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Immigrazione: due proposte per snellire l'Amministrazione e incentivare l'economia

gerarchiPronto, vorrei denunciare uno alto circa 1.80, nero, belloccio: mi sembra clandestino. No, il nome non lo so, se è clandestino!

Ho appena sentito alla radio che non so quale comune, mi pare quello di Cantù, ha istituito un numero verde per denunciare in modo anonimo gli immigrati clandestini.

Sapevo che a livello sperimentale in un paio di comuni c’era già, ma non funzionava bene.

Vorrei consigliare ai nostri politici e amministratori: bisognerebbe diffondere a livello nazionale, in modo capillare, degli opuscoletti sull’OVRA, la polizia politica segreta di Mussolini. Funzionava benissimo anche senza telefono e computer.

Si potrebbe anche rimettere su una squadretta di intellettuali ben preparati a istruire il popolo. Si combatterebbe anche la fuga dei cervelli.

Oriente, ti amo! (segnalazione di servizio)

Enrica GarzilliOriente, ti amo! Su Grazia ho raccontato perché amo l’Oriente (che è un luogo e un concetto un po’ vasto, ma per capirci) e perché, per me, è come l’amore.

Per tutti gli amici e i lettori sconosciuti che mi hanno chiesto:

Ma dove è il tuo post? Non lo abbiamo trovato!

In effetti è stato immediatamente subissato da altri ma in un blog collettivo succede così. Tutto bene, tutto regolare. Tanto potrete leggermi ancora.

Però ringrazio tutti quelli che me lo hanno chiesto, siete stupendi. Mi piace che ci siate e che partecipiate, mi sembra di conoscervi uno a uno e di essere un po’ già quasi amici. Grazie!

Volevo anche dire, per qualcuno che mi ha rimproverato di non dedicarmi più alle cose serie: a parte che vanno avanti a spron battuto, in realtà parlare a tu per tu con la gente è una cosa serissima e, in più, io imparo molto e mi diverto. Per me tutto questo è molto challenging e ringrazio di cuore chi mi ha invitato.

Dico la verità, non ci ho dormito per un paio di notti. Stare insieme a tante belle persone, tanti professionisti/e dello scrivere per la gente e tante donne così attive, così nel mondo, così con i piedi per terra, che ne sanno tanto delle cose pratiche, mi ha fatto temere di essere del tutto inadeguata. I miei libri e i miei articoli dotti li ho fatti in anni di lavoro solitario.

Ma a scrivere per Grazia ci ho messo, se non lo stesso tempo e lo stesso expertise, la stessa cura, lo stesso entusiasmo, lo stesso amore, la stessa professionalità. Faccio, come sempre, del mio meglio, poco che sia.

Olte tutto, qualche volta nella turris eburnea ci si sente un po’ soli…

Le pagine liberate dell'archivio storico di La Repubblica

La RepubblicaDopo Il Corriere della Sera, anche La Repubblica apre i suoi archivi storici dal 1984.

Per il mio librone è una pacchia, dovevo proprio vedere gli estremi bibliografici di una vecchia recensione! Avevo letto in giro qua e là diversi post un po’ delusi, diciamo. Però mi piace farmi un’idea da sola, anche se sono partita con dei preconcetti, lo devo ammettere.

Sull’articolo di La Repubblica che l’annuncia non c’è un link a cui rifarsi per la ricerca, e già mi pare un user unfriendly, torno sulla homepage e digito Benito Mussolini: 49 pagine e miracolo, funziona! Funziona anche l’ultimo articolo dell’ultima pagina. Ho provato con Garzilli e funziona. Anche India funziona, e Tucci.

Tutto quello che ho provato e che mi interessa funziona, anche se nella ricerca si può andare indietro di poche pagine alla volta e per arrivare alle pagine più vecchie ci vuole tanto. Questo è un buon modo per festeggiare La Liberazione: festeggiando le pagine funzionanti e liberate!

Si apre l'archivio storico del Corriere

Corriere della SeraPoco fa scorrevo il giornale e ho visto il titolo che mi ha fatto saltare. Dato che sto finendo l’editing di un libretto di 1200 pagine, foglio più foglio meno, che riguarda la politica culturale del Fascismo e oltre (fino al 1984) verso l’Asia (dall’ottimo Renzo De Felice in poi) con domenti inediti (di Gentile, Andreotti e altri grandi politici) e stavo appunto cercando qualcosa nell’archivio di una Fondazione (questo è quello che faccio ogni giorno), mi sono tuffata sulla ghiottissima notizia.

