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Brutti tempi quelli, ma bei tempi

L’11 dicembre 1979 due nuclei di Prima Linea fecero irruzione nella Scuola di Amministrazione Aziendale dell’Università di Torino, al tempo Scuola di Formazione Aziendale, occupando militarmente la scuola. Tennero un un discorso nell’auditorium in cui vennero riuniti circa 190 studenti, Nello stesso tempo in un’aula vicina 5 dirigenti Fiat ed Olivetti e 5 studenti furono gambizzati. (Via Vittorio Pasteris)

Erano tempi di violenze ma anche di speranze, di sogni, di progettualità, di riunioni, di chiacchiere e discussioni, di allegria e di energia. Di ingiustizie, certo, ma anche di lotte per costruire un mondo migliore.

Dico la verità, a me sembra che tutto sia meglio di queste liti politiche da condominio, di queste amicizie pelose, delle speranze dei giovani studenti che si esauriscono alla villa al mare e al weekend in montagna. Degli orizzonti sociali che vanno dal garage al tetto. E secondo voi?

Grazie rettore e buona caccia

Augusto MarinelliDa Augusto Marinelli, rettore uscente dell’Università di Firenze (che, cacciatore da sempre, “nella sua attività di ricercatore ha realizzato importanti indagini sui valori economici della caccia in Italia”) al Coordinamento Docenti Precari dell’Università di Firenze:

A conclusione del mio mandato di Rettore desidero rivolgere un cordiale saluto a tutto il personale dell’ateneo, docenti e tecnici-amministrativi, ai membri degli organi di governo, di valutazione e di controllo, ai dirigenti, al direttore amministrativo, ai prorettori e ai delegati, con il più vivo ringraziamento per l’impegno profuso in questi anni e per la collaborazione instaurata a beneficio dell’ateneo, convinto che la nostra Università ha nel suo capitale umano il patrimonio più prezioso, che permetterà di affrontare le sfide sempre nuove della qualità e del confronto internazionale.

Risposta del Coordinamento Docenti Precari Unifi a Marinelli:

Le centinaia di docenti a contratto dell’Ateneo fiorentino La ringraziano vivamente per l’attenzione loro riservata nel Suo messaggio di saluto, nonché per l’ardita manovra, da Lei sottoscritta, che ha azzerato i fondi alla docenza a contratto in questo anno accademico, manovra che ha consentito al capitale umano costituito dai docenti esterni di poter lavorare a titolo gratuito a beneficio dell’Ateneo, dimostrando così finalmente di essere lavoratori capaci di impegnarsi senza alcun interesse venale nella sfida sempre nuova della qualità e del confronto internazionale. (Faccio cose vedo gente)

In un dipartimento che per pietà di Buddha non nomino 6 ordinari, 1 associato, 1 ricercatrice (non aveva vinto il concorso con il suo potente marito dopo avergli messo pubblicamente le corna con uno palestrato di 25 anni di meno, dimostrando così, a detta di tutti, di essere una gallina: gliele poteva mettere dopo), 2 lettori e 9 professori a contratto anche con 2 corsi l’uno.

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Ritorno in treno con disservizio

trenoVenerdì sono tornata da Torino a Milano con il treno delle 8:50. Non era pienissimo, i pendolari erano già partiti. Le Ferrovie dello Stato non sono più statali, quindi i treni sono gestiti come un’azienda moderna, con criteri di efficienza brunettiani.

Sì è vero, il prezzo del biglietto è lievitato in poco tempo, ma è uno scotto inevitabile da pagare a fronte di un servizio a livello di quelli mitteleuropei.

Questo in teoria. In pratica, il treno è partito con un ritardo di sette minuti e, soprattutto, trovare una carrozza con un clima giusto era impossibile. Lasciamo perdere le cicche attaccate per terra, il pavimento a chiazze nere di sporco, i sedili con il poggiatesta unto e i vetri quasi opachi, ma la temperatura passava dal freddo polare delle carrozze climatizzate al caldo torrido e afoso di quelle in cui il condizionatore era rotto (con molti finestrini bloccati).

Soprattutto, i bagni erano quasi tutti inagibili! Sono andata su e giù per il corridoio ed erano o chiusi, o bloccati con la scritta “occupato” senza che ci fosse nessuno dentro. In tutto il treno, da cima a fondo, ce n’erano solo due aperti, di cui uno era schifosamente intasato e pieno di mosche e l’altro aveva una fila di persone che arrivava quasi a metà carrozza.

