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"E' lo stile che fa la differenza" di Achille Bonito Oliva

Achille Bonito OlivaStamattina ho sentito una bellissima intervista lampo su Rai 2 ad Achille Bonito Oliva. Dico la verità, a me i critici d’arte, come chi scrive soprattutto recensioni o chi scrive solo sulla metodologia della traduzione dal sanscrito, per dire, non mi piace. Sempre pronti a sparare a zero su tutti o, al contrario, a innalzare al rango di eccellenza la mediocrità dei loro protégé, senza saper fare niente di persona. Senza sporcarsi le mani.

Inoltre i critici spesso prendono delle cantonate senza fine, decretando la fortuna o l’esilio di qualcuno; però, ammetto che succede lo stesso in tutti i lavori, incluso quelli in cui le cantonate sono nocive o letali come il medico, l’avvocato, il giudice e così via.

Però l’intervista mi ha divertito e mi è piaciuta tantissimo e ne riporto un pezzo:

Se Dio facesse una recensione del suo lavoro, cosa direbbe?

E’ stato una spina nel fianco dell’arte e dell’artista.

Cosa non la convince dello stato dell’arte adesso?

I prezzi!

Risposta centrale che, umilmente, ripeto sempre in svariati campi della vita, dall’insegnamento all’amore, dalla ricerca o la cucina al blog, anche se io questa “cosa” la chiamo qualità e l’ho scritta dal 2005, iniziando con La lista dei top100 blog italiani? Percezione, qualità e Zen, criticando quella che sarebbe diventata BlogBabel:

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BlogBabel e i nanopublisher

L’ho scritto nel blog della lista ma lo ripeto qui.

Per un volgare e basso bug, che succede a tutti e a chi la tocca la tocca come la peste (disse Manzoni), che il buon Ludo supremo ha corretto oggi, i blog di nanopublishing torneranno in alto in classifica.

So bene che a nessuno di voi interessa tutto ciò e che quello che vi importa sono le conversazioni, ma nel caso vi interessasse potrebbe succedere un fenomeno strano: domattina il posto in classifica del vostro stimato blog potrebbe essere sceso — o, addirittura, crollato. Soppiantato da un nano.

Non stracciatevi le vesti e non cospargetevi la cenere sul capo perché forse avete commesso molti peccati e il vostro Karman ha bisogno di espiare; forse invece siete puri e immacolati come una pecorella, e allora il crollo vi servirà per accumulare meriti in questa e nelle prossime vite. In ogni caso, tutto normale, tutto a posto, no problem.

E’ tutto impermanente, anche un posto in classifica: è bene ricordarsene.

La casta di Blogbabel

Enrica GarzilliCome in tutti i programmi, anche BlogBabel ha dei bug. Uno ha colpito proprio me, con il post Anatomia dei blogger: i politici, BlogBabel e la sfida ai giornali, quando è andato nella pagina delle discussioni. Qualcuno lo ha già notato, e io lo confermo. La norma è che i link a un post rimangano lì per 48 ore, due giorni pieni. Il mio post è rimasto solo 12 ore in homepage perché per aggiustare un bug il programma è stato fatto girare e così è scomparso dalla homepage. E con esso 30-50 citazioni (e link) ogni 12 ore, e la scalata alla classifica.

Perché Blogbabel è come la peste: a chi la tocca la tocca!

(Da Alessandro Manzoni, noto blogger di un paio di secoli fa)

Conclusione: i bug di Blogbabel vengono puntualmente corretti ma la casta di Blogbabel, gli editor, non ne ha dei vantaggi. Non sono mai stati fatti favoritismi (certo non per me), anche se qualcuno ha un po’ paranoicamente scritto sulla questione dei link di essere stato “punito” dalla “casta” di BB.

Per la gioia di molti, annuncio che sono in corso delle modifiche alla classifica. Se fate i bravi verranno annunciate.

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Gli scontenti di Blogbabel

Enrica GarzilliE’ da stamattina che ricevo una nutrita messe di mail su BlogBabel. Mail anche pesanti, provocatorie senza motivo. Accuse di lauti e occulti guadagni (magari!). Oppure cincischiamenti senza fine per una cosa che in fondo a nessuno interessa: il posto in classifica.

