Tag Archives: rivoluzione culturale

India, censimento 2011

bimba indianaIndia, ecco i primi dati, provvisori, del censimento 2011 (in pdf), pubblicati dopo 10 anni esatti dall’ultimo censimento ufficiale.

La popolazione totale ha raggiunto la cifra di 1 miliardo e 210,2 milioni, con un incremento di 181 milioni di persone negli ultimi dieci anni (incremento che però è diminuito rispetto la decade precedente).

Nell’insieme l’India ha fatto grandi passi avanti dal punto di vista sociale, della scolarizzazione ecc. Il dato invece che preoccupa è la proporzione maschi – femmine. Sappiamo che uno degli indici di sviluppo di un paese è la maggioranza di donne rispetto agli uomini. In India invece ci sono 623.7 milioni di maschi

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La gioia di Ajmal Amir Kasab condannato a morte

Ajmal Amir Kasab, il giovane terrorista islamico ritenuto colpevole delle stragi di Mumbai del 2008 e per la cui partecipazione l’organizzazione Lashkar-e-Taiba, di cui ho parlato, ha pagato 150.000 Rs alla famiglia, ha avuto la pena di morte.

Un gruppo di induisti però si è imbufalito e ha scritto al governo per protestare. Questi signori dicono che per un fondamentalista islamico la pena di morte è una liberazione e una cosa stupenda, dato che crede che vi siano 72 vergini ad aspettarlo nell’aldilà.

In fondo non hanno tutti i torti.

Limes - Il pianeta India: Gandhi dynasty

Limes Pianeta IndiaSe volete finire l’anno in bellezza andate subito a comprare Limes – Pianeta India.

Il motivo è semplice: è un’ottima rivista di geopolitica e a questo numero, dedicato interamente all’India, hanno collaborato grandi firme internazionali.

Più modestamente, troverete anche il mio articolo Gandhi dynasty, sulla famiglia che ha generato tre primi ministri – Jawaharlal Nehru, Indira e Rajiv Gandhi -, e che ha più influenzato la politica non solo dell’India, ma del mondo.

Fu Nehru, infatti, che al tempo della Guerra fredda decise di non allinearsi né con l’Occidente e la NATO, né con l’URSS e i Paesi dell’Est, scegliendo per l’India una terza via di non allineamento e di neutralità, via che hanno percorso in seguito anche i paesi dell’America centrale e meridionale, quelli della Penisola Arabica, l’Africa e il Sudest asiatico. Tutti conoscono poi l’enorme sviluppo che sta avendo l’India a livello economico, uno sviluppo temuto dal gigante confinante, la Cina, e voluto dai politici che si sono avvicendati e dalle multinazionali, che hanno fatto parlare di neo-colonialismo occidentale sul suolo indiano.

  • Gandhi dynasty
  • Il primo ministro Jawaharlal Nehru (1889-1964)
  • Indira Gandhi (1917-1984), Feroze Khan (1912-1960) e il figlio Sanjay (1946-1980): la dinastia cresce
  • Il potere dei Gandhi si allarga a macchia d’olio
  • Una, dieci, cento dinastie
  • Una grande famiglia per la più grande democrazia del mondo, dove le cariche si tramandano per via parentale. Dal padre del primo capo del governo indiano, Jawaharlal Nehru, fino al figlio di Sonia, Rahul Gandhi, una storia di potere, influenza e nepotismo.

    Questo numero di Limes è ricchissimo. Segnalo l’ottimo editoriale di Lucio Caracciolo, Il gigante buono, gli articoli della giornalista Francesca Marino, profonda conoscitrice del paese, Esiste l’India? e Il Gujarat è questione di Modi, l’articolo di Marco Restelli Se dici cinema dici India, quello di Beniamino Natale La fine di Cindia: venti di guerra sul confine indo-cinese e di Raimondo Bultrini, Dove rinascerà il Dalai Lama?

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    La colonizzazione di Brunetta: Sud, un sogno possibile

    GaribaldiDa domani è in libreria il libro del ministro Renato Brunetta intotolato Sud, un sogno possibile.

    Aspetto che la Biblioteca Sormani lo abbia per leggerlo, lo ammetto.

    So che asserisce che il prodotto interno lordo pro capi­te del Sud è ancora del 40% inferiore a quello del resto d’Italia (da verificare, ma ci credo), gli studenti meno preparati (e chi l’ha detto? in base a quale parametro?), le infrastrutture scar­se e malandate (vero), il lavoro manca (vero) e la criminalità la fa da padrone (quella organizzata transnazionale forse, ma la criminalità finanziaria dove sta, a nord o a sud?).

