Così ho cercato una soluzione che mi permettesse di riprendere il controllo completo del processo di produzione, dall’impaginazione (fattibile anche con OpenOffice.org) alla grafica alla tiratura alla scelta del formato, e di evitare che altri mettessero mano al mio testo senza chiedermelo. Non che io sia infallibile, ma visto che il nome in copertina è il mio, se ci devono essere errori, che siano almeno colpa mia. Ho cercato anche una soluzione rapida, adatta ai tempi di oggi, del tipo “io ti mando il PDF e tu entro una settimana mi mandi il libro stampato”.
Bel post di Paolo Attivissimo, che ha pubblicato con i servizi di self-publishing il libro Zerobubbole Pocket, scritto con il Gruppo Undicisettembre per segnalare gli errori del video Zero di Giulietto Chiesa e Franco Fracassi, “quello che sostiene una contraddittoria miscela di teorie di complotto intorno agli attentati dell’11 settembre 2001″. Il libro è gratuito e scaricabile online.
Questo perché pubblicare da soli conta per tutte le cose che ha detto Paolo, ma dipende cosa si scrive, perché si scrive e cosa vogliamo fare con il nostro libro. Oltre alla gioia profonda di scriverlo e realizzarlo, ovviamente.
Pubblicare con una buona casa editrice, che tenga a te e il tuo lavoro (non una enorme, quindi, che investe su di te solo se sei già famoso o se sei un giornalista rampante, perché vendi uguale), è essenziale per la distribuzione e la promozione ed è l’unica cosa che conta a livello di concorsi italiani e di application internazionali, per tutti i tipi di lavori.Anche le collaborazioni. E’ credibilità e prestigio.
Pubblicare da soli lo possono fare tutti, con un minimo investimento di soldi e di fatica. Anche chi non ha niente da dire, solo per il puro sfizio di farlo e di dirsi: ho pubblicato un libro vero, di carta, da tenere in mano.
Se una casa editrice degna di questo nome (non quelle che si fanno pagare, che o non sono serie, oppure sono semplicemnte troppo piccole) accetta il tuo lavoro, però, questo è già una garanzia sul prodotto stesso: vuol dire che vale. Che l’idea è buona e che il libro si venderà o, quanto meno, che è di prestigio per la casa editrice stessa averlo in catalogo. Specie di questi tempi, le case editrici non investono facilmente.
E poi la famosa casa editrice degna di questo nome lo edita, lo mette, appunto, in catalogo, lo promuove, lo distribuisce al meglio che può. Il tuo interesse è il suo interesse.
Insomma, bello farsi le cose da sé, generoso metterle online gratuitamente e non vedo l’ora di leggere con calma il lavoro di Paolo, ma non rinuncio alle case editrici. Con tutto che il contratto spesso è una negoziazione degna dei trattati internazionali, torvare un buon redattore specializzato sul tuo tipo di testo è un terno al lotto e i proprietari delle case editrici sono spesso tipini irascibili e bizzosi.
Detto questo, congratulazioni Paolo!