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Ai blog non si tappa la bocca: nei paesi di lingua araba nasce Katib

KatibAnche nei paesi di lingua araba c’è chi vuole parlare liberamente, senza controllo o moderazione “dall’alto” sui contenuti, senza censura e senza pubblicità.

Così, dopo due anni di lavoro fra tecnici e attivisti di diritti umani è stato inaugurato Katib, che significa “scrittore”. Questo è un nuovo servizio di blog gratuito della Rete Araba d’Informazione sui Diritti Umani (The Arabic Network for Human Rights Information).

Il direttore della rete, Gamal Eid, crede che “il silenzio non sia la scelta migliore”.

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BlogBabel è temporaneamente sospesa

Non so se ve ne siete accorti ma BlogBabel è temporaneamente sospesa. Stavo in cucina a pulire i carciofi per domani (sì, faccio qualcosina, molto poco e da seduta), vedo Ludovico andare di là quasi di corsa, mi dico ma non vede l’Inter?

Poi torna e mi fa “Ah, BlogBabel è sospesa”.
Vengo a vedere e trovo il messaggio.

Ci siamo stufati dell’arroganza di alcuni blogger italiani, che pensano di poter ricattare un servizio offerto alla comunità e al grande pubblico, e non perdono occasione per trasformare qualsiasi discussione in un litigio da riunione di condominio. (continua)

Beh, finalmente, penso io. Ci voleva. Basta vedere i commenti al post dei Tumblr per capire che il livello di aggressività di alcune persone è davvero andato oltre il tollerabile.

Basta vedere la discussione del gruppo di BlogBabel su Google.

Anche nella lista degli editor c’è chi mi ha detto che mi tirerebbe una sedia, sempre per la questione dei Tumblr. Non ho risposto perché non lo merita ma ho capito che non solo BlogBabel genera mostri, ma è male usata, le posizioni in classifica vanno alla testa e, dico la verità, anche se sono rimasta un po’ male, non me lo aspettavo — in questi due mesi a letto tramite la lista ho conosciuto meglio cinque persone in gambissima e simpatiche — magari così gli animi si calmano un po’ e si torna ad avere tutti un po’ più senso della realtà.

Invidie, gelosie, accuse infondate e insensate (per esempio quella che dietro ci sia chi sa quale business o chi sa quale occulta trama di potere): certo è che quando in Italia c’è una cosa valida, e pure gratuita, chi sa perché ci si diverte a smontarla.

Buona Pasqua a tutti e pace!

Tumblr sì o Tumblr no?

TumblrMi è stato chiesto da ben tre persone (!) di esprimere la mia modesta opinione su un argomento che sta infiammando la blogosfera e la tumblrsfera — argomento triviale, beninteso — e lo faccio.
Mentre aspetto ben più importanti notizie.

Io penso di avere aperto uno dei primissimi italici Tumblr, Orientalia Notes, rimasto inattivo per mesi e poi riesumato con gran gioia. Mi piace moltissimo e mi diverte moltissimo, commento (o commentavo, ora lo fanno tutti) anche un po’ cattivella blog e tumblr (quelli che mi piacciono, beninteso, ché gli altri li ignoro) e in più lo uso per linkare il post dal blog.

Però, dico la verità, non penso che il Tumblr abbia niente a che vedere con discussioni o contenuti. Può essere un’immagine carina per esempio, Paul the wine guy ne ha fatte diverse: ma che senso ha che Phonkmeister, padrone indiscusso della tumblrologia italiana, lo linki e da lì 10 altre persone lo rilinkino? Dico che senso ha che sia sempre così, ogni giorno. Uno sputo, ed ecco 10 o 20 link generati dal rilinkaggio selvaggio. Ha senso solo per entrare nel giro dei tumblratori linkatori (ed essere rilinkati).

Oppure qualcuno trendy (i blog e i tumblr seguono sempre una moda) linka, o dice una delle sue frasette argute, o considerate tali, anche se magari a pensarci sono solo forma e poca sostanza, e giù un’altra catena di link. E più volte al giorno.

Oppure sempre il trendy di turno linka una frasetta arguta di un post di un blog, e via decine di altri tumblr che seguono, a cascata. E il post ha decine di link.

Ma cercate dei contenuti nei Tumblr? In genere non ce ne sono, è come battere le mani a uno spettacolo: non fai lo spettacolo, esprimi approvazione. Bello. Non fai neanche backstage.

A parte che diversi usano il Tumblr solo e esclusivamente per postare o linkare i post del proprio blog.

Ecco perché, dopo un momento iniziale di disappunto, in cui non mi piaceva l’idea di penalizzare i Tumblr nella BlogBabel, ora sono d’accordo perché:

1) non generano contenuti, al massimo qualche bella immagine, al massimo dico; ma immagini slegate dal contesto, di solito non esprimo contenuti ma sono immagini argute, simpatiche, sfiziose: non è che siano l’immagine delle bambine che fuggono allo scoppio di una bomba in Vietnam, per dire.

