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Elezioni, i pirati di Internet attaccano il Parlamento europeo

Pirate PartyAltro che il successo della candidata di Internet Debora Serracchiani in Friuli!

In Svezia il Pirate Party — nato insieme a The Pirate Bay, e il suo nome è tutto un programma — ha ottenuto il 7.1% dei voti e avrà un seggio al Parlamento europeo.

Questo significa che in Europa del nord il popolo di Internet comincia a farsi sentire in modo concreto.

Lo sfratto di FaceBook

facebookOggi ho letto sul Corriere della Sera che in Australia uno sfratto è stato notificato all’affittuario su FaceBook.

Faceva notare il buon Luca che è assurdo (parola più, parola meno), perché su FaceBook è come stare in un bar.

Ed è verissimo. In effetti mi sono spaventata quando ho messo su Google il nome di una illustre sconosciuta e ho trovato il link alla sua pagina su FaceBook: l’ho aperto in cache e ho letto tutto e visto tutto, anche se non siamo “amiche”. Ma la privacy dov’è?

Tutto quello che dici potrà essere usato contro di te

FacebookSono giorni e giorni che mi arrivano a tappeto delle email di Facebook con la pubblicità di eventi, travestite da inviti, come quello di un famoso Show che mi è arrivato, forse per sbaglio, con una media di un annuncio ogni due-tre ore per giorni e giorni. Che mi ha così infastidito che, se anche avessi voluto partecipare, mi è passata totolmente la voglia.

Intendiamoci, io uso Facebook da anni, mi piace, ma lo trovo sempre più invadente. Poi ieri ho letto questo sulla mancanza di privacy su Facebook e mi sono un po’ spaventata. Non ho controllato, ma ci sono ottime probabilità che sia vero.

D’altronde so con certezza che quando ho scritto su America e CBNR, le armi di distruzione di massa, i servizi informativi americani hanno cominciato a seguire questo blog. In realtà è un’operazione normale, scannerizzano a tappeto tutti i siti con delle parole chiave sospette e “USA”, “Falluja” e “CBNR” avevano fatto scattare l’allarme rosso.

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Sulla chiusura di The Pirate Bay e di La baia: libertà, ma non di delinquere

The Pirate BayOggi sia The Pirate Bay sia La baia sono chiusi e al loro posto si vedono questi annunci della Guardia di Finanza, Nucleo di Polizia Tributaria Bergamo.

Pubblico di seguito un commento al mio post di ieri sulla chiusura italiana dell’accesso al popolare BitTorrent e il durissimo articolo che l’annuncia. E’ di Hermans Jazzoni, che si occupa anche di pirateria informatica sia come avvocato, sia come programmatore e esperto di cracking, anche se amatoriale.

Io non so cosa sia giusto o ingiusto, cosa sia legale a illegale, a naso mi sembra che non si possa imputare un mezzo, il p2p, di essere illegale, ma certi contenuti sì, e l’uso di un mezzo così veloce, effimero e di massa per condividerli forse anche. Penso, soprattutto, alle organizzazioni criminali transnazionali che mettono in opera tutti i mezzi possibili, e non rintracciabili, per trasmettere e scambiarsi file pedopornografici.

Tutti sanno che il concetto di legalità e di liceità sono stati stravolti dall’uso di Internet e dalla facilità estrema di compiere atti di criminalità informatica, per esempio la copia intera dei dati di un database privato, ma messo online perché tutti ne usufruiscano gratis et amore dei, per usarli in altro modo, a nome proprio e senza neanche menzione della fonte.

Voglio ribadire anche una cosa, che ho sempre affermato (anche attirandomi le ire dei tromboni estremisti del “libero tutto sempre e a ogni costo“: quando non sono lesi i loro interessi, ovviamente!): anche la libertà di copiare, se è solo libertà di copiare cose innocenti o utili, e di trasmettersi liberamente i dati online con il peer to peer, può danneggiare il piccolo che vive delle sue opere. Penso a un mio conoscente piccolo regista d’essai e malamente piratato.