Intanto, mi spiace se non ho risposto a tutte: ogni tanto lavoro pure.
Comunque, a certe è meglio che non abbia risposto: c’è una form apposta dove mandare i reclami per un servizio gratuito che non soddisfa abbastanza. E c’è un gruppo di discussione.

Prima qualcuno chiede di esserci nella benedetta classifica, e guardiamo il blog che ha inserito, cambiamo invariabilmente il titolo — una volta che sia giusto! — e lo studiamo e approviamo; poi, quel qualcuno, frustrato dal fatto che non è al posto che sente di meritare, che è invariabilmente il n. 1, il n. 2 o al massimo il n. 3, chiede imbufalito di essere tolto.
Come se gli avessimo fatto un sopruso.
E come se da un database bibliografico, per esempio, si potesse essere tolti a piacere.

Un blog è una cosa pubblica: se uno non vuole rendere pubblica una cosa pubblica, che non la pubblichi su Web. Anzi, che non la pubblichi proprio. La scriva su di un quadernino da chiudere a chiave nel cassetto (e forse, lette certe cose in giro, sarebbe meglio).

Leggo post spiritosi, che ammettono una cosa, in tutta sincerità: alzarsi e vedere la classifica di Blogbabel è diventata una specie di abitudine, per chi accende il computer di prima mattina. Anzi, diventa talmente un’abitudine da generare dipendenza, e così si stacca la spina. Non si guarda più.
Ecco, rispondo in massa a tutti invitandoli a prendere esempio da lui. Mi pare una gran bella idea.

Mi chiedo solo quanti, di quelli che chiedono di essere tolti dalla classifica, sono fra i primi 50-100 blog. Vuoi vedere che non c’è nessuno?
Tanto per curiosità statistica ne terrò il conto.

Anatomia del blogger: i politici, BlogBabel e la sfida ai giornali

Khoi Vinh Questo della foto è Khoi Vinh, Design Director del NYTimes.com. Ma procediamo con ordine.
I signori e le signore di cui parlo, Prodi, Berlusconi, Mastella, Storace, Moratti, Sgarbi, solo per dare un esempio di politici noti e influenti, ce li meritiamo proprio. Non è solo che sono stati eletti per le loro qualità nella gestione della democrazia — ed esprimono, quindi, il favore del popolo, sic dicunt — ma piacciono.

Sì, nonostante le lamentele, nonostante, talvolta, le nefandezze o gli insulti che ci rivolgono, piacciono, e pure tanto. Infatti ora che sono lì, ai vertici, in un modo o nell’altro vengono citati, seguiti, magari criticati, ma sempre votati e sempre in TV. Ce li propinano in tutte le salse, parlano su tutto, anche di cose di cui non ci capiscono un accidenti. Mi sembrano una sciura milanese di mia conoscenza, ricca e in vista, che con il suo diploma tecnico e nessuna competenza mi spiegava tutta seria cosa fosse il sanscrito vedico.

Il punto è che noi italiani abbiamo ancora il culto del Duce, il mito della persona che se sta ai vertici se lo merita, in qualche modo, o almeno è stata così brava da arrivarci. La ammiriamo e, forse, segretamente la invidiamo:per questo dico che i politici che ho nominato ce li meritiamo.

Non è solo che speriamo che ci ritornino il favore di citarli o di votarli: no, no, ci piacciono. Faccio un esempio: il senatore Andreotti. Tutti dicono con occhi adoranti: “Non sono d’accordo con lui, sia beninteso, non lo difendo, ma è così intelligente!” Il che poi è vero. Ma è un uomo politico, pubblico, non un amico o un compagno di scuola, col quale si esce insieme e ci diverte con la sua arguzia. Da lui ci si aspetta delle scelte democratiche e una correttezza etica condivisibili. Ci si aspetta che ci rappresenti.

Le stesse cose le sentivo dire per Almirante, anche quando propugnava il fascismo: “Non ho quelle idee, sia chiaro, ma che oratore brillante è!” Va bene, ma il succo della sua arte oratoria? I contenuti? Che ci sta dicendo?

E ora prendiamo la classifica di BlogBabel.

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Test della vera identità: quanto sei nerd e quanto party girl?

gattoCi vuole un esame di coscienza ogni tanto. A Capodanno mentre ballavo mi sono resa conto della mia vera identità. La vedete nell’immagine a sinistra, in realtà un po’ confusa con la party girl. Che dite, le micie sanno il sanscrito?

