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"La Tigre e la neve" di Roberto Benigni e Al Bano (o Albano?)

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E’ un film semplice, per animi puri. Mi è piaciuto vedere l’amore coi suoi occhi.
Si apre con un sogno alla Fellini, Attilio/Benigni che sposa una bellissima donna, Vittoria/Braschi, in un atmosfera onirica e surreale. Lui in boxer ascellari bianchi e canotta bianca, lei in un vestito di pizzo con velo, in uno spazio senza tempo e una specie di tempio, con tutta la gente che popola il mondo di Attilio. Durante la cerimonia lei gli dice le parole più dolci e insieme più sexy che un uomo vorrebbe sentire (NB: ho imparato che ogni uomo sogna di sentirsi appellare come un vero maschio, anzi, un dio!)

Sin dalle prime battute mi sono accorta che Attilio, professore universitario di poetica a Roma, parlava usando solo pezzi di poesia o di critica letteraria sulla poesia. Era una gara ad indovinare chi fosse! Era già famoso per avere pubblicato un libro di poesie del sapore delle favole orientali, La tigre e la Neve. Anche io per anni ho parlato spesso e volentieri in versi poetici o in rima (quest’ultima, mia).

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