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Mentre alla FAO parlano, l'India

indiani affamati

Dicono che non ci sono soldi e quindi il vertice FAO sarebbero solo parole.

Forse i capoccioni lì non sanno che in India avvengono 17.000 suicidi l’anno di agricoltori, che si tolgono di mezzo per disperazione, per i debiti contratti grazie alla sempre promessa e sempre mancata politica di riforma agraria.

Le riforme epocali, sostanzialmente neoliberiste, attuate dagli inizi del 1990 – in soldoni, l’India si è aperta al capitalismo – non hanno toccato la principale fonte di occupazione del paese (circa il 60% della popolazione attiva), che è l’agricoltura. Anzi, ne hanno peggiorato le condizioni.

La crescita della shining India c’è stata, eccome, attestata circa al 6% annuo, una percentuale che nell’ultimo decennio è salita all’8%, mentre per il quinquennio 2007-2012 si prevede intorno al 10%.

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La privacy di Google Voice

Google VoiceSi vede che quelli di Google sono pagati anche per avere tempo libero per pensare all’innovazione e sperimentare tutto quello che gli passa per la testa coi mezzi aziendali.

Mentre rilascia la versione beta di un software che accelera internet (Luca), ha però i primi problemi col nuovo servizio sperimentale che speravo di provare al più presto (ora è solo per cittadini USA): Google Voice, un solo numero per tutti i telefoni e moltissime funzioni.

TechCrunch dice che il servizio viola la stessa policy Google sulla privacy. Sinceramente non lo so perché non conosco nessuno che usi Google Voice, ma buono a sapersi.

Chiarire e non mentire: sulla vendita di BlogBabel

Questa è la risposta di Ludovico sulla vendita di BlogBabel a un post ingiurioso di qualcuno che ha fatto un po’ troppo il brillante per pararsi le spalle:

Gli ultimi giorni sono stati abbastanza faticosi, cosa che certo non aumenta il mio già scarso interesse per le polemiche intorno a BlogBabel. Credo ci sia però bisogno di qualche chiarimento, in particolare rispetto al post di Gianluca che propone una versione astiosa, grottesca, offensiva e con molte falsità di una trattativa svoltasi nei mesi scorsi.

Qualche mese fa avevo messo in giro la voce che avrei voluto vendere BlogBabel, e tra gli altri si era fatto avanti anche Gianluca facendosi tramite dell’interesse di due aziende. Fin da subito l’affare sembrava poco chiaro: delle due aziende potevo incontrarne solo una, ma sapevo già che non avrei dovuto accettare una loro offerta; la seconda non era interessata a vedermi, e avrebbe comprato a scatola chiusa. Non ho grandi esperienze di trattative commerciali, ma nei miei 15 anni di lavoro per grandi aziende, spesso su progetti da milioni di euro, una cosa così non l’avevo mai vista e mi era sembrata da subito poco seria. Decido comunque di proseguire, per vedere dove si sarebbe andato a parare.

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Twitter Facebook e MySpace per trovare lavoro

Brian Ward lost his job on a Friday afternoon. Eleven days later he had a new one. With nearly 1 in 10 people out of work and the typical job search lasting 12 weeks, how did the Cleveland-based software architect pull it off? In a phrase: online social networking.

Dice il Time che se siete state licenziati il miglior modo di trovare un nuovo

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Sulla chiusura di The Pirate Bay e di La baia: libertà, ma non di delinquere

The Pirate BayOggi sia The Pirate Bay sia La baia sono chiusi e al loro posto si vedono questi annunci della Guardia di Finanza, Nucleo di Polizia Tributaria Bergamo.

Pubblico di seguito un commento al mio post di ieri sulla chiusura italiana dell’accesso al popolare BitTorrent e il durissimo articolo che l’annuncia. E’ di Hermans Jazzoni, che si occupa anche di pirateria informatica sia come avvocato, sia come programmatore e esperto di cracking, anche se amatoriale.

Io non so cosa sia giusto o ingiusto, cosa sia legale a illegale, a naso mi sembra che non si possa imputare un mezzo, il p2p, di essere illegale, ma certi contenuti sì, e l’uso di un mezzo così veloce, effimero e di massa per condividerli forse anche. Penso, soprattutto, alle organizzazioni criminali transnazionali che mettono in opera tutti i mezzi possibili, e non rintracciabili, per trasmettere e scambiarsi file pedopornografici.

Tutti sanno che il concetto di legalità e di liceità sono stati stravolti dall’uso di Internet e dalla facilità estrema di compiere atti di criminalità informatica, per esempio la copia intera dei dati di un database privato, ma messo online perché tutti ne usufruiscano gratis et amore dei, per usarli in altro modo, a nome proprio e senza neanche menzione della fonte.

