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Lawrence Lessig a Milano, much ado about nothing

Lawrence LessigIeri sono arrivata tardino, giusto un 15 minuti prima dell’evento, dovevo preparare un editoriale un po’ complesso di geopolitica in inglese e non mi andava di scrivere castronerie (anche se vanno molto di moda, bisogna averne il coraggio).

Ho incontrato un amico, un genietto del MIT un po’ strano ma davvero in gamba (troppo cervello), che mi ha detto che era tutto pieno dalle 5:45. Due amici giornalisti, uno con l’aureola e una senza (anche se è stata assunta al giornale con tutto il corpo e per lei la regola del 25% in meno a contributo non si applica), mi hanno portato al banchetto stampa, dove mi hanno dato una cartellina miserella con le maggiori informazioni. Ho fatto capolino dentro la sala ma tutta quella gente accalcata per me era troppa, anche se lo spazio per giornalisti era diverso. Non ho avuto pazienza e ho fatto marcia indietro.

Avrete capito che l’iscrizione online era farlocca. Non contava assolutamente niente. E avrete intuito che si spacciavano giornalisti, per avere il posto privilegiato, persone che giornalisti non erano. C’era un maxischermo all’aperto, ma con quel frescolino più invernale che primaverile non era il caso di sedersi.

Ma la cosa che più mi ha deluso è stata la presentazione. Infatti, con un po’ di amici siamo andati all”ufficio del genietto del MIT, che era vicinissimo, e abbiamo ascoltato la traduzione in streaming. Purtroppo. Le pause erano strane e il traduttore parlava alla velocità della luce. Non sarebbe stato meglio lasciare la voce originale in inglese?

Soprattutto, la presentazione in sé non diceva assolutamente niente di innovativo, di creativo, o semplicemente di informativo. Era solo una tirata retorica sulla corruzione e sul perché certe leggi passano al Congresso americano: per gli interessi delle lobby e non per il reale benessere di tutti. Bella scoperta.

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La prof. oltraggiata

PPTTFra le norme del ddl sulla sicurezza approvato ieri ce ne sono alcune ovviamente pericolose, come dice Mante, e una che mi inquieta molto:

Carcere fino a tre anni se si oltraggia pubblico ufficiale. Ritorna la norma depenalizzata aumentando la pena. Chi insulta ora un pubblico ufficiale rischia fino a tre anni di carcere.

Ora, la norma c’è sempre stata ma il concetto di pubblico ufficiale è molto ampio e l’oltraggio è facile. Qualche anno fa mi hanno fatto scendere alla stazione di Arezzo, insieme alla mia cana, nel cuore della notte, perché il capotreno era allergico ai cani, specie quelli bianchi. No, non al pelo, ai cani in sé. E io, secondo l’amabile capotreno, l’avevo portata lì solo per fargli dispetto.

Dopo una breve discussione e l’intervento di un ispettore delle ferrovie in incognito, che purtroppo si è rivelato essere un mio corteggiatore respinto del liceo, è saltato fuori che il capotreno stava andando in pensione anticipata per malattia.

Gli ho detto che non faticavo a crederlo, che la sua malattia probabilmente era un disturbo paranoide della personalità e doveva essere rinchiuso non in un treno, ma in una clinica psichiatrica. In due hanno minacciato la denuncia per oltraggio a pubblico ufficiale. In questo caso avrei rischiato fino a tre anni di carcere?

D’altro canto, il risvolto positivo della legge c’è. Anni fa, in una disgraziata università del centro Italia, uno studente bocciato all’esame mi ha insultata, spintonata e sequestrata per oltre 3 ore in una stanza del dipartimento. La soddisfazione è che se lo avessi denunciato avrebbe rischiato fino a tre anni.

Insomma, l’inasprimento di questa norma mi inquieta. Perché se uno dice a un impiegato delle PPTT che non fa niente:

Lei ruba lo stipendio!

Rischia fino a tre anni?

Non vi offendete se a Milano non Plurk

PlurkSono stata invitata da diversi amici e conoscenti ad entrare nel loro giro di amichetti su Plurk, ma io non ho tempo. Su Twitter non si parla d’altro (questo è il mio Twitter a proposito) e tutti plurkano a ruota libera ma io non ho tempo di imparare, non ho tempo di aggiungere un altro social network, non ho tempo soprattutto di seguirlo.

Non so ma il tempo non mi basta mai. Oltre tutto Plurk è macchinoso, anche Catepol concorda con me, figuriamoci (e sì che lei fa tutto, è presente su tutto, sa fare tutto), non riesco neanche ad aggiornare il mio Tumblr, eppure mi piace assai, e quindi per adesso rinuncio a Plurk. Non riesco neanche a leggere i blog dei miei amici, se non saltuariamente. Quindi ringrazio tutti, sono molto contenta e onorata di essere stata invitata da voi ma devo dire no.

Anzi, se potete, mi dite dove trovate il tempo per fare tutto e vivere anche al di fuori della rete? Che ne so, almeno i doveri come cucinare, le poste, i rapporti con i colleghi e così via.

E voi come vi organizzate?

Addio Milano bella

Faccio la mia bella fila alle Poste di corso Venezia 42, quelle di fronte ai Giardini pubblici, così (mi dico) finisco subito e mangio un panino al sole. Ore 12:30, di solito le segretarie stanno in pausa e le poste sono quasi vuote.

Prendo il mio bel numerino, sono il 214. In realtà non avevo considerato che anche gli impiegati sono in pausa e ci sono solo 2 sportelli aperti ma va bene, tanto siamo in cinque.

Aspetto poco, ma sempre un po’. Zac, sul display appare il 214. Vado baldanzosa allo sportello e vedo una sciura che mi si affianca fulminea, diciamo che avevo l’alito caldo sul collo, ma io avevo il numero e chi se ne importa? Stavo nel giusto.

L’impiegata (quella bassettina, scura, con un po’ di baffi, chi conosce quelle poste lo sa) mi guarda e mi fa brusca:

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L'avventura delle poste di Pune

Sono appena andata al GPO, il General Post Office di Pune, le poste centrali. E’ un bell’edificio, enorme, altissimo, in stile vittoriano, circondato da palme, ficus giganti e piante varie, i soffitti che arrivano al tetto, i fan che scendono copiosi dal soffitto con le pale che vorticano e i fogli che volano. I banconi sono in legno massiccio scuro e ben lucidato.

Avevo in mano il pacco pesante di libri da spedire. Le poste centrali e qualche sede importante aprono alle 10 e chiudono alle 8 di sera, sabato incluso, gli altri alle 2 circa. Dopo una fila di circa 10 o 11 persone arrivo e c’e’ la disputa perche’ io lo voglio mandare via mare, loro insistono per via aerea, che costa il doppio. Anche l’autista del trivilar, cioe’ il threewheeler (il mio era un vecchio Ape 50 del solito colore giallo e nero) all’inizio insiste perche’ mi sta aspettando, mi aveva anche aiutato a portare il pacco.

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