Ho cercato “Mussolini”. Infatti Il Corriere della Sera ha una lunga storia con il regime: inizialmente è contro, poi ha cominciato a fare donazioni al Duce per enti e istituti, quindi collabora. Il Corriere nel corso di 20 anni ha avuto un atteggiamento contraddittorio.

Tutta felice mi metto in cerca e poi mi sono resa conto che gli archivi vanno dal 1992! Se la notizia quindi è eccellente perché mette a disposizione gratis un grande strumento, la domanda che mi pongo è: dal 1992 è già storia? Cosè la storia? Perché il 1992 è un passato recente, ancora neanche digerito. Neanche scritto. Non è stato studiato fino in fondo il Fascismo, per esempio la politica culturale, l’architettura e così via, figuriamoci 15 anni fa.

A me hanno insegnato che “la storia” è un periodo sul quale abbiamo documenti e storiografia, delle certezze. Gli articoli del passato così recente, quasi ancora non scritto, fanno informazione. C’è una bella differenza fra storia, informazione, comunicazione.

Insomma, questo archivio storico è minuscolo; o forse sono solo rimasta delusa dal lasso di tempo decisamente troppo corto de Il Corriere.

Thinking blogger secondo Induismo e Buddhismo

Sono stata nominata e così neanche io mi sottraggo al meme. Però a modo mio, nominando i cinque blog che mi hanno fatto pensare in base ai quattro principi cardine dell’Induismo, i Purushartha, validi in parte anche nel Buddhismo: Dharma, il principio senza principio che è il fine e il mezzo, cioè quello che sostiene il mondo, le cose giuste fatte nel modo giusto; Kama, che è la piacevolezza del mondo – fra cui anche il sesso, che poi Wikipedia in italiano parla solo di quello, chissà perché, ma in questo caso è l’arte. Artha è la dimensione pratica del mondo ed è anche fare i soldi in modo lecito nel periodo della vita che ti compete; Moksa o Mukti, la liberazione finale dai legami del Karman: il fine supremo, quando non rinasci più.

Dharma è Luca De Biase, specie quando parla di economia sostenibile, quella che io chiamo “produzione felice”, quella in cui vinco io e vincono anche gli altri; e di giornalismo d’innovazione. Fare le cose giuste nel modo giusto fa un blog di pensiero felice, positivo, costruttivo: il suo blog riporta le cose nell’ottica giusta, dharmica.

Sempre Dharma è Generazione blog: dice cose giuste, ovvie, evidenti, che talvolta io ho solo intravisto. Basta scrollare la pagina.

Artha è Vittorio Pasteris, che mi piace soprattutto quando non parla di tecnologia. In effetti, parla anche di tante altre cose. E’ un blog concreto, fattivo, mi sa di montagna e di affidabilità, di cose pratiche, di Artha appunto.

Kama è senz’altro Artedelrestauro.it. Posso definirlo solo così: bello e pensante. Mi ha fatto riscoprire la piacevolezza dell’arte; e certe discussioni sul restauro che avevo intavolato, anni fa, con il mio grande docente di storia dell’arte dell’Asia, Mario Bussagli (qui il link a qualche suo libro). E’ un blog bello e felice, dà gradevolezza alla vita, ma con cervello.

Moksha o Mukti, la liberazione finale, il paradiso o l’estinzione dal ciclo delle rinascite o Karman, è lei, Placida Signora: leggerla per me è un gioco e questo è il supremo fine della vita. Shiva ha creato il mondo per gioco, il mondo è il suo supremo gioco. E giocare fa bene allo spirito!

Politica, merito e corruzione

TagoreI maneggi sono sempre esistiti, nel senso che sempre c’è stato chi ha ricoperto certi posti statali senza regolare concorso, ma con l’aiuto di qualche santo. Anche nel secolo scorso.

Bisogna dire però che, quando è stato mandato dal Ministero degli Affari Esteri a insegnare all’Università fondata dal Nobel Rabindranath Tagore, in India, almeno lui se lo meritava.

Nessuno è in grado di fare una brillante carriera senza avere delle qualità, fosse anche solo quella di sapersi vendere al meglio.

Giuseppe Tucci a Vishvabharati, università della libertà e della gioia

British Empire (c) libraries.psu.eduVishvabharati, luogo “libero e felice”, il regno di freedom e ananda, la gioia. Fu in questa università internazionale, fondata da Rabindranath Tagore agli inizi del ’900, situata a Shantiniketan, nel Bengala Occidentale, che Tucci venne iniziato all’India. Infatti, fu Visiting professor di Lingua e Cultura italiana e probabilmente collaborò con la cattedra di cinese, dato che lo conosceva molto bene.
Leggete qui la sua meravigliosa avventura.

