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Razzismo sul Time: i Guindians, metà Guido e metà indiani

no Indians allowedSe guardi le foto di Facebook degli studenti del mio vecchio liceo [...] vedresti che mentre la popolazione sembra come minimo mezza indiana, molti di loro somigliano molto ai Guido italiani con i quali sono cresciuto negli anni Ottanta: catene d’oro, gel sui capelli, camicie sbottonate. Infatti sono chiamati Guindians. La loro integrazione è così meravigliosamente americana che se la Statua della Libertà potesse versare lacrime lo farebbe. Per la quantità di profumo che mettono. (Time)

Da “My private India”, un incredibile pezzo fortemente razzista di Joel Stein pubblicato sul Time. Parla di una delle tante città del New Jersey piene di immigrati indiani. Lo stato, come si sa, è anche il luogo d’elezione della prima immigrazione di italiani, che ora sono tutti alla seconda o terza generazione e sono più americani degli americani scesi dal Mayflower.

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Mondiali di calcio 2010: anche in Sudafrica, non solo nella vecchia Europa

bambino neroParlano tutti ma proprio tutti dei mondiali in Sudafrica. Nessuno però dice una cosa: pare che molti posti allo stadio siano vuoti. Ieri parlavo con una persona in Mozambico e mi diceva che lo stadio è mezzo vuoto e pieno di bianchi, ma non di neri.

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Il campionato di calcio virtuale per incompetenti

2010 FIFA worldcupSpinto dall’interesse per la statistica e, in generale, per tutte le forme di gioco, sto considerando la possibilità di creare un campionato sulla piattaforma di fantacalcio proposta dal Guardian. Gli obiettivi che mi pongo in questa impresa potrebbero sembrare insoliti, ma per me sono perfettamente ragionevoli [...]. Se qualcuno fosse interessato a partecipare a un campionato virtuale di calcio per non-competenti, invito a lasciare un commento – sarete chiamati a partecipare. (Digital self)

Non volete sentirvi out durante i prossimi campionati mondiali in Sudafrica? Capite poco o niente di calcio ma volete divertirvi?

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Frecciarossa Torino-Milano tutto relax

FrecciarossaIeri sono andata e tornata da Torino in giornata. Ho finito verso le 14:45 e per tornare sono andata in biglietteria – la fila per le macchinette era chilometrica perché alcuni rifacevano lo stesso percorso sullo schermo molte volte, sbagliandolo sempre nello stesso modo.

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Chi è senza peccato scagli la prima Scajola

Galleria Vittorio Emanuele, MilanoIeri a Ballarò D’Alema ha reagito maluccio alle provocazioni di Alessandro Sallusti, vicedirettore de Il Giornale, per un suo appartamento prestigioso che pagava a l’equo canone.

Appena venuta a Milano, più di 13 anni fa, ho visto degli appartamenti stupendi con le finestre affacciate in Galleria Vittorio Emanuele, su in alto (vedere l’immagine). Per scherzo faccio a Bea: “ecco, vorrei abitare qui, quanto costerà l’affitto?”. Risposta: “Poco perché sono a equo canone e ci abitano politici e amici di Craxi“.

Non mi sembra improbabile che D’Alema abbia preso il suo appartamento a euo canone grazie alla sua posizione, ma non mi sembra neanche illegale. Forse è proprio quello che ha fatto Scajola, che ieri si è dimesso: l’ha pagato molto poco grazie al fatto che è un uomo importante.

Se un politico della sua posizione avesse ricevuto solo questo tipo di favori, e solo grazie alla sua posizione, senza niente in cambio, mi sentirei già soddisfatta. Ma il fatto che si sia dimesso al volo non mi fa ben sperare.

Il radioso, eroico formicaio del giornalismo web

giornaleNel web brulica il formicaio di un giornalismo tanto eroico, quanto misero, oscuro, vulnerabilissimo, succubo. E’ il giornalismo senza Ordine. Una piccola anticipazione del possibile futuro. Ci batteremo contro questo degrado con determinazione e fiducia. (www.francoabruzzo.it)

A pensarci bene Franco Abruzzo, ex presidente dell’Ordine dei Giornalisti, poteva risparmarselo, come dice Gilioli, visto che anche lui ora è parte attiva del formicaio: invia in email gli aggiornamenti del suo giornale online.

Murdoch, qualità dell'informazione e Hinduism Today

News CorporationLa News Corporation, il colosso dell’informazione fondato da Rupert Murdoch che possiede film, televisioni, cable, riviste, quotidiani, case editrici e così via, ha comprato Hinduism Today, il trimestrale religioso del monastero di Kauai, nelle Hawaii.

I motivi di questa compravendita sono semplici: il contratto è stato voluto dalla redazione per ingrandire il monastero e dalla News Corporation perché la rivista è fra la dieci maggiori pubblicazioni americane che favoriscono i valori della famiglia tradizionale.

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Libri all'Indice e crisi dell'editoria

libro Wendy DonigerUn gruppo di induisti che vive negli USA sta facendo il diavolo a quattro con la Penguin per far ritirare immediatamente dal commercio l’ultimo libro della famosa Wendy Doniger, The Hindus: An Alternative History. Dicono infatti che contenga molti errori riguardo ai fatti e alle traduzioni dal sanscrito e che non rappresenti adeguatamente la loro storia.

In effetti i libri di traduzione della Wendy contengono spesso grossolani errori, oltre a trasudare da ogni pagina sperma e sangue. Di questo non so, non l’ho ancora letto.

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Internet, la carta e la memoria

Perchè una vecchia pagina su internet ci pare vecchissima, anche se è solo di due o tre anni fa? perchè è difficie avere dei ricordi legati all’internet, o quantomeno è molto più difficile al confronto di letture cartacee?

Io credo proprio che la problematica sia fisica, materiale

l’inconsistenza materiale ci fa apparire le parole scritte su un monitor meno preziose; un foglio di carta, un appunto scritto sul retro d’un biglietto appuntamento del callista, quando li ritrovi, hanno un che di cimelio, quindi “rivivono”, un pò come la minestra liofilizzata cui rimetti l’acqua; è strano, abbiamo ancora bisogno di “cose”, il nostro cervello non è abituato a queste realtà immateriali; la vecchia pergamena del diploma di maturità, ti ricorda la scuola, potresti avere 100 giga di pdf, non te ne frega niente.
(da Diego)

The Gandhi saga

Rahul e Priyanka GandhiSegnalo una delle famose – e temute – video recensioni di Diego Bruschi, questa volta su Limes – Pianeta India, e sul mio articolo Gandhi Dynasty.

Da notare la musichetta molto piacevole del video: la suona lo stesso Diego, il quale si sta rivelando di molte qualità: grafico, rensore, musico. E blogger.

Diego dice due cose molto vere: l’India è un paese lontano non solo come distanza, ma culturalmente. Infatti, anche a livello di percentuale di spazio occupato, sulle riviste italiane si parla molto più dei paesi latini che dell’India, che invece è molto presente sulle pagine dei giornali inglesi.

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