Tag Archives: pechino

Supercoppa italiana TIM, Pechino 2009

Supercoppa italiana TIML’8 agosto si giocherà a Pechino la Supercoppa italiana Tim fra Inter e Lazio. Il campo sarà il famoso Bird’s Nest approntato per i giochi olimpici.

Un bell’articolo sulle due squadre e sulla coppa è apparso già da giorni (sempre lo stesso) su diversi giornali online cinesi.

Per l’occasione, la H.R.Y.O. Human Rights Youth Organization chiede di osservare un minuto di silenzio, prima dell’inizio della partita, in memoria delle vittime del governo cinese e come segno della solidarietà dell’Occidente a tutti quei popoli a cui non sono garantiti i Diritti Umani.

Se volete, potete aderire col vostro blog mettendo il banner a lato. Human rightsCi saranno anche delle iniziative su vari social network. Quello che segue è parte dell’appello della H.R.Y.O. Human Rights Youth Organization:

Il recente appello lanciato dal Presidente degli Stati Uniti d’America Barack Obama, lo scorso 27 Luglio 2009, al governo di Pechino avviano ad un nuovo percorso basato sulla collaborazione tra i due paesi protagonisti di questo secolo, USA e Cina.

continua


Politicamente scorretta

donna chadorIeri all’ora di pranzo passavo per Corso Vittorio Emanuele, qui a Milano. Benché questi giorni non faccia particolarmente caldo, verso le 14 è meglio stare all’ombra.

Mi beavo della notizia che lo stupratore seriale di Roma forse ha un volto e un nome, un uomo che Il Giornale enfaticamente descrive nel titolo: “è un ragioniere militante del PD“: come se facesse differenza!

E mentre pensavo a Federico Rampini che parla dell’impegno concreto della Cina, senza spiegare perché il paese investe in Africa — che non è per spirito umanitario ma per il neo imperialismo cinese e la nuova frontiera della globalizzazione e neo-colonizzazione: in pratica, i cinesi hanno bisogno di esportare beni, manodopera, persone e know how e per avere una maggiore capacità di consumo dei loro stessi beni e permettere le migrazioni di comunità cinesi: e soprattutto, saranno ancora più presenti in Africa — dicevo che mentre pensavo al pur bravissimo Rampini, camminando ho incrociato una famigliola islamica.

Lui, lei, bimba in carrozzina. Lui vestito in jeans, maglietta attillata Ralph Lauren e infradito di pelle, ciondolo d’oro al petto; lei con camicione nero lungo, pantaloni lunghi sotto, scarpe basse e chiuse (assai monacali), guanti neri e chador molto coperto, fino alle sopracciglia.

Gocciolone di sudore scendevano sul naso e sulle guance della donna, sarà per il caldo o sarà che spingeva la pupa, mentre lui si guardava intorno, camminandole leggermente avanti, fiero, impettito ed evidentemente curioso, lieve come un uccello. Lei guardava per terra, come un asinello con i paraocchi che spinge e spinge, affannata.

Ma perché ho avuto tanta, tanta voglia di prendere il marito a ceffoni da qui fino a Roma?

GhostNet, spie cinesi online

Chinese spy

Nei giorni scorsi è apparsa sul sito del New York Times, la notizia che una vasta rete di spionaggio elettronico si e’ infiltrata nei pc di centinaia di Paesi rubando documenti governativi e privati.Anche le sedi del Dalai Lama in esilio sarebbero state violate, hanno concluso ricercatori canadesi. L’operazione, battezzata GhostNet, ha individuato l’origine dell’attacco informatico in Cina, ma i ricercatori hanno precisato di non poter affermare al cento per cento che il governo di Pechino sia coinvolto. Sarebbero stati infiltrati almeno 1.295 computer.

(Via Nello Del Gatto)

Diritti umani: la rivolta di Lhasa, 10 marzo 1959 - 10 marzo 2009

ragazzi tibetani

Domani i buddhisti di tutto il mondo (chi sa, forse anche quelli in Cina) festeggeranno la Rivolta di Lhasa, avvenuta esattamente 50 anni fa.

continua


Tibet, via di mezzo o lotta dura?

Dalai LamaE’ probabile che ci sarà un cambiamento deciso nella linea politica del Tibet, o quello che è rimasto, verso la Cina. Oggi è stato il secondo dei sei giorni di riunione dei 580 esuli tibetani, rappresentanti delle comunità all’estero, riuniti a Dharamsala, sede del governo tibetano in esilio. Sul suo sito ufficiale si può seguire l’incontro.

