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Un commento al sondaggio sull'apartheid a scuola: insegnanti tutti contro

ApartheidA proposito della proposta della Lega di separare i ragazzi della scuola che non parlano bene la nostra lingua, con la scusa di aiutarli, pubblico il commento di Skip al mio sondaggio.

Skip da dodici anni insegna in una scuola elementare e parla a ragione veduta. La sua mi sembra una risposta pacata, ma molto ben argomentata,

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Sondaggio prima di approvare la giusta legge sull'apartheid a scuola

Chi trova giusta la mozione della Lega sulle classi separate per i bambini stranieri per favorire l’integrazione mi dica onestamente:

  • quando da ragazzino è andato a Londra per imparare l’inglese e si è trovato a frequentare le classi di lingua con solo ragazzi stranieri, e poi a condividere l’appartamento con ragazzi italiani, l’inglese lo ha imparato?
  • come pensa di risolvere il problema delle eccedenze di ragazzi stranieri, oltre la percentuale ammessa nelle classi:
    1. a) mettendoli tutti insieme e dandogli fuoco, così risolve il problema alla radice
      b) facendo classi di soli stranieri di scarto
      c) facendoli aspettare il turno dell’anno seguente e impiegandoli nel frattempo in lavori socialmente utili e qualificanti come portare la colazione al preside o allestire un banchetto da sciuscià nel corridoio
      d) altro (specifichi cosa).

    Mogli, buoi e insegnanti dei paesi tuoi

    Parliamo tanto di conoscenze condivise, di sharing, di condivisioni dei saperi, e poi c’è chi ancora ascolta Bossi che blatera e sbatte i piedi perché suo figlio Renzo è stato cassato agli esami di maturità, dove si era presentato da privatista con una tesina ispirata al federalismo e Carlo Cattaneo.

    Secondo Bossi la vera ragione della bocciatura è l’argomento della tesina. E da qui l’anatema: al nord professori del nord (si vede che al liceo di Tradate, vicino a Varese, insegnano i terroni). La cosa è tanto stupida che non meriterebbe commento, se non che a dirla è Bossi: come a dire che la cultura ha confini e che i tanti cervelli emigrati all’estero se ne dovrebbero stare a casa, magari disoccupati.

    In sovrannumero, come vedete nel video, ha insultato l’inno di Mameli, il nostro inno nazionale.

    Ma Bossi non è un ministro dello Stato? E noi abbiamo per ministro uno che insulta il simbolo dello stato che dovrebbe servire? Per lui non vale la lealtà all’azienda Italia, o noi cittadini non contiamo proprio niente? Non dovrebbe neanche andarci al suo ministero perché la sede è Roma. Come mai lo ha accettato? Gli dovrebbe fare schifo.

    Mi sa che quando c’è da mangiare di grasso Roma non ti fa poi tanto schifo, eh caro ministro?

    Ultimo bollettino di lavoro

    lavoroVeramente è un bollettino di guerra.

    E’ proprio qui, nel civilissimo nord, nella civilissima Milano. Come dicevo ieri, non c’è bisogno di andare in Sicilia.

    Ce l'avete sulla coscienza

    E’ questo che i nostri politici, i nostri ministri, i nostri imprenditori hanno sulla coscienza, quando ce l’hanno una coscienza. Questi morti di Mineo, vicino Catania.

    Dice è il sud: non è vero. Dal mio terrazzo qui in centro a Milano ho visto per mesi e mesi gli operai che hanno scoperchiato e rifatto il tetto difronte. Molti ragazzi, qualcuno giovanissimo, siciliani, calabresi ed extracomunitari, li sentivo chiamarsi da una parte all’altra del tetto e qualche volta scherzare. Si pendolavano dalle impalcature senza una cintura, senza un casco, niente, anche prima che fossero messe le reti tutto intorno. Facevano il cemento sotto, impastavano, senza mascherine, senza niente. Qui, nel pieno centro di Milano.

    A mezzogiorno e mezzo andavano a prendere il caffè al bar davanti a casa. Ho conosciuto Vincenzo che lavorava a giornata, in nero. Bel ragazzo di 19 anni. Quando gli ho chiesto perché lavorasse in modo così pericoloso mi ha detto “O così o niente, e se fai storie ti mandano via. Almeno è un lavoro onesto“.

    Ma chi gli dà lavoro è onesto? Eccetto i capomastri e i più anziani, lavoravano tutti senza una protezione e a cottimo. In centro a Milano. E’ possibile che nessuno abbia visto e nessuno abbia saputo nel civilissimo e incorruttibile nord?

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    Diritto alla privacy: sul Web manca l'indirizzo

    Questi giorni ha fatto scalpore, non so perché, il provvedimento del Garante per la Protezione dei Dati Personali che ha bloccato sul sito di Lista Palau del Comune di Palau, in Sardegna, di alcuni dati: la lista degli alunni di scuole medie inferiori, secondarie e superiori che hanno ottenuto un contributo per l’acquisto dei libri di testo.

    Il bello è che la pubblicazione comprendeva, oltre al nome e cognome del singolo alunno, i dati identificativi dei genitori, il contributo economico fornito e spesso anche le coordinate del conto corrente bancario (probabilmente a riprova della veridicità delle informazioni). Ovviamente il Garante ha

    CONSIDERATO che il trattamento dei menzionati dati personali risulta allo stato effettuato in violazione dei princìpi di liceità, finalità e pertinenza e non eccedenza del trattamento (art. 11, comma 1, lett. a), b) e d), del Codice).

    Io credo invece che manchi una cosa in quelle liste: l’indirizzo e il numero di telefono. Eventuali ladri, per esempio, dovrebbero poter accedere immediatamente a questi dati e non perdere tempo: se un mio ex dentista con appartamento in centro storico a Roma, casa estiva in Sardegna, casa in montagna e auto varie (compresa una Range Rover, che non è esattamente economica) ha denunciato nel 2003 solo 8.000 Eu di imponibile, è assolutamente plausibile che le famiglie dei ragazzini beneficiati dal contributo siano fra le più ricche di Palau.

    Sul Diritto alla Privacy su Internet questo blog ha pubblicato diversi post: segnalo solo Milano e i terroni, Indirizzi IP, diritto alla privacy e marketing, Ancora du Pietro Ricca e il diritto alla privacy, Riotta risponde, copyright e lavoro, Emilio, perché non fai il giornalista?, Arriva OpenSocial, il nuovo social network di Google; e aggiungo anche Siete infastiditi da telefonate con numero nascosto? ecco un modo per anticipare i tempi della burocrazia e risalire all’identità del chiamante: perché anche il diritto alla privacy ha un limite, quello dell’illegalità. Attenti cari scocciatori e care scocciatrici!

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