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Il caso delle agenzie letterarie in Italia

EG enrica.garzilli foto ufficialeLe grandi agenzie letterarie italiane (l’ho già scritto anche su LinkedIn, sapendo che ce ne sono molte fra i miei contatti) non prendono più in considerazione gli autori. Non dico quelli come me, che qualcosa nella mia vita ho realizzato (e altri libri spero di realizzare), dico gli sconosciuti assoluti.

Qualcuna, come Lotto 49, dal gennaio 2015, altre aprono solo una finestra di 2-3 mesi l’anno. La famosa Meucci solo qualche ora di un giorno al mese. Un’altra, frutto della fusione di agenzie, chiede “Il compenso per la lettura di un’opera e per la compilazione della relativa scheda è di 420,00 € Iva 22% compresa (*)”. Entro i 300.000 caratteri.

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Guru Steve Jobs e Zen

Steve Jobs, il geniale creatore di Apple e trasformatore di Pixar, ieri ha annunciato ufficialmente le sue dimissioni da CEO dell’azienda. Niente da dire, Steve ha rivoluzionato il nostro modo di concepire un computer e la nostra cultura – e quindi ha rivoluzionato il nostro modo di vivere.

Ecco le cinque frasi migliori di Steve Jobs. La prima è sullo stile. E’ universale ed è stata già detta, con qualche lieve modifica, dai grandi maestri di arte Zen – fra le più belle materie che abbia mai studiato.

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Libri all'indice e prigione per chi insulta Gandhi

GandhiIl libro di Joseph Lelyveld “Great Soul: Mahatma Gandhi and His Struggle with India“, dopo la recensione sul Daily Mail secondo cui Lelyveld avrebbe fatto intendere che Gandhi avesse un amante e non sopportava i sudafricani neri, è stato messo al bando in Gujarat.

Il governo del’India sta anche elaborando una legge che renderebbe un’offesa punibile con la prigione ogni tipo di insulto o mancanza di rispetto verso Gandhi,

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Gandhi e Herman Kallenbach, suo amante

GandhiSu Gandhi è stato detto tutto e di più, ma questa è davvero grossa. Pare che Gandhi avesse un amante, il body builder ebreo tedesco Hermann Kallenbach, che era suo amico sin da quando il Mahatma stava in Sudafrica.

Questa, almeno, è la lettura che un giornalista del Daily Mail ha fatto scrivendo la recensione del libro di un altro giornalista, il premio Pulitzer Joseph Lelyveld “Great Soul: Mahatma Gandhi and His Struggle with India“. Da leggere tutto l’articolo, intitolato “Gandhi ‘lasciò sua moglie per vivere con un amante maschio’, afferma un nuovo libro“.

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L'arresto del Papa sul Newsweek

Bendetto XVIQuesto è un problema di crimine, anzi, di crimine organizzato, e quindi di punizione.

La polemica sull’arresto del Papa non si placa, anzi.
Lo scrittore e attivista politico Christopher Hitchens la rinfocola con parole molto aspre sul Newsweek datato 3 maggio e l’articolo viene strombazzato in Rete dai gruppi fondamentalisti islamici e induisti.

E ora si propone di arrestare Benedetto XVI

RICHARD DAWKINS, the atheist campaigner, is planning a legal ambush to have the Pope arrested during his state visit to Britain “for crimes against humanity”. (Times Online)

Fra il 16 e il 19 settembre il Papa Benedetto XVI andrà in visita in Gran Bretagna. Richard Dawkins, uno scrittore scientifico ateo, e il giornalista, scrittore e attivista politico Christopher Hitchens hanno chiesto agli attivisti dei diritti umani di intraprendere un’azione legale contro il Papa per arrestarlo. L’accusa? Crimini contro l’umanità.

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Parla dell'India con Rampini

Federico RampiniIeri notte, come spesso faccio, ho visto la trasmissione Parla con me, condotta da Serena Dandini. Una trasmissione piacevole e divertente, intelligente ma leggera, colorata – non mi piacciono gli studi televisivi da designer miminalista, tutti freddi e spogli, anche se fanno tanto “intellettuale” – e, soprattutto, abbastanza breve: un’intervista a un personaggio e via.

Per questo non ho né condiviso né capito l’attacco alla Dandini di Aldo Grasso sul Corriere della Sera. Oltre tutto, penso che una recensione anche negativa fatta con questi toni si possa tranquillamente evitare, sia per i libri sia per le trasmissioni. E l’accenno alla sua età mi è sembrato un po’ di basso livello, lo devo dire.

Ieri era la volta dell’intervista a Federico Rampini, che stimo e leggo con piacere. Asciutto come sempre, parlava del suo ultimo libro Slow Economy. Rinascere con saggezza. Tutto quello che noi occidentali possiamo imparare dall’Oriente. Si è presentato asceticamente vestito con una camicia blu di Cina allacciata con alamari, ovviamente cinese. Molto in tema, molto appropriato devo dire.