Per la prima volta anche il Dalai Lama, che non era presente per non influenzare i lavori, ha ammesso che la cosiddetta via di mezzo verso la Cina è fallita. Questo è un gioco di parole fra la via di mezzo propugnata dal Buddha, lontano dagli estremi della rinuncia ascetica e dei godimenti della vita, e la scelta politica di combattere per un Tibet libero, in seno alla Cina, ma non indipendente.

continua


La Cina dopo i Giochi olimpici

ChinaLa Cina neo-imperiale?
I giochi olimpici appena conclusi hanno dato lustro a Pechino e legittimato a livello internazionale il ruolo di Cina come superpotenza a fianco delle altre superpotenze, USA e Giappone in testa. All’interno hanno rinvigorito la nuova strategia di compromesso o di «società armoniosa» ribadita dal XVII Congresso del partito comunista cinese e da Hu Jintao, indispensabile per continuare a esercitare il monopolio politico.

Una società armoniosa, ma non tanto
Infatti, negli anni passati il miglioramento generale delle condizioni di vita ha legittimato delle condizioni di non totale libertà della popolazione, ma è stato anche la molla propulsiva di istanze sovversive, che sono fonte di gravi instabilità politica all’interno del paese. La Cina ha al suo interno molte forze perturbatrici dell’«armonia globale» o «società armoniosa», come viene chiamata, cioè le proteste sociale che da anni scuotono le campagne, le aree urbane disagiate e le zone minererie del Nord-est, la rivolta dei vari gruppi etnici per l’indipendenza del TAR, la Regione autonoma tibetana, e quella degli uiguri della Regione autonoma dello Xinjiang, il movimento di massa del Falun Gong.

Le istanze interne e la politica internazionale: il Darfur
Queste istanze, potenzialmente o dichiaratamente rivoluzionarie, hanno reso sempre più difficile per il governo di Pechino convincere le potenze occidentali che l’enorme sviluppo economico che sta attraversando il paese sia davvero pacifico. La Cina, inoltre, ha avuto anche pesanti critiche da parte degli altri paesi non solo per la sostanziale soppressione delle libertà civili al suo interno, ma anche per un comportamento contrario alle norme internazionali, come l’ottenimento delle materie prime da paesi in via di sviluppo come quelli africani, e in particolare il Sudan, teatro del conflitto armato del Darfur.

La Cina sale sul podio della vittoria
L’impossiblità reale di esercitare una qualunque pressione sul governo cinese da parte delle altre nazioni, se si eccettua il richiamo ai diritti umani di Bush, ha ribadito la sostanziale marcia vittoriosa della Cina sul podio internazionale e il completo superamento del tentativo della politica di contenimento e di isolamento del paese da parte delle altre superpotenze. Alle violazioni dei diritti umani e ai commenti internazionali sono sempre seguite le stizzite dichiarazioni del governo di Pechino, che invitava a non occuparsi dei suo affari interni, mentre la preparazione dei giochi continuava senza sosta.

Gli antefatti: la Cina nel panorama internazionale
Facciamo un passo indietro. Nel settembre 2007 si è tenuta una grande esercitazione navale nella Baia del Bengala a cui hanno partecipato gli USA, l’India, il Giappone, l’Australia e Singapore. Il primo ministro giapponese Shinzo Abe, di fronte al Parlamento indiano, ha parlato di «bordo esterno del continente euroasiatico», una specie di confine ideale che delimitava i loro paesi, grandi potenze democratiche, ed escludeva la Cina.

continua


Il video del terrorismo ai Giochi olimpici

OlympicsQuesto è il video di una fazione separatista musulmana di etnia uigura, ripubblicato qualche ora fa da Repubblica. Si vedono alcune immagini che mostrano il logo dei Giochi in fiamme e un’esplosione presso uno dei siti olimpici di Pechino. Il video, di 5 minuti e 44 secondi, mostra poi un uomo incappucciato con un turbante nero che tiene stretto quello che sembra essere un fucile d’assalto, mentre diffonde un messaggio nella lingua degli uiguri.

Secondo l’IntelCenter, che ha diffuso una copia della registrazione, il gruppo estremista in questione e’ il Partito islamico del Turkestan, un’organizzazione musulmana che vuole l’indipendenza della provincia dello Xinjiang.

La minoranza uigura cinese è principalmente di religione musulmana ed è concentrata nella Regione Autonoma Uigura dello Xinjiang (XUAR). Sin dagli anni ’80 gli uiguri hanno subito sistematiche violazioni dei diritti umani come imprigionamento arbitrario, detenzione senza comunicazione con l’esterno, restrizioni della libertà religiosa, culturale e dei diritti civili.

