Tag Archives: pena di morte

Enrica Garzilli su Il Fatto Quotidiano sui diritti umani nel mondo: esistono?

Enrica Garzilli su Il Fatto Quotidiano sul compleanno della Dichiarazione universale dei diritti umani. Era il 10 dicembre del 1948 quando, a Parigi, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite raggiunse lo storico traguardo: una carta per definire alcuni standard di libertà degli individui di tutto il mondo al di là delle differenze di genere, razza, religione e status sociale.

Ad oggi, un obiettivo ancora non raggiunto. Per esempio, in Australia.

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Enrica Garzilli su Il Fatto Quotidiano nella nona giornata mondiale contro la pena di morte

Enrica Garzilli su Il Fatto Quotidiano sulla pena di morte. Qualche dato, qualche considerazione. E l’intervista a Riccardo Noury, rappresentante di Amnesty International Italia, che dice che in Italia “le persone si innamorano di un caso, come quello Sakineh (la donna giudicata colpevole di adulterio in Iran e condannata a morte per lapidazione e a cui nel 2010, diventata un caso internazionale, è stata commutata la pena in 5 anni di prigione – ndr) ma si scordano le 470 impiccagioni per reati comuni e reati politici nel 2011. Se si fa un sondaggio dopo che è scoppiato un caso il 60% degli italiani è contro la pena di morte, se si fa un sondaggio dopo un delitto efferato il 60% è per la pena di morte. I sondaggi non sono molto attendibili”.

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Enrica Garzilli su Il Fatto Quotidiano: Amnesty International compie 50 anni

Amnesty InternationalEnrica Garzilli su Il Fatto Quotidiano. Perché da cinquanta anni esatti Amnesty, la più grande organizzazione internazionale per i diritti umani, con oltre 3 milioni fra sostenitori e membri distribuiti in oltre 150 paesi e territori, combatte abusi e sopraffazioni. Solo l’anno scorso ha documentato la tortura e il maltrattamento nelle prigioni di 98 paesi.

Amnesty festeggia il 50esimo compleanno lanciando in 60 nazioni, dall’Argentina al Ghana, alla Turchia e alla Nuova Zelanda, una nuova campagna contro la repressione e l’ingiustizia chiamata “Global Call to Action” per celebrare simbolicamente la libertà rendendo omaggio ai due studenti portoghesi gettati in prigione per aver brindato inneggiando all’indipendenza. Un’ingiustizia così grande da spingere l’avvocato inglese Peter Benenson, il 28 maggio 1961, a fondare Amnesty International, un’organizzazione indipendente, imparziale e sovranazionale, per promuovere il rispetto dei diritti umani sanciti nella Dichiarazione universale del 1948
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Bubù sette! Gli USA giocano a nascondino e GetUp fa una petizione per Assange

Julian AssangeIn USA stanno impazzendo. Il tenente colonnello in pensione Ralph Peters, nel video sotto, dice che Wikileaks per gli Stati Uniti è la più grande catastrofe dagli anni 40, un vero e proprio danno per la sicurezza nazionale perché, rivelando dove sono situati membri del governo, soldati e giornalisti, è responsabile della loro uccisione, tortura e violenza carnale. Assange sarebbe quindi un cyberterrosita colpevole di sabotaggio, spionaggio e svelamento di segreti militari. E deve essere ucciso.

Ma gli USA credono davvero che “gli altri”, i nemici, chiunque essi siano, non sappiano dove sono membri del governo, soldati o giornalisti americani nel loro stesso paese? In che zona dell’Afghanistan, per esempio, in che base

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Julian Assange candidato al Nobel dalla Russia diventa l'eroe di un video cinese

Proprio così, ora Julian Assange viene proposto come candidato al Nobel. E sapete da chi? Dalla Russia, a a parlare è proprio qualcuno dall’ufficio del presidente Medvedev, a Brussels per prendere parte a un summit Russia-Unione europea.

Intanto, questa è la lista dei 1559 siti che mirrorano Wikileaks, molti dei quali vittime di attacchi informatici: la guerra alla guerra.

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Totti è morto, viva Totti (necrologio)

tottiIeri la partita Roma-Inter non l’ho seguita tutta ma ho visto e rivisto il brutto spettacolo di Totti che tira un calcio, apparentemente senza motivo, a Balotelli. Dico la verità, non sopporto più tanto Super Mario, che sembra non sapere bene da che parte stare, ma Totti mi ha deluso molto.

Altro che “nervosismo di Totti“, come dice La Repubblica, o anche il “bruttissimo calcione” di cui parla il Corriere della Sera.

Il bel capitano pupone romano de Roma, puro talento calcistico e talento mediatico da vendere, sorridente e scanzonato, finto fesso amato da Andreotti, fortunato, ricco e felice, pubblicità per l’UNICEF, marito innamorato di una splendidida donna, portatore di valori sani e mito per migliaia di ragazzi, insomma, questo coacervo di virtù personali e sportive, ha dato uno spettacolo assai squallido di sé.

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Hina, Islam e la comunità

Anche se quello che ho scritto ha scandalizzato qualcuno — che però mi pare un po’ troppo pronto a interpretare in modo a dir poco fazioso, pur conoscendomi e sapendo leggere perfettamente:) — la storia di Hina non fa che confermare quello che ho scritto: se fai certe cose, per esempio esci la sera, per la società musulmana fondamentalista d’India (solo?) sei una poco di buono ed è legittimo molestarti. E altro.

Ho scritto pù volte su Islam e fondamentalismo ed è ora che riconosciamo che l’Occidente e l’Oriente sono diversi. Solo partendo dal riconoscimento della diversità si crea il dialogo. Senza appiattimento culturale, del tipo “siamo tutti fratelli” — non serve — e senza falsi romanticismi. Anche io se vado in India dormo sulla panca per quattro ore senza scarpe e senza essere disturbata, e mi accendono pure la candelina sul tavolo, no problem, mi è successo più di una volta al bazar di Paharganj. Non toglie né aggiunge niente al fatto che se nel quartiere ci fosse una rivolta contro gli occidentali, mi sgozzerebbero senza problema. L’ospitalità a livello individuale diventa ben altro quando c’è la comunità di mezzo.

Come sa bene chi ha vissuto in Oriente o Medio-oriente, noi siamo una società basata sui valori individuali, loro sono società basate su valori di comunità.

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