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Islam in USA, quando la religione è una cosa seria

bambino musulmanoQuando anche la scuola è una cosa seria. Infatti in Texas i conservatori domani voteranno per sottoscrivere un documento da mandare al Texas Board of Education, l’organismo che si occupa della qualità dell’istruzione di base.

Dicono che i libri di storia del sesto grado (per i bambini di 9-10 anni) presentano una versione dei fatti pro Islam e anticristiana, e che devono quindi essere riformati.

La stessa cosa è successa qualche anno fa in California con un gruppo di induisti conservatori, che volevano riformare i passaggi dei libri di testo

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Per Alda nata Merini

Alda Merini(Sono una piccola ape furibonda.)
Mi piace cambiare di colore.
Mi piace cambiare di misura.

Rimarrà aperta fino al 31 marzo all’entusiasta Liceo classico Francesco Stelluti di Fabriano la mostra fotografica di Rita Vitali Rosati Per Alda nata Merini.

E’ il seguito della Giornata mondiale della poesia, che il liceo ha festeggiato con la manifestazione Luoghi di versi, dedicata alla grande poetessa scomparsa da poco.

Durante la manifestazione alcuni studenti hanno recitato i loro lavori, partoriti al laboratorio di scrittura poetica della scuola.

Se abitate dalle parti di Fabriano andateci: la mostra fotografica è d’artista, la cittadina è bellissima e il liceo è uno di quelli che viene voglia di tornare a scuola. Un anno e mezzo fa ho avuto il piacere di andarci a parlare della questione della politica della Cina e i diritti umani dei tibetani e ve lo posso assicurare (e sì che la scuola l’ho sempre detestata).

Softi Free OCR funziona?

scannerL’altro giorno dovevo scannerizzare dei fogli di un articolo scritto a mano in stampatello, con le note in sanscrito, di Debabrata Sensharma, uno studioso indiano allievo del famoso pandit Gopinah Kaviraj. Ho provato perché altrimenti avrei dovuto riscrivere tutto a computer. Ho usato il programma Softi Free OCR per trasferire il foglio scannerizzato immediatamente come documento word e mi sono resa conto che non faceva un grande caos con le lettere.

Che non riconoscesse le note in scrittura devanagari me lo aspettavo, ma che facesse una tale confusione fra le parole del testo, scritte a stampatello, proprio no. Tutto da rifare.

C’è un modo perché funzioni meglio o Softi Free OCR va bene solo con i documenti già scritti a computer o a macchina? Sono io che non sfrutto bene le potenzialità del programma (su Facebook mi hanno detto tutti che è utilissimo)?

Asia Maior: Crisi locali, crisi globale e nuovi equilibri in Asia

Come da tradizione, presento il nuovo volume di Asia Maior, un gruppo di asiatisti, studiosi e giornalisti, specializzati sul continente asiatico.

E’ appena uscito in libreria Crisi locali, crisi globale e nuovi equilibri in Asia, a cura di M. Torri e N. Mocci, Milano: Guerini e Associati, 2009. E’ bellissimo, tutto blu e, lo dico per chi compra i libri per le copertine, farà una bella figura vicino agli altri della serie, tutti in grigio. Soprattutto, è utilissimo per avere un quadro complessivo dell’Asia, questa sorella così vicina e importante eppure, nonostante tutto, così lontana per la maggior parte dei lettori, anche colti. Se lo volete acquistare il volume andate in libreria o scrivetemi perché la casa editrice, benché fosse in vendita sin dal 27 maggio, ancora non lo ha reso disponibile online.

Il volume copre gli avvenimenti del continente asiatico del 2008 con i saggi su Iran, Turkmenistan, Afghanistan, Pakistan, India, Nepal, Bangladesh, Sri Lanka, Birmania, Thailandia, Cambogia, Vietnam, Malaysia, Indonesia, Filippine, Cina, Coree e Giappone.

Il mio saggio è intitolato Le elezioni dell’assemblea costituente e i primi mesi di governo della Repubblica Democratica Federale del Nepal e lo potete leggere qui. Analizza il periodo preelettorale ed elettorale e la rivolta dei madhesi, chiedendosi se le elezioni siano state davvero libere e rappresentative, e i due problemi principali che sta affrontando il Nepal democratico: il terribile problema energetico, che ha portato il paese a interrompere la fornitura di energia elettrica ai cittadini ordinari, alle istituzioni e i servizi, per ben 16 ore al giorno; e il collocamento e la riqualificazione degli oltre 20.000 ex soldati maoisti, una situazione conflittuale che il 23 maggio 2009 ha portato al crollo del governo di Prachanda e alla nomina dell’attuale primo ministro Madhav Kumar Nepal.