Le Olimpiadi si faranno in tutta la grandeur possibile, ma ora il mondo almeno sa. I tibetani, gli uiguri e i membri del Falun Gong hanno una voce internazionale. L’Occidente democratico sa che il governo della Cina sopprime in tutti i modi possibili le voci dissidenti, che minacciano quella che percepisce come la sua integrità e unità territoriale.

Ma la Cina non potrà più operare di nascosto e in silenzio e l’Occidente non potrà più fare finta di non sapere, come, con rare eccezioni (come l’Australia e, più recentemente, la Francia), ha fatto fino ad ora.

Un gioco di velocità

Giusto per stare in tema olimpico, un giochino di velocità.
Il livello 6 mi ha fatto impazzire! Poi ditemi come l’avete risolto. Anzi, se l’avete risolto.

(via Placida Signora)

Vincere e vinceremo

atleta che vinceMa perché non sopporto più i deficienti al governo, destra e sinistra in un unico calderone (oddio, qual’è la sinistra? devo andare a rivedermi un po’ di vecchie foto), che sono addirituttura divisi sulla questione se i nostri atleti debbano sfilare o no all’apertura dei giochi?

Sapevano benissimo che li mandavano in un paese che ha qualche problemuccio con i diritti umani, come sapevano benissimo che a livello politico e diplomatico il nostro governo deve stare zitto perché:

  1. la Cina fra pochi anni ci farà le scarpe
  2. con la Cina abbiamo troppi interessi economici
  3. in sovrappiù, la Cina è membro permanente dell’ONU.

Io sono stata atleta ad alto livello, anche se non sono andata alle Olimpiadi (ma avrei potuto): non hanno assolutamente idea di quello che vuol dire essere un atleta, prepararsi e allenarsi e confrontarsi ed essere assolutamente al di fuori delle logiche della politica.

Perché uno sportivo deve assumersi la responsabilità di fare delle scelte politiche che un ministro o un governo non sa o non può fare? I ministri facciano i ministri al meglio e non rompano con le cavolate fuori del ben dell’intelletto.

I nostri atleti ora devono solo sfilare e fare tutto ciò che opportuno fare in quanto atleti e cittadini ospiti, cioè comportarsi bene, secondo le regole del paese che li ospita, e partecipare, sfilate e tutto. Devono fare soprattutto quello per cui sono andati lì: devono vincere!

Anzi, dirò di più: solo vincendo e strappando tante medaglie agli atleti cinesi si darebbe un colpettino (morale) al trionfalismo della Cina, che si sta comportando come una grande potenza imperialista di prima della seconda guerra mondiale. Mi dispiacerebbe solo per quella parte del popolo cinese che è molto orgoglioso di queste Olimpiadi.

Che Gasparri e Meloni vadano a rinfrescarsi le idee al mare, che ne hanno proprio bisogno.

E un bocca al lupo di cuore agli atleti italiani: tenete alta la bandiera ragazzi, fatevi onore!

L'ONU prende posizione ma Hong Kong modifica il tragitto della fiaccola

Ban Ki-moonBan Ki-moon, il Segretario generale dell’ONU, probabilmente non si presenterà alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Pechino, mentre all’Alto commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite, Louise Arbour, la Cina ha negato il rifiuto di visitare il Tibet.

1.200.000 di tibetani morti come conseguenza diretta dell’invasione cinese: una media di 24.500 l’anno. Non è male come pulizia etnica. Quanti saranno i morti di quest’anno?

Pare che a Hong Kong siano pronti a modificare il tragitto del percorso della fiaccola olimpica. Ormai tutti hanno paura delle forze dal basso che catalizza la fiaccola della discordia, della gente, del disordine che così gran danno arrecano all’immagine della Cina.

Vedremo quando arriverà in India e poi in Tibet. Avverrà una carneficina, la Cina nel suo display di potenza imperialista, i tibetani nella loro pretesa lunga 49 anni anni di riprendersi il loro paese.

Non oso pensare a quello che sta succedendo ai tibetani presi lì, in questo momento, ma è per questo che non dobbiamo smettere mai di far sentire la nostra voce. Loro da soli non possono fare molto ma noi tutti, nei paesi “civili” e occidentali, qualcosa possiamo fare. Almeno farci sentire, almeno informare, almeno non voltare la testa dall’altra parte. Se non ci fosse stato un movimento popolare neanche i politici si sarebbero mossi: troppo conveniente stare zitti. Tanto, per un tibetano in più o uno in meno, che importa? Abbiamo già tanti problemi qui da noi…

Avanti

Indietro