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Cuore, cuore e ancora cuore

chiave del cuoreIo non ho nessun tipo di dubbio: il cuore vince sempre. Nel momento delle decisioni finali e delle scelte, quelle davvero importanti, apro la porta – che comunque spesso si apre anche da sola -, al cuore, che per me vuol dire anche intuizioni e sensazioni, e lo lascio occupare la mia vita.

Non ha mai sbagliato, anzi, gli sbagli più grandi li ho fatti solo quando ho mediato con il cervello e il ragionamento.

Quindi, senza esitazioni, rispondo qui alla domanda di Mitì se lasciar vincere il cuore o il cervello: nelle scelte importanti la chiave che apre tutte le porte è quella del cuore, e il cuore non sbaglia mai.
E secondo voi?

Importanti incombenze di Sant'Ambrogio

BambinelloFra oggi e domani preparerò il mio piccolo, meraviglioso Presepe. Sulla mensola sopra il camino, sotto la luce di una stella enorme con le lucine, fra tre pezzi di corteccia di un albero caduto nel parco vicino e sopra un piccolo letto di paglia.

Il mio Presepe è fatto da lui, lei e il piccolo che metterò la notte del 24 e poi il bue, l’asinello, tantissimi animali e qualche rametto delle piante appena potate sul terrazzo.

E’ tutto quello che ci vuole: i tre stanno per tutti, anche quelli che non ci sono più; il bambino che metto è un simbolo e una speranza; la luce della stella mi indica la strada e mi rallegra.
Per me questo è il Natale: persone che amo, speranza, gioia.

La Torta coloniale del 1936

dolce di bananeGiorni fa è venuto a cena un amico del Mozambico. Niente commistioni con i portoghesi, che per secoli hanno usato Maputo come base per la rotta verso le Indie Orientali. Lui è nero come la pece, atletico come una statua greca, sorridente come solo i neri e gli asiatici sanno esserlo e felice di mangiare sul terrazzo pieno di zanzare e di piante, perché si sentiva a casa!

Ovviamente anche lui, come quasi tutti i neri (e anche i nepalesi, che mangiano dolci tradizionali indiani, gli indiani tradizionalisti, che non mangiano i dolci importati dagli inglesi e gli abitanti di molti altri paesi in via di sviluppo o ex colonie), non mangia dolci. La cucina tradizionale del Mozambico non li comprende.

Questo dolce del 1936 si chiama “Torta coloniale” ed è ovviamente pensato per i gruppi di coloni fascisti che andavano in Etiopia. E’ semplicissimo e ottimo (non si possono perdere ore ai fornelli, con la schiena che duole e le caviglie che scalpitano):

pan di Spagna (confezionato)
panna montata
banane
alchermes (c’è anche senza coloranti)

Bagnare il Pan di Spagna tagliato con l’alchermes, sopra ogni strato mettere la panna (che a me piace acida ma, se non c’è, quella da cucina con pochissimo zucchero va bene uguale) e le banane tagliate fino alla copertura.

Leandro libero

Snow in Milan, January 7 2009Stamattina alle 8, quando mi sono alzata, ho visto che la neve aveva piegato di nuovo fin quasi a terra i rami di Leandro, l’oleandro rosa che sta sul terrazzo di casa e che vedete in foto. Così mi sono bardata di tutto punto e sono andata, sotto un cielo spettrale color grigio scuro, a liberare lui e le altre 78 piante.

Sì lo so, ci sono mille altre cose importantissime nel mondo di cui parlare, ci sono mille altre cose per cui preoccuparsi, come la guerra senza fine in Medio Oriente, o di cui lamentarsi, come l’ennesimo articolo sulla fine dei blog (perché, poi, non si sa), ma credo che prima di tutto bisogna prendersi cura di quello che ci sta intorno, quello che abbiamo scelto, quello che ci siamo presi l’impegno di amare e curare e da noi si aspetta amore e cura.

Stamattina, per me, qui davanti alla Passione, c’era Leandro e gli altri

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Ce l'avete sulla coscienza

E’ questo che i nostri politici, i nostri ministri, i nostri imprenditori hanno sulla coscienza, quando ce l’hanno una coscienza. Questi morti di Mineo, vicino Catania.

Dice è il sud: non è vero. Dal mio terrazzo qui in centro a Milano ho visto per mesi e mesi gli operai che hanno scoperchiato e rifatto il tetto difronte. Molti ragazzi, qualcuno giovanissimo, siciliani, calabresi ed extracomunitari, li sentivo chiamarsi da una parte all’altra del tetto e qualche volta scherzare. Si pendolavano dalle impalcature senza una cintura, senza un casco, niente, anche prima che fossero messe le reti tutto intorno. Facevano il cemento sotto, impastavano, senza mascherine, senza niente. Qui, nel pieno centro di Milano.