Ma io dico, come si fa a viaggiare per quasi due ore in queste condizioni? Per che cosa il biglietto è aumentato tanto negli ultimi due-tre anni se poi è impossibile espletare le funzioni più normali come andare a un bagno decente e respirare senza problemi, e ho dovuto fare oltre metà viaggio in piedi, ad aspettare il mio turno fuori dell’unico bagno sporco e maleodorante?

Stranezze: avifauna, liberazione del kebab e The New York Times

kebabPrima di partire per Torino ho fatto un giro su FaceBook, almeno per rispondere a un paio di mail. E ho visto che è la sesta (6°!) volta che ricevo l’invito di unirmi al Gruppo per fotografare l’avifauna pugliese (mi sembra pugliese) e il quinto (5°!) Gruppo di liberazione del kebab.

Va bene tutto, per carità, libertà di parola e di opinione, di associazione e così via, ma davvero su FaceBook c’è gente che impiega il tempo tampinando gli altri per indurli a iscriversi al gruppo del kebab o al gruppo dell’avifauna pugliese?

Qual’è lo scopo del gruppo del kebab? Come protesta per le dichiarazioni del Ministro sul cibo italiano o per sottolineare quanto siano scemi in Lombardia, così che The New York Times scriva l’ennesimo articolo sulle stranezze italiane?

E non mi intendo di marketing e comunicazione, ma qual’è l’intellligenza di insistere a invitare qualcuno che vive a Milano a fotografare l’avifauna pugliese?

Il coccige recuperato per quando l'hacker suona il campanello

In tempo, si spera, perché l’anchorman informatico Vittorio Pasteris conduca l’incontro di BlogBar del 25 marzo 2009: quando l’hacker suona il campanello.

Quando: mercoledì 25 marzo 2009 alle ore 18.00
Dove: Fnac di Torino
Ospiti: Vincenzo Costantino di Symantec e Roberto Emanuele di Bakeca. Conduce Vittorio Pasteris.

In bocca al lupo Vittorio!

M'illumino di meno 2009, il risparmio energetico in Italia e nel mondo

M'illumino di meno

Riparte anche quest’anno la campagna M’illumino di meno.

Patrocinata dal Parlamento europeo e portata avanti da Caterpillar (Rai Radio 2), la campagna culmina con la giornata di mobilitazione internazionale per il risparmio energetico.

Lo scopo è dimostrare che esiste un enorme, gratuito e sotto utilizzato giacimento di energia pulita: il risparmio. L’invito rivolto a tutti è quello di spegnere, il 13 febbraio 2009 dalle ore 18, le luci e tutti i dispositivi elettrici non indispensabili. Per esempio, sapete che sembra che in Italia, spegnendo tutte le spie stand-by, manderemmo a riposo una centrale nucleare?

Quest’anno sono particolarmente sensibile al problema, da quando mi sto occupando dell’emergenza energetica in Nepal, che nei giorni scorsi ha portato a 16 ore giornaliere il taglio dell’elettricità, con enormi ricadute non solo sulla vivibilità ma sull’economia, già molto povera, sulle comunicazioni, sulla sanità. Gli ospedali hanno dei generatori vecchi, sul punto di cedere, e ben presto paese il paese dovrà affrontare anche la crisi sanitaria, non potendo più eseguire operazioni d’emergenza o le cure più lunghe, che richiedono ospedalizzazione, come la dialisi.

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Torino che c'è ancora

QuadrilateroIeri sera per l’aperitivo sono andata a una piccola vineria in centro, al Quadrilatero romano, qui a Torino. Mi dispiace non ricordare il nome esatto.

E’ il quartiere più antico della città e sembra un po’ il Quartiere latino di Parigi, ma in piccolo. Pieno di locali e ristoranti di tutti i tipi, alcuni dei quali stracolmi di gente.

La vineria — già il nome era un po’ antiquato — aveva pochi tavolini fuori, vuoti, con le tovaglie di cotone e inserti di pizzo. Dentro era tutta in legno e cotto sui pavimenti.

Anche la vetrina non prometteva bene. Si vedevano solo persone decisamente anziane, lente, con piattini stracolmi di focaccine, torte salate e miscugli vari. Il cameriere portava solo calici di rosso quasi denso. E niente musica, neanche a volume basso.

Insomma, un posto smorto. Da scappare a gambe levate.

