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Green Hill e vivisezione: la tortura che va contro la ricerca

Sabato 16 a Roma manifestazione nazionale contro Green Hill e per fermare la famigerata legge. Sarà una marea umana.

Ieri una famosa azienda di cosmetici animal free ha mostrato in vetrina su una donna quello che normalmente fanno a un animale sottoposto a “sperimentazione”, riproducendo tutto con più realismo possibile senza arrivare alla torturara, ovviamente. Queste sono le immagini, io ci sono stata male a pensare che sugli animali è tutto vero e non ci sono limiti. E spero che molti indecisi capiscano la realtà agghiacciante, l’urlo di dolore che sale dal buio dei laboratori.

Sappiate solo che la donna che si è prestata alla fine dell’esperimento si è sentita fisicamente male. Ed era quasi tutto finto!

Ma la vivisezione è anche una scelta ben precisa che va contro la scienza. Un paio di giorni fa ho parlato con un veterinario che sta finendo il dottorato in biologia molecolare (incontrato al bar, non un animalista). Mi diceva che la sperimentazione sugli animali vivi è del tutto obsoleta perché si possono riprodurre le stesse cose su tessuti coltivati apposta. Senza dar vita a cloni animali.

Mi diceva: ti piace la pelliccia? Non ci vuole niente a fare una coltura di tessuto con il pelo. Tessuto “finto” nato e coltivato in vitro e fatto crescere con il pelo di castoro, che è quello che stiamo facendo adesso noi. Un’operazione di routine che si fa da molti anni in diversi paesi al mondo.

Perché in Italia non si fa, allora? Perché la ricerca Italia è ferma, perché non ci sono soldi per impiantare nuovi laboratori che sostituiscano quelli vecchi di sperimentazione animale, che la momento sono i più economici, e perché ci sono gli interessi delle multinazionali dietro.

Lui alla fine del mese finisce gli studi e parte per il Brasile a lavorare come ricercatore per l’università. Dice che i paesi emergenti, specie l’India e il Brasile, sono avanzatissimi nella sperimentazione farmacologica su tessuti in vitro sia per i nuovi farmaci, sia per la cosmesi e la moda.

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Buana dove sei? Social media in Africa (and beyond)

E poi si dice che l’Africa sia indietro a livello tecnologico. Sono di oggi due notizie sul Kenya, che ha il secondo numero di utenti Twitter di tutto il continente. In qualche città come Lanet (alla periferia di Nakuru, una delle capitali di provincia) il funzionario di polizia Francis Kariuki usa Twitter per informare in tempo reale 28.000 cittadini.

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For the lulz Havittaja mette fuori uso il sito della Cia

Ancora un attacco al sito della Cia da parte di Havittaja, un hacker del gruppo di Anonymous, il secondo del 2012 dopo quello di febbraio. Lo ha annunciato lo stesso Havittaja sul suo sito Twitter e ne ha detto il motivo.

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Twitter e il diritto di informare

Il governo del Brasile ha fatto un'ingiunzione legale contro Twitter perché sospenda gli account degli utenti che danno informazioni sull'attività della polizia stradale riguardo ai blocchi, le volanti per il controllo del tasso alcolico e così via, dicendo che impedisce il funzionamento del governo.

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Twitter, gli hashtag e gli argomenti che hanno dominato il 2011

L’hashtag top di Twitter nel mondo quest’anno è stato #egypt, in seguito alla caduta del presidente Mubarak a febbraio. Segno che la politica internazionale è più seguita di quello che si pensa.

Il secondo più popolare nei paesi di lingua inglese (che sono quelli che contano sul Web, visto il numero di utenti) è #tigerblood, una frase coniata da Sheen nella sitcom statunitense Two and a Half Men a marzo. Segno che le commedie americane sono il secondo argomento più popolare su Twitter, dopo l’Egitto!

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Cina, l'aria "con caratteristiche cinesi"

In Cina, si sa, fanno tutto con caratteristiche cinesi – come rileggere i diritti umani alla cinese. C’è un grande inquinamento atmosferico, specie nelle metropoli. In testa a tutte Pechino, che occupa il primo posto nella classifica mondiale delle città più inquinate da 4 anni, tanto che ci sono giorni in cui a Pechino consigliano di non uscire di casa (se non per andare al lavoro).

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Twitter, Barack Obama al podio più basso

Su Twitter Barack Obama ha 10.029.879 persone che lo seguono e 689.817 che lui segue. Certo, ha inviato solo 1.814 tweets perché lo usa da poco, ma ha oltre dieci milioni di utenti che lo seguono.

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La morte annunciata di Steve Jobs

Dodici ore fa Twitter tempestata di messaggi sulla morte di Steve Jobs:

happysquid
Hope it’s not true RT @WhatsTrending Reports say that Steve Jobs has passed away. Stay tuned for more updates
12 hours ago

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Enrica Garzilli su Il Fatto Quotidiano: Venezuela, Chávez, come governare il paese via Twitter

Chavez e Fidel CastroEnrica Garzilli su Il Fatto Quotidiano. Chávez, in cura a Cuba, dirige il Venezuela su Twitter con l’account  @Chávez candanga. Guarda le partite insieme al suo amico Fidel Castro e parla di calcio ma anche di bilancio, di raccolta rifiuti, dei progetti per realizzare la sua idea di socialismo in Venezuela.

Lancia messaggi a ministri e presidenti. Ora che non può apparire più, i suoi tweet compaiono spesso e all’improvviso sullo schermo della televisione di stato venezuelana.

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Social network: 6 ragioni scientifiche per cui sono un male per la società

uomo vanitosoDa ridere (ma non troppo) questo articolo inglese che spiega perché i social network–Facebook, Twitter, Myspace, forum, ecc.–sono un male per la società. Corredato da studi scientifici seri. Io elenco i sei motivi in ordine decrescente con un mio commento. Ditemi che ne pensate.

6) Tutti pensano (correttamente) che tu sia un fottuto egocentrico. Con Pdf accluso tratto da un libro di due studiosi dell’Università della Georgia su "Narcisismo e Social Network Website".

Da quello che posso vedere, quasi tutti i miei "amici" usano Facebook per far sapere dove sono, cosa stanno mangiando, a chi stanno pensando, cosa vorrebbero fare, quanto sono bravi–o somari, ma il risultato è uguale–a fare qualcosa. Oppure per farsi pubblicità travestita da dialogo con i propri amici. Questo specie da parte di chi si occupa di Web o di politica. Senza però darlo a vedere. Fastidioso, lo ammetto: e io depenno! Lo fa anche chi scrive, ovvio. Dandolo onestamente a vedere. E io lo tengo. Quindi concordo su questo punto.

5) Mille amici significano nessun amico.

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