Voglio ribadire anche una cosa, che ho sempre affermato (anche attirandomi le ire dei tromboni estremisti del “libero tutto sempre e a ogni costo“: quando non sono lesi i loro interessi, ovviamente!): anche la libertà di copiare, se è solo libertà di copiare cose innocenti o utili, e di trasmettersi liberamente i dati online con il peer to peer, può danneggiare il piccolo che vive delle sue opere. Penso a un mio conoscente piccolo regista d’essai e malamente piratato.

Danneggia le grandi case discografiche e le multinazionali di Hollywood, e che si faccia posso anche capirlo, perché decidono la politica dei prezzi in modo assolutamente gonfiato (posso capirlo, ma se è illegale è illegale: non esiste una legge Robin Hood!). Ma a me e l’organizzazione che rappresento ha danneggiato che uno dei miei libri sia stato scannerizzato da un professorucolo inglese e inviato ai suoi studenti. Non sarà p2p, sono solo poche centinaia di studenti ed è stato fatto per fini di studio (a dirla tutta, è fatta per farci un dispetto, ma tutti sanno che l’Accademia ha altissimi ideali!:)), ma l’Asiatica Association di questo ci vive. Ha fatto bellissime cose per 13 anni, le ricomincerà a fare a settembre, è stata all’avanguardia per tante cose a livello internazionale (e in USA a livello tecnologico non è facile essere i primi), ha regalato e condiviso tanto, è menzionata nelle migliori enciclopedie, ma ha bisogno, come tutti, di soldi per sopravvivere. E quindi quello che ha fatto il signore di cui sopra è stato non solo illegale, ma anche ingiusto. Che è peggio.

Questo il commento. Ancora una volta grazie, Hermans!

Non so se sia più comico il messaggio della “baia” o la confusione che si è generata intorno. Per chi non conosce la pseudo anarchica scena del cracking (per altro andrebbe fatto un grosso distinguo separando chi si serve della scena con la stessa avidità di quelle organizzazioni criminali che smerciano dall’oriente le collezioni di software, film ed mp3 ecc. ) non può cogliere la povertà al fondo delle parole razziste e diffamatorie che si leggono in quel post.

Quelle frasi, prendendo spunto dalla vicenda “mediaset/youtube” sulla falsa riga dello spirito dei vari proclami che solitamente le “ciurme” lasciano all’interno delle singole release (i file “*.nfo” per capirci). Sin dal loro apparire si è potuto leggere di tutto in quei file. La realtà vera e che non ci sono principi. E dalle parti della “baia” non c’è nessuna libertà. Solo fumo negli occhi.

Quali principi? La storia dovrebbe dire qualche cosa. Già i “nonni” di questi sistemi hanno danneggiato le ragioni per cui era nato anni fa lo shareware ad esempio. Vi ricordate? Il miraggio di avere programmi migliori e programmatori soddisfatti perché premiati sul campo?

Vogliamo parlare di cose serie? Pensiamo a tutelare e favorire l’accesso alla conoscenza per coloro che non possono permettersela. Per coloro a cui, ancora oggi, è negata per ragioni politiche o religiose. Siamo cresciuti o no? Se penso ad internet penso anche all’informatica in senso stretto. A fianco, però, c’è un’altra parte più umana che mostra e racconta fatti che altrimenti resterebbero nascosti. Penso al dissenso sulle scelte politiche che altrimenti non troverebbe spazio. Se penso ad internet vedo anche il lavoro di tanti che hanno contribuito a renderlo condominiale. A programmatori che realizzano estensioni sperando che attraverso il sudore della loro fronte qualcuno faccia una donazione per dei bambini lontani.

Queste sono libertà da tutelare. Il diritto a nascondere le proprie tracce digitali ma non la facilità di commettere un reato. Il diritto alla libertà di esprimere le proprie opinioni ma non la libertà di mettere il filmato porno della propria ex. Il diritto a condividere il sapere ma non la libertà di violare i legittimi diritti di chi non vuole fare altrettanto. Il diritto di copiare ciò che merita di essere salvaguardato. Battersi per una legge che garantisca il diritto al lavoro, permettendo l’accesso gratuito al software il cui apprendimento è considerato indispensabile per essere assunti.

No. I distinguo vanno fatti. Troppo comodo invocare la libertà quando si è dalla parte del torto. Anche gli artisti devono campare, come i programmatori … come tutti. Le farneticazioni della baia sono speculari a quelle delle software house che infilano giocattoli pericolosi per la privacy compressi e cifrati perché sfuggano ad un controllo superficiale. Scuse. Non libertà solo scuse.

The Pirate Bay è chiuso ma La baia è aperta

The pirate bayIl PM Giancarlo Mancusi fa bloccare agli ISP italiani l’accesso all’IP di The Pirate Bay da parte di quasi tutti gli utenti italiani. The Pirate Bay serve a scaricare musica, film, giochi, software e altro. The Pirate Bay è il più grande BitTorrent tracker del mondo.

