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Murdoch, qualità dell'informazione e Hinduism Today

News CorporationLa News Corporation, il colosso dell’informazione fondato da Rupert Murdoch che possiede film, televisioni, cable, riviste, quotidiani, case editrici e così via, ha comprato Hinduism Today, il trimestrale religioso del monastero di Kauai, nelle Hawaii.

I motivi di questa compravendita sono semplici: il contratto è stato voluto dalla redazione per ingrandire il monastero e dalla News Corporation perché la rivista è fra la dieci maggiori pubblicazioni americane che favoriscono i valori della famiglia tradizionale.

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Lezioni di libertà alla stampa afghana: Italy partly free

Mentre rimbalza la notizia che i 19 paesi industrializzati membri del Club di Parigi, tra cui l’Italia, hanno deciso di annullare la totalità del debito dell’Afghanistan per un totale di 1.026 miliardi di dollari, si è aperto a Roma l’Italian Afghan Media Forum, inaugurato ieri ufficialmente dalla Farnesina.

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Libri all'Indice e crisi dell'editoria

libro Wendy DonigerUn gruppo di induisti che vive negli USA sta facendo il diavolo a quattro con la Penguin per far ritirare immediatamente dal commercio l’ultimo libro della famosa Wendy Doniger, The Hindus: An Alternative History. Dicono infatti che contenga molti errori riguardo ai fatti e alle traduzioni dal sanscrito e che non rappresenti adeguatamente la loro storia.

In effetti i libri di traduzione della Wendy contengono spesso grossolani errori, oltre a trasudare da ogni pagina sperma e sangue. Di questo non so, non l’ho ancora letto.

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Il paradiso del giornalismo

Free speechL’Islanda diventerà presto il paradiso del giornalismo su carta e online. Il Parlamento infatti sta per approvare un provvedimento chiamato Icelandic Modern Media Initiative per garantire e proteggere il giornalismo, specie quello investigativo, e tutte le libertà di espressione, convinto che la trasparenza e la totale libertà di informazione siano uno dei più importanti strumenti di democrazia. Garantirà anche la massima protezione per le fonti e gli informatori.

La legge applicherà la “best practice”, cioè prenderà il meglio dalle leggi e dalle procedure che tutelano la libertà di informazione di altri paesi. Sarà incluso nel provvedimento la legislazione dello Stato di New York che blocca l’applicazione delle sentenze sui casi che coinvolgono giornalisti nella Gran Bretagna, considerate le più restrittive del mondo. Sarà introdotta una legge

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Indovina chi viene al Festival Internazionale del Giornalismo

IJFDomani, giovedi 4 febbraio 2010, sarà presentato a Milano il programma del Festival Internazionale del Giornalismo, che l’anno scorso a Perugia fu un vero successo.

L’appuntamento è alle ore 11.00 presso la Sala Montanelli in via Solferino 26, storica sede del Corriere della Sera.
Ci vediamo lì?

Se Google lascia la Cina

Google in CinaGoogle has said it will end the controversial censorship of its search service in China and risk being thrown out of the world’s most populous internet market, following what it claimed were Chinese-based attempts to hack into its systems and those of other international companies.

Bell’articolo sul Financial Times. Pare infatti che il grande Goolge abbia minacciato di lasciare la Cina in seguito ad attacchi al suo sistema di posta, Gmail, da parte di hacker, o meglio cracker cinesi, che avrebbero attentato anche ad altre 20 aziende nella finanza, media e altri settori.

Google è il primo motore di ricerca in Cina dopo Baidu, che ironicamente martedì scorso è stato attaccato dai cracker iraniani, che hanno lasciato sul sito la bandiera dell’Iran e altri simboli con le parole “Iranian Cyber Army”.

Sembra insomma che Google lotti per la libertà di espressione, il diritto alla privacy e così via.

Io ho una visione un po’ meno idealistica di questa vicenda, tenendo anche conto che Google ha cercato in tutti i modi di compiacere la Cina attribuendole su Google Maps dei territori che questa contende all’India.

Secondo me Google ha fatto questo can can, tanto che Hillary Clinton è intervenuta, perché al momento i costi per difendersi sono più alti che in altri paesi e la bilancia rischi-benefici propende per i rischi, con poco ritorno economico. Se i cracker cinesi, che non è detto che siano governativi, riuscissero a entrare in Gmail, la credibilità della privacy di Google crollerebbe e ci sarebbe un’enorme perdita di immagine.