Vi stette per tutto l’anno accademico 1925-26. Fu chiamato dal suo maestro Carlo Formichi ed entrambi vi andarono come portavoce di Mussolini e in segno di amicizia fra il Premio Nobel Rabindranath Tagore, il massimo esponente del Rinascimento Bengalese, e il Duce. Il Fascismo aveva bisogno di consensi all’estero e, inoltre, aveva con l’India un nemico comune: l’Impero Britannico.

Tucci a Vishvabharati, incontro d’Oriente e d’Occidente, di studiosi, di insegnanti, di artisti, di scienziati, di lingue, di metodi, di studi, imparò a parlare in sanscrito, cosa che gli tornò utile perché era la lingua franca dei pandit, perfezionò il tibetano, imparò il metodo della discussione filosofica, migliorò il bangla o bengali, la lingua del posto, e imparò l’hindi. Più di tutto, fece amicizia con Tagore e altri importanti intellettuali, cosa di cui si servì anche in seguito.

Vishvabharati nel 1951 è stata dichiarata una delle università principali dell’India e da allora riceve in modo prioritario i finanziamenti del Governo.

Sapete poi che quando siamo andati a Londra agli inizi di gennaio ho scoperto che davanti a Buckingham Palace ci sono un bel numero di colonne disposte a semicerchio e su ognuna è inciso il nome di una nazione dell’ex-Impero Britannico? La mappa sopra l’ho presa qui e ne mostra l’estensione: davvero sui paesi dell’Impero non tramontava mai il sole!

Finalmente Giuseppe Tucci è partito per Shantiniketan

Bengala occidentale (c) WikipediaFinalmente Tucci (1894-1984), il più grande esploratore e orientalista del Fascismo, è partito per l’Asia. Ci rimarrà oltre cinque anni.
E’ andato a Santiniketan, in Bengala occidentale, chiamato dal suo maestro di sanscrito Carlo Formichi (1871 – 1943).

A fare che?

Un buon musulmano può picchiare la moglie nel nome di Allah?

La risposta è sì. Però, se siete musulmani e avete voglia di farlo, prima guardate questo video di Bahrain TV del 20 giugno 2005 (da Libero video) e leggete bene quello che dice il bravo Imam.
Tutto molto, molto civile e nel pieno rispetto delle sacre regole, ottemperando alle leggi di Allah. E non siate incivili, mai di fronte ai bambini!

continua


Giuseppe Tucci, Fosco Maraini, R. Moise, PF. Mele e il mistero di Lhasa

S. S. XIV Dalai LamaTucci nel 1948 riuscì a visitare Lhasa, nel Tibet centrale. Prima di lui diversi altri occidentali c’erano andati ma egli fu comunque uno dei pochi — e, sicuramente, quello che ne riportò più tesori: le preziose raccolte di testi sacri del Buddhismo. Forse dati per sempre dal XIV Dalai Lama, che era un bambino di solo tredici anni ma saggio, colto e ben consigliato dal Reggente, forse dati in custodia perché li salvasse portandoli con sé, perché i cinesi erano ai confini del Tibet e premevano da anni per entrare. Cosa che fecero prima annettendosi il paese, nel 1951, poi invadendolo e, durante la Grande Rivoluzione Culturale Proletaria degli anni ’66-’76, distruggendolo inesorabilmente.

Tucci era partito con tre compagni, aveva poi assoldato un lama, una guida, un capocarovaniere, un cuoco e la carovana, completa di animali — yak, cavalli, e i cani che Tucci non abbandonava mai. In tutto, sempre, una sessantina-settantina di persone.

Che fecero i suoi compagni di spedizione che partirono con lui, il fotografo Pietro Francesco Mele, che aveva parzialmente finanziato la spedizione, l’ufficiale medico della Marina Militare Regolo Moise, e Maraini, che non riuscirono a entrare a Lhasa? E soprattutto, che successe fra Tucci e Maraini? Perché fra i due non corse affatto buon sangue per i successivi 36 anni, fino a quando Tucci se ne andò, nell’aprile del 1984.
Qui lo racconto.

Qui sopra, una delle poche immagini del XIV Dalai Lama bambino, poco prima che lo vide Tucci.

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