Davvero non ne posso più di un po’ di cosette. Le sto leggendo da giorni, e da giorni cerco di evitarle per non guastarmi tutta la giornata, ma quando è troppo è troppo.
Tutto è scoppiato con la storia di Rachida Dati, attuale ministro della Giustizia francese, di origine magrebina, che il 2 gennaio scorso ha dato alla luce una bella bimba, senza aver mai rivelato l’identità del padre, e dopo cinque giorni dal parto è tornata al lavoro.
Apriti cielo! Tutti a commentare e poi a criticare chi ha commentato. Qualcuno ha dichiarato che è una donna eccezionale e “molto, molto sexy” (come se per un ministro il quoziente di sexità fosse rilevante), intitolando il suo pezzo “Femminismo cretinismo“:
Oltre alle ovvie considerazioni sull’invidia, il razzismo politico (la Dati è di destra, le femministe di sinistra) e quant’altro, la cosa più impressionante di queste critiche è la volontà dittatoriale di certo pensiero di sinistra di volere con forza e spregio ricondurre tutti al livello più basso.
Come se il femminismo fosse di sinistra! E’ un movimento trasversale, che va al di là della connotazione politica. Soprattutto, giustamente, i gruppi femministi americani dicono che non basta essere donna per essere femminista. Bisogna lavorare attivamente per la difesa di certi diritti e l’imposizione di una effettiva parità. Bisogna unirsi e lavorare con le altre sorelle. Invece, specie qui in Italia, le donne, e direi anche molte signore blogger, fanno troppo spesso comunella con i maschietti, solo perché il potere è spesso uomo, e sono felicissime di dare addosso a un’altra donna. Anche quando con le loro sfortune e cretinerie non c’entra niente.
Qualcun’altra su Il Giornale ha inneggiato alla libertà, messa in pericolo dalla “la follia delle tante femministe” (sempre mosse, è ovvio, da invidia) che hanno criticato la signora Dati, e definisce il ministro “un grand’uomo”:
Basterebbe la sua gloriosa traiettoria di vita a dimostrare che è una grande donna, o un grand’uomo, o tutt’e due, se preferite.
Questo, detto poi da una donna, è veramente troppo! Quando leggo queste castronerie mi viene su un senso di repulsione: ma perché, è uguale dire “grande uomo” o “grande donna“? E’ uguale solo dire ministro! Anzi, il genere per fare il ministro è assolutamente irrilevante (eccetto che per diventare ministro). E mi viene ben più di un dubbio.
Quando avevo 22-23 anni un grande studioso di scienze orientali (di estrema destra, per intenderci, o non avrei dovuto neanche parlare con lui?), Pio Filippani-Ronconi, mi disse, pensando di farmi un grande complimento:
lei è un uomo di scienza.
E io mi mi sono ribellata: sono una donna e la scienza non è incompatibile con l’essere una donna fino in fondo, anche nelle cose più superficiali e culturali, tacchi alti (come dice il signore di Femminismo cretinismo) e tutto. La scienza è una categoria a sé, che non guarda al sesso. Quindi, per favore, lasciatemi il mio.
La questione di Rachida Dati non va banalizzata con il razzismo,
continua