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Quindici dollari e passa la paura: il futuro delle news

Tra gli accordi più recenti, la fornitura al canale viaggi di USA Today [...]. I giornalisti ricevono un compenso medio di 15 dollari a pezzo, basso in valore assoluto, interessante per un freelance disoccupato. (Nòva cartacea del Sole 24 Ore).

Chiedo a tutti – specie a Luca Conti, autore dell’articolo Il marketing delle news-: con 15 dollari lordi a pezzo, quanti pezzi al giorno bisogna scrivere per avere l’equivalente di un salario mensile? Ovviamente un salario non garantito, senza mutua né pensione, e ammesso che tutti i pezzi che uno scrive vengano accettati. E considerando che le tasse in USA incidono circa al 30% sull’imponibile.

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Borse, euro, riforme e rilancio dell'economia mondiale: Italia virtuosa, ma...

Arnab DasCrescita lenta o più inflazione e tassi più alti. Queste le previsioni di Arnab Das per l’immediato futuro internazionale. La ricetta per rilanciare l’economia?

Si potrebbe uscire solo con nuova rivoluzione tecnologica, ecologica, bio tech, eccetera. Ma queste sono cose che un governo difficilmente può creare, lo Stato può agevolare certi sviluppi con legislazioni particolari e rendendo l’economia più dinamica e flessibile. Ma negli Usa e ancor di più in Europa si va nella direzione opposta: più protezione lavoratori, più stato sociale, più tasse, meno spese pubbliche eccetera. Dunque rendendo la rivoluzione tecnologica molto più difficile. L’unica buona notizia è che nel mondo ci sarà più stabilità, e una minor volatilità del Prodotto interno lordo.

E sulla possibilità di una crisi del debito pubblico dell’Italia:

Avete da tempo un debito enorme, ma siete diventati virtuosi. In questa crisi siete riusciti a mantenere i conti sotto controllo e il deficit è aumentato molto meno di altri Paesi. In più avete un basso indebitamento delle famiglie e non c’è stata la bolla dei mutui. I problemi sono altrove.

(Tutta l’intervista a cura di Marcello Foa)

Iniustitia mafiae diplomis professororum

PROFESSORESgominata in Sicilia e Calabria l’organizzazione criminale che aveva creato un giro d’affari sul business dei «diplomi facili». Sette arresti e 12 istituti scolastici siciliani e calabresi sequestrati [...].

Oltre duecento, tra ispettori, dirigenti, organizzatori, docenti, personale amministrativo, collaboratori, le persone denunciate [...]. Pagavano dai 3 mila ai 5 mila euro per l’ottenimento di un diploma di scuola secondaria. A seconda del prezzo pagato veniva concesso anche di costruire false carriere scolastiche ad hoc.. (La Stampa)

In Sicilia si dice che ci siano delle lauree facilissime, come quella di una ridente università di una ridente cittadina costiera dove finiscono gli studi, con gran profitto, dei brillanti medici che per troppa scienza sono respinti agli esami sia a Roma, sia in un paio di altre accademie dello stivale. Ora La Stampa denuncia questo scandaletto dei diplomi ma non nota una cosa evidentissima.

Non è che voglio fare i conti alla mafia o altre organizzazioni criminali, per carità – che, peraltro, mi sembra che non paghino tutte le tasse – ma se una famiglia per un diploma taroccato da 3000 Eu e con quei soldi bisogna pagare tutta una serie di persone, quelle dell’organizzazione, gli istituti, i dirigenti, gli ispettori e così via, mi dite quanto rimane per i docenti? Alla fine della fiera, se prendono 300 Eu è grasso che cola!

In sunto: vi pare giusto che un povero professore sia sfruttato così dalla criminalità organizzata?

(NB: ho usato il latino dato l’argomento alto)

Il laureato

Che GuevaraIeri ho portato fuori in cortile delle piante, per farle stare all’aria ma all’ombra.

C’era Miguel, il portinaio che in agosto sostuisce Meri (donna fine e gentile che ha una laurea in economia, parla alla perfezione il russo, l’inglese, il francese e l’italiano, oltre all’albanese e una mezza dozzina di lingue slave). Ex clandestina.

Con mio sommo stupore Miguel ha staccato un paio di foglie, le ha guardate con una lente che teneva nel cassetto e mi ha detto che per la troppa acqua stavano venendo dei funghi. Mi ha mostrato il puntino bianco in mezzo a delle minuscole macchie scure, sul retro della foglia.

Ieri ho scoperto che Miguel è agronomo laureato, ha un Master in trattamento organico delle infezioni delle colture e diversi corsi di specializzazione. Prima di venire qui lavorava in Perù per dei progetti finanziati dalla Comunità Europea.

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Ma chi è questo Mastella?

Clemente MastellaDicono che Mastella protesti per la diaria data dall’Europarlamento. Ma forse non sa, o non vuole sapere, che 295 euro al giorno come rimborso spese, più un extra legato alla durata del viaggio e alla distanza fra casa e aeroporto, non sono molti, senza dubbio, ma ci rientra benissimo in albergo 4* convenzionato con l’Europarlamento più il cibo. Anzi, ci avanza qualcosa.

