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Times are changing: l'amore in India e in Cina

Sonam KapoorMaster universitari con lezioni su come intrattenere rapporti sentimentali sono stati organizzati da una universita’ a Guangzhou, nel sud della Cina.

Notizia curiosa questa che viene dalla Cina, che mi ricorda le lezioni di partito per la pianificazione familiare. La paura, insomma, è che si voglia pilotare anche come costruire una stabile relazione d’amore. Oppure la Cina si sta aprendo e accetta la discussione anche su questioni più triviali di come costruire il comunismo reale?

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Fondamentalismo induista in India e decadenza morale in Italia

HanumanLunedì scorso circa cento attivisti dell’ Akhil Bharatiya Vidyarthi Parishad , cioè il Concilio di tutti gli studenti indiani, un’organizzazione fondamentalista che si rifà al RSS (l’ala più estremista dei nazionalisti induisti), ha vandalizzato il Dipartimento di storia della mia amata università di Delhi e ha maltrattato il capo di dipartimento, Saiyid Zaheer Hussain Jafri.

L’hanno fatto dopo aver chiamato i giornalisti, in modo da trasformare un atto vandalico e scientificamente stupido in un atto ideologico. Se i media e i politici si interessano a un fatto, anche se illegale, questo assurge subito non solo agli onori della cronoca, ma alla legittimazione popolare, un po’ come è successo per il delitto di Cogne. Se i media si interessano a un fenomeno o a un personaggio, questo diventa da mascalzone a importante — e si sa che se un mascalzone è importante, come qualche politico nostrano, comunque lo si ascolta.

Il motivo dell’attacco è che il professore Jafri, che è chiaramente di origine musulmana, stava per iniziare un corso in cui si insegna che vi sono diverse versioni del poema epico in sanscrito Ramayana, considerato sacro dagli induisti perché narra la storia del dio Rama e di Sita, sua moglie, che viene rapita dal demone Ravana, portata a Lanka e salvata dal popolo delle scimmie volanti con alla testa il dio Hanuman (nell’immagine sopra).

Una delle letture consigliate del corso era Three Hundred Ramayanas: Five Examples and Three Thoughts on Translation di A. K. Ramanjuan, che mette in dubbio l’unicità delle versioni del Ramayana e ne sminuirebbe la sacralità.

La notizia mi ha profondamente colpito perché ho fatto ricerca in quella università, ero la prima donna occidentale che lavorava a pieno titolo al dipartimento di sanscrito grazie a un accordo internazionale di scambio fra studiosi, stipendio (in rupie!) e tutto, e sono stata trattata molto bene, assolutamente alla pari con le tante altre ricercatrici e professoresse che c’erano o addirittura meglio perché io ero straniera e tante cose — usanze abitudini e problemi — pensavano che non le conoscessi (il che era vero).

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