Ma quelli di TPB non stanno con le mani in mano, hanno già registrato un nuovo dominio solo per gli utenti italiani, La baia, e hanno pubblicato un durissimo articolo contro Berlusconi e la sua decisione, che inizia così:

We’re quite used to fascist countries not allowing freedom of speech. A lot of smaller nations that have dictators decide to block our site since we can help spread information that could be harmful to the dictators.
This time it’s Italy. They suffer from a really bad background as one of the IFPIs was formed in Italy during the fascist years and now they have a fascist leader in the country, Silvio Berlusconi. Berlusconi is also the most powerful person in Italian media owning a lot of companies that compete with The Pirate Bay [...]

E termina così:

We don’t want a censored internet! And the war starts here…

La guerra è appena iniziata! Sembra un gioco, ma non lo è. Qui ci sono in gioco valori e sistemi un po’ più grandi del semplice scaricare gratuitamente risorse in rete.

Una cosa è certa: aggirare i provvedimenti per chiudere i siti è facile e questa guerra sarà vinta dai pirati. Infatti per il mio ultimo libro ho un’ideuzza…

Il match fra CEI e RAI

Mentre stamattina facevo la mia solita toilette, che adesso ci metto un paio di ore (trucco, pettinatura e tutto), alla radio hanno dato due notizie che quanto a bufale si equivalgono. O è uno scherzo e loro burloni (ma non siamo in Quaresima?) o la CEI è impazzita: un servizio pubblicato dal quotidiano della Cei Avvenire attacca il documento diffuso ieri dalla Fnomceo, l’associazione nazionale dei medici, dicendo che è un falso. Il documento (guarda un po’) sostiene fra le altre cose la Legge 194 e la pillola del giorno dopo.

Ma il presidente dell’Ordine dei Medici fiorentino, Panti, che fa parte del comitato ristretto che ha redatto il documento, ribatte che è il documento è stato approvato dal comitato etico e dato alle agenzie di stampa così com’è.

L’altra notizia assurda è che la lettera di sollecito della RAI per pagare il canone della televisione precisa che si dovrebbe pagare anche sui computer.

Fra poco lo stato italiano ci farà pagare anche l’aria che consumiamo, contata in millesimi di superficie corpo. Più sei grande più paghi. E ce la daranno sempre inquinata comunque.

Saremmo l’unico paese al mondo a istituire una tassa su di un media, perché così Internet è diventato, autoprodotto. Facciamo tutti da soli, notizie e contenuti, giochi e video, film in prestito, tutto, chi ci gioca e chi ci lavora, tutti fanno tutto insomma. Lo stato non ci passa niente, compriamo il computer con i nostri soldi, lo mettiamo a posto e lo forniamo di software con i nostri soldi, archiviamo o prendiamo e diamo in prestito contenuti, film, video, canzoni, tutto con i nostri soldi, produciamo e usiamo i contenuti coi nostri soldi. E dovremmo pagare lo stato per questo?

Update delle 14: Chico, che vive in Germania, ci fa sapere che lì il canone esiste da un anno e e sono soggetti al pagamento tutti i computer che hanno la possibilità tecnica di trasformarsi in apparecchi radio e/o TV (cioè tutti).

Non è che se lo fa la Germania mi sembra più giusto, secondo me è sempre una bufala bella e buona e un modo per estorcere, spillare, rubare, letteralmente, soldi agli utenti, sicuri che chi non paga la TV almeno il computer ce l’abbia!

La conferenza sull'Open Source di Stallman e Perens

Programmi open sourceA giugno Bruce Perens e Richard Stallman, insieme a Arturo di Corinto, hanno incontrato Fausto Bertinotti in una audizione ufficiale della Commissione cultura della Camera dei Deputati. Sì, sto parlando di copyright e copyleft, di free software, di open source.

Nel blog di Arturo di Corinto potete scaricare la conferenza che Stallman e Perens hanno tenuto all’università di Roma.

Sull’argomento ho letto un articolo su ioProgrammo di ottobre. C’è anche un articolo sulla prossima Etech, una conferenza del sempreverde O’Reilly Media, che si terrà a San Diego il 3-6 marzo 2008. Potete proporre una relazione fino al 24 settembre: se avete il coraggio di confrontarvi coi big fatevi sotto.

Indovinate chi scrive di tutto questo?

(foto)

Io programmo?

Non solo ioProgrammo è un favoloso mensile di software che pubblica delle chicche — news, tutorial, implementazioni, codici di gestione e cose così — davvero stupende, ma ci collaboro io!
Il numero di settembre si apre con il mio articolo

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"La festa londinese degli hacker" su Apogeonline, market, marketing e libertà di stampa

Matthew Cachmore Non voglio farle pubblicità ma stamattina su Apogeonline è stato pubblicato l’articolo La festa londinese degli hacker, scritto da Enrica Garzilli. Include le interviste che ha fatto a Chad Dickerson, Senior Director di Yahoo! Developer Network e Matthew Cashmore, Development Producer per la BBC, che hanno organizzato l’Hack Day di Londra, sullo scopo e il significato dell’evento e su quello che le aziende si aspettavano da questo grande sforzo economico e organizzativo e dai 300 hacker giovani, aitanti e forti.

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