Certo, dovrà prendere l’aereo in classe economica ma, considerando che c’è un’agenda precisa, comprandolo, come tutti, in anticipo, ci rientra benissimo anche con quello. Anche perché per due o tre giorni di permanenza e presenza in Parlamento il biglietto è comunque uno, mentre la diaria è doppia o tripla. Certo, dovrà essere lì e partecipare alle sedute. Lavorare, insomma.

E poi forse non sa che per un consulente dell’ONU o un dipendente di agenzia che non sia arrivato ai gradi superiori la diaria è 156 euro al giorno (viaggio a parte, in economica eccetto per che voli superiori alle 6 ore effettive). E anche per un rappresentante legale della Comunità Europea, lo posso dire a ragion veduta, anche per andare all’estero.

Voglio dire, Mastella si considera migliore dei suoi colleghi europei o di un dipendente di un’agenzia ONU? E’ probabile che abbia accumulato dei soldi prima: se ha delle esigenze particolari, che li spenda! Oppure attinga ai 5.700 euro al mese che prende come europarlamentare, visto che pare che gli il 50% ciurca degli italiani dichiari al fisco meno di 15.000 euro complessivi di reddito (il 25% dei lavoratori autonomi), mentre l’80% dei contribuenti dichiara meno di 26.000 euro.

Certamente, molti mentono al fisco: ma proprio stamattina ho sentito un tecnico di laboratorio universitario amico mio, lavora da 15 anni sia lui sia la moglie, hanno due figli e percepiscono in toto 2100 euro netti al mese (incluso gli straordinari e la tredicesima). Sono entrambi statali e non rubano al fisco. Stavano uscendo per andare ai saldi dell’IKEA per finire di arredare l’appartamento, dopo 12 anni che ci vivono.
Come la mettiamo, signor Mastella?

Ci ricordiamo benissimo dell'America

American flagNon mi piace la demagogia e non mi piacciono le prese di posizione puramente ideologiche. Non mi piace la tassa sugli immigrati ma ricordo benissimo che se volevi risiedere in USA, ma senza avere un lavoro regolare (contratto e tutto), oltre undici anni fa, dovevi dimostrare di possedere, depositata in una banca americana, una somma consistente (mi pare fosse 250.000 USD, ma potrei sbagliarmi) che ti garantisse da vivere, e una fissa dimora (che poteva anche essere un albergo, se potevi permettertelo, ma dove realmente ti potessero trovare) o un’appartamento di tua proprietà. Che in USA paga tasse salate.

Oppure dovevi studiare, sempre dimostrando di essere iscritto (pagando le tasse quindi) e di avere soldi sufficienti per l’anno di studi, con una somma consistente depositata in anticipo. L’idea è che devi non solo avere soldi, ma pagare le tasse per usufruire dei benefit sociali degli americani.

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Frode al fisco per oltre 6 milioni di euro, si scommette sul professionista

avvocatoUn semplice professionista di Ostuni, in provincia di Brindisi, nel periodo 2000-2005 non ha dichiarato dei redditi per oltre 6 milioni di euro e ha evaso 500.000 eu di IVA. (Solo a me dal 1996 me le controllano ogni anno??)

La cifra mi pare un po’ spropositata, però… Facciamo una gara a chi sarà: un dentista, un commercialista, un notaio o un avvocato (o altri)?

Per me è un avvocato..;)

Il sesso in villetta del ministro Mara Carfagna

Mara CarfagnaMara Carfagna – una sorta di Angelina Jolie governativa – a livello istituzionale sta dando delle soddisfazioni.

Così il Foglio stamattina. Non lo leggo spesso ma ha dei pezzi veramente ben scritti, che merita leggere, come questo.

Sapete che mi sono occupata del ministro Carfagna, che vedete nella foto, sin da quando era stata appena nominata ministro per le Pari Opportunità, per il suo curriculum senz’altro qualificante (qui vedete anche un suo video) e le avevo predetto sin da subito un radioso futuro sulla scena politica. Avrebbe fatto parlare di sé.

La mia predizione è stata puntualmente confermata da varie dichiarazioni, come questa sulla prostituzione: chi vuole prostituirsi lo faccia pure ma

nelle case isolate, in modo da non dare fastidio agli altri condomini. L’importante è che non ci sia sfruttamento e che le strade non siano un mercato del sesso a cielo aperto.

La ministro dice insomma che va combattuto lo sfruttamento della prostituzione ma la prostituzione in sé va bene, purché in case isolate. Non in quartieri a luci rosse perché degradano la città, dice, ma in queste famose case che, se sono proprio singole e isolate, a mio parere si chiamano villette.

E da qui nascono i miei dubbi e le mie domande. Immaginate una ragazza di colore, per esempio una di quelle che la sera tardi già tutte acconciate fanno la tratta Roma-Perugia a grappoli per andare a lavorare la notte, comprarsi una villetta isolata per battere, senza nessuno che la sfrutti e che regoli i traffici, che parli per lei dal commercialista (anche se non sanno neanche l’italiano, se non quello indispensabile alla professione) e che riscuota (perché è notorio che non ci sono racket).