Visto che non mi piacciono le cose scontate, mi sono seduta fuori e ho ordinato. Sono andata al buffet e ho sentito che recitavano! Capite? Una signora leggeva a voce alta, molto sentita e con la giusta intonazione, da un romanzo che teneva in mano. Ogni tanto si fermava, l’autore vicino a lei spiegava, altri commentavano e così via. Tutto con molto garbo ma molta partecipazione collettiva.

Ho scoperto che qui fanno ancora i giovedì letterari di ottocentesca memoria. Che, oltre che nelle case private, nelle librerie e in alcuni locali autori e lettori si riuniscono, declamano romanzi e poesie, commentano.

Ho conosciuto con stupore una Torino inedita, tutta letteratura e bon ton. All’apparenza vecchiotta ma in in realtà molto vivace intellettualmente, molto viva, ma con i suoi tempi e i suoi spazi.

Non so se parteciperei a tutto questo – io ruoto veloce e sto sempre a odorare il mondo di fuori, quello grande, a scoprire cosa succede, come girano i pianeti fra loro – ma mi è piaciuta molto.

Fiera del Libro: ha vinto il centrodestra o il fascismo?

boicottaggioTorino sempre più blindata per la Fiera del Libro, che si terrà dall’8 al 12 maggio fra le contestazioni perché è dedicata alla letteratura di Israele.

Le organizzazioni internazionali che si occupano di antiterrorismo con sede nel campus di via Maestri del Lavoro, cioè l’ONU, ITCILO e UNICRI, sono in stato di allerta.

E così anche questo evento culturale, che come tale può solo unire le genti e non dividerle, si è trasformato in un atto ideologico, come se la Fiera del Libro fosse dedicata alla politica di Israele e non ai suoi libri e la sua cultura.

Io non sono mai stata d’accordo con la politica di Israele e il sostegno dell’USA, anche quando non andava di moda esserlo. Dicevo sempre che allora un giorno scendo giù, nel napoletano, e mi riprendo i tratti di costa che appartenevano alla mia famiglia. Perché no? Butto giù un po’ di città e qualche paese, bombardo un po’ di persone, spazzo via case e strutture, chiamo a raccolta amici e parenti e ci piazziamo tutti lì a occupare e colonizzare. Tanto ora quelle zone sono in gran parte in mano alla camorra e le varie mafie e di una ripulitina ne avrebbero un gran bisogno.

Ma a Torino stanno assolutamente esagerando e chi protesta, anche i centri sociali che dovrebbero essere di estrema sinistra, stanno trasformando quello che poteva essere un dibattito utile in un atto antisemita.

E’ assurdo che la cultura sia manipolata così, usata in così malo modo.
Ed è una vergogna che si cerchi di delegittimare tout court lo Stato di Israele e la sofferenza di chi l’ha fondato attraverso questo evento, che è uno dei più importanti del nostro paese e che, in nome della cultura che è universale ed un bene di tutti, dovrebbe appartenere a tutti gli italiani, anzi, a tutto il mondo, non a questa o quella parte politica.

Ma alle elezioni in Italia ha vinto il centrodestra o ha vinto il fascismo? E chi sono i fascisti adesso?

Il WebDays e il BarCamp mancato

BarCamp Torino

Il 28 gennaio ho scritto

Quindi il 22-23 febbraio che a Torino ci sarà Webdays e BarCamp generalista e io ci starò benissimo.

Ho fatto un gran strombazzamento dei due eventi, mi andava di incontrare un sacco di persone e invece eccomi qui, che ancora alterno il letto ai primi passi ingessati. Almeno non prendo più le famose gocce della felicità, questo lo devo dire, però la vita mi sorriderà davvero quando potrò farmi una doccia (dopo 20 giorni)! Che nessuno storca il naso per favore, siamo meravigliose anche con i capelli non proprio in ordine..

Quindi non mi resta che associarmi ai tanti blogger vicini e lontani che non andranno, che se me lo fate sapere faccio una lista e la aggiorno volta per volta. Una comincio subito, gli altri li aggiungo man mano:

1) Placida Signora
2) Wolly
3) Pseudo Tecnico
4) Mau
5) Maxime
6) Writer
7) Napolux

Webdays e Barcamp a Torino

WebDays e BarCampUna delle cose più piacevoli del blog è stare con le persone. Anzi, direi la cosa più bella. Dal vivo, intendo.

Mi piacciono molto le abbuffate di cibo insieme ai blogger, che poi hai la pancia gonfia di polenta unta galeggiante nel grasso tutta la notte,

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