Danneggia le grandi case discografiche e le multinazionali di Hollywood, e che si faccia posso anche capirlo, perché decidono la politica dei prezzi in modo assolutamente gonfiato (posso capirlo, ma se è illegale è illegale: non esiste una legge Robin Hood!). Ma a me e l’organizzazione che rappresento ha danneggiato che uno dei miei libri sia stato scannerizzato da un professorucolo inglese e inviato ai suoi studenti. Non sarà p2p, sono solo poche centinaia di studenti ed è stato fatto per fini di studio (a dirla tutta, è fatta per farci un dispetto, ma tutti sanno che l’Accademia ha altissimi ideali!:)), ma l’Asiatica Association di questo ci vive. Ha fatto bellissime cose per 13 anni, le ricomincerà a fare a settembre, è stata all’avanguardia per tante cose a livello internazionale (e in USA a livello tecnologico non è facile essere i primi), ha regalato e condiviso tanto, è menzionata nelle migliori enciclopedie, ma ha bisogno, come tutti, di soldi per sopravvivere. E quindi quello che ha fatto il signore di cui sopra è stato non solo illegale, ma anche ingiusto. Che è peggio.

Questo il commento. Ancora una volta grazie, Hermans!

Non so se sia più comico il messaggio della “baia” o la confusione che si è generata intorno. Per chi non conosce la pseudo anarchica scena del cracking (per altro andrebbe fatto un grosso distinguo separando chi si serve della scena con la stessa avidità di quelle organizzazioni criminali che smerciano dall’oriente le collezioni di software, film ed mp3 ecc. ) non può cogliere la povertà al fondo delle parole razziste e diffamatorie che si leggono in quel post.

Quelle frasi, prendendo spunto dalla vicenda “mediaset/youtube” sulla falsa riga dello spirito dei vari proclami che solitamente le “ciurme” lasciano all’interno delle singole release (i file “*.nfo” per capirci). Sin dal loro apparire si è potuto leggere di tutto in quei file. La realtà vera e che non ci sono principi. E dalle parti della “baia” non c’è nessuna libertà. Solo fumo negli occhi.

Quali principi? La storia dovrebbe dire qualche cosa. Già i “nonni” di questi sistemi hanno danneggiato le ragioni per cui era nato anni fa lo shareware ad esempio. Vi ricordate? Il miraggio di avere programmi migliori e programmatori soddisfatti perché premiati sul campo?

Vogliamo parlare di cose serie? Pensiamo a tutelare e favorire l’accesso alla conoscenza per coloro che non possono permettersela. Per coloro a cui, ancora oggi, è negata per ragioni politiche o religiose. Siamo cresciuti o no? Se penso ad internet penso anche all’informatica in senso stretto. A fianco, però, c’è un’altra parte più umana che mostra e racconta fatti che altrimenti resterebbero nascosti. Penso al dissenso sulle scelte politiche che altrimenti non troverebbe spazio. Se penso ad internet vedo anche il lavoro di tanti che hanno contribuito a renderlo condominiale. A programmatori che realizzano estensioni sperando che attraverso il sudore della loro fronte qualcuno faccia una donazione per dei bambini lontani.

Queste sono libertà da tutelare. Il diritto a nascondere le proprie tracce digitali ma non la facilità di commettere un reato. Il diritto alla libertà di esprimere le proprie opinioni ma non la libertà di mettere il filmato porno della propria ex. Il diritto a condividere il sapere ma non la libertà di violare i legittimi diritti di chi non vuole fare altrettanto. Il diritto di copiare ciò che merita di essere salvaguardato. Battersi per una legge che garantisca il diritto al lavoro, permettendo l’accesso gratuito al software il cui apprendimento è considerato indispensabile per essere assunti.

No. I distinguo vanno fatti. Troppo comodo invocare la libertà quando si è dalla parte del torto. Anche gli artisti devono campare, come i programmatori … come tutti. Le farneticazioni della baia sono speculari a quelle delle software house che infilano giocattoli pericolosi per la privacy compressi e cifrati perché sfuggano ad un controllo superficiale. Scuse. Non libertà solo scuse.

Tutto per BlogBabel o c'è altro? Storia di blog e di blogger

Enrica GarzilliLui dice che gli hanno crackato il computer per poter magari pubblicare due notiziole di BlogBabel in anteprima, o chi sa per cosa.