    Io però voglio sostenere in tutti i modi il libro e appoggiare fortemente l’idea brillante di Brunetta, che dice che serve una nuova spedizione dei Mille, un’invasione da parte di funzionari e di­rigenti pubblici esperti e capaci del nord verso il sud. Questa sì che è una vera e propria rivoluzione culturale.

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    Perle di saggezza di Gheddafi

    Gheddafi ha ammonito che le aziende italiane che lavoreranno in Libia accusate di corruzione saranno cacciate. Immagino che loro siano integerrimi.

    A proposito delle donne, rivolto al ministro Mara Carfagna, nota femminista e donna di cultura, ha affermato che ”C’e’ bisogno di una rivoluzione femminile mondiale costruita su una rivoluzione culturale”.

    Non ci sono violazioni dei diritti umani in Africa perché gli africani “vivono nella foresta e nel deserto”. Che fa pariglia con quello che ha detto un paio di anni fa: è meglio non interessarsi troppo del Darfur per non peggiorare la situazione.

    Dulcis in fundo, una chicca. “Berlusconi potrebbe diventare leader in Libia“. Sta a vedere che Gheddafi ha trovato il modo.

    Carfagna e Gheddafi

    Tibet, pesante repressione: ma i blog parlano

    Lhasa
    Questa sopra è la foto dei carrarmati cinesi a Lhasa.

    La Cina ha dato l’ultimatum ai protestanti e ha imposto il blackout delle informazioni. I giornalisti non sono ammessi nel paese, Internet è controllato e Youtube proibito, la stampa cinese e pro-cinese sta diffondendo articoli e comunicati di questo tenore: si sa da fonti interne che è in atto una violenta repressione ma la stampa non sa esattamente cosa accade e come. Il 14 marzo sono uccise almeno 80 tibetani a Lhasa, ma il mondo non deve sapere. Il motivo ufficiale è che sono questioni interne alla Cina.
    Ma il Tibetan Poeple’s Uprising Movement rivolge un appello perché la violenta repressione si fermi e chiede l’intervento internazionale.

    Le proteste in Tibet continuano e oggi il Dalai Lama ha detto al New York Times che non può fare niente per fermarle e che è sicuro che la Cina reagirà con il terrore e la violenza brutale.

    A mezzanotte scade l’ultimatum di resa totale della Cina. Dal sito dell’Amministrazione centrale tibetana oggi il Kashag, cioè il Consiglio, ha diramato questo Appello urgente. Chiede che le nazioni spingano la Cina a fermare la brutale repressione e che il consiglio delle Nazioni Unite mandi i delegati perché la situazione non si deteriori ulteriormente.

    L’intenzione della Cina è chiara: repressione all’interno e silenzio all’esterno, per far scendere una cortina di silenzio e omertà su tutto, in modo che la stampa internazionale taccia e la questione tibetana non costituisca più un problema. Non si sa, non si vede, e la Cina ha mano libera.

    Ricordo con terrore quello che disse Deng Xiaoping durante Tiananmen: Uccideremo 200.000 persone per 20 anni di stabilità.

    In effetti, per la stabilità interna il governo cinese a Tiananmen ha massacrato circa 3000 cinesi di etnia Han, cinesi al 100% insomma, senza contare i feriti e quelli giustiziati e torturati in seguito. Cosa sarà capace di fare con i tibetani?

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    Il Tibet è in rivolta!

    LhasaPrima in sordina, ora sempre più virulenta è scoppiata la rivolta dei monaci nel TAR, la Tibetan Autonomous Region, che comprende circa metà dell’ex Tibet libero, annesso nel 1951 dalla Repubblica popolare cinese.

    E’ cominciata a Lhasa e si è diffusa in tutta la regione, anche fra i tibetani rifugiati in India. Quella sopra è la foto delle strade della capitale invasa dal fumo dei lacrimogeni della polizia cinese. I veicoli militari girano per la città per ristabilire l’ordine. Nell’importante monastero di Sera, vicino alla capitale, i monaci stanno facendo al sciopero della fame (anche se temo che se morissero di fame e sete la Cina sarebbe tutta contenta) e due monaci del monastero di Drepung, fuori Lhasa, hanno cercato di suicidarsi per protesta.

    Anche la Marcia del ritorno in Tibet, cominciata il 10 marzo da Dharamsala, in India, e di cui ho già parlato, è stata interrotta a forza. Anche l’India si è associata alla Cina, se pure in modo più pacifico: i manifestanti che sono partiti per la Marcia del ritorno sono stati condannati a 14 giorni di detenzione. Sono stati arrestati ieri dalla polizia indiana perché si sono rifiutati di firmare un documento con il quale si impegnavano a non partecipare piu’ a manifestazioni di protesta anti cinese nel territorio indiano per i prossimi 6 mesi. Giusto in tempo per il sereno svolgimento delle Olimpiadi.