Questa è la presentazione del volume Crisi locali, crisi globale e nuovi equilibri in Asia. Enjoy!

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I nati digitali a Milano: tutto nòvo e innovativo, ma chi paga?

NòvaHo letto l’acuto post di Gaspar sulle dimensioni tabloid di Nòva e il probabile perché. Collaborando con Nòva, però, posso obiettare solo una cosa: la cultura e l’informazione non si misurano a peso. La qualità di uno scritto non va a numero di caratteri. Se ora lo spazio per scrivere si è ridotto, la cosa importante è che la qualità rimanga invariata o, se possibile, migliori.

Gaspar però ha colto nel segno. In Italia, purtroppo, c’è un grande problema: mancano i soldi per la cultura, che sia quella tecnologica e d’innovazione o quella umanistica, che sia la ricerca pura o quella applicata, per tradurre dal sanscrito o per sviluppare un nuovo programma. Mancano i soldi investiti in cultura e in informazione che vengano, indirettamente, dalla pubblicità (e quindi dalle aziende) o, soprattutto, dallo Stato.

Si sta cercando di pompare l’innovazione in ogni modo ma con mezzi “pubblicitari”: incontri, meeting, ecc. Ma produrre l’innovazione, creare, osare investendo in cose nuove, costa molto più che parlarne, questo è il problema.

Quindi ben venga il nuovo evento organizzato a Milano, Nati digitali. Ben venga soprattutto perché ci sono nomi di relatori nuovi (che innovazione è se parlano sempre gli stessi? L’innovazione dovrebbe cominciare da un ricambio di cervelli, di persone, e invece in Italia parlano, insegnano e pontificano sempre i soliti). Ma a lungo termine non so che vantaggi porti organizzare un meeting così, oltre a far circolare un po’ di soldi e un po’ di nomi.

Parlare e discutere di innovazione e generazione digitale è carino, senz’altro, ma non cambierà la situazione attuale: circolano molti meno soldi per la cultura, anche quella d’innovazione, e ci vorrebbe il coraggio di investitori come l’Olivetti dei bei tempi e i suoi gruppi di ricerca, che portavano avanti anche studi sul linguaggio, la gestione dei conflitti a e la comunicazione interpersonale in azienda.

Studi che qualche volta non hanno portato, in pratica, a niente. Ma che hanno aperto la porta a altre cose importanti.

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Il potere ha paura dei veri giornalisti (e un po' anche dei veri blogger)

journalistSe avete una decina di minuti fermatevi a pensare sul valore e la qualità della nostra informazione cartacea e televisiva. Credo che ci sia qualcosa da dire.

Uno stupendo articolo di Chris Hedges dice che i giornalisti televisivi che guadagnano 5 milioni di dollari non sono giornalisti: un vero giornalista fa paura al potere, non è un cortigiano del potere. Non viene invitato alle cene presidenziali né tiene i talk show, come succede in USA a Tom Brokaw (che seguivo spesso con NBC news) e Wolf Blitzer, ma viene temuto.

Ora mi chiedo: ma che credibilità di imparzialità e di inchiesta possono avere dei giornalisti televisivi tipo Emilio Fede? Non so il suo imponibile ma ricordo le sue domande mirate e precise a Berlusconi, con risposte del futuro Primo ministro nette e senza tentennamenti, come fosse tutto preconfezionato, sul TG4. Poco prima delle ultime elezioni.

Ecco io mi chiedo: ma quanti soldi prenderà Fede, ufficialmente o ufficiosamente, per fare il Fido, cioè scusate il Fede di Berlusconi? Che giornalista è, o è diventato? E quanti giornalisti come lui ci vengono propinati ogni giorno nelle tv, per esempio?

Da un bravo giornalista mi aspetto una notizia e/o un’opinione, eventualmente, non una comunicazione di servizio. Che non sia intruppato ma che sia una voce controcorrente anche quando è, ovviamente, all’interno di un gruppo editoriale di tendenze ben precise o al servizio di un padrone come Berlusconi (che a tutti gli effetti è il suo padrone, il suo datore di lavoro), o De Benedetti.

