Ieri intenzionalmente non ho parlato di Afghanistan e la questione dei documenti segreti di Wikileaks, benché del paese e delle questioni regionali ne parli spesso, per diversi motivi.
Il primo è che ho già riportato diverse volte alcune delle cose che si possono leggere nei 92.000 documenti utilizzati da ufficiali del Pentagono e dalle truppe e l’ho detto perché lo sapevo da fonti affidabili, persone che vanno in Afghanistan regolarmente, che in qualche caso conoscono le lingue e parlano da protagonisti della sicurezza, della politica e della gestione.
Inoltre, questi supposti segreti rivelati dai documenti di Wikileaks li conoscevano tutti, tutti quelli che si occupano di Afghanistan almeno. Mi chiedo infatti perché siano stati fatti trapelare ora, in questo momento politico dell’amministrazione Obama.
Che il Pakistan sostenesse delle organizzazioni come il gruppo islamico Lashkar-e-Taiba (LeT), cioè l’Esercito dei Giusti, che ha stretti legami con l’Afghanistan e Al Qaeda e cellule sparse in tutto il mondo, è fatto noto e dimostrato. Che questa guerra fosse inutile e dannosa e rischi di diventare una nuova invasione sovietica o, peggio, un nuovo Vietnam, lo dicevamo in molti.
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Grande clamore internazionale. Ieri Bred, un blogger americano che lavorava nel Dipartimento per la sicurezza nazionale, dà la notizia che il Mullah Omar, il secondo di Bin Laden riconosciuto dai talebani come il capo di stato dell’Afghanistan e ricercato dai governi di mezzo mondo, è stato arrestato in un’operazione congiunta CIA e servizi segreti del Pakistan ed è detenuto in carcere a Karachi.
Ne danno notizia Russia Today, Pravda, Xinhua, l’agenzia ufficiale della Cina, World News, il famoso Big Government, che cita a testimone anche la televisione afghana, e altri.
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Conoscete il Bhutan, quel regno minuscolo e verdissimo incastonato fra Cina e India, a sud dell’Himalaya, con circa 690.000 abitanti, buddhista, isolato fino all’avvento di Internet, famoso per il turismo di lusso, SPA, resort e così via?
Da un paio di giorni l’Afghanistan e il Bhutan hanno stabilito ufficialmente relazioni diplomatiche e di collaborazione.
Non so se questo significherà che i talebani andranno a farsi una settimana di
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Oggi su Il Messaggero di Roma un’intervista che ho fatto alla principessa India d’Afghanistan, ambasciatore europeo per la Cultura e i Diritti umani, in cui si propone una soluzione radicale ma pacifica per l’Afghanistan. Al di sopra degli interessi dei paesi limitrofi e dell’Occidente.
Perché la sicurezza del paese non interessa solo gli equilibri regionali o l’Asia, ma il mondo intero.
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Sembra che in Afghanistan la produzione del bene di consumo più smerciabile e facile al mondo, l’oppio, diminuirà drasticamente nel 2010. Aveva raggiunto il massimo nel 2007, nel 2008 era scesa a 193.000 ettari di terra coltivati a oppio e nel 2009 a soli 123.000 ettari.
Fino al settembre dello scorso anno però l’Afghanistan produceva 6.900 tonnellate di oppio l’anno, cioè circa 1900 tonnellate in più di quello che il mondo consuma.
La conseguenza è ovvia: con l’iperproduzione il prezzo del bene è crollato, gli agricoltori sono meno pagati, i gruppi terroristici che comprano prendono
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Il piano del presidente dell’Afghanistan Hamid Karzai per riportare “la pace a ogni costo” nel paese è semplice: dare soldi e lavoro ai combattenti talebani che accettano di lasciare i loro “padroni”.
In soldoni – è proprio il caso di dirlo – vuole comprarli.
Mi sembra un’idea geniale, così questi correranno subito a comprare più armi, e più sofisticate.
Vedremo cosa ne diranno le varie forze occidentali di occupazione che si incontreranno alla conferenza sull’Aghanistan che si terrà a Londra il 28 gennaio.
I talebani si preparano alle nuove elezioni presidenziali in Afghanistan, che si terranno il 7 novembre prossimo, con un fatto gravissimo ed eclatante: stamattina è avvenuto il primo attacco suicida da parte di tre militanti talebani imbottiti di esplosivi contro la foresteria dell’Onu a Kabul. Sono morti sei operatori UN e nove impiegati sono rimasti feriti.
Nel corso dell’attacco un razzo è stato lanciato contro il Serena Hotel, nel centro della capitale, dove alloggiano solitamente gli stranieri. Il razzo non è esploso, ma c’era. Poteva essere un’altra strage.
Martedì anche otto militari americani sono stati uccisi da una bomba fatta in casa. Questo non è che l’inizio di una nuova escalation di terrore, mentre il fratello dell’attuale presidente dell’Afghanistan, Ahmed Wali Karzai, da sempre sospettato di prendere parte attivamente al traffico di oppio, ora è anche accusato di essere sulla busta paga della CIA.
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Sul risultato elettorale in Afghanistan, che ha visto vincere ancora il presidente Karzai, pesa l’accusa di broglio. Ieri è stato annunciato che Karzai ha vinto con il 46,2% dei voti contro Abdullah, che ha ottenuto il 31,4%. I risultati però sono basati sul 35% dei seggi elettorali, e questo significa che possono cambiare completamente, come è successo nelle recenti elezioni del Parlamento indiano, dove a un primo risultato che dava la colazione di destra vincere è arrivata la vittoria della coalizione guidata dal Partito del Congresso.
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Mentre l’Asiatica Association pubblicava un nuovo numero del JSAWS con un’interessante analisi delle elezioni indiane e due articoli — sul movimento femminile nello stato indiano dell’Uttarakhand e sul teatro femminile nepalese — i talebani “pubblicavano” un libretto tascabile, comodissimo per fare trekking sui monti afghani, con le nuove direttive della guerra per Allah.
Non che le due cose abbiano la stesso peso strategico internazionale, per carità, però io personalmente preferisco la relativa pace degli studi alla guerra, anche quella per un dio.
Oggi The Frontier Post, il giornale delle Province del Nord-Ovest (NWFP),
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Leggo sulla prima pagina di La Repubblica l’articolo di fondo di Renzo Guolo sul rapimento del soldato statunitense Bowe Bergdahl:
Il nuovo volto della jihad
La redazione di un giornale serio quando tratta gli Esteri potrebbe, una volta per tutte, leggere un libro di qualche studioso sull’Afghanistan, sul fondamentalismo islamico o su Al-Qaeda e prendere nota che jihad in italiano è maschile? Il jihad, il jihad!