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Festa di sangue, in nome della religione

agnelloFra poco si concludono i 70 giorni dalla fine del Ramadan e si celebra una delle feste più crudeli di tutte le religioni:Id al-Kabir. E’ una festa familiare che si incentra sul sacrificio o di un agnello per singola persona, o di un cammello per un gruppo di 7 persone.

La cosa assurda e crudele è come l’animale, che deve essere giovane e privo di difetti fisici, deve essere ritualmente ucciso. La famiglia si riunisce intorno a lui, lo tiene fermo e il padre famiglia gli taglia la gola, in teoria con un unico fendente. La povera bestia viene lasciata lì, a sanguinare fino alla morte.

Il resto non ci interessa, perché viene fatto questo e cosa fanno all’animale, che a quel punto è morto, perché non è di quello che voglio parlare, ma della pratica in sé.

Infatti l’Osservatorio provinciale delle immigrazioni di Bologna ha distribuito delle locandine per chiarire le norme con cui deve essere eseguita questa esecuzione.

Ma dove siamo arrivati? Che in nome della religione anche in Italia si accettano pratiche per noi illegali e assolutamente non etiche? Se il Papa dice una parola assurda ha tutti contro, ma se l’Islam (da noi, terra cristiana da millenni) impone certe regole che ci ripugnano, e che sono contro la legge, allora gli si dice solo come eseguirle al meglio?

Prima di tutto il nostro regolamento giuridico impone che all’animale venga risparmiata ogni sofferenza e venga stordito prima della macellazione, e ucciso in modo veloce. E poi, è etica questa pratica? E’ giusto farla, in nome della religione?

Viste con occhi di chi ha insegnato religioni asiatiche, io non credo.

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Hina, Islam e la comunità

Anche se quello che ho scritto ha scandalizzato qualcuno — che però mi pare un po’ troppo pronto a interpretare in modo a dir poco fazioso, pur conoscendomi e sapendo leggere perfettamente:) — la storia di Hina non fa che confermare quello che ho scritto: se fai certe cose, per esempio esci la sera, per la società musulmana fondamentalista d’India (solo?) sei una poco di buono ed è legittimo molestarti. E altro.

Ho scritto pù volte su Islam e fondamentalismo ed è ora che riconosciamo che l’Occidente e l’Oriente sono diversi. Solo partendo dal riconoscimento della diversità si crea il dialogo. Senza appiattimento culturale, del tipo “siamo tutti fratelli” — non serve — e senza falsi romanticismi. Anche io se vado in India dormo sulla panca per quattro ore senza scarpe e senza essere disturbata, e mi accendono pure la candelina sul tavolo, no problem, mi è successo più di una volta al bazar di Paharganj. Non toglie né aggiunge niente al fatto che se nel quartiere ci fosse una rivolta contro gli occidentali, mi sgozzerebbero senza problema. L’ospitalità a livello individuale diventa ben altro quando c’è la comunità di mezzo.

Come sa bene chi ha vissuto in Oriente o Medio-oriente, noi siamo una società basata sui valori individuali, loro sono società basate su valori di comunità.

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