Un vero giornalista avrà certamente obiezioni da fare al suo datore di lavoro, domande scomode che gli altri, il volgo, non possono rivolgergli personalmente. Le notizie di agenzia, anche a pagamento (ché costano pochissimo al mese), le possiamo scaricare tutti in rete. Ma è questo che mi aspetto da un vero giornalista: che vada personalmente alla fonte, come chi fa cronaca o come gli inviati, dato che hanno il privilegio di essere pagati per accedere direttamente ai fatti o alle informazioni.

Hanno il privilegio di informarci: non mi aspetto che ci formino! Le idee vorrei formele da sola, magari con una pluralità di informazioni date da giornalisti credibili.

Mi aspetto che trovi quello che noi, da casa, non possiamo trovare, che veda con altri occhi, che lo veda da tutte le angolazioni possibili, che abbia orecchie occhi e un cervello che funziona anche quando lavora per qualcuno. Che almeno lo intervisti davvero, che lo stuzzichi sulle cose che gli danno più fastidio, le cose pubbliche, le cose che interessano a noi tutti e che servono alla gestione del pubblico o alla ricreazione del pubblico.

Sì, lo so, ho un’idea romantica del giornalista, utopica, e quando scrivo per i giornali o le riviste la seguo (come quando scrivo qui o faccio ricerca e scrivo di quella). Però ancora ne trovo in giro di giornalisti così e sono molto felice e orgogliosa di conoscerli. Spero presto di postare su questo blog il loro nome e le vicende che li hanno portati, proprio perché sono veri giornalisti, a essere licenziati in tronco dalle televisioni o dai giornali per i quali lavoravano: perché il potere, qualsiasi esso sia, legale o illegale, o il personaggio famoso, deve avere paura dei giornalisti. Se sono veri giornalisti.

Io farei una lista dei giornalisti uccisi per mano della mafia per esempio, quelli che ho linkato prima per intenderci, e li onorerei come dei soldati al fronte: perché la libertà di informazione e la libertà stampa di stampa sono diritti per i giornalisti e sono diritti inalienabili di tutti, della società, del mondo. Sono l’anima della vera democrazia: però perché questo diritto sia tale l’informazione e la stampa, appunto, devono essere liberi. E la libertà comincia proprio da chi esercita questa professione.

World Press United Nations General Assembly in 1991 as a day to celebrate the fundamental principles of press freedom; to evaluate press freedom around the world, to defend the media from attacks on their independence and to pay tribute to journalists who have lost their lives in the exercise of their profession.

Gli italici figli di mammà

Comuna BairesAhah! L’hanno sentita a Montevideo quelli della Comuna Baires, gruppo argentino di Milano, e sta appesa su di un muro dello stanzone centrale.
Ci ho riso mezz’ora.

Gesù era italiano. Due prove:
1) Lui pensava che la mamma fosse sempre vergine
2) la mamma pensava che lui fosse un dio!:)

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Lapo Elkann alla Fiera Internazionale del Libro Torino 2007! 4

lapo Elkann (c) news.dipag.comQuesta mi era sfuggita. Lapo, il nostro bel Lapo, di cui ho parlato 3 volte proponendo ben 2 questionari, prenderà parte attiva alla prossima edizione della Fiera Internazionale del Libro di Torino, che si terrà al Lingotto dal 10 al 14 maggio. Qui a lato ammirate un’immagine molto intensa del nostro intellettuale presa qui.

Infatti ci sarà il “Bookstock Village”. Si tratta di uno spazio dedicato ai giovani lettori da 0 a 20 anni, a cui sarà dedicato l’intero Padiglione 5. Che farà Lapo? L’attrazione dietro il vetro? Cattivi!:) Il bravo Lapo guiderà i laboratori creativi del “Village”, oltre che la Sezione Cinema della Fiera.

Mi hanno detto che il prossimo anno sarà invitato a parlare su temi di scrittura creativa. Così si bisbiglia. Organizzerà interi padiglioni e mezzo programma. Già mi vedo il mio ultimo libro fatto a pezzi, con le pagine arrotolate per farci i cartoccetti al posto della stagnola…

A propos di plagio, La Repubblica e blog: la netiquette del blogger

Luca ha scritto un interressantissimo post sul plagio di La Repubblica da un’agenzia cinese su come scrivere un blog. Puntualizzando anche le fonti, ecc.