A mezzogiorno e mezzo andavano a prendere il caffè al bar davanti a casa. Ho conosciuto Vincenzo che lavorava a giornata, in nero. Bel ragazzo di 19 anni. Quando gli ho chiesto perché lavorasse in modo così pericoloso mi ha detto “O così o niente, e se fai storie ti mandano via. Almeno è un lavoro onesto“.

Ma chi gli dà lavoro è onesto? Eccetto i capomastri e i più anziani, lavoravano tutti senza una protezione e a cottimo. In centro a Milano. E’ possibile che nessuno abbia visto e nessuno abbia saputo nel civilissimo e incorruttibile nord?

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La natura e la cultura

passerottiDue giorni fa, come sempre, ho messo le briciole della colazione sul davanzale del terrazzo davanti alla cucina, ché quelle della sera se le pappano all’alba.

Sono venuti due passerotti, becchettavano veloci ma non ce l’hanno fatta perché è venuto un tordo che li ha rincorsi, beccandoli. Loro sono volati via e lui ha mangiato tutto. Subito è arrivata una grande cornacchia che sbattendo le ali ha scacciato di proposito il tordo e ha finito il banchetto.

Questa è la natura: il più forte scaccia il più debole.

Ieri mattina ho messo dei pezzetti di mollica per le cornacchie, delle briciole per i tordi e la polvere delle briciole che rimane nella busta del pane per i passerotti. La cornacchia ha il becco molto grande e non riesce a mangiare le briciole piccole, il tordo ha il becco troppo grande per mangiare quelle minuscole. Così uccelli piccoli, medi e grandi mangeranno tutti senza problemi.

Questa è la cultura dell’uomo, che qualche volta aggiusta le cose a favore di chi è più debole.

Così dedico questo post a due miei solari amici, Mitì e Lawrence: loro sanno perchè.

Tanti auguri Orientalia4All!

birthday cake

Oggi è il terzo compleanno di questo blog. Tre anni fa esatti, alle 15:56, postavo il mio primo

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Soddisfazioni dal Giappone

Joi Ito (c) Enrica GarzilliCi ripensavo oggi: che piacere essere linkati dal blog di Joi Ito (che vedete qui in una foto che gli ho scattato a Parigi). Grazie Joi!

Il suo è uno dei pochi blog che leggo regolarmente, lui mi è piaciuto molto nel 2005 a Les Blog: Blog and Social Software e mi piacciono le sue idee: è vegan, coltiva fiori e vegetali sul suo terrazzo, pratica Kriya yoga o lo Yoga dell’azione, quello illustrato nel bellissimo libro di Paramahansa Yogananda Autobiografia di uno yogin e prepara il suo fertilizzante sul terrazzo con gli avanzi biologici del cibo che si cuoce da sé. E nuota. Tutte cose che faccio anche io, a parte nuotare che ho smesso da un annetto — ma voglio ricominciare — e praticare yoga, che ho smesso da un po’ di più.

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Colazione speciale di un animale da terrazzo a Milano!

Yellow jacket breakfasting on Engels's flower in Milan Ogni mattina c’è qualcuno che fa colazione sui fiori del mio terrazzo. Questa è una signora bella opima che stamattina mangiava e mangiava, incurante di me e di tutto. Dopo una mezz’oretta se ne è andata, mi sa che fra lei e quella di prima avevano finito il cibo sul piatto…

Ho voluto mettere la foto grande (che ho messo su Flickr) perché altrimenti non si sarebbe visto il bellissimo, morbido vestito giallo e marrone della signora in questione e le belle ali trasparenti, venate e delicate. Sarà una vespa o una calabrone?

Annunci di fine estate a Milano

Birla templeStasera alla Festa dell’Unità alle 21:30 c’è uno spettacolo di musica e danze di monaci tibetani. Per non fare la ressa vi conviene andare presto…

Per chi ha nostalgia delle vacanze: se abitate in centro aprite la finestra alle 7-8 di mattina quando non piove da un po’, aspirate la nebbiolina di smog calda; se state in periferia andate in zona S. Babila o anche all’incrocio fra la Biblioteca Sormani e l’ospedale, quando ricomincia il traffico. In questi giorni di fine estate l’aria è particolarmente densa e profumata e mi ricorda tanto l’aria di Delhi o Kathmandu. Anche la metroplitana di Delhi è uguale a quella di Milano, oltre all’aria.

Ieri, legando la bici in cortile, ho visto per terra la pelle vuota di Rocco. In effetti quella sul terrazzo era una cavalletta che stava depositando le uova e quello che ho trovato era la muta. Sono disperata, temo sul mio terrazzo un’invasione di cavallette, il prossimo anno.

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