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Il club delle mogli obbedienti

Club delle mgli obbedientiSbaglio o la situazione delle donne nel mondo sta peggiorando? O, perlomeno, c’è chi vuole che peggiori. Oggi la notizia che a Singapore un professore di letteratura di 70 anni, Dalam Zaini, vuole fondare il “Club delle mogli obbedienti”. Infatti Zaini pensa che l’aumento dei divorzi sia dovuto al fatto che le mogli non ascoltano più i mariti (leggi, non obbediscono).

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Asia Maior 2010: Ripresa economica, conflitti sociali e tensioni geopolitiche in Asia

L’ultimo volume di Asia Maior è stato appena pubblicato con il titolo di Ripresa economica, conflitti sociali e tensioni geopolitiche in Asia, a cura di M. Torri e N. Mocci, Bologna: Odoya. Il volume esamina le principali vicende politiche, sociali ed economiche del 2010 di 18 paesi asiatici. Io tratto la Repubblica Federale Democratica del Nepal nell’articolo “Nepal, la difficile costruzione della nazione: un paese senza costituzione e un parlamento senza primo ministro”.

A breve sul sito di Asia Maior potrete leggere gratuitamente tutti i saggi.
Quello di Enrica Garzilli sul Nepal, come tutti gli anni, su quello dell’Asiatica Association.

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Banda larga a scuola: una questione di diritti civili

protesta per l'ADSLNon qui però, ma negli Stati Uniti, dove stanno potenziando in tutti i modi il libero wi-fi e le connessioni veloci nelle scuole elementari e medie.

La banda larga a scuola per tutti gli studenti è una questione di diritti civili e di sviluppo economico“.

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Il piacere della storia: la Compagnia delle Indie Orientali in virtual tour alla British Library

British Library

Imagine an England without tea in china cups, without pepper, chintz or chutney; imagine an India without cricket or gin and tonic, a world without Bombay or Singapore.

Si apre così questa mostra virtuale della British Library sull’Onorevole Compagnia delle Indie Orientali e i paesi con cui ha fatto affari: Iran, India, Cina, Bantam (un regno che copriva Giava occidentale e Sumatra meridionale), Giappone (durò circa dieci anni e terminò nel 1623!), Yemen.

Foto di pitture, sete, porcellane, caricature su carta e così via; poche ma essenziali notizie. E la storia diventa una bellissima passeggiata nel tempo e nello spazio, rivive sotto i nostri occhi. Se dal tour si sprigionasse anche l’odore di spezie, un mercato asiatico ambitissimo, sarebbe perfetto, un vera gioia dei sensi.

Il motivo iniziale dell’espansione della Corona Britannica era solo uno: gli affari. Gli inglesi avevano bisogno delle stoffe asiatiche, specie le sete cinesi, iraniane e indiane, e volevano trovare altri beni da scambiare. Soprattutto, avevano bisogno di riempire le riserve nazionali di argento.

Ovviamente, erano pronti ad agire con aggressività per prendere quello che volevano. Per esempio, nel 1611 rubarono (la didascalia dice “presero”) migliaia di stoffe da una nave del Gujrat, all’entrata del Mar Rosso. La pirateria dei corsari era una pratica diffusissima ed era finanziata dalle varie nazioni europee.

D’altronde, lo Stato di diritto non era ancora nato e le nazioni non consideravano prendere le cose di cui avevano bisogno “rubare”. Come sono cambiati i parametri morali e politici nel corso dei secoli (almeno sulla carta)!

Appello urgente per Myanmar

BurmaAccolgo volentieri un appello per le vittime in Myanmar. Ricordo che il ciclone Nargis ha mietuto 90.000 vittime e 50.000 persone sono ancora disperse.

Se volete fare una donazione — potete dare anche solo 1 euro — fatelo tramite il conto Paypal che trovate sulle pagine di Fabrizio, che aperto la sottoscrizione. E’ una persona seria e la raccolta di fondi andrà in porto attraverso mani sicure:

Ho aperto una sottoscrizione per le vittime del ciclone Nargys in Myamar, perché abbiamo trovato un modo di far giungere il denaro direttamente nel paese, tramite Singapore, a una persona fidata che, oltre a necessitarne in prima persona dovendo provvedere alla vecchia madre, è in grado di assicurarne la ridistribuzione in aiuti sia a Yangon, dove abita, che in due villaggi a nord lungo il corso dell’Irrawady, tra i più disastrati.

Su Hina, lo Stato italiano, Islam, la comunità, la religione, la Parola

Questa è la mia risposta ad un commento di Intempestiva al post sull’omicidio di Hina Salem. Con una brevissima aggiunta dall’intervista — intelligente — a un giudice al Radiogiornale delle 12 sul secondo canale:

Grazie per aver precisato quello che ho detto, che in parte ri-preciso:

Assolutamente no, la donna musulmana in India e Bangladesh non può ripudiare il marito per legge, appunto. Il “talaq” non esiste per le donne. In India fino al 2001 non era neanche contemplato. Era specificata la modalità di divorzio maschile soltanto. E c’è la Personal Law, almeno in parte, riguardo al diritto di famiglia: ogni gruppo religioso segue il suo diritto. (aggiungo il sito dell’All India Muslim Personal Law Board)
Anche la separazione (non divorzio) per cattolici era solo maschile, in pratica: la donna doveva aver assistito *insieme* a testimoni ad atti di bestialità da parte del marito, per esempio. Testimoni desiderosi di testimoniare nella Corte. Mi dici a Delhi, per esempio, quando succede la bestialità “pubblica”? Ecc.
C’è un famoso avvocato (donna), Rani Jethmalani, abilitato anche nell’Alta Corte, che ha scritto sul diritto familiare e le condizioni di separazione per le donne.

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