Credo poi che questi attacchi avranno due maggiori conseguenze:

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Ma noi con l'Islam siamo in guerra?

Si riapre la polemica con le comunità islamiche e con le forze progressiste. A dicembre infatti nel comune di Trenzano, circa 5000 abitanti nella bassa bresciana, il sindaco di centrodestra, Andrea Bianchi, ha bandito «l’uso delle lingue straniere durante i raduni di circoli e associazioni locali».

La giunta comunale ha approvato il provvedimento proprio poche settimane dopo l’inaugurazione di un’associazione islamica di integrazione culturale, definizione ridondante per indicare un piccolo circolo di immigrati marocchini.

Il comune di Castel Mella poi, sempre in provincia di Brescia, con una delibera ha escluso i ragazzi stranieri meritevoli dalle borse di studio comunali.

La lingua, si sa, è il medium della cultura di un popolo – e, viceversa, la cultura, almeno quella ufficiale, si esprime anche e soprattutto attraverso la lingua. E’ evidente quindi che il provvedimento dei ridenti comuni bresciani miri non solo a proibire l’uso della lingua araba nelle riunioni pubbliche, ma anche a esprimere pubblicamente la cultura araba – e non solo.

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La fame della Cina

contadino cineseLa fame della Cina, ma di terre!

Non contenta di aver occupato l’ex Tibet, che è stato completamente colonizzato dalle famiglie cinesi “invitate” ad emigrare e dalla cultura, imposta sin dai tempi della Rivoluzione culturale, la Cina ha chiesto al Kazakistan, un paese dell’Asia centrale appartenente all’ex URSS grande come l’Europa, ma di soli 16 milioni di abitanti, di permettere ai contadini cinesi di usare ben un milione di ettari di terra per la coltivazione. Con il conseguente trasferimento di coloni cinesi.

Bolat Abilov, vice segretario del partito di maggioranza Otan, ha risposto che se per ogni ettaro lavorassero 15 contadini, significherebbe che per un milione di ettari arriverebbero dalla Cina ben 15 milioni di cinesi. Se fra i 15 cinesi ci fosse la nascita di un bimbo, in 50 anni ci sarebbero in Kazakistan ben 50 milioni di cinesi!

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A Milano e oltre: passaggio in India

sadhuSe questi giorni a Milano avete voglia di fare qualcosa di insolito andate al Circolo della Stampa, in corso Venezia 16, nel pieno centro di Milano.

Oltre tutto è un bellissimo palazzo, scintillante di luci, caldo e accogliente, con un bel bar per ristorarsi dalle fatiche dell’intelletto.
Ecco qualche idea:

Venerdì 11 dicembre ore 14.30
Incontro-dibattito organizzato dall’Istituto di Ricerca e Dialogo Interculturale per l’uscita del libro “L’Anello della Repubblica” di Stefania Limiti. Una scoperta per caso. Un servizio segreto di cui nessuno ha mai saputo nulla, la cui esistenza è emersa di recente dagli archivi del Viminale.

Martedì 15 dicembre ore 18.30
Presentazione del libro “Wall street: la stangata” di Gianfilippo Cuneo e Fabio Tamburini. Baldini Castoldi Dalai Editore.
Relatori: gli autori, Guido Rossi, Francesco Micheli, Corrado Passera.

Se poi siete stanchi di partecipare a tante cose intelligenti, ad aprile andate in India e tuffatevi nelle sacre acque del Gange. Un viaggio d’eccezione nei siti più belli dell’India settentrionale accompagnati da un operatore culturale speciale, Marco Restelli, giornalista e studioso di sikhismo.

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Sta crollando il primo impero rivisitato e scorretto

Fini BerlusconiFini il fuorionda delle polemiche (Il Corriere della Sera)

Fini è fuori onda (Libero)

Fini-Berlusconi scontro finale (La Stampa)

Finimondo (L’Unità)

Fini esonda (Il Riformista)

Fini capo dell’opposizione (Il Fatto Quotidiano)

Questi alcuni titoli dei giornali di carta sulla vicenda Fini-Berlusconi (video integrale di La Repubblica), mentre Di Pietro commenta senza troppi errori “Oggi sta crollando il primo impero rivisitato e scorretto”.

Come direbbe il saggio: quod non potuit PD potuit alleati.

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