Per le femminucce geekesse propongo questo quiz per scoprire se nel profondo del cuore sono anche delle party girl come me, per tutti i geek e i blogger questo quiz per sapere quanto sono nerd. Stupendo, frequento almeno una decina di maschietti e due femminucce che in quest’ultimo test farebbero il punteggio massimo!

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Esplorando l'universo dei link con TouchGraph!

Bellissimo. Oltre al nostro universo e la nostra mappa, la Blogmap di Blogbabel apparsa su Nòva di giovedì 13 dicembre 2006, c’è anche TouchGraph.

Basta implementare Java 1.5, digitare qui il vostro URL, blog o sito che sia, e apparirà un mondo di sfere colorate e rotanti con al centro la vostra sfera colorata col vostro nome e, intorno, tutti quelli a cui è legata nel Web.

Assolutamente da provare!

(L’ho scoperto via MaestroAlberto)

E' tutto molto Zen

Hindu svastika (c) Wikipedia Ci risiamo. Gli attacchi di spam stanotte sono ricominciati. Vi ricordate di quando parlavo di Bubuntu Ubuntu Linux 6.06 Buddhist Edition, ecc.? Beh, sempre in tema di Buddhismo.

Qualche giorno fa, inoltre, Micampe mi ha segnalato questa bella, bella pagina intitolata Il dubbio, la metafora del viaggio… con indirizzo boh.it.

Sia la grafica che il contenuto de Il dubbio, la metafora del viaggio… sono l’apoteosi del vuoto: davvero Buddhista. Anzi, secondo me è molto Zen. La parola Zen deriva dal cinese Chan, la scuola che l’avrebbe originato, che a sua volta è la trascrizione fonetica di dhyana, la meditazione yoga, uno dei più alti gradini della pratica dell’Hathayoga, per esempio, e di altri tipi di yoga. Che poi lo Zen è una scuola giapponese che amo, che ho studiato all’università, di cui ho esercitato, con la guida di un maestro, la pratica più importante e che, se dovessi ritirarmi a vita privata (ancora più privata?:)), seguirei. Sì, vivrei una vita Zen.

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Sulla blogmap: articolo su Nòva di Enrica Garzilli e Ludovico Magnocavallo

Per tutti quelli che mi/ci chiedono — allegramente, insistentemente, gentilmente, arrogantemente o, addirittura, prepotentemente! — l’articolo su Nòva del Sole 24 ore di giovedì 13 dicembre 2006 che accompagnava la blogmap: stamattina ho chiesto a Luca de Biase, che come tutti sanno è il responsabile dell’inserto, se potevo metterlo online. Ovviamente con riferimento bibliografico e link al giornale.

Non voglio avere problemi con la giusta e sacrosanta legge del copyright, anche se a me nessuno ha fatto scrivere una rinuncia all’uso dell’articolo — come, per esempio, io chiedo ai collaboratori di Asiatica Association. Ma forse è implicita, non so, i giornalisti ne sapranno certo più di me.

Aspettiamo quindi la risposta: se è positiva bene, lo metterò a disposizione, se la risposta è no o se avete fretta andate in una biblioteca, chiedete il numero arretrato e lo leggete o, se proprio volete l’articolo, lo stampate. Se il numero di Nòva è già in microfilm, lo stampate dal proiettore. Le biblioteche sono fatte per questo.

Good hunting! Queste sono tutte le biblioteche comunali di Milano: ce n’è per tutti i gusti, dalle comunali principali alle rionali e alle bibliobus, cioè la biblioteca viaggiante. Per non parlare di quella digitale.

Come diamo forma all'universo dei link: le immagini della blogmap per sognare

Una galassia. Anzi, un universo che comprende molte galassie ma non di pianeti, di blog.

Grazie, Luca De Biase, che hai chiesto a Enrica Garzilli e Ludovico Magnocavallo di spiegare la blogmap di Ludo pubblicata nel paginone centrale di Nòva. Un pensiero davvero gentile!:)

Questa è l’immagine della blogosfera, la blogmap stampata su Nòva.
Se non avete trovato il giornale scaricatela e attaccatela in camera da letto — per sognare.

Questa è la visualizzazione dei blog dei favolosi editor che collaborano alla blogbabel: tutti splendidi, ve lo assicuro. Da conoscere.

E questa è l’immagine dei primi sette blog. Incluso qualche degli editor.

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