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Yaowawit per essere felici

bambini thailandesiSapete cos’è Yaowawit, in Thailandia? No? Bene, neanche io. Sono andata a vedere, è un collegio per bambini poveri.

Tedd Miller, vicepresidente esecutivo dell’area Asia-Pacifico della Sony Pictures Television, il 5 giugno partirà per un viaggio in bici.

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Enrica Garzilli su Il Fatto Quotidiano: Il blitz contro bin Laden in un videogame

Il Fatto QuotidianoEnrica Garzilli su Il Fatto Quotidiano. E’ appena uscito un videogame sulla cattura di Osama bin Laden che definire gioco interattivo su Internet è assolutamente riduttivo. Della serie: quando l’ideologia e l’esportazione della democrazia (americana) corrono sulla Rete.

Un consiglio: guardate prima il video – che non sono riuscita a incorporare qui -, tra l’altro molto bello e suggestivo, e poi, se vi va, leggete l’articolo.

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Chi è senza peccato scagli la prima Scajola

Galleria Vittorio Emanuele, MilanoIeri a Ballarò D’Alema ha reagito maluccio alle provocazioni di Alessandro Sallusti, vicedirettore de Il Giornale, per un suo appartamento prestigioso che pagava a l’equo canone.

Appena venuta a Milano, più di 13 anni fa, ho visto degli appartamenti stupendi con le finestre affacciate in Galleria Vittorio Emanuele, su in alto (vedere l’immagine). Per scherzo faccio a Bea: “ecco, vorrei abitare qui, quanto costerà l’affitto?”. Risposta: “Poco perché sono a equo canone e ci abitano politici e amici di Craxi“.

Non mi sembra improbabile che D’Alema abbia preso il suo appartamento a euo canone grazie alla sua posizione, ma non mi sembra neanche illegale. Forse è proprio quello che ha fatto Scajola, che ieri si è dimesso: l’ha pagato molto poco grazie al fatto che è un uomo importante.

Se un politico della sua posizione avesse ricevuto solo questo tipo di favori, e solo grazie alla sua posizione, senza niente in cambio, mi sentirei già soddisfatta. Ma il fatto che si sia dimesso al volo non mi fa ben sperare.

Il radioso, eroico formicaio del giornalismo web

giornaleNel web brulica il formicaio di un giornalismo tanto eroico, quanto misero, oscuro, vulnerabilissimo, succubo. E’ il giornalismo senza Ordine. Una piccola anticipazione del possibile futuro. Ci batteremo contro questo degrado con determinazione e fiducia. (www.francoabruzzo.it)

A pensarci bene Franco Abruzzo, ex presidente dell’Ordine dei Giornalisti, poteva risparmarselo, come dice Gilioli, visto che anche lui ora è parte attiva del formicaio: invia in email gli aggiornamenti del suo giornale online.

Ultimate Fighting Championship, 8 agosto 2009 a Philadelphia

Ron WatermanSabato 8 agosto a Philadephia si terrà l’incontro finale dell’Ultimate Fighting Championship, che è un tipo di lotta estrema ed estremamente cruenta fra due persone chiuse in gabbia.

Ma io dico, che gusto c’è a ridursi come due animali insanguinati e mezzi rotti in un tipo di “sport” che è stato definito “brutalità oltre ogni limite”? La specialità del campione in carica sono i pugni in viso e gli strangolamenti ed è famoso perché gli sfidanti fino ad ora sono stati portati via quasi sempre in barella.

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Cafoni e teppisti da stadio e da vacanza

UltrasIeri ho visto Matrix e lo spettacolo del manipolo dei facinorosi che l’altro sabato, allo stadio di Sofia, hanno dato fuoco alla bandiera bulgara.

Li chiamano fascisti. Io li chiamo teppisti: violenti, ululanti, belluini, sprizzava fuori dallo schermo un’energia così negativa, così aggressiva, come una grande nuvola nera sulle loro teste. Mi facevano un so che di ribrezzo. Sarà un mio limite ma non so vedere l’alito divino in quell’ammasso di cafoni.

