Tag Archives: poesia

Date a Letizia quel che è di Letizia

Letizia MorattiIeri pomeriggio sul primo canale TV ho visto Bruno Vespa piangere alla vista della sua città natale, L’Aquila, ancora da ricostruire, e del suo amico di infanzia di sempre. Un tremolio del mento, gli occhi che si sono arrossati, grande dignità. Era commovente, era vero, mi è piaciuto.

E poi hanno fatto vedere Letizia Moratti che declama una poesia in italiano, Cet amour di Jacques Prévert.

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Il campionato di calcio virtuale per incompetenti

2010 FIFA worldcupSpinto dall’interesse per la statistica e, in generale, per tutte le forme di gioco, sto considerando la possibilità di creare un campionato sulla piattaforma di fantacalcio proposta dal Guardian. Gli obiettivi che mi pongo in questa impresa potrebbero sembrare insoliti, ma per me sono perfettamente ragionevoli [...]. Se qualcuno fosse interessato a partecipare a un campionato virtuale di calcio per non-competenti, invito a lasciare un commento – sarete chiamati a partecipare. (Digital self)

Non volete sentirvi out durante i prossimi campionati mondiali in Sudafrica? Capite poco o niente di calcio ma volete divertirvi?

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Frecciarossa Torino-Milano tutto relax

FrecciarossaIeri sono andata e tornata da Torino in giornata. Ho finito verso le 14:45 e per tornare sono andata in biglietteria – la fila per le macchinette era chilometrica perché alcuni rifacevano lo stesso percorso sullo schermo molte volte, sbagliandolo sempre nello stesso modo.

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Per Alda nata Merini

Alda Merini(Sono una piccola ape furibonda.)
Mi piace cambiare di colore.
Mi piace cambiare di misura.

Rimarrà aperta fino al 31 marzo all’entusiasta Liceo classico Francesco Stelluti di Fabriano la mostra fotografica di Rita Vitali Rosati Per Alda nata Merini.

E’ il seguito della Giornata mondiale della poesia, che il liceo ha festeggiato con la manifestazione Luoghi di versi, dedicata alla grande poetessa scomparsa da poco.

Durante la manifestazione alcuni studenti hanno recitato i loro lavori, partoriti al laboratorio di scrittura poetica della scuola.

Se abitate dalle parti di Fabriano andateci: la mostra fotografica è d’artista, la cittadina è bellissima e il liceo è uno di quelli che viene voglia di tornare a scuola. Un anno e mezzo fa ho avuto il piacere di andarci a parlare della questione della politica della Cina e i diritti umani dei tibetani e ve lo posso assicurare (e sì che la scuola l’ho sempre detestata).

La lotta di Woeser, blogger e poeta tibetana in Cina

WoeserIl blog di Woeser, che il governo cinese aveva bloccato, è stato riaperto.

E’ trascorso da poco il China National Day del 1° ottobre. Lo voglio ricordare proponendo la storia di Woeser riportata da The New York Times, un’artista e blogger di padre cinese di etnia Han e madre tibetana che vive a Beijing.

Non è una povera monaca che vive in periferia costretta al silenzio e ai soprusi, non ha una vita particolarmente disagiata perché è la moglie di uno dei più importanti artisti cinesi del momento, Wang Lixiong, eppure quando si è professata tibetana o buddhista è stata licenziata e ha dovuto lasciare Lhasa.

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Sono visto ergo sum: blogger e informazione

Enrica GarzilliTutto è partito da un post di Marco Mazzei che ha detto, in sunto, che dalla BlogFest di Riva del Garda è saltata fuori una cosa: il vuoto. Niente idee nuove, niente gente nuova, le solite cento persone che girano da un posto all’altro per farsi vedere e per godere dei privilegi riservati ai giornalisti. Con tutti i difetti dei giornalisti. E Marco non è stato l’unico ad aver criticato la festa. E in parte è vero, anche se io penso che le cose nuove che ci sono state siano nate al di fuori al di fuori delle banali discussioni pubbliche e dei BarCamp.