Rampini ci ha dato una bella lezione sulla frugalità quotidiana della gente in Cina, ha raccontato della sua assistente cinese che non buttava via neanche l’acqua del riso (ma non lo cuociono in pochissima acqua, coperto, ché poi s’asciuga come in India?).

Ma ho fatto un salto sul sofà quando, se non sbaglio (era tardi), ha detto che in Cina, come in India, il divario fra i tanto ricchi e i poveri è minore che in Occidente.

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I nati digitali a Milano: tutto nòvo e innovativo, ma chi paga?

NòvaHo letto l’acuto post di Gaspar sulle dimensioni tabloid di Nòva e il probabile perché. Collaborando con Nòva, però, posso obiettare solo una cosa: la cultura e l’informazione non si misurano a peso. La qualità di uno scritto non va a numero di caratteri. Se ora lo spazio per scrivere si è ridotto, la cosa importante è che la qualità rimanga invariata o, se possibile, migliori.

Gaspar però ha colto nel segno. In Italia, purtroppo, c’è un grande problema: mancano i soldi per la cultura, che sia quella tecnologica e d’innovazione o quella umanistica, che sia la ricerca pura o quella applicata, per tradurre dal sanscrito o per sviluppare un nuovo programma. Mancano i soldi investiti in cultura e in informazione che vengano, indirettamente, dalla pubblicità (e quindi dalle aziende) o, soprattutto, dallo Stato.

Si sta cercando di pompare l’innovazione in ogni modo ma con mezzi “pubblicitari”: incontri, meeting, ecc. Ma produrre l’innovazione, creare, osare investendo in cose nuove, costa molto più che parlarne, questo è il problema.

Quindi ben venga il nuovo evento organizzato a Milano, Nati digitali. Ben venga soprattutto perché ci sono nomi di relatori nuovi (che innovazione è se parlano sempre gli stessi? L’innovazione dovrebbe cominciare da un ricambio di cervelli, di persone, e invece in Italia parlano, insegnano e pontificano sempre i soliti). Ma a lungo termine non so che vantaggi porti organizzare un meeting così, oltre a far circolare un po’ di soldi e un po’ di nomi.

Parlare e discutere di innovazione e generazione digitale è carino, senz’altro, ma non cambierà la situazione attuale: circolano molti meno soldi per la cultura, anche quella d’innovazione, e ci vorrebbe il coraggio di investitori come l’Olivetti dei bei tempi e i suoi gruppi di ricerca, che portavano avanti anche studi sul linguaggio, la gestione dei conflitti a e la comunicazione interpersonale in azienda.

Studi che qualche volta non hanno portato, in pratica, a niente. Ma che hanno aperto la porta a altre cose importanti.

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Il publishingCamp di Milano

publishingcamp logoIeri parlavamo che si terrà a Milano un altro BarCamp. Calma, calma, in autunno. Però ci si dovrà preparare bene in anticipo.

Sarà il PublishingCamp e il titolo la dice tutta: pubblicare, informare, disinformare, conversare, stampare. Liberi. Perché la stampa, su carta o su Web, non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure, ma bisogna saperlo fare, anche tecnicamente, ogni mezzo e ogni piattaforma è diversa e ci sono un mucchio di cose da imparare. Io ne so qualcosa.

Questo è il wiki per segnarvi. Tutti quelli che pubblicano anche un blog, che comunque è un mezzo di opinione e informazione, tutti quelli che sono nanopubublisher, che producono podcast, video, che scrivono libri o che collaborano a giornali, blogger e giornalisti, scrittori o aspiranti tali, esperti di marketing e così via, sono invitati a partecipare e a proporre argomenti, a svilupparli, a discuterne.

Scrivete pure qui o sul Google group. Proponete, criticate, partecipate. Più cervelli ci sono meglio è.

E se non avete niente da dire non importa: venite ugualmente che ci conosceremo di persona e staremo un po’ insieme.

Capire bene Web 2.0 e User generated content

moneyPer certe cose va ancora bene: e-governance ed e-government, per esempio. Lo dicevo nel 2006 in “Web 2.0 in South Asia Liberalized Economy: Benefits and Perils in the Interplay between State and Citizens” e lo ribadisco ora. Infatti molti esempi di partecipazione dei cittadini online lo dimostrano, anche se non in modo così eclatante come si era pensato.

Ma rispetto alle aziende, ai media e a un bel po’ di scrittori tecnologici, Web 2.0 e User generated content funziona così: noi utenti diamo le idee, i contenuti, i pareri e le discussioni, spesso anche i dati, condividiamo progetti e partecipiamo in modo costruttivo, e loro ci fanno i soldi.

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