Poi hanno preso e dato fuoco alla bandiera del paese ospite. Un gesto dalla grande potenza simbolica, un’offesa a tutta la nazione e, soprattutto, un’offesa a noi sportivi, a noi italiani, a noi tutti insomma, che abbiamo dato al mondo l’ennesimo spettacolo di cui vergognarsi. Abbiamo una cultura vecchia di 3000 anni. Abbiamo conquistato il mondo. Siamo in Europa, la nobile europa dall’antica civiltà, non in un sobborgo di Chicago. E sciocchezze varie.

Mentre spegnevo la televisione mi sono ricordata della vacanza a Rodi di questa estate. Splendida isola, bella gente, niente crimine, solo le infrastrutture essenziali, natura magnifica e quasi incontaminata.

Ho scelto accuratamente un hotel internazionale con pochi italiani e mi sono fatta dare una stanza lontana dai pochi che c’erano. So bene che in un hotel con i miei connazionali, nonostante i muri insonorizzati e la moquette alta un palmo, la notte non si dorme per i richiami da giungla, le risate da una parte all’altra dei corridoi e il via vai da una camera all’altra, con le porte sbattute.

Io mi alzo sempre lentamente, faccio colazione seduta, con calma, e ascolto/leggo le notizie. Ma i tavoli con le pochissime famiglie italiane erano un campo da battaglia (siamo in vacanza, mica in collegio!), i bambini si distinguevano nella sala enorme per chiasso e maleducazione (si sa, sono bambini…), spesso i coniugi discutevano a voce alta (è un bene chiarirsi, almeno in vacanza), non ho mai visto salutare un cameriere (sono lì per servirci, no?) Perché gli italiani sono populisti in patria ma, all’estero, si fanno graziosamente servire senza neanche un cenno di ringraziamento. Come mi ha detto una coppia brianzola che stava in un hotel dall’altra parte dell’isola, abbiamo pagato profumatamente tutto. Forse anche il diritto a essere cafoni.

Un segno di internazionalismo però c’era: unici fra tutti i popoli presenti in sala, gli italiani preparavano panini e incartavano brioche dolci e tramezzini da portare nelle borse, per risparmiare sul pranzo, come un tempo facevano i tedeschi e gli inglesi. Tanto è tutto pagato, mica te lo regalano!

Rodi, Valle delle farfalle. E’ un bellissimo percorso verde, un posto unico al mondo dove si incontra e si riproduce, in grappoli fitti sui tronchi, una specie rara di farfalle. Il loro numero però sta rapidamente declinando per il disturbo che arrecano i visitatori. Decine di avvisi e di depliant raccomandano di non fare chiasso e di non oltrepassare le barriere, magari per fare foto con macchine paurose, visto che ormai sono tutti fotografi e cineasti provetti.

Gli avvisi alle entrate erano tutti in quattro lingue. Man mano che si avanzava nel fitto del bosco, quelli seguenti erano solo in italiano e in greco.

In vita mia ho fatto pochissime vacanze ma ho vissuto molto all’estero. Ho imparato ben presto che per vivere in un ambiente un minimo civile, se non voglio sentirmi a disagio, devo stare lontana dai gruppi di italiani in vacanza, specie se hanno bambini.

Sono felice di essere italiana, abbiamo grandi tradizioni e un paese bellissimo, ma qui non si tratta di distinzioni etniche o nazionalistiche: si tratta di senso civico e di buona educazione. C’è chi ce l’ha e li usa, c’è chi non ce l’ha o li mette da parte, che sia russo, greco, tedesco, svizzero o francese.

Perché la distinzione base è la consapevolezza di vivere in una comunità, con il senso collettivo di regole da osservare, prima che di diritti da esigere; di leggi e limiti, prima che di privilegi. Oppure, vivere all’insegna dell’individualismo e del menefreghismo. All’italiana.

Fai ciao ciao con la manina!

Dalai LamaSolo una domanda sincera: voi, mentre sfilate solenni e gloriosi all’inaugurazione delle Olimpiadi e siete ripresi dalle televisioni di tutto il mondo, stareste lì al cellulare a parlare con la mamma?

(Sto cercando di smontare la grandiosità della cerimonia e il display di spettacolarità e di perfetta organizzazione della Cina, come si vede dalle foto su The New York Times. La cerimonia è stata fatta per il benessere di tutto il mondo, però centinaia di dimostranti tibetani hanno dimostrato davanti all’Ambasciata cinese a Kathmandu; in Turchia, per protestare contro la politica della Cina, un uomo si è dato fuoco; e il Dalai Lama pensa di andare in pensione.)

