Tag Archives: regime

Giornata dei diritti umani: la CNN cambia il titolo dell'articolo sul Tibet

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Usa, anno nuovo nemico nuovo: da Al Qaeda all'Iran

Enrica Garzilli su Il Fatto Quotidiano: “La “prima minaccia” per la sicurezza degli Usa non è più Al Qaeda, ma il nucleare iraniano”. L’Iran rappresenta la maggiore minaccia per gli Stati Uniti mentre il rischio Al Qaeda si indebolisce.

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Egitto, la protesta diventa donna

Enrica Garzilli su Il Fatto Quotidiano: in Egitto la protesta diventa donna, dopo che una manifestante è stata brutalmente picchiata, presa a calci e trascinata per strada dalle forze di polizia fino a farle scoprire il reggiseno azzurro. Questo il video e le foto su Facebook.

Non fatevi fuorviare dalla bellissima musica del video: la scena è brutale.

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Corea del Sud, muore il dittatore Kim Jong-il e il paese è a una svolta

Enrica Garzilli su Il Fatto Quotidiano: La fine del “caro leader” Kim Jong-il. Dittatore nel mondo, padrone in patria. Sabato scorso è morto Kim Jong-il, il “caro leader”, il “leader supremo”, il “generalissimo” della Repubblica Democratica Popolare di Corea. Ha governato in modo dispotico un paese chiuso socialmente ed economicamente, tenendo il resto del mondo a distanza con un programma atomico a scopo bellico culminato con il primo test nucleare del 2006. Mentre circa due milioni persone muoiono tutt’ora di fame.

Secondo i biografi a due mesi già parlava, nei tre anni di università ha scritto 6 opere e non meno di 1500 libri e subito dopo è diventato un campione assoluto di golf. Era anche un architetto e un direttore cinematografico geniale.

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Enrica Garzilli su Il Fatto Quotidiano: Siria, continua la rivolta contro il regime (con l’appoggio di Usa e Turchia)

SiriaEnrica Garzilli su Il Fatto Quotidiano. La Siria è retta da un’oligarchia autoritaria e corrotta che usa la forza per trattare con i cittadini. Le rivolte attuali hanno però una natura complessa. Non possono essere viste soltanto come una richiesta popolare di libertà e democrazia. Cosa c’è dietro? Chi li sostiene? Chi li fomenta? Che ruolo hanno i gruppi islamici radicali? E perché la rivolta di così tanti paesi arabi tutti insieme e proprio ora?

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Enrica Garzilli su Il Fatto Quotidiano: Siria, il simbolo della rivoluzione è un bambino di 13 anni

HamzaEnrica Garzilli su Il Fatto Quotidiano. Dico la verità, parlare di Hamza al-Khatib, questo bambino di 13 preso dalle forze dell’ordine in Siria durante la rivolta a Daraa, gettato in carcere, torturato ed evirato, mi è pesato molto.

Lo so, non dovrei, non è professionale, ma mi è pesato. Ci ho messo molto a scrivere, con un magone e una pesantezza infiniti. Un consiglio: non guardate il video su Youtube, guardate solo le pagine di Facebook. E’ insostenibile.

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Mondiali di calcio 2010: anche in Sudafrica, non solo nella vecchia Europa

bambino neroParlano tutti ma proprio tutti dei mondiali in Sudafrica. Nessuno però dice una cosa: pare che molti posti allo stadio siano vuoti. Ieri parlavo con una persona in Mozambico e mi diceva che lo stadio è mezzo vuoto e pieno di bianchi, ma non di neri.

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Ricettario fascista: i fagiolini senza fagiolini

Donna di BoccasileSapete che a breve dovrebbe uscire la mia ultima fatica (è proprio il caso di dirlo, dopo quasi nove anni di lavoro!), un libro che parlerà anche della politica culturale fascista e i sogni del Duce in Asia, vero?