    Questa è la dichiarazione del Ministro degli esteri cinese sulla rivolta dei monaci tibetani:

    Il governo cinese è deteminato a salvaguardare la sovranità e l’integrità territoriale del paese, e la grande maggioranza della popolazione tibetana è determinata a salvaguardare la solidarietà e l’unità nazionale.

    Ci vuole una bella faccia di tolla a parlare così della maggioranza del popolo tibetano, dopo l’operazione di pulizia etnica e culturale che hanno compiuto! Chi è questa maggioranza? Il popolo tibetano quasi non esiste più.

    Ricordo che oltre 1.000.000 di persone sono morte come diretta conseguenza dell’occupazione e l’annessione del Tibet da parte della Cina nel 1958. Quello che è successo durante la Rivoluzione culturale è stato un vero e proprio genocidio e una sistematica distruzione della cultura. Bambini tibetani tolti alle famiglie d’origine e fatti crescere in famiglie cinesi di provata fede comunista; migliaia di laici, di monaci e monache uccisi o torturati; vecchi costretti a mangiare e vestire secondo la moda dei conquistatori; dei e simboli rimpiazzati con le immagini di Mao e, in seguito, con quelle della Banda dei Quattro; coloni cinesi delle comuni dislocati in Tibet per “colonizzare” le rozze province teocratiche. E’ stata ed è tuttora una vera e propria operazione di pulizia etnica. Circa i 2/3 dei monasteri sono stati distrutti (il Tibet era un paese teocratico di cultura buddhista), insieme a libri, manoscritti e guide, le opere d’arte sono state trafugate e rivendute o portate in Cina.

    Ora che gli USA hanno dichiarato che la Cina non è più nella lista nera delle nazioni che commettono violazioni di diritti umani, e che anche l’India ha preso una posizione a favore della Cina, voglio vedere come si comporterà l’Europa e l’opinione pubblica. Intanto, La Cina ha accusato il Dalai lama di fomentare la rivolta.

    Aiutiamoli con i nostri blog, aiutiamoli a sensibilizzare l’opinione pubblica e a smuovere i politici. Aiutiamoli come possiamo!

    P.S. delle 19:48 Da Lorenzo le eccezionali foto di un blogger a Lhasa.

    I tibetani chiedono aiuto ai blogger per la Marcia del ritorno in Tibet

    Tibetan marchAppoggiamo tutti la causa della liberazione del Tibet dalla Cina e il ritorno dei tibetani in esilio.

    Infatti oggi, 10 marzo, parte da Dharamsala, sede del governo tibetano in esilio in India, la Marcia del ritorno in Tibet.

    I partecipanti sperano di poter raggiungere il confine del Tibet alla vigilia delle Olimpiadi di Pechino dell’agosto 2008. Due sono i momenti storici che vogliono ricordare: le prossime Olimpiadi e i 50 anni della rivolta del Tibet del marzo 1959 contro l’occupazione cinese.

    Il governo cinese, che ha escluso la Tibetan Autonomous Region (circa metà dell’ex Tibet) dai giochi, viene accusato di usare le Olimpiadi come piattaforma per ottenere il riconoscimento come leader globale e promuovere la propaganda contro il Tibet. Bejing vede insomma questo momento come un’opportunità per legittimare il suo dominio.

    Nello spirito della rivolta del 1959, per difendere il Dalai Lama, e in memoria dei tibetani che hanno sacrificato la loro vita per l’indipendenza, è stato anche dichiarato l’inizio del Tibetan People’s Uprising Movement (una rivolta pacifica, ovviamente). Queste sono le richieste che fanno alla Cina.

    Rircordo che oltre 1.000.000 di persone sono morte come diretta conseguenza dell’occupazione e l’annessione del Tibet da parte della Cina nel 1958, Quello che è successo durante la Rivoluzione culturale è stato un vero e proprio genocidio e una sistematica distruzione della cultura. Bambini tibetani tolti alle famiglie d’origine e fatti crescere in famiglie cinesi di provata fede comunista; migliaia di laici, di monaci e monache uccisi o torturati; vecchi costretti a mangiare e vestire secondo la moda dei conquistatori; dei e simboli rimpiazzati con le immagini di Mao e, in seguito, con quelle della Banda dei Quattro; coloni cinesi delle comuni dislocati in Tibet per “colonizzare” le rozze province teocratiche. E’ stata ed è tuttora una vera e propria operazione di pulizia etnica. Circa i 2/3 dei monasteri sono stati distrutti (il Tibet era un paese teocratico di cultura buddhista), insieme a libri, manoscritti e guide, le opere d’arte sono state trafugate e rivendute o portate in Cina.

