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Reminder: Prima manifestazione nazionale contro la vivisezione - Roma, 25 settembre 2010

lupo arrabbiatoVolevo solo ricordarvi che domattina a Roma ci sarà la Prima manifestazione nazionale contro la vivisezione.

Sono decine le persone che mi hanno scritto e che mi telefonano (vai a sapere come hanno il mio numero), allora lo ripeto e vi esorto, se siete a Roma o dintorni, a partecipare: anche se non amate gli animali è una questione di civilità, pura e semplice. E di fermare un’idiozia inutile e crudele come la sperimentazione animale.

Quando? Domani, 25 settembre 2010
Dove? Roma, Piazza della Repubblica, ore 15. (mappa)

La civiltà di un popolo si misura nel modo in cui tratta i suoi animali (Gandhi).

NB: Segnalo un libro che al tempo fece molto scalpore, tradotto in italiano: La figlia dell’Imperatrice: la grande fabbrica della malattia, di Hans Ruesch (1976). Sono usciti tanti altri libri più aggiornati dopo questo, ma il libro spiega bene (dicono) come funziona la macchina infernale della sperimentazione animale. Sic dicunt, dato che io non ho avuto mai il coraggio di leggerlo e non so se lo avrò mai.

Prima manifestazione nazionale contro la vivisezione - Roma, 25 settembre 2010

lupoCi sono poche parole per dirlo, per esprimere il dolore, il disgusto e anche la rabbia, sono sentimenti troppo forti per trovare le frasi adatte, ma per fortuna tutte le associazioni animaliste e moltissimi enti, canili e gattili e addirittura veterinari stanno aderendo alla Prima manifestazione nazionale contro la vivisezione.

Quando? 25 settembre 2010

Dove? Roma, Piazza della Repubblica, ore 15.

Porto un esempio: il lager dei beagle a Montichiari, dove questi animali non vedono la luce del sole, non toccano erba, non respirano aria naturale. Capannoni in cui sono stipati 2500 individui in attesa di un destino atroce. Green Hill di Montichiari è l’unico allevamento di cani “da laboratorio” rimasto in Italia, uno dei più grandi d’Europa. Da Montichiari mensilmente 250 cuccioli di beagle vengono spediti verso l’inferno dei laboratori farmaceutici di tutta Europa, per il profitto di una multinazionale della sofferenza che gestisce questo lager, l’americana Marshall Farm Inc.

Un articolo su Green Hill di Diretta News.it, un quotidiano “normale”, non animalista. Se siete delicati non leggetelo e non guardate la foto del povero beagle.

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Quegli animali al Parlamento Europeo

contro la vivisezioneIl Parlamento Europeo ha approvato il testo finale per la Direttiva 86/609/CEE che regolamenta l’utilizzo degli animali per fini scientifici. Come se ci fosse da regolamentare, e quindi da approvare, la vivisezione! Che già il nome fa ribrezzo: sezionare da vivo.

Le prove sugli animali, oltre a essere crudelissime, sono oltre tutto controproducenti, perchè inattendibili. Noi non reagiamo come un cane, un gatto, un topo (ma spesso peggio).

Queste alcune delle nuove chicche, in pratica (questo il testo della Direttiva 86/609/CEE:

Permessa la sperimentazione sui randagi cani e gatti.
Permesso l’utilizzo di specie in via di estinzione, anche catturate in natura;
Permessa la sperimentazione senza anestesia;
Permesse le prove fisiche di sforzo fino alla morte (es. nuoto);
Peremssa la soppressione per inalazione con l’utilizzo di anidride carbonica che provoca grave sofferenza;
Permesso il “riutilizzo” degli stessi animali già torturati per un esperimento.

Non ho parole, davvero. Alla faccia, anche, delle specie protette e tutte le buffonate che dicono i politici (occidentali) per la difesa del pianeta.

Questa è la petizione che potete firmare e verrà inoltrata al Parlamento Europeo. Io l’ho già fatto, questione di un minuto. E voi che aspettate?

Di seguito un video della LEAL, la lega contro la vivisezione.
Non preoccupatevi, niente visioni orrende, non ne metto qui. Mi basta la lista degli Europarlamentari pro vivisezione che leggete di seguito: si vede che sulle porcherie in Italia ci si mette tutti d’accordo, destra, centro e “sinistra”!

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Ma noi non staremo zitti! Il video delle torture

Nepal Buddhist nunnyL’ultimo grave fatto accaduto in Cina contro i monaci è di qualche ora fa. La polizia della città di La’gyab, nella provincia di Qinghai, ha arrestato 95 monaci, colpevoli di aver guidato una rivolta di 4000 persone contro una stazione di polizia dopo che un monaco è scomparso.

Era tenuto prigioniero per aver rimosso la bandiera cinese nella stanza principale del monastero, il 10 marzo 2009. La polizia afferma che il monaco si è ucciso, saltando nelle acque del fiume vicino. Il corpo non è stato ancora trovato. La popolazione invece pensa che sia stato ucciso.

