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La Rete unisce e la Rete divide

divorzoNotizia dal Times e il Guardian. Il signor Pollard ha conosciuto la signorina Taylor in chat. Dopo 6 mesi hanno cominciato a vivere insieme e nel luglio 2005 sono sposati.

Al tempo già erano in Second Life, ambedue più giovani e più belli (perché uno dovrebbe avere gli stessi difetti anche in un’altra vita?), lui come Dave Barmy, lei come Laura Skye, così hanno celebrato il matrimonio anche lì.

Un bel giorno la signora Taylor si è svegliata da una pennichella, ha trovato il marito al computer, ha gettato un’occhiata sullo schermo e ha visto Dave che stava abbracciato sul divano

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La blogosfera è come una foresta

Enrica GarzilliVorrei chiudere per l’estate, e spero per sempre, la diatriba sulle classifiche o sul valore o meno di questo o quel blog con le parole che un grande, Giuseppe Tucci, pronunciò nell’ottobre 1978 alla solenne cerimonia di conferimento del Premio Jawaharlal Nehru per la Comprensione Internazionale, il massimo riconoscimento dell’India.

Cambierò solo la parola società con blogosfera, perché in effetti qui hanno lo stesso valore semantico:

Ma la blogosfera è come una foresta nella quale ogni pianta, ogni fiore, ogni animale coopera con la propria individualità alla gloria di tutto l’insieme; appunto perché diversi, concordano ad una bellezza concorde nell’unità finale ed in questa ciascun individuo partecipa alla costruzione di una superba cattedrale dove c’è posto per tutti [...] perché ciascuno, restando se stesso, è parte necessaria e insopprimibile [...] della diversità nell’unità, dove ci ritroviamo tutti affratellati…

Se tutti noi fossimo uguali saremmo come addormentati in una tenebra illune, mentre la diversità dev’essere come scintillazione di stelle in un cielo puro d’ombre, dove ogni stella spande la propria luce ma solidale con tutte le altre.

Facciamo parte di un insieme in cui tutti gli elementi hanno bisogno l’uno dell’altro per crescere e prosperare. Le classifiche non vogliono dimostrare niente, sono come la vita: c’è chi sta sopra, e magari è un imbecille, e chi sta sotto, e magari è una persona stupenda.

Ma rimane che c’è chi sta sopra e chi sta sotto, perché c’è chi si prende la briga di fare un calcolo. Tutto qui.

Certo, non è bello stare al 7000esimo posto, perché è insito nell’animo umano gareggiare, stare sopra, essere il primo, fosse anche nella classifica degli asini che ragliano meglio. Ma non c’è niente di tragico, perché tutti noi siamo come alberi in una foresta: il nostro blog è indispensabile per la sopravvivenza della foresta-blogosfera, per il suo crescere e fiorire e per permettere la vita di milioni di animali.

Io credo che la blogosfera sia un ecosistema aperto e le parole, i video, le foto e tutto il resto di tutti i blog contribuiscono a fare la foresta viva, verde e pullulante di idee, di discussioni e di risorse per tutti.

Il tempo e i sogni del blogger italiano

enricaNon so se questa striscia che ho messo ieri nel mio tumblr sia una risposta valida al bellissimo post sulla mancanza di tempo dei blogger di Giuseppe, ma ora che sono costretta all’immobilità, e quindi ho molto più tempo, mi rendo conto che c’è gente che blogg a (anche in tripla o quadrupla copia), Tumblr a (anche in gruppi chiusi), Twitter a, Jaiku a, Del.icio.us a, Flickr a, Facebook a, Second Life a, Linkedin a (vi piacciono i verbi fatti così?) e varie ed eventuali tutto il santo giorno. E quando dico tutto il santo giorno intendo che la trovo già bella attiva quando accendo il computer, mai prima delle 10, e la loro attività continua imperterrita e senza interruzione fino a quando lo spengo, questo periodo spesso dopo le 11 di notte. E forse continua, chi sa.

Prima non me ne ero mai resa conto, non seguivo per niente le vicende degli altri blogger, le mode, le conversazioni, non conoscevo la maggior parte dei blogger più conosciuti e non usavo neanche un aggregatore (che ho fatto pochi giorni fa e spesso mi scordo di leggere).

E nel tempo dedicato dei blogger non scordiamoci dei BarCamp, delle cene, delle birre, tutte cose più o meno istituzionali, e delle varie altre attività comuni riservate a pochi selezionati blogger d’élite. Quelle poi sono cose che molti fanno i chilometri, prendono treni e aerei per andarci, per esserci e, perché no, farsi riprendere dalle varie TV e dai fotografi della rete e magari accattare qualche link.

Il punto essenziale infatti è esserci per farsi vedere e, lo ribadisco, per prendere link e stare nei primi posti delle classifiche, o diciamo meglio in BlogBabel che, si sa, non interessa proprio nessuno ma non solo ogni due per tre se ne parla, e non solo quasi 13.000 blogger ci vogliono essere, ma ogni giorno ci sono richieste per entrare. E anche se non passa giorno che non venga vituperata e svilita, sminuita, non passa pure giorno che non ci sia chi si strappa i capelli e si straccia le vesti se il suo blog perde molte posizioni (cosa che, peraltro, ho provato con fastidio anch’io, specie per l’ingiusta punizione di Google).