Che dire? Da una parte sono un po’ stupita che gente possa commettere reati penali, se li ha commessi. E per cosa poi? Per poter riportare in anteprima delle notizie o per ben altro? Si può usare il computer per accedere al proprio conto bancario, a PayPal, alle lettere dell’amante, al testamento del nonno e così via.

Dall’altra sono divertita: BlogBabel è riuscita ancora una volta a portare a galla i difetti e le meschinità, se solo di meschinità si tratta, di alcuni. Ha funzionato ancora una volta da cartina tornasole. E’ come un colino che filtra e vi rimangono lo scorie.

Quindi, se mi dispiace che Sw4n debba ricorrere (e giustamente) alla Polizia postale, perché qui si tratterebbe di diritto alla privacy e forse qualche altra cosuccia (da verificare), sono molto contenta che BlogBabel abbia anche una funzione collettiva: vorrà dire che tutto il lavoro del creatore, e quello che abbiamo fatto noi editor, non è stato fatto invano e quando verrà riaperta non ne guadagneranno solo le aziende o chi fa marketing, ma noi tutti.

Si scopriranno finalmente un po’ di altarini e ci sarà un po’ di pulizia in questo mondo fatuo, un po’ gigione e un po’ troppo tronfio di blogger-famosi-a-tutti-i-costi. Che poi sono i costi di un’intera comunità.

YouRank per stare insieme o per stare da soli

YourankOggi mi è arrivato un nuovo programmino da provare. Si chiama YouRank ed è un’estensione di Firefox. E’ una specie di assistente personale del browser che memorizza ed organizza in maniera completamente automatica le ricerche e i migliori siti.

Per scaricarlo: YouRank

La cosa che mi intriga è che installandolo i dati della navigazione rimangono al sicuro. Il database della navigazione è criptato e risiede nel computer di chi lo usa, nella cartella delle estensioni di Firefox. Così, quando guardo i siti proibiti (per esempio quelli dei buddhisti cinesi in Cina), la privacy è assicurata.

E’ una specie di social network privato: tutti i siti che uno cerca può condividerli o può tenerseli per sé. Ovviamente questo serve anche a vedere i trend dei siti in crescita o quelli più cercati della giornata.

NB: solo le prime 2000 persone possono scaricarlo perché è in Alpha pubblica, quindi affrettatevi.

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Denuncia redditi online: mettetevi l'animo in pace

Mi consola sapere che per le prossime denunce online la normativa sarà esplicita e io sarò ricchissima.

Infatti pare che il dossier sulla questione, che contiene copia dell’autorizzazione della pubblicazione delle denunce dei redditi 2005 firmata dal dirigente dell’Agenzia delle entrate, la revoca del provvedimento disposta dal garante della privacy e i pareri in materia dello stesso Garante in passato, sia sul tavolo dei procuratori. Lo apriranno forse subito — l’argomento è di moda — gli daranno una scorsa, poi tutti al mare.

Quando l’anno giudiziario si riaprirà ci saranno altre questioni di grido al tappeto. Poi verrà Natale e le sacre feste. Le acque intanto si saranno calmate e ci saranno cose più importanti da esaminare. Poi si chiuderà il nuovo anno fiscale, e subito dopo verrà l’estate e si chiuderà di nuovo l’anno giudiziario. Poi le sacre feste e così via.

Vista la velocità della nostra macchina giudiziaria sono quasi certa che tutto sarà a posto — leggi, abitudini sociali, nuovo uso di Internet per l’ e-governance e così via — prima che della vicenda si sappia qualcosa di preciso. Consoliamoci.

Denuncia all'Agenzia delle Entrate: ma l'online gratis è reato?

Non è finita la saga dei redditi online. Il Codacons (Coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori) e l’Associazione Utenti Servizi Finanziari hanno sporto denuncia per violazione delle norme penali sulla privacy a nome di tutti i contribuenti italiani messi in rete con la denuncia dei redditi e dell’IVA 2005.

La richiesta di risarcimento è di 20 miliardi di euro, che diviso fra 38 milioni di contribuenti fa 52 euro circa per ognuno di noi.

