Enrica Garzilli su Il Fatto Quotidiano: “La comunità scientifica si ribella contro lo strapotere delle case editrici“. Una storia esemplare di come Davide sconfiggererà Golia. Forse. Certo è che non è proprio vero che le case editrici muoiono di fame, o almeno non tutte. Questa, per esempio, nel 2010 ha fatto il 36% netto di profitto.
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Enrica Garzilli su Il Fatto Quotidiano su un argomento che mi appassiona molto: i manoscritti, perché il Vaticano ha iniziato la digitalizzazione di 80.000 dei suoi 150.000 manoscritti. Fra questi, i frammenti dei primi Vangeli del 200 d.C.
Con qualche parola sui colofon e la loro importanza, una cosa di cui potevo non parlare – ma mi ha dato troppa soddisfazione tornare al mio vecchio, appassionante lavoro! Insomma, un ritorno a casa, ai manoscritti e ai documenti.
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Ricevo e faccio circolare con piacere l’invito a un’opera teatrale del regista Giorgio Prosperi, autore e sceneggiatore teatrale e televisivo (Rai Storia e Rai 2). Se siete appassionati di teatro o di storia è un appuntamento da non perdere.
L’opera si intitola “Il Re” e sarà rappresentata a Roma. E’ un dramma storico carico di valenze morali. Protagonista assoluto è il re Carlo Alberto di Carignano, colui che ebbe dai sui stessi sudditi l’appellativo non proprio lusinghiero di “re tentenna”.
La storia del “re tentenna” è esemplare e attuale e forse dovrebbe essere presa a esempio da molti nostri politici.
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Enrica Garzilli su Il Fatto Quotidiano sempre sulla penosa questione fra Cina e Tibet. Perché la Cina si vuole arrogare anche il diritto di scegliere il prossimo Dalai Lama, imporovvisandosi esperta di reincarnazione e stravolgendo storia, diritto e buon senso – dicendo addirittura che è sempre stato così. E due monaci del monastero di Kirti si danno fuoco. Di 18 anni.
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Enrica Garzilli su Il fatto Quotidiano: di Tsewang Norbu – di cui vedete la terribile morte in una foto che viene da Tawu – ne ho già parlato, ma qui ho spiegato qualcosa in più, circostanze e situazioni.
Un fatto mostruoso, ma più mostrusi sono stati i commenti di un certo Raven2010 sul quotidiano. Ed eccezionalmente gli ho risposto.
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Tibet. Tsewang Norbu è un monaco 29enne del monastero di Nyitso che il 15 agosto si è dato fuoco dopo aver bevuto petrolio ed essersi cosparso di liquido infiammabile e aver gridato slogan inneggianti all’indipendenza del Tibet e al ritorno in patria del Dalai Lama.
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Enrica Garzilli su Il Fatto Quotidiano. Con l’insediamento di Lobsang Sangay c’è una netta svolta nella politica del Tibet in esilio. La “via di mezzo” del Dalai Lama mi pare completamente superata, quella che propugnava l’autonomia del paese in seno alla Cina. E prevedo nuove lotte.
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Ieri ho avuto una mezza discussione sull’amore con un conoscente. Persona preparata, ancora con degli ideali nonostante l’età non verde e le molte disillusioni.
Diceva: pensa, con tutti questi immigrati clandestini che vengono da paesi disastrati e mia moglie ha speso 400 Euro per fare le analisi alla micia malata! Ma ci pensi? Quattrocento euro spesi per un gatto e poi magari ci rifiutiamo di aiutare i marocchini disperati (cioè magrebini, ndr).
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India, Luknow. Vedete questa sfilza di 60 elefanti giganteschi in arenaria? In mezzo, anche se non si vede, circondata dagli animali, c’è Mayawati Kumari, il primo ministro dello stato più popoloso dell’India, l’Uttar Pradesh. Gli elefanti sono un memoriale che il ministro ha fatto costruire sulle rive del fiume Gomti, un tributario del Gange. La signora Mayawati, che è una Dalit, cioè una fuoricasta o intoccabile – ex intoccabile, diciamo meglio, dato che l’intoccabilità è stata ufficialmente bandita dal paese -, i pariah insomma, quelli che Gandhi chiamò Harijan, l’ha fatto costruire per onorare la memoria dei grandi intoccabili del passato come Ambedkar. Dice lei. Prezzo dell’opera: oltre 225 milioni di sterline.
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Da domani 8 giugno potrete trovare in libreria il libro tradotto dal russo e curato da Antonio Maccioni La concezione cristiana del mondo, di Pavel A. Florenskij. Il libro raccoglie un ciclo di lezioni sulla concezione cristiana del mondo tenuto nel 1921 dal filosofo, matematico e religioso russo Florenskij (1882-1937) all’Accademia teologica di Mosca.
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