2) seguono la logica del “sono più furbo io“, “ce l’ho più lungo io“, è solo una gara e un gioco e quindi l’estremizzazione della competitività fra blog o del pecurume fra blog, con i gruppetti, le mafiette, i 100 link all’intelligentone di turno, ecc., che si formano solo se rilinki almeno 10 volte le solite 4 o 5 persone; e per entrare nel giro devi appunto linkare le solite persone a manetta. E questo vale sia per le frasette che per le immagini; sono un gioco insomma: ma ben lontano dallo scopo di BB!

3) sballano la classifica, danno una falsa rappresentazione del peso dei contenuti: il link penso dovrebbe essere messo per sottolineare e indicare la discussione con e in un’altra discussione, non per premiare a vuoto con 10 link assicurati da Tumblr.

Soprattutto, i Tumblr non sono blog.

Ora, fermo restando che la classifica genera mostri, e lo dico ora che al momento sono al 15° posto e quindi mi dò la zappa sui piedi, per le suddette ragioni credo che i Tumblr non dovrebbero fare parte di BlogBabel (oppure dovrebbero essere considerati = 0,000000001)

Augh!

Il Dalai Lama e la posizione dell'Europa e dell'India sul Tibet (e la posizione di alcuni blogger)

Dalai LamaIeri sono stata al computer ad aspettare le notizie dal Tibet fino all’1 di notte ma dall’est è arrivato un silenzio preoccupante. Una calma piatta, forse dovuta anche alla mancanza di informazioni dirette.
Dove saranno stati portati i monaci e gli studenti che a centinaia, dai vari monasteri intorno a Lhasa, sono stati caricati sui camion militari?

Prima di vedere la situazione in Cina, voglio dire due parole ad alcuni amici blogger. Ho letto dei post su blog e su tumblr con un’ironia pesante sulla supposta moda che farebbe scrivere molti del Tibet, come prima della Birmania o di tutte le crisi ed emergenze che ci sono al mondo. E questo, l’ironia sulla questione tibetana, fatta in nome di un supposto beneficio economico che l’Occidente avrebbe a comprare prodotti cinesi. Voglio rispondere solo con qualche nota, anche se ci sarebbe moltissimo da dire.

1) Il diritto di informazione: un blog fa anche informazione e la fa molto più in fretta di un TG o di un giornale di carta. Qualche volta anche meglio perché io per esempio mi occupo di questa parte dell’Oriente da 20 ani, un giornalista deve per forza occuparsi di tutto: se è agli Esteri, spazia dalla Russia all’Australia, l’Africa, la Cina e i rapporti dell’Europa con l’estero. Che avrei studiato/insegnato a fare le scienze orientali se non mi occupassi anche della situazione contemporanea? La storia passata serve a capire meglio il presente e a immaginare realisticamente il futuro.

2) Sull’economia e i vantaggi di comprare cose a poco prezzo prodotte in Cina rispondo alcune parole di Fabio: la delocalizzazione è un furbo escamotage per sfruttare il lavoro in condizioni inimmaginabili, con il risultato di impoverire la produzione qui. Ritengo criminale che un effimero aumento della ricchezza di pochi vada a far buttare al vento decenni di conquiste sociali. Adesso gli operai, entro una generazione anche gli impiegati. Forse prima. Il resto seguirà velocemente.

Ecco, a comprare dei prodotti a basso prezzo in paesi come la Cina, ma anche com l’India o il Nepal, prima di tutto non si sa come vengono prodotti e a quel prezzo umano lì, sul posto. Io ho visto come venivano fatti i tappeti nel nord dell’India, per esempio, con i bambini che lavorano 12 ore al giorno per salari da fame, e non credo che comprarli per risparmiare sia una soluzione valida per un Occidente civile.

Inoltre qui non si produce più, a causa dell’alto costo, lì sì. E qui che facciamo, togliamo lavoro agli operai, poi agli impiegati, e poi? L’outsourcing ha i suoi prezzi economici e sociali.

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Il tempo e i sogni del blogger italiano

enricaNon so se questa striscia che ho messo ieri nel mio tumblr sia una risposta valida al bellissimo post sulla mancanza di tempo dei blogger di Giuseppe, ma ora che sono costretta all’immobilità, e quindi ho molto più tempo, mi rendo conto che c’è gente che blogg a (anche in tripla o quadrupla copia), Tumblr a (anche in gruppi chiusi), Twitter a, Jaiku a, Del.icio.us a, Flickr a, Facebook a, Second Life a, Linkedin a (vi piacciono i verbi fatti così?) e varie ed eventuali tutto il santo giorno. E quando dico tutto il santo giorno intendo che la trovo già bella attiva quando accendo il computer, mai prima delle 10, e la loro attività continua imperterrita e senza interruzione fino a quando lo spengo, questo periodo spesso dopo le 11 di notte. E forse continua, chi sa.

Prima non me ne ero mai resa conto, non seguivo per niente le vicende degli altri blogger, le mode, le conversazioni, non conoscevo la maggior parte dei blogger più conosciuti e non usavo neanche un aggregatore (che ho fatto pochi giorni fa e spesso mi scordo di leggere).