Come sapete il Garante aveva bloccato il sito perché aveva rilevato preliminarmente che, seppure non vi era incompatibilità tra la protezione dei dati personali e la pubblicità di informazioni per fini di interesse pubblico o comunque a beneficio della collettività, la modalità di diffusione online era diversa da quella consentita, che autorizza il solo deposito, per la durata di un anno, presso gli uffici della Pubblica Amministrazione dell’elenco annuale dei contribuente.

A parte che il Garante ha tolto a tutti un giochino niente male — sarà che purtroppo non ho assolutamente niente da nascondere — comunque su eBay le liste dei redditi ancora si vendono.

Ma quello che è successo apre la porta a una domanda importante: la diffusione Internet cambia sostanzialmente la natura della diffusione?

In pratica, prima le denunce su carta erano depositate per un anno presso gli uffici della Pubblica Amministrazione. Bastava convincere il funzionario o il commercialista e questi fotocopiavavano ciò che occorreva. I documenti su Internet invece sono a disposizione di tutti, gratis.

Perché questo sarebbe reato penale mentre prima tutti facevano le fotocopie delle denunce dei redditi anche di 10 anni prima molto facilmente e quasi gratis, poco più del costo della carta, e nessuno aveva niente da obiettare, e il sistema è andato avanti per anni e anni?

A me l’online sembra un atto di trasparenza e di regolarizzazione di una situazione che comunque c’era ed era alla portata di tutti. Solo che bisognava pagare.

P.S. delle 11:46: L’Avvocato fa una precisazione importante: il Codacons può tutelare gli interessi solo dei suoi iscritti e non di tutti i cittadini/consumatori: quindi, il risarcimento lo pagherebbero tutti i contribuenti a favore dei soli iscritti Codacons!

Il sito delle Agenzia delle Entrate bloccate

Sono andata a controllare qualcosina e ho visto che il sito delle Agenzie delle entrate dove si potevano vedere le denunce dei redditi è bloccato: tutta l’Italia si è precipitata a scaricare. In testa, mariti e mogli con le cause di separazione giudiziale in atto.

Mi chiedo se sistemeranno le cose perché so che i ricchi si erano belli arrabbiati.

Diritto alla privacy: sul Web manca l'indirizzo

Questi giorni ha fatto scalpore, non so perché, il provvedimento del Garante per la Protezione dei Dati Personali che ha bloccato sul sito di Lista Palau del Comune di Palau, in Sardegna, di alcuni dati: la lista degli alunni di scuole medie inferiori, secondarie e superiori che hanno ottenuto un contributo per l’acquisto dei libri di testo.

Il bello è che la pubblicazione comprendeva, oltre al nome e cognome del singolo alunno, i dati identificativi dei genitori, il contributo economico fornito e spesso anche le coordinate del conto corrente bancario (probabilmente a riprova della veridicità delle informazioni). Ovviamente il Garante ha

CONSIDERATO che il trattamento dei menzionati dati personali risulta allo stato effettuato in violazione dei princìpi di liceità, finalità e pertinenza e non eccedenza del trattamento (art. 11, comma 1, lett. a), b) e d), del Codice).

Io credo invece che manchi una cosa in quelle liste: l’indirizzo e il numero di telefono. Eventuali ladri, per esempio, dovrebbero poter accedere immediatamente a questi dati e non perdere tempo: se un mio ex dentista con appartamento in centro storico a Roma, casa estiva in Sardegna, casa in montagna e auto varie (compresa una Range Rover, che non è esattamente economica) ha denunciato nel 2003 solo 8.000 Eu di imponibile, è assolutamente plausibile che le famiglie dei ragazzini beneficiati dal contributo siano fra le più ricche di Palau.

Sul Diritto alla Privacy su Internet questo blog ha pubblicato diversi post: segnalo solo Milano e i terroni, Indirizzi IP, diritto alla privacy e marketing, Ancora du Pietro Ricca e il diritto alla privacy, Riotta risponde, copyright e lavoro, Emilio, perché non fai il giornalista?, Arriva OpenSocial, il nuovo social network di Google; e aggiungo anche Siete infastiditi da telefonate con numero nascosto? ecco un modo per anticipare i tempi della burocrazia e risalire all’identità del chiamante: perché anche il diritto alla privacy ha un limite, quello dell’illegalità. Attenti cari scocciatori e care scocciatrici!

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