Insomma, per Marco la BlogFest sarebbe stata come un ciambella, cioè un buco con qualcosa intorno: la solita gente che salterella da un meeting all’altro, che presenzia e pontifica ovunque, in tutti i luoghi e con tutti i mezzi di comunicazione possibili.

Al che gli fa eco Luca De Biase che dice (e condivido) che la partecipazione attiva del pubblico all’informazione, come fa il blogger, ne ha cambiato la stessa struttura:

La critica è dunque sacrosanta ma non credo lo sia un giudizio definitivo: i blog hanno avviato il pubblico attivo e il pubblico attivo ha cambiato la struttura del sistema dell’informazione.

Io penso che il blog era un mezzo alternativo di informazione e di relazione fra le persone quando di blog ce n’erano pochi. Le dinamiche erano quelle del piccolo gruppo che si incontra, chiacchera, si racconta, pensa, osserva e magari fa un resoconto diverso, non allineato e non prezzolato, delle vicende.

Ora sta succedendo esattamente come in USA: i blogger più “famosi”, se pure nel ristretto gruppo della blogosfera italiana, sono invitati a parlare o a commentare di qua e di là, sono chiamati a scrivere il pezzo per questo o quel giornale. Perché hanno un pubblico.

Quindi (talvolta) si ricreano le stesse dinamiche che si sono create fra i giornalisti. I giornalisti sono puttane dell’informazione con dei soldi e qualche beneficio, i blogger sono puttane dell’informazione con dei benefici e qualche soldo.

Fino a 4-5 anni fa i blog erano pochi, ora in Italia quelli attivi sono decine di migliaia. Questo è il primo motivo dell’appiattimento della qualità del blog e dell’allineamento del blogger all’informatore o il comunicatore prezzolato.

Come per tutte le cose, quando diventano di massa si banalizzano e si semplificano. Per fare un esempio, fino a pochi anni fa parlava dell’India principalmente chi la studiava, e lo studio dell’India implicava lo studio di lingue come il sanscrito, per capire davvero i testi, i sistemi filosofici, la poesia o l’astronomia antica, ecc.; ora parla dell’India chi ci va ogni tanto per 7 o 15 giorni e magari fa i massaggi ayurvedeci. E non c’è giornalista generalista che non vada in India e ci scriva su il suo bel pezzo o il suo libretto.

La gente ne parla, ne scrive, trasmette in TV, è invitata alle tavole rotonde (non faccio nomi per pietà buddhista) e chi come me è “sull’Asia” da 25 anni rabbrividisce della pochezza, della banalità, della ripetitività: ma ognuno ha il diritto di dire la sua e comunque troverà un pubblico, un utente, al suo livello.

Internet ti permette di scrivere la tua su tutto, facilmente, con un sito o con un blog. Questo è il motivo più importante: chi ha un blog in genere lo ha perché vuole dire la sua. Che sia competente o meno, che abbia informazioni originali o meno, che abbia notizie rilevanti o no, l’utente vuole parlare e vuole essere ascoltato, vuole connettersi al mondo e non essere escluso. Vuole contare qualcosa.

Alla BlogFest ho conosciuto diversi blogger che volevano semplicemente esserci e farsi vedere. Un bisogno essenziale del genere umano: fare parte di una comunità, virtuale che sia, parlare, dire la propria e essere ascoltati. Sentirsi in qualche modo attivi e importanti.

Penso che specie di questi tempi, quando di fatto contiamo sempre meno perché il potere non sta qui, ma sta in primis dove girano i soldi, chi ha un blog vuole sentire che in qualche modo esiste, che qualcuno lo vede, lo legge e che, possibilmente, lo ascolta e lo riconosce.

Scrivo, mi mostro, mi riconoscono, conto qualcosa. Sono visto, ergo sum.

Sui rifiuti

San GennaroPenso che sulla questione rifiuti in Campania più che De Gennaro ci voglia San Gennaro. E’ stato l’unico pensiero che ho avuto stamattina, ascoltando la radio.

