Tag Archives: privacy

Wikileaks: Syria Files (documenti sulla Siria)

I file della Siria gettano luce sui lavori interni del governo e dell’economia siriani, ma rivelano anche che l’Occidente e le aziende occidentali dicono una cosa e ne fanno un’altra. (Wikileaks, Syria Files)

Lo scorso giovedì 5 luglio Wikileaks ha cominciato a pubblicare i Syria Files, oltre due milioni di email di personaggi pubblici, ministri e aziende collegate, datati agosto 2006 – marzo 2012.

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India, Sonia Gandhi si rifiuta di pubblicare le denunce dei redditi in nome della privacy

Enrica Garzilli su Il Fatto Quotidiano su Sonia Gandhi, leader del Partito del Congresso e presidente dell’Alleanza Progressista Unita, la coalizione di centrosinistra attualmente al potere, e il suo rifiuto a pubblicare le denunce dei redditi in nome della privacy. E’ accusata da anni di aver accumulato ingente ricchezze in banche svizzere. E proprio nel mezzo della campagna elettorale.

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Yahoo! News e Facebook sempre più social (alla faccia della privacy)

Ieri ho ricevuto questo comunicato stampa per un servizio che connette Yahoo! News e Facebook che mi ha un po’ inquietato.

Io uso Facebook al minimo, cioè con quasi tutte le funzionalità private (fra me e chi conosco personalmente). Ci sono dagli inizi inizi e ogni tanto mi diverte, ma è uno dei social network più impiccioni che esistano.

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Wikileaks sul Dalai Lama, India, Cina, Tibet, Pakistan

Sapete di Wkileaks, vero? The Hindu ha cominciato a pubblicare i documenti relativi a India, Pakistan, Tibet, Cina ecc. e anche sugli attacchi di Mumbai ecc.

Commovente il documento del 2008 Dalai Lama che scongiura gli USA a convincere la Cina ad ascoltarlo e iniziare un vero dialogo. Inutilmente, ovviamente.

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Enrica Garzilli su Il Fatto Quotidiano: Twitter cede i dati degli utenti Wikileaks

Il Fatto QuotidianoEnrica Garzilli su Il Fatto Quotidiano: Usa, lo Stato può “spiare” l’account Twitter dei sostenitori di Wikileaks.

Il social network ha dovuto fornire i dati degli attivisti che più si sono battuti per la causa del sito di Julian Assange. Il giudice ha rigettato il ricorso che si appellava al Quarto emendamento sulla tutela della privacy. Gli interessati non si avvalgono del diritto di opposizione e puntano su una campagna mediatica che spinga i siti a spostare i server fuori dagli Usa.

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Facebook il media antisociale

Sembra che in Columbia The Águilas Negras (Le Aquile nere), una banda di 18 criminali nata da un gruppo paramilitare di destra specializzata nella “pulizia sociale” di drogati e prostitute, abbia pubblicato una lista di nomi su Facebook.

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Dopo Google, l'India

Chinese hackers are believed to have attempted to penetrate India’s most sensitive government office in the latest sign of rising tensions between the two rival Asian powers, The Times has learnt. M. K. Narayanan, India’s National Security Adviser, said his office and other government departments were targeted on December 15, the same date that US companies reported cyber attacks from China. (The Times)

E così sembra che anche i computer del governo dell’India abbiano subito degli attacchi da parte dei cracker cinesi. Ovviamente la Cina nega tutto. Motivo? Le relazioni diplomatiche con gli USA, che dopo l’accordo sul nucleare sono molto buone, molto migliori di quanto siano mai state.
Ma davvero la Cina sta facendo terrorismo informatico?

Se Google lascia la Cina

Google in CinaGoogle has said it will end the controversial censorship of its search service in China and risk being thrown out of the world’s most populous internet market, following what it claimed were Chinese-based attempts to hack into its systems and those of other international companies.

Bell’articolo sul Financial Times. Pare infatti che il grande Goolge abbia minacciato di lasciare la Cina in seguito ad attacchi al suo sistema di posta, Gmail, da parte di hacker, o meglio cracker cinesi, che avrebbero attentato anche ad altre 20 aziende nella finanza, media e altri settori.

Google è il primo motore di ricerca in Cina dopo Baidu, che ironicamente martedì scorso è stato attaccato dai cracker iraniani, che hanno lasciato sul sito la bandiera dell’Iran e altri simboli con le parole “Iranian Cyber Army”.

Sembra insomma che Google lotti per la libertà di espressione, il diritto alla privacy e così via.

Io ho una visione un po’ meno idealistica di questa vicenda, tenendo anche conto che Google ha cercato in tutti i modi di compiacere la Cina attribuendole su Google Maps dei territori che questa contende all’India.

Secondo me Google ha fatto questo can can, tanto che Hillary Clinton è intervenuta, perché al momento i costi per difendersi sono più alti che in altri paesi e la bilancia rischi-benefici propende per i rischi, con poco ritorno economico. Se i cracker cinesi, che non è detto che siano governativi, riuscissero a entrare in Gmail, la credibilità della privacy di Google crollerebbe e ci sarebbe un’enorme perdita di immagine.

Credo poi che questi attacchi avranno due maggiori conseguenze:

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La privacy di Google Voice

Google VoiceSi vede che quelli di Google sono pagati anche per avere tempo libero per pensare all’innovazione e sperimentare tutto quello che gli passa per la testa coi mezzi aziendali.

Mentre rilascia la versione beta di un software che accelera internet (Luca), ha però i primi problemi col nuovo servizio sperimentale che speravo di provare al più presto (ora è solo per cittadini USA): Google Voice, un solo numero per tutti i telefoni e moltissime funzioni.

TechCrunch dice che il servizio viola la stessa policy Google sulla privacy. Sinceramente non lo so perché non conosco nessuno che usi Google Voice, ma buono a sapersi.

Google sotto accusa a Milano per video shock, stampa sotto accusa da Berlusconi

E’ iniziato ieri, davanti alla IV sezione del tribunale di Milano (giudice monocratico Oscar Maggi), il processo a carico di 4 dirigenti di Google. [..] La Procura di Milano accusa i 4 dirtgenti a vario titolo di concorso in diffamazione e violazione della privacy nei confronti di un ragazzo disabile insultato a scuola, a Torino, e ripreso in un video finito in rete grazie al servizio Google Video. Sotto accusa sono David Carl Drummond, presidente del Cda di Google Italy S.r.l. e successivamente amministratore delegato;George De Los Reyes, membro del Cda di Google Italy e poi Ad; Peter Fleitcher, responsabile delle strategie per la privacy per l’Europa di Google Inc.; Arvind Desikan, responsabile del progetto Google Video per l’Europa. (Di Franco Abruzzo).

Da leggere tutto. Magari insieme alle sue note giuridiche sul diritto di cronaca e le riflessioni sulla professione di giornalista, e subito dopo l’intervista integrale di Alfonso Signorini a Berlusconi, quella in cui quest’ultimo dichiara:

Mi piacerebbe che anche la classe politica e la stampa fossero all’altezza del Paese che le esprime [ndr: civiltà, unità e compostezza].

Il bue che dice cornuto all’asino.

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