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Il piacere della storia: la Compagnia delle Indie Orientali in virtual tour alla British Library

British Library

Imagine an England without tea in china cups, without pepper, chintz or chutney; imagine an India without cricket or gin and tonic, a world without Bombay or Singapore.

Si apre così questa mostra virtuale della British Library sull’Onorevole Compagnia delle Indie Orientali e i paesi con cui ha fatto affari: Iran, India, Cina, Bantam (un regno che copriva Giava occidentale e Sumatra meridionale), Giappone (durò circa dieci anni e terminò nel 1623!), Yemen.

Foto di pitture, sete, porcellane, caricature su carta e così via; poche ma essenziali notizie. E la storia diventa una bellissima passeggiata nel tempo e nello spazio, rivive sotto i nostri occhi. Se dal tour si sprigionasse anche l’odore di spezie, un mercato asiatico ambitissimo, sarebbe perfetto, un vera gioia dei sensi.

Il motivo iniziale dell’espansione della Corona Britannica era solo uno: gli affari. Gli inglesi avevano bisogno delle stoffe asiatiche, specie le sete cinesi, iraniane e indiane, e volevano trovare altri beni da scambiare. Soprattutto, avevano bisogno di riempire le riserve nazionali di argento.

Ovviamente, erano pronti ad agire con aggressività per prendere quello che volevano. Per esempio, nel 1611 rubarono (la didascalia dice “presero”) migliaia di stoffe da una nave del Gujrat, all’entrata del Mar Rosso. La pirateria dei corsari era una pratica diffusissima ed era finanziata dalle varie nazioni europee.

D’altronde, lo Stato di diritto non era ancora nato e le nazioni non consideravano prendere le cose di cui avevano bisogno “rubare”. Come sono cambiati i parametri morali e politici nel corso dei secoli (almeno sulla carta)!

Tanti auguri Orientalia4All!

birthday cake

Oggi è il terzo compleanno di questo blog. Tre anni fa esatti, alle 15:56, postavo il mio primo

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Lezioni di volo (in India)

Indian space woman (c) CNN.comPunteggio da 1@ –>5@ = @@@@

Stanotte siamo andati a vedere il famoso film Lezioni di volo, di Francesca Archibugi. All’Anteo, un cinema strano con l’entrata da una parte sbarrata, quella vera dall’altra, con all’interno una piccola libreria aperta fino alle 10 o più. E’ gestito da quattro signore di età diversa e gentilezza molto variabile ma un unico comune denominatore: sono molto alternative. La sala anche era molto alternativa e le poltrone favorivano una grande intimità, comode, con un sacco di spazio avanti, messe a paio e senza bracciuolo in mezzo.

Non mi sono addormentata, a tratti mi sono quasi divertita. Era un film tenero, con bei colori, i colori veri dell’India ma un po’ ritoccati, più brillanti (quando mai il deserto è così brillante?), con protagonisti veri. Un film che fa sorridere.

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Non sparate sulla blogger! Santa Teresina aiutaci tu

Santa Teresa di LisieuxDopo lo scambio di commenti anche “colorati”, ma talvolta incredibilmente dotti, e le provocazioni stile Sgarbi, fatte un po’ ad arte, c’è proprio bisogno che la nostra patrona ci protegga.

Di Santa Teresina ho già parlato. Questa è l’immagine che ho scelto io, anche se un po’ più chiara, ma qui ci sono tante altri immagini: lei che sorride, lei con i capelli tirati su, e così via. Questa, diciamo, è la mia: perché questo è ancora uno spazio libero, dove ognuno è libero di scegliere quello che vuole e commentare, o esprimere i propri sentimenti. E per lei la libertà di essere come voleva era sacrosanta.

Santa Teresina, guardaci dai maligni e dai prepotenti e vigila sulla sacrosanta libertà dei blogger!

Tokomoma, Buddha e podcast (e, forse, amore)

Ieri ho riportato dal parco due bei rami, uno più piccolo con un corpo centrale e due rametti simmetrici laterali, uno davvero grande e molto ramificato, tutto sbilenco, di una stranezza barocca.
Tutte e due pieni di gemme.

Ho messo il piccolo in un vaso, ché quando mette le radici lo trapianto. Il grande l’ho messo nell’angolo a sinistra degli scalini, sotto il finestrone della sala, bene in vista, solitario, con i capitelli e le pietre d’angolo disposti simmetricamente sotto — retaggio di un passato di architetto — e, soprattutto, molto, molto spazio intorno.

Circondati dallo spazio e dalla luce, appena filtrata e ammorbidita dalle tende leggere, i rami spogli del grande si allungano e si protendono in una staticità mobile, asimmetrica, viva.
Appena si entra, è l’elemento che più colpisce della stanza.

Ma non è il ramo in sé per sé che lo rende particolare: è lo spazio intorno, il vuoto. E la luce che prende, che gli batte dolcemente sopra e lo avvolge.
Come un tokonoma.
E’ un elemento della casa che attrae nella sua mancanza di elementi aggiuntivi, ha importanza in sé ed è unico, un oggetto che polarizza l’attenzione degli ospiti e rappresenta il fulcro del senso estetico.
Ma è grazie allo spazio intorno che si nota, lo spazio fa da cornice all’oggetto, come l’aureola sottolinea la santità del personaggio o il nimbo l’eccezionalità di quell’uomo speciale che è stato il Buddha.

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