E nel tempo dedicato dei blogger non scordiamoci dei BarCamp, delle cene, delle birre, tutte cose più o meno istituzionali, e delle varie altre attività comuni riservate a pochi selezionati blogger d’élite. Quelle poi sono cose che molti fanno i chilometri, prendono treni e aerei per andarci, per esserci e, perché no, farsi riprendere dalle varie TV e dai fotografi della rete e magari accattare qualche link.

Il punto essenziale infatti è esserci per farsi vedere e, lo ribadisco, per prendere link e stare nei primi posti delle classifiche, o diciamo meglio in BlogBabel che, si sa, non interessa proprio nessuno ma non solo ogni due per tre se ne parla, e non solo quasi 13.000 blogger ci vogliono essere, ma ogni giorno ci sono richieste per entrare. E anche se non passa giorno che non venga vituperata e svilita, sminuita, non passa pure giorno che non ci sia chi si strappa i capelli e si straccia le vesti se il suo blog perde molte posizioni (cosa che, peraltro, ho provato con fastidio anch’io, specie per l’ingiusta punizione di Google).

Il punto è che bloggare è un’attività sociale, non è un attività in solitario, lo dicevo anche a Tatiana Bazzichelli, la giornalista di Internet Magazine, e più sei presente e più diventi in qualche modo autorevole, o se non altro riconosciuto.

E allora diventa come una droga: ti prende la smania di essere visto, di avere la tua corte (quanti ne vedo così!), di essere ascoltato, di contare qualcosa, tu che magari stai in una cittadina di provincia, non hai mai pubblicato prima d’allora e la tua firma l’hai messa solo nei biglietti di auguri collettivi fra colleghi (sapete, quelli quando si fa la colletta per comprare il regalo per nascite, matrimoni e pensionamenti), magari qualche giornalista importante dice oh quanto sei bravo e riesci a spuntare 3000 caratteri con gli spazi, e poi magari ti allarghi troppo e pensi di poter dire la tua su tutto, anche su quello di cui non ci capisci un accidenti: ma comunque qualcuno ti riconoscerà, sarai invitato a eventi sociali, presentazioni e aperitivi, se proprio sei furbo riuscirai a farti i tuoi ammiratori, a conquistare magari qualche passaggio alla RAI, a pubblicare un libro (ché ora un libro non si nega a nessuno), o sei hai delle vere qualità a cambiare lavoro e diventare davvero qualcuno.

Quindi Giuseppe ha ragione, come fa il blogger normale (quello che esce, sta fuori, lavora, magari ha una famiglia o una persona importante di cui prendersi cura, anche un cane o un gatto, o anche se non ha nessuno) a trovare il tempo per tutto? Dove trova il tempo libero?

Il fatto che non è tempo libero, il fatto è che per molti blogger questa attività è un investimento.

Perché? Come è possibile? Io azzardo delle risposte.

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Yogin e blogger al computer (5000 a.C.)

Yoga blogger

Blogbabel anch'io? No tu no!

Ero un’adolescente abbastanza molto rivoluzionaria. La ragazza del mio migliore amico, Mauro, era una signorina alquanto bruttina, livida e acida che inveiva con “ottime ragioni” contro la validità del Festival di Spoleto. Un pomeriggio incontriamo mia madre mentre Emilia faceva una delle sue solite sparate. Mia madre le sorride, tira fuori due biglietti per l’apertura del festival e le dice “Mia cara, quest’anno non posso andare, se si va andateci tu e Mauro”.

Era raggiante. Non solo ci sono andati, ma lei si è comprata apposta un bel vestito. Quando ho chiesto a mia madre perché le aveva dato i biglietti lei mi ha risposto: “Perché protestava solo per invidia, non poteva permettersi di entrare”.

E ora è un po’ lo stesso. Non so se chi snobba e sparla di Blogbabel e la sua attendibilità mi dia più fastidio o mi faccia sorridere, ma mi ricorda Emilia. Dopo essersi sbattuto un sacco per entrare a far parte del glorioso gruppo degli editor, di cui mi fregio di far parte, e non esserci riuscito (con ottime ragioni), ora qualcuno dal suo blogguccio spara a zero contro Blogbabel.

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Orientalia Notes

Da un mesetto o più ho aperto il mio Tumblr, che si chiama Orientalia Notes. Non l’ho mai usato ma ieri ho visto come si fa e oggi gli ho cambiato grafica. Tutto già prestabilito, però si sceglie fra le combinazioni.

E’ divertente, è come scegliere un vestito e abbinare gli accessori!:)
Comincerò a buttarci dentro le cose curiose che vedo..

Su Tumblr

Giorni fa mi sono ritrovata a tutta pagina su Tumblr, il servizio di blog veloce col quale si posta con un click prendendo direttamente dalla rete (conversazioni, link, pagine, frasi, foto, video e così via). Ma di chi è questo Spiritualblog?

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