Un gioco di velocità

Giusto per stare in tema olimpico, un giochino di velocità.
Il livello 6 mi ha fatto impazzire! Poi ditemi come l’avete risolto. Anzi, se l’avete risolto.

(via Placida Signora)

Vincere e vinceremo

atleta che vinceMa perché non sopporto più i deficienti al governo, destra e sinistra in un unico calderone (oddio, qual’è la sinistra? devo andare a rivedermi un po’ di vecchie foto), che sono addirituttura divisi sulla questione se i nostri atleti debbano sfilare o no all’apertura dei giochi?

Sapevano benissimo che li mandavano in un paese che ha qualche problemuccio con i diritti umani, come sapevano benissimo che a livello politico e diplomatico il nostro governo deve stare zitto perché:

  1. la Cina fra pochi anni ci farà le scarpe
  2. con la Cina abbiamo troppi interessi economici
  3. in sovrappiù, la Cina è membro permanente dell’ONU.

Io sono stata atleta ad alto livello, anche se non sono andata alle Olimpiadi (ma avrei potuto): non hanno assolutamente idea di quello che vuol dire essere un atleta, prepararsi e allenarsi e confrontarsi ed essere assolutamente al di fuori delle logiche della politica.

Perché uno sportivo deve assumersi la responsabilità di fare delle scelte politiche che un ministro o un governo non sa o non può fare? I ministri facciano i ministri al meglio e non rompano con le cavolate fuori del ben dell’intelletto.

I nostri atleti ora devono solo sfilare e fare tutto ciò che opportuno fare in quanto atleti e cittadini ospiti, cioè comportarsi bene, secondo le regole del paese che li ospita, e partecipare, sfilate e tutto. Devono fare soprattutto quello per cui sono andati lì: devono vincere!

Anzi, dirò di più: solo vincendo e strappando tante medaglie agli atleti cinesi si darebbe un colpettino (morale) al trionfalismo della Cina, che si sta comportando come una grande potenza imperialista di prima della seconda guerra mondiale. Mi dispiacerebbe solo per quella parte del popolo cinese che è molto orgoglioso di queste Olimpiadi.

Che Gasparri e Meloni vadano a rinfrescarsi le idee al mare, che ne hanno proprio bisogno.

E un bocca al lupo di cuore agli atleti italiani: tenete alta la bandiera ragazzi, fatevi onore!

A Milano, la mia piscina lo Skorpion: Braudel a colpi di blog e la Garzanti - 4

piscinaIeri leggevo la critica alla storiografia narrativa, basata sugli eroi, del grande Fernand Braudel. E’ la storia degli uomini con destini eccezionali, di quelli che decidono in toto il loro fato e, soprattutto, il nostro. Gli eroi si confrontano solo fra loro, ovviamente.

Bene, mutatis mutandum Alessandro, un mio arguto lettore che ha un blog bellissimo, mi ha promesso di scrivere anche lui un post sulla sua esperienza in piscina, perché dice che i miei post sullo Skorpion sono uno spaccato sociologico. Così scriviamo storie piccole ma comuni e duelliamo a colpi di blog!

Gli storiografi criticati dal grande Braudel si sfidano sui fatti grandi, importanti. Noi scriviamo una specie di saga comune per raccontare le nostre qualificanti esperienze.

Purtroppo quest’anno la mia piscina, eccezionalmente (e te pareva!), ha chiuso le prime tre settimane di agosto. L’ultimo giorno l’acqua era già freddina. Sono andata a dirlo alla reception, dove stazionano facendo finta di lavorare due o tre classiche ragazze-segretarie milanesi: capelli lunghi finti biondi con i colpi di sole, lieve abbronzatura, niente trucco, vestite in uniforme tutte uguali (altro che grembiule a scuola).

Ce n’erano due che non avevo mai visto. Mi hanno chiesto di mostrare la tessera. Poi si sono messe a parlottare fra loro e i loro visi si sono allargati in sorrisi candidi. Mi hanno risposto con una gentilezza persino esagerata, certo inusitata. Abitualmente si danno un sacco di arie perché, come diceva la mia nonnina, anche le pulci hanno la tosse

Quando sono uscita mi hanno fatto all’unisono:

Arrivederla signora Garzanti! Speriamo di vederla presto!

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