Intanto in rete circola il primo video che testimonia da vicino le brutalità e le torture dei cinesi contro i tibetani e contro un ragazzo cinese che ha osato proteggere un monaco isolato, durante la rivolta di Lhasa. Il ragazzo è morto in seguito alle torture, in seguito alle quali hanno dovuto operarlo per rimuovere due chili di carne bruciata e in necrosi dal suo corpo, ma senza esito positivo.

Il video è molto pesante e se non avete stomaco non guardate. Non inquadra la città o i carri armati, inquadra persone legate imbavagliate e picchiate a terra, inquadra un uomo torturato bruciato e mutilato e l’operazione che ha subito. E questo per chi dice che i buddhisti non si ribellano o che la Cina non ha commesso illegalità ma ha solo “difeso” parte del proprio territorio nazionale, l’ex Tibet.

Non oso pensare a quello che staranno facendo adesso ai 95 monaci arrestati.

The offending article, quando gli animali siamo noi

Oggi ho letto il testo che metto dopo questo video. Non lo conoscevo. Mi ha fatto una certa impressione, devo dirlo, forse per le sue verità crude. Come anche la voce della canzone, che era usata dall’Animal Liberation Front.

Sostituisce l’amore per gli uomini.
Meno rischioso di un rapporto umano. E quando la storia è finita

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A Roma l'incontro fra razzismo legale e razzismo illegale

FAO in RomeOggi si è aperto a Roma il vertice internazionale della FAO sull’emergenza alimentare.

Ieri però l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Louise Arbour, ha ammonito l’Italia a non varare leggi che permettano l’imprigionamento degli immigranti illegali:

In Europa politiche repressive, come atteggiamenti xenofobi e intolleranti, contro l’immigrazione irregolare e minoranze indesiderate costituiscono grave preoccupazione. Esempi di queste politiche e di questi atteggiamenti sono rappresentati dalla recente decisione del governo italiano di criminalizzare l’immigrazione illegale e dai recenti attacchi contro insediamenti rom a Napoli e Milano.

Lo scorso 21 maggio infatti il Consiglio dei ministri ha approvato il “pacchetto sicurezza”, che comprende un disegno di legge per l’introduzione del reato di immigrazione clandestina, con carcere da sei mesi a quattro anni.

Al vertice FAO partecipa Robert Mugabe, presidente dello Zimbabwe, “persona non gradita” in USA e in Europa, accusato da Human Rights Watch di violazioni dei diritti umani come l’uso della violenza e della tortura durante la campagna elettorale, persecuzione degli avversari politici, violenze sistematiche, appropriazione degli aiuti internazionali alle popolazioni del suo paese e altre cosucce.

Partecipa anche Mahmoud Ahmadinejad, presidente dell’Iran, lo stesso che nell’ottobre 2005, citando l’Ayatollah Khomeyni, disse:

… il regime sionista è destinato a scomparire dalla pagina del tempo

Louise Arbour ha certamente ragione a dire che l’Italia sta sviluppando un atteggiamento xenofobo, dovuto anche forse al lassismo dei governi che si sono avvicendati fino ad ora nel risolvere la questione e dall’applicazione ancora più lassa delle leggi, ma accettare al contempo a un vertice FAO Mugabe e Ahmadinejad mi sembra davvero un assurdo.

Si condanna il razzismo illegale e si benedice il razzismo legale!

Quante scuse per la Cina!

Olympic torchPare che le autorità cinesi abbiano deciso di abbreviare il percorso della fiamma olimpica nell’ex Tibet da tre giorni a due. Motivo ufficiale: il terremoto nel Sichuan, che confina con la Tibetan Autonomous Region.

Il fatto che la fiaccola si sarebbe fermata nel cuore dell’ex Tibet
è stata molto criticata dagli attivisti tibetani, che vedono in essa il simbolo del controllo della Cina sul Tibet.

L’unico motivo che adducono i cinesi per l’annessione del Tibet, nonché i diplomatici italiani con cui ho avuto il piacere di parlare e quindi, a monte, il nostro governo, è che la Cina ha regnato sul Tibet per centinaia di anni: il che è solo in parte vero perché aveva un controllo indiretto ma il paese era essenzialmente libero e conservava comunque la sua indipendenza amministrativa e la sua identità nazionale e culturale. C’era un sistema teocratico retto da un Dalai Lama, capo religioso e capo del governo, della scuola Gelugpa, il Panchen Lama che aveva la giurisdizione culturale, altri lama di altre scuole meno influenti e un Consiglio di ministri.

Ma, come ha detto un ambasciatore di un paese asiatico l’altro venerdì, il problema dei diritti umani dei tibetani — perché la Cina non permetterà mai che il Tibet torni a essere autonomo e sovrano — è il problema dei diritti umani dei cinesi. E a giudicare dai cittadini cinesi imprigionati e torturati o trattati in modo abusivo e umiliante per sovversione o anche altri reati importanti come la rottura intenzionale di due lampade e altri oggetti, pare proprio che abbia ragione!