    A ispirare la Marcia del ritorno in Tibet è stata la Marcia del sale di Gandhi, cominciata il 12 marzo 1930, che fu assolutamente non violenta e fu fatta per sfidare l’impero britannico, che aveva imposto la tassa sul sale. La Marcia del ritorno in Tibet è fatta con la stessa intenzione, quella di sfidare la Repubblica popolare cinese.

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    Blog e cultura: Wikipedia è cultura?

    Questa è una riposta alla chiosa di Luca De Biase al post “Blog e cultura”, che già ho scritto in parte nel suo blog. Infatti, partendo da un commento che gli è stato fatto, De Biase ha affermato che una rivoluzione culturale necessaria e attuabile dovrebbe partire da uno sforzo collettivo verso un interesse comune e che Wikipedia rappresenterebbe questo “sforzo collettivo verso un interesse comune”.

    Io sempre avuto delle riserve verso Wikipedia (anche se ci hanno citato): non nel metodo, che è buono e giusto, ma nel risultato, cioè nei contenuti.

    Ho già scritto il 22 dicembre 2005 quando negli ambienti scientifici di lingua inglese c’era stato un vivace dibattito sulla attendibilità di Wikipedia da quando il Dr. T. L. Simmons (New Zealand) aveva scritto di aver corretto un articolo di storia inglese su Wikipedia usando fonti come i grandi studiosi Mark Bloch, Norman Cantor e Joseph Strayer per controbattere alcune argomentazioni su di una voce sull’invasione di Guglielmo il Bastardo, ma gli amendamenti gli erano stati cancellati da un anonimo assai ignorante che “rappresentava il punto di vista di qualche oscuro apologeta pro-Sassone”. Ma quell’anonimo di storia inglese non ne sapeva niente. E concludevo, dopo aver raccontato le mie esperienze, che non solo Wikipedia dice cose spesso superficiali, perché spesso le voci sono scritte dai non addetti ai lavori, ma sbagliate.

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    Bookblogging: Lontano dal Tibet

    Lontano dal TibetLontano dal Tibet. Storie di una nazione in esilio, di Carlo Buldrini, Torino: Lindau, 2006.

    Questo è un libro sui tibetani in esilio e sul buddhismo.
    Nel 1950 l’esercito di Liberazione Popolare cinese attaccò da otto direzioni diverse la città di Chamdo, in Tibet. L’esercito del Paese delle Nevi, armato alla meno peggio con fucili del secolo precedente e con bastoni, venne sbaragliato. Grazie al tradimento di un tibetano, che aprì la porta agli invasori, iniziò l’occupazione militare del paese da parte della Cina, che dura tuttora.

    Nel 1959, dopo la fallita insurrezione di Lhasa, il presente Dalai Lama, Tenzin Gyatso, che in pratica era prigioniero in casa propria, fuggì con la sua corte. La Cina finse di non sapere e non vedere: in realtà si dice che abbia protetto la fuga, ben sapendo che andava via non solo il capo religioso del Tibet, ma quello politico e carismatico. Il gruppo venne accolto in India, a Dharamsala, McLeod Ganj, nello stato settentrionale dell’Himachal Pradesh. Qui è cresciuto negli anni fino a contare, al momento attuale, circa 90.000 persone. Lo stato del Tibet in parte è diventato una Regione Autonoma della Repubblica Popolare Cinese, in parte è stato smembrato e incorporato nelle quattro province cinesi di Qinghai, Gansu, Sichuan e Yunnan.

    La Cina giustificò dicendo che nel corso dei secoli aveva sempre — o quasi — esercitato un controllo politico sul Tibet: il che è in parte è vero, perché fra Cina e Tibet c’è sempre stato un rapporto politico e culturale molto stretto e il Buddhismo è stata la religione dominante di entrambi i paesi, se pure in forme un po’ diverse.

    Quello che è successo durante la Rivoluzione culturale, però, è stato un vero e proprio genocidio e una sistematica distruzione della cultura del Tibet. Bambini tibetani tolti alle famiglie d’origine e fatti crescere in famiglie cinesi di provata fede comunista; migliaia di laici, di monaci e monache uccisi o torturati; vecchi costretti a mangiare e vestire secondo la moda dei conquistatori; templi distrutti a migliaia; dei e simboli rimpiazzati con le immagini di Mao e, in seguito, con quelle della Banda dei Quattro; coloni cinesi delle comuni dislocati in Tibet per “colonizzare” le rozze province teocratiche. E’ stata ed è tuttora una vera e propria operazione di pulizia etnica.

    Questo libro del giornalista Carlo Buldrini racconta la storia dell’esilio del popolo tibetano e la sua lotta per la libertà. Pubblicato per la prima volta in India col titolo A long Way from Tibet, è diventato subito un best seller.

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