Il punto è che bloggare è un’attività sociale, non è un attività in solitario, lo dicevo anche a Tatiana Bazzichelli, la giornalista di Internet Magazine, e più sei presente e più diventi in qualche modo autorevole, o se non altro riconosciuto.

E allora diventa come una droga: ti prende la smania di essere visto, di avere la tua corte (quanti ne vedo così!), di essere ascoltato, di contare qualcosa, tu che magari stai in una cittadina di provincia, non hai mai pubblicato prima d’allora e la tua firma l’hai messa solo nei biglietti di auguri collettivi fra colleghi (sapete, quelli quando si fa la colletta per comprare il regalo per nascite, matrimoni e pensionamenti), magari qualche giornalista importante dice oh quanto sei bravo e riesci a spuntare 3000 caratteri con gli spazi, e poi magari ti allarghi troppo e pensi di poter dire la tua su tutto, anche su quello di cui non ci capisci un accidenti: ma comunque qualcuno ti riconoscerà, sarai invitato a eventi sociali, presentazioni e aperitivi, se proprio sei furbo riuscirai a farti i tuoi ammiratori, a conquistare magari qualche passaggio alla RAI, a pubblicare un libro (ché ora un libro non si nega a nessuno), o sei hai delle vere qualità a cambiare lavoro e diventare davvero qualcuno.

Quindi Giuseppe ha ragione, come fa il blogger normale (quello che esce, sta fuori, lavora, magari ha una famiglia o una persona importante di cui prendersi cura, anche un cane o un gatto, o anche se non ha nessuno) a trovare il tempo per tutto? Dove trova il tempo libero?

Il fatto che non è tempo libero, il fatto è che per molti blogger questa attività è un investimento.

Perché? Come è possibile? Io azzardo delle risposte.

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Il sogno della terra promessa

Ho viaggiato molto. E ho viaggiato sempre, anche quando non avrei voluto, sulla terra ferma.

Mi piace il mare e ancor più mi piace il vasto oceano: ma da lontano, coi piedi sempre ben piantati sulla terra ferma. Lo guardo e la distesa dell’acqua mi fa pensare alle terre di là, mi fa pensare che l’acqua unisce, collega e ha fatto dialogare da millenni continenti lontanissimi fra loro.

Talvolta dalla spiaggia, dal bagnasciuga, penso alle altre civiltà e gli altri popoli di là del mare e ho voglia di sapere tutto di loro: ma stando ben ferma, coi piedi ben piantati per terra.
Non sono donna da rollii e beccheggii io! Da tempeste!

Mi piace anche camminare ai bordi dell’oceano, quando il vento mi porta dall’acqua l’odore aspro della salsedine e lo stridio dei gabbiani e vedo albatri e altri uccelli marini che girano in tondo a caccia di cibo.

Un giorno di ottobre, il capitano di una barca mi ha suggerito di costruirmi una barchetta anch’io. Una barchetta che solca il mare vagando di qua e di là, a seconda di come tira il vento, a seconda dell’estro del capitano, a seconda del desiderio.
Mi piace l’avventura e ancora più mi piaceva l’idea di comunicare con lui sull’acqua, di parlarci da una parte all’altra, magari di viaggiare insieme, vicini e di esplorare insieme nuove terre.

Ho accettato.

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I have a dream today...

I have a dream today

Era il sogno di Martin Luther King Jr.: una realtà senza barriere razziali.
C’è riuscito, più o meno.

Perché le le fantasie vissute creano la realtà (vedi il Sonny di I, robot). Non c’è dicotomia. Sotto ogni realtà, brutta o bella che sia, c’è una fantasia che l’ha creata, l’ha spinta, ci ha spinto ad attuare la realtà.

Ci sono persone che proiettano le fantasie brutte su altri, come su un grande schermo. Al limite estremo vediamo Hitler: dicono fosse paranoico, con fantasie ossessive e persecutorie. Beh, che ha fatto? ha fatto esattamente questo, si è messo in testa che una certa categoria di persone dovesse essere perseguitata altrimenti perseguitava la società tedesca, per cui si sentiva responsabile.

E Madre Teresa di Calcutta?
Anche lei sin da piccola aveva un grande sogno, una fantasia: diventare missionaria. Fu mandata in India. Dopo oltre 18 anni di lavoro, durante il viaggio in treno da Calcutta a Darjeeling, da ebbe la “chiamata nella chiamata”: ebbe un sogno. Dio le chiese di prendersi cura dei più poveri, dei più reietti, degli abbandonati.
Da lì cominciò a fondare un nuovo ordine religioso e il resto, tutto il favoloso resto che tutti conosciamo.
Realizzò il suo sogno (o il sogno di Dio).

Di sé, disse che era la matita nelle mani di Dio.

Fantasie. Anche l’amore è una fantasia. Uno si può sentire libero in un rapporto pur essendo legatissimo, o sentirsi imprigionato pur facendo allegramente i cavoli propri. Non è una percezione legata ad una fantasia?

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