Milano per il Tibet

arte tibetanaRicevo e faccio circolare volentieri dalle associazioni La Comunità Tibetana in Italia e Donne Tibetane in Italia questo comunicato stampa:

Domani 17 aprile a Milano dalle ore 15.00 alle 17.00 davanti al consolato cinese in via Benaco (vicino Corso Lodi) ci sarà una manifestazione di protesta contro i sessanta anni di repressione militare e assimilazione forzata che ha ridotto noi Tibetani ad essere un popolo di minoranza nella propria terra, un popolo discriminato ed emarginato in tutti gli aspetti della vita sociale, economica e politica. Non ce la facciamo più ad essere soffocati e privati del nostro diritto all’identità culturale, della libertà di espressione e di praticare la nostra fede.

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Le canzoni alla radio

radioQuando abitavo in America ho comprato una vecchia radio grigia, che vendevano in una farmcia di North End, il quartiere italiano di Boston, che era sintonizzata solo per ascoltare l’unica trasmissione italiana che c’era. Aspettavo con gioia la domenica mattina per ascoltare delle vecchie canzoni dialettali, delle marcette, della musica da balera, cose che qui non avrei mai ascoltato, e avevo una grande nostalgia dell’Italia. Ogni estate l’ho ritirata fuori quella vecchia radio grigia, fino al 2004.

Un’ora fa ascoltavo Liza Minnelli in televisione e poi alla radio e mi ha sommerso la nostalgia per quando vivevo a Cambridge e a New York. Erano città sempre sveglie, città dove puoi trovare nel mezzo della notte locali e ristoranti aperti e nottambuli che vanno alle riunioni pià strampalate o ai corsi per imparare il linguaggio per sordomuti, anche nei don’t go out days, quando la temperatura scende oltre i -20 C°.

Specie quando la radio trasmette la canzone Solitudine di Laura Pausini, che sentivo sempre nella mia meravigliosa casina, mi ricordo tantissime cose. Magia della radio. E voi avete delle canzoni che vi ricordano qualcosa di particolare?

Il Dalai Lama e la posizione dell'Europa e dell'India sul Tibet (e la posizione di alcuni blogger)

Dalai LamaIeri sono stata al computer ad aspettare le notizie dal Tibet fino all’1 di notte ma dall’est è arrivato un silenzio preoccupante. Una calma piatta, forse dovuta anche alla mancanza di informazioni dirette.
Dove saranno stati portati i monaci e gli studenti che a centinaia, dai vari monasteri intorno a Lhasa, sono stati caricati sui camion militari?

Prima di vedere la situazione in Cina, voglio dire due parole ad alcuni amici blogger. Ho letto dei post su blog e su tumblr con un’ironia pesante sulla supposta moda che farebbe scrivere molti del Tibet, come prima della Birmania o di tutte le crisi ed emergenze che ci sono al mondo. E questo, l’ironia sulla questione tibetana, fatta in nome di un supposto beneficio economico che l’Occidente avrebbe a comprare prodotti cinesi. Voglio rispondere solo con qualche nota, anche se ci sarebbe moltissimo da dire.

1) Il diritto di informazione: un blog fa anche informazione e la fa molto più in fretta di un TG o di un giornale di carta. Qualche volta anche meglio perché io per esempio mi occupo di questa parte dell’Oriente da 20 ani, un giornalista deve per forza occuparsi di tutto: se è agli Esteri, spazia dalla Russia all’Australia, l’Africa, la Cina e i rapporti dell’Europa con l’estero. Che avrei studiato/insegnato a fare le scienze orientali se non mi occupassi anche della situazione contemporanea? La storia passata serve a capire meglio il presente e a immaginare realisticamente il futuro.

2) Sull’economia e i vantaggi di comprare cose a poco prezzo prodotte in Cina rispondo alcune parole di Fabio: la delocalizzazione è un furbo escamotage per sfruttare il lavoro in condizioni inimmaginabili, con il risultato di impoverire la produzione qui. Ritengo criminale che un effimero aumento della ricchezza di pochi vada a far buttare al vento decenni di conquiste sociali. Adesso gli operai, entro una generazione anche gli impiegati. Forse prima. Il resto seguirà velocemente.

Ecco, a comprare dei prodotti a basso prezzo in paesi come la Cina, ma anche com l’India o il Nepal, prima di tutto non si sa come vengono prodotti e a quel prezzo umano lì, sul posto. Io ho visto come venivano fatti i tappeti nel nord dell’India, per esempio, con i bambini che lavorano 12 ore al giorno per salari da fame, e non credo che comprarli per risparmiare sia una soluzione valida per un Occidente civile.

Inoltre qui non si produce più, a causa dell’alto costo, lì sì. E qui che facciamo, togliamo lavoro agli operai, poi agli impiegati, e poi? L’outsourcing ha i suoi prezzi economici e sociali.

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