Sui rifiuti voglio offrire, di buon auspicio, una poesia del mio poeta preferito, Kostantinos Kavafis, sperando che la questione si risolga al meglio per tutti, specie a Napoli, Caserta e via dicendo. Quello che sta succedendo è uno scandalo internazionale e una bruttura, un’ingiustizia verso la gente che si somma alle tante del nostro paese. Kavafis era un vecchio porco mezzo greco che non si faceva scrupolo di essere pedofilo e razzista, ma scriveva magnificamente e aveva il cervello fino:

Il gran rifiuto

Arriva per taluni un giorno, un’ora
in cui devono dire il grande Sì
o il grande No. Subito appare chi
ha pronto il Sì: lo dice e sale ancora

nella propria certezza e nella stima.
Chi negò non si pente. Ancora No,
se richiesto, direbbe. Eppure il No,
il giusto No, per sempre lo rovina.

Parlando di rifiuti, penso a un rifiuto di ieri sera:

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Immagini, poesia e musica per la libertà in Pakistan

Alzate il volume nel vostro computer e godetevi questa canzone e questo video con le immagini delle recenti manifestazioni in Pakistan. Immagini forti, immagini di un popolo che si è stancato del sistema militare imposto da Musharraf e che lo dimostra in piazza.

La gente insorge. Lo slogan è: Against Emergency, Insurgency! Guardate i poveri avvocati come sono stati malmenati in Pakistan — e non ditemi che qualcuno di voi ne ridacchia, fra sé e sé.

Il video è stato prodotto da una band del New Jersey di “Pakistani Americans”, che ha realizzato una versione rock di una delle poesie più famose di Faiz Ahmad Faiz (1911-1984), eminente poeta urdu, montata con immagini delle recenti manifestazioni.

Vi mando la traduzione italiana dell’amica Alessandra Consolaro, che ringrazio per la segnalazione del video:

Parla, che le tue labbra sono libere

Parla, che la lingua è ancora tua


Il tuo solido corpo è tuo

Parla, che la vita è ancora tua

Guarda: nella bottega del fabbro

Le fiamme sono alte, il ferro è incandescente

Si spalancano le bocche dei lucchetti

E ogni anello della catena si spezza

Parla, questo poco tempo è sufficiente

Prima che il corpo, la lingua muoia

Parla, che la verità è ancora viva

Parla: di’ ciò che si deve dire

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Auguri per un'amica

dalieSì, sono per te, Placida.
Mia cara, io non ho parole adatte per farti gli auguri come si deve — tu sai che non sono né scrittore né poeta — così ti offro una lirica che amo molto di uno dei miei autori preferiti, il Nobel Rabindranath Tagore. E’ tratta dalla raccolta Gitanjali e, visto che quella che scrive sei tu, te la offro con la prefazione di un altro poeta, W. B. Yeats, e dei fiori appena sbocciati sulla pianta.

In fondo, un blog può servire anche a questo, a offrire una poesia e dei fiori a un’amica che festeggia il compleanno.
Tanti auguri mia cara!:)

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Poeti, poesia e blog: Konstantinos Kavafis

Ho notato che tutti in rete postano poesie proprie: voglio dire che l’ho notato specie nei blog di donne. Quelli degli uomini al 60% fingono di essere tecnologici. Insomma, noi con le bambole, i maschietti col trenino. Se i blogger maschi scrivono poesie sono ironiche o satiriche, le donne sono invariabilmente intimistiche, la natura è in primo piano, la vita quotidiana, ecc.

Io no, niente poesie. Allora, per sentirmi ligia al trend, riporto una delle mie poesie preferite. Tanti anni fa, diciamo 11, l’ho mandata a un tizio che ha un blog modesto che si chiama Qix, che scrive di trenini e poco altro, io vivevo in USA lui in Italia, e il tizio me l’ha rispedita indietro dicendo che ci aveva pensato su tutta la notte e non capiva quello che volevo dirgli e neanche le parole…!:)

Io non volevo dirgli niente di speciale, solo fargli conoscere una poesia che mi piaceva molto — dato che, se scrivo, le mie poesie sono quelle dove cuore fa rima con amore, a parte quando parlo per koan — così la riporto. E’ di Costantino Kavafis (1863-1933), detto in italiano. Era un vecchio porco mezzo greco che non si faceva scrupolo di essere pedofilo e razzista, ma scriveva magnificamente:

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