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Riciclando la tecnologia l'Europa vince

bandiera europeaNonostante il pessimismo di Umberto Eco, l’articolo economico di fondo del 26 aprile del Newsweek di Stefan Theil, Why Europe Will Win, spiega perché l’Europa stia lottando contro la crisi economica globale molto meglio degli USA e persino del Giappone, e la sua crescita incida molto di più sui paesi del mercato emergente – quelli del BRIC, Brasile India Russia e Cina - e anche sull’Europa orientale e sui paesi dell’OPEC, cioè quelli che esportano il petrolio e detengono i 2/3 delle riserve mondiali, che hanno grandi capacità di spesa.

Henning Kagerman, ex-CEO della SAP, la più grande azienda europea di software, afferma che in Europa piuttosto che inventare nuove tecnologie

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Roberto Colaninno e Rocco Sabelli parlano dell'Alitalia

AlitaliaIeri sera cena con l’Harvard Club of Italy, organizzata dall’Harvard Business School. Una sessantina di uomini d’affari, qualcuno venuto anche da Roma e da Firenze, solo nove o dieci donne. Ospiti d’onore Roberto Colaninno e Rocco Sabelli, rispettivamente presidente e amministratore delegato dell’Alitalia. Due uomini dal carattere d’acciaio, spietati – nel modo di parlare, oltre che nelle cose che hanno detto – ma vivaddio sinceri in modo quasi brutale.

Colaninno, dopo aver manifestato a più riprese il disprezzo “per i professori che sanno tutto” e in pratica non capiscono niente, ha parlato degli obbiettivi pienamente raggiunti del piano industriale stabilito e che si può riassumere così: la riorganizzazione dell’Alitalia tramite il licenziamento di 7000 persone, i tagli e lo svecchiamento graduale della flotta di aerei, l’accorpamento di alcune linee nazionali, gli accordi per tratte internazionali che sono “quasi un merging di aziende”, la riduzione drastica della presenza sindacale e, soprattutto, e questo era il punto iniziale ribadito da Colaninno, il depauperamento del potere dei piloti, che secondo lui era stato la causa principale del fallimento dell’azienda.

Tutto questo con un unico obbiettivo: ridurre i costi e aumentare le entrate per cominciare a ricavare un profitto. Il che in linea teorica mi sembra sensato perché un’azienda che non ha un profitti chiude, ovvio.

Una cosa sulla quale punta l’azienda è il mercato dell’utenza di Cina e India, in entrata verso l’Italia. Giustamente ha detto Colaninno che la nostra crescita è proporzionale alla loro crescita ed, essendo mercati enormi, ci dovremo aspettare un grosso turismo da Cina e India verso il nostro paese. Cosa che ho notato già questa estate, quando in piazza del Duomo c’erano famiglie indiane al completo venute evidentemente in vacanza.

Alla fine del lungo discorso mi sono avvicinata per chiarire un dubbio con

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Annunci di fine estate a Milano

Birla templeStasera alla Festa dell’Unità alle 21:30 c’è uno spettacolo di musica e danze di monaci tibetani. Per non fare la ressa vi conviene andare presto…

Per chi ha nostalgia delle vacanze: se abitate in centro aprite la finestra alle 7-8 di mattina quando non piove da un po’, aspirate la nebbiolina di smog calda; se state in periferia andate in zona S. Babila o anche all’incrocio fra la Biblioteca Sormani e l’ospedale, quando ricomincia il traffico. In questi giorni di fine estate l’aria è particolarmente densa e profumata e mi ricorda tanto l’aria di Delhi o Kathmandu. Anche la metroplitana di Delhi è uguale a quella di Milano, oltre all’aria.

Ieri, legando la bici in cortile, ho visto per terra la pelle vuota di Rocco. In effetti quella sul terrazzo era una cavalletta che stava depositando le uova e quello che ho trovato era la muta. Sono disperata, temo sul mio terrazzo un’invasione di cavallette, il prossimo anno.

Fermare la guerra in Libano, in Iraq, ecc., si può!

Nel 1936 Mussolini mandò un accademico, Giuseppe Tucci, a stringere accordi diplomatico-culturali col Giappone. In realtà temeva il Paese del Sol Levante e scelse la strada della diplomazia.

Gli accordi si fecero e furono proficui. Durarono fino a che Mussolini non si unì al “partito della guerra”, a Hitler.

Se gli USA e le altre potenze internazionali volessero, i massacri in Libano e nelle altri parti del mondo si potrebbero evitare. Se un dittatore l’ha fatto, se ha stretto accordi con un paese che temeva per trovare la pace — mandando in missione un intellettuale! — prima che fosse preso dalla smania di rivaleggiare con un altro, anche più pericoloso dittatore, non sono in grado di farlo oggi i paesi democratici? Possibile che non ci siano mezzi politici, diplomatici e culturali per fermare quello che sta succedendo?

E se davvero il target sono gli Hezbollah, perché distruggere i civili e le infrastrutture di un paese? Che c’è dietro la supposta lotta contro il terrorismo internazionale?