Amenità italiane: la chiusura dei parchi nazionali
Sono appena tornata da un posto bellissimo in Spagna, un parco nazionale conservato splendidamente e rispettato da tutti – nonostante lo scarsissimo controllo. Prima di tutto ringrazio Max, Julo, Stefano, Diego e Skip, che mi hanno salutato in pubblico, e poi tutti quelli che lo hanno fatto in privato.
Ho visto che intorno al tetto di casa mia ci sono sempre più gru addette ai lavori di costruzione di piani e piani dei palazzi circostanti, aumentando il senso di grigio e claustrofobia del centro di Milano che aveva notato un mio collega americano qualche anno fa (“palazzi troppo alti per strade troppo strette“). E l’aria soffocante.
Ho anche ricevuto questo comunicato del popolo dei parchi, in difesa dei parchi nazionali e contro il dimezzamento dei finanziamenti pubblici destinati alle aree protette, che diffondo volentieri perchè, come sa chi mi legge, adoro la natura, piante animali acque aria paesaggi in genere, e questo scempio continuo all’ambiente, perpetrato anche nell’anno internazionale della biodiversità, mi sembra uno sputo in faccia agli impegni presi dall’Italia quando nel 1994 ha ratificato la Convenzione sulla diversità biologica (governi Dini e poi Berlusconi), agli italiani che lottano per difendere il patrimonio nazionale – che non è solo la Fiat, l’Inter e i musei – e a tutti quelli che vorrebbero lasciare il mondo un po’ meglio e un po’ più pulito di come l’hanno trovato.
Oltre tutto, come vedete nell’immagine, non è che in Italia i parchi abbondino: solo 22 per un totale del 5% dell’area nazionale.

Il guardiaparchi era troppo zelante. Anziché limitarsi a punire chi gettava le cartacce, indagava davvero sugli abusi ambientali nel parco del Ticino. Dando fastidio anche a imprenditori amici di qualche dirigente del consorzio che gestisce la riserva naturale. Risultato: il guardiaparchi lì non ci lavora più (
Fra oggi e domani preparerò il mio piccolo, meraviglioso Presepe. Sulla mensola sopra il camino, sotto la luce di una stella enorme con le lucine, fra tre pezzi di corteccia di un albero caduto nel parco vicino e sopra un piccolo letto di paglia.
Ieri ho portato fuori in cortile delle piante, per farle stare all’aria ma all’ombra.
Giorni fa è venuto a cena un amico del Mozambico. Niente commistioni con i portoghesi, che per secoli hanno usato Maputo come base per la rotta verso le Indie Orientali. Lui è nero come la pece, atletico come una statua greca, sorridente come solo i neri e gli asiatici sanno esserlo e felice di mangiare sul terrazzo pieno di zanzare e di piante, perché si sentiva a casa!
Finalmente è giunta fra noi Caterina, la bimba di
Penso alle belle foto che circolano di Obama, lui con i suoi figli, lui da solo, forte e sorridente, lui 
Cari tutti, da domattina Orientalia va in vacanza per pochi, indispensabili giorni.