Per questo da un po’ di tempo raccolgo libri del Ventennio rari o preziosi. Uno di questi si intitola Ricettario fascista: “Chi mangia troppo deruba la patria”, di Sandro Bellei (Ferlandia Predappio, s.d.). Contiene ricette molto semplici e assolutamente da provare, specie in tempi di crisi.

Questa è una ricetta del tempo di guerra, quando c’era la tessera annonaria ed era difficilissimo procurarsi anche i beni più elementari come il pane, che veniva venduto al mercato nero. Si intitola I fagiolini senza fagiolini.

Quando si preparano gli spinaci si taglia la parte lunga del gambo, si lessa, si strizza bene e si condisce in olio. Sembrano proprio dei fagiolini.

Carina, vero? Spero che questa ricetta stramba, facilissima, faccia piacere a Mitì, che elargisce ricette prelibate, ai Corona’s, che sono un po’ smandrappati ma propongono qualche piatto serio, e a Ninocucinasanteramo, un signore non più in erba che si diletta con cibi italiani (spesso siciliani) e spagnoli rivisitati.

(nella foto, una pubblicità dell’olio Badino di Gino Boccasile, il pubblicista del Regime)

Il premio Pulitzer Seymour Hersh e la questione delle fonti

Dopo la lectio magistralis tenuta dal premio Pulitzer 1970 Seymour Hersh al Festival internazionale del giornalismo di Perugia, che potete ascoltare qui, ho incontrato Seymour Hersh per strada, da solo. Ci ho parlato brevemente perché sembrava molto stanco e non è più un ragazzino.

Come sapete, Hersh, come molti giornalisti investigativi, è stato criticato per l’uso di fonti anonime. Questa è una pratica comune se si parla di argomenti sensibili, l’ho fatto anche io nell’articolo “Myanmar la forza di Internet. Dialogo oltre il silenzio. La Rete è servita per organizzare la rivolta e parlare con l’esterno. Nonostante il blocco del regime”, pubblicato su Nòva il 25 ottobre 2007, in cui ho trattato l’uso di Internet per portare fuori della Birmania le voci dei dissidenti, organizzando dei gruppi politici, e parlare con qualche raro giornalista.

Dopo aver pubblicato l’editoriale sulla politica americana in Afghanistan, in cui critico Barack Obama per la decisione strategica di spostare altre 16.000 soldati sul territorio e di cercare un accordo con i “talebani moderati”, un famoso studioso americano che collabora con la Casa bianca mi ha attaccato violentemente su una mailing list specializzata, con decine di migliaia di membri, chiedendomi su cosa avevo basato la mia analisi e quali erano state le mie fonti specifiche.

Gli ho risposto rivelando parzialmente le mie fonti. L’abitudine di scrivere da studiosa, dicendo esattamente dove, come, perché e da dove ho trovato un certo testo, una certa informazione, un certo documento e con chi ho parlato, ha prevalso.

Poi mi sono pentita per più motivi, innanzi tutto perché non voglio mettere a repentaglio la tranquillità (anche se non la sicurezza) della persona che ho intervistato, e poi perché le fonti sono preziose e non si condividono. Questa persona si fida di me, non di altri.

Secondo voi ho fatto bene? Cosa avrei dovuto fare per difendere la mia credibilità ma non disturbare il mio informatore, rivelandone il nome?

PS Postilla per amici e nemici.

Berlusconi sull'Argentina? E' colpa della sinistra

BerlusconiQual’è stato il commento di Berlusconi sull’incidente di ieri? Che le sue parole sono state stravolte dalla sinistra.

Oltre ai famigerati della sinistra italiana non hanno capito niente: il presidente delle Nonne di Plaza de Mayo, Estela de Carlotto; il ministro degli Esteri argentino Jorge Taiana; i maggiori quotidiani dell’Argentina. Potete fare una rassegna dei 418 ultimi articoli sull’argomento, di cui quasi 200 in spagnolo.

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