Lui parla di quotidiani, io parlo di blog e blogger. Ho parlato diverse volte della funzione dei blog, del valore politico/sociale dei blog, dei blogger, blog e libertà, del nanopublishing e dei bigblog nostrani, dell’etica di scrivere anche un blog, ecc. Ma dicevo nel commento a Luca (alas, postato miracolosamente due volte: ma non era impossibile?:)) che c’è un’etica, o una mancanza di etica, anche nel mondo dei blog, che fa sì che uno citi un post di un altro/a senza dirne il nome.

Non è crassa disinformazione dei blogger o incapacità di parlare di come si fa un articolo sui blog, è voluto. Manca una netiquette del blogger, almeno qui in Italia, e un’etica del blogger, come manca negli articoli scientifici italiani e pure nei libri. Io ne so qualcosa.

I motivi? 1) Petty envy e incapacità cronica di lavorare in modo collaborativo, piuttosto che competitivo. E’ bene competere, ma in modo onesto. Mi piace molto, per questo, il mondo accademico americano: copi? Non citi? Non ti puoi neanche più presentare ai concorsi, anche il college sperduto nel middle of nowhere ti casserà. Sei finito, morto. Non ti fanno neanche più pubblicare, altro che lavorare! Meglio che cambi mestiere e ti dai all’ippica.

2) Si dovrebbe anche avere un’etica superiore: quella dell’informazione. Si ha il dovere di informare correttamente, citando, rifacendosi a, ecc. In modo chiaro, per rispetto della notizia in sé. Della verità storica, che si costruisce su fatti verificabili e intrepretazioni fondate, e non sulla fantasia sfrenata. Repubblica non ha verificato i fatti, oltre a non aver citato le fonti.

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Celentano, Rockpolitik e l'intelligentsia

Celentano: chi lo ha conosciuto da ragazzo, da militare per esattezza, dice che in caserma era simpatico, strimpellava la chitarra e tutti gli stavano intorno. Si chiama: carisma.

Nel 1970 cantava “Chi non lavora non fa l’amore“:

“Chi non lavora non fa l’amore!”
Questo mi ha detto ieri mia moglie!
A casa stanco ieri ritornai
mi son seduto…niente c’era in tavola
arrabbiata lei mi grida che ho scioperato due giorni su tre…
Coi soldi che le dò non ce la fa più
ed ha deciso che, lei fa lo sciopero contro di me!
[...] Allora andai a lavorare
mentre eran tutti a scioperare!

Quesito ovvio: Celentano è di sinistra o di destra? Risposta altrettanto ovvia.

Rockpolitik: certo, ha avuto successo. E’ una trasmissione per tutti, un polpettone, un buon prodotto. Dopo 5 minuti io m’addormentavo regolarmente però. Volete discuterne in un forum (ufficioso)?
Io con Celentano ho sempre l’impressione che non sappia che dire e che si faccia suggerire le battute in diretta (lo faceva anche Ambra Angiolini con più verve!) E anche Platinette ha questa impressione…

Imbecillità e ovvietà: quella dei vari intellettuali e politici italiani di destra e di sinistra che ne hanno parlato. Che aveva di così particolare? E’ stata solo una trasmissione di intrattenimento, qualunquista e buonista/cattivista. Uno spettacolo.
Perché farne una trasmissione politica o, peggio, rivoluzionaria, quando il buon Celentano è ed è sempre stato un qualunquista trasparente e convinto?

Si è domandato qualcuno perché alla sua prima trasmissione del 20 ottobre gli è stato permesso di invitare l’epuratissimo Santoro?
Gli ospiti si concordano ben prima, il direttore di rete lo sa in larghiiiiissimo anticipo.
Come mai gli stava bene?

Insomma, sono stufa di queste scemate fritte e rifrotte. Ho letto ancora sui magazine di alcune testate di questa settimana e della precedente sul caso Rockpolitik e mi sono stufata.

P.s. Si scrive intelligentsia e non intellighentsia, come scrivono spesso su Macchianera (che, certo, non è un blog dell’intelligentsia ma è popolare e, talvolta, quando non fa l’intellettuale, simpatico — quindi: vox populi vox dei!) E’ un vocabolo russo e quelli di Macchianera lo usano un’ortografia metà russa metà italiana. Come se io scrivessi “de car, diis buks”. Ci sono precise regole quando si scrive…! Specie se uno si dà arie di far parte dell’intellgentsia.:)

Altrimenti, se proprio uno conosce soltanto la trascrizione fonologica e non può far di meglio, si può usare il corrispondente vocabolo italiano; nel caso, per es., “gli intellettuali”.
Oppure si può cercare l’esatta ortografia su Google…:)