1) Immaginiamo una persona così, autoprodotta e autogestita, nella villetta. Come pensa di fare in pratica la ministro? Ogni ragazza o ogni trans avrà un mutuo per comprarla questa villetta isolata oppure gli verrà assegnata dal comune?

2) E questi professionisti faranno tutto da soli, saranno delle piccole ditte autoprodotte. E allora pagheranno le tasse. Verranno controllati? In che modo, metteranno delle telecamere per contare le auto che vanno sulle strade di queste villette?

3) Non sarebbe meglio allora fare delle villette a schiera, una per ogni tipo di prestazione (che ne so, trans, prostituta regolare, prostituta sado-maso, prostituto, ecc.), in modo da sfruttare una sola strada e minimizzare i costi di gestione? Forse si potrebbe anche pensare a un villaggetto, come quelli residenziali alle porte di Milano.

Ci sarà da pensare e da lavorare anche per gli architetti, altro che. Nascerà una nuova branca dell’architettura: case isolate uso prostituzione.

Il ministro dell’Interno Roberto Maroni ha detto che entro agosto bisognerà discutere di una proposta di legge complessiva e definitiva sulla prostituzione. Chi sa se integra la brillante trovata della Carfagna sulle villette da prostituzione.

Denuncia redditi online: mettetevi l'animo in pace

Mi consola sapere che per le prossime denunce online la normativa sarà esplicita e io sarò ricchissima.

Infatti pare che il dossier sulla questione, che contiene copia dell’autorizzazione della pubblicazione delle denunce dei redditi 2005 firmata dal dirigente dell’Agenzia delle entrate, la revoca del provvedimento disposta dal garante della privacy e i pareri in materia dello stesso Garante in passato, sia sul tavolo dei procuratori. Lo apriranno forse subito — l’argomento è di moda — gli daranno una scorsa, poi tutti al mare.

Quando l’anno giudiziario si riaprirà ci saranno altre questioni di grido al tappeto. Poi verrà Natale e le sacre feste. Le acque intanto si saranno calmate e ci saranno cose più importanti da esaminare. Poi si chiuderà il nuovo anno fiscale, e subito dopo verrà l’estate e si chiuderà di nuovo l’anno giudiziario. Poi le sacre feste e così via.

Vista la velocità della nostra macchina giudiziaria sono quasi certa che tutto sarà a posto — leggi, abitudini sociali, nuovo uso di Internet per l’ e-governance e così via — prima che della vicenda si sappia qualcosa di preciso. Consoliamoci.

Denuncia all'Agenzia delle Entrate: ma l'online gratis è reato?

Non è finita la saga dei redditi online. Il Codacons (Coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori) e l’Associazione Utenti Servizi Finanziari hanno sporto denuncia per violazione delle norme penali sulla privacy a nome di tutti i contribuenti italiani messi in rete con la denuncia dei redditi e dell’IVA 2005.

La richiesta di risarcimento è di 20 miliardi di euro, che diviso fra 38 milioni di contribuenti fa 52 euro circa per ognuno di noi.

Come sapete il Garante aveva bloccato il sito perché aveva rilevato preliminarmente che, seppure non vi era incompatibilità tra la protezione dei dati personali e la pubblicità di informazioni per fini di interesse pubblico o comunque a beneficio della collettività, la modalità di diffusione online era diversa da quella consentita, che autorizza il solo deposito, per la durata di un anno, presso gli uffici della Pubblica Amministrazione dell’elenco annuale dei contribuente.

A parte che il Garante ha tolto a tutti un giochino niente male — sarà che purtroppo non ho assolutamente niente da nascondere — comunque su eBay le liste dei redditi ancora si vendono.

Ma quello che è successo apre la porta a una domanda importante: la diffusione Internet cambia sostanzialmente la natura della diffusione?

In pratica, prima le denunce su carta erano depositate per un anno presso gli uffici della Pubblica Amministrazione. Bastava convincere il funzionario o il commercialista e questi fotocopiavavano ciò che occorreva. I documenti su Internet invece sono a disposizione di tutti, gratis.

Perché questo sarebbe reato penale mentre prima tutti facevano le fotocopie delle denunce dei redditi anche di 10 anni prima molto facilmente e quasi gratis, poco più del costo della carta, e nessuno aveva niente da obiettare, e il sistema è andato avanti per anni e anni?

A me l’online sembra un atto di trasparenza e di regolarizzazione di una situazione che comunque c’era ed era alla portata di tutti. Solo che bisognava pagare.

P.S. delle 11:46: L’Avvocato fa una precisazione importante: il Codacons può tutelare gli interessi solo dei suoi iscritti e non di tutti i cittadini/consumatori: quindi, il risarcimento lo pagherebbero tutti i contribuenti a favore dei soli iscritti Codacons!

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