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Parla dell'India con Rampini

Federico RampiniIeri notte, come spesso faccio, ho visto la trasmissione Parla con me, condotta da Serena Dandini. Una trasmissione piacevole e divertente, intelligente ma leggera, colorata – non mi piacciono gli studi televisivi da designer miminalista, tutti freddi e spogli, anche se fanno tanto “intellettuale” – e, soprattutto, abbastanza breve: un’intervista a un personaggio e via.

Per questo non ho né condiviso né capito l’attacco alla Dandini di Aldo Grasso sul Corriere della Sera. Oltre tutto, penso che una recensione anche negativa fatta con questi toni si possa tranquillamente evitare, sia per i libri sia per le trasmissioni. E l’accenno alla sua età mi è sembrato un po’ di basso livello, lo devo dire.

Ieri era la volta dell’intervista a Federico Rampini, che stimo e leggo con piacere. Asciutto come sempre, parlava del suo ultimo libro Slow Economy. Rinascere con saggezza. Tutto quello che noi occidentali possiamo imparare dall’Oriente. Si è presentato asceticamente vestito con una camicia blu di Cina allacciata con alamari, ovviamente cinese. Molto in tema, molto appropriato devo dire.

Rampini ci ha dato una bella lezione sulla frugalità quotidiana della gente in Cina, ha raccontato della sua assistente cinese che non buttava via neanche l’acqua del riso (ma non lo cuociono in pochissima acqua, coperto, ché poi s’asciuga come in India?).

Ma ho fatto un salto sul sofà quando, se non sbaglio (era tardi), ha detto che in Cina, come in India, il divario fra i tanto ricchi e i poveri è minore che in Occidente.

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Qui a Pune sembra tutto quasi moderno, pero'...

Dopo 32 ore di viaggio..
Sono stravolta, ma la gioia di stare qui e’ enorme. Sto scrivendo dal pc che sta nella hall dell’albergo (ho la connessione in camera gratis ma non ho il mio lap), anche questo gratis, usano tutti Yahoo e ho 3 persone davanti che aspettano di essere invitate a Gmail. Me lo hanno chiesto come fosse una cosa rara e preziosa.

L’India da qui sembra quasi moderna, pero’ ci sono sempre gli slum (qui il censo degli slum in India aggiornato al 2001) e sempre i poverissimi che dormono per terra. Molte auto Tata, qualche Suzuki e qualche Ford, molte vecchie Fiat trasformate in taxi, una miriade di moto e scooter che sgusciano da tutte la parti. Sono 32 gradi e le dupatte delle ragazze svolazzano allegre, anche sotto lo scroscio di pioggia calda di prima.

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