamoli con i nostri blog, aiutiamoli a sensibilizzare l’opinione pubblica e a smuovere i politici. Aiutiamoli come possiamo!

P.S. delle 19:48 Da Lorenzo le eccezionali foto di un blogger a Lhasa.

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