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Su Eluana, dalla parte di Rutelli, per la democrazia

babyNon parlo a favore del PD. Su ogni singolo fatto o decisione ho la mia posizione, la mia idea non ideologizzata, non aprioristica, e penso che mi adeguerei a una posizione di partito o di gruppo solo se facessi politica (forse).

A me Rutelli non piace particolarmente da quando, a Roma, politico rampante, si faceva fotografare mentre girava la città in bicicletta e, svoltato l’angolo, c’era l’auto blu con autista che l’aspettava. L’ipocrisia è una delle poche cose che disprezzo.

Però sul caso Englaro concordo con lui: non si può tenere un atteggiamento di partito sulle questioni bioetiche.

Ha rilasciato una bella intervista a La Repubblica, cauta ma chiara, in cui spiega anche perché dissente dalla posizione della maggioranza del suo partito, ribadendo la sua posizione da uomo libero e distinguendo fra cure e alimentazione/idratazione.

Così ho pensato che mi è sembrata francamente aberrante la massa di blogger che accusa qualcuno di non essere democratico perché non concorda con le decisioni del padre di Eluana Englaro. O di essere di destra, o di non capire perché non è medico.

Le questioni bioetiche riguardano tutti, specie quelle sulla vita e sulla morte. Perché tutti possiamo permettere la vita, dando alla luce un figlio, ed è certo più del sole che tutti moriremo. Queste sono riflessioni e decisioni che meno di tutti possono prendere i medici per gli altri. Giustamente, come dice sempre mia sorella, aiuto anestesita, i medici dovrebbero essere soprattutto o solo dei tecnici che lavorano per migliorare la vita.
Il punto quindi è sempre: qual’è il confine fra la vita e la morte?

Fra i blogger serpeggia una posizione: se sei pro-morte di Eluana sei di sinistra, se sei pro-vita sei di destra o vuoi l’ingerenza della Chiesa cattolica nella vita pubblica (vedi il diagramma di flusso di Luciano Giustini). Sono rimasta davvero stupita dell’ideologismo puerile di queste posizioni: per rientrare nella categoria “sinistra” bisogna sbandierare certe posizioni pre-confezionate anche su questioni morali o etiche?

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Oggi è il giorno dei giorni dell'America, il giorno del trionfo e Veltroni e Berlusconi che fanno? Ci litigano su

Veltroni BerlusconiOggi è il gran giorno, il giorno radioso dell’insediamento ufficiale di Obama, il primo uomo nero importante che non gioca sul vittimismo, l’uomo che ha unito in modo unanime le resistenze di bianchi, neri, gialli, sudamericani, l’uomo che unisce i cuori in un unico anelito di rinnovamento e di speranza. E a casa nostra che succede? Berlusconi e Veltroni ci litigano su e si rimbeccano.

E’ cominciato tutto il 13 gennaio. Berlusconi dichiara che non sarebbe andato alla cerimonia di insediamento di oggi, come se un vescovo di provincia potesse scegliere se andare alla cerimonia di insediamento del Papa:

“Non sono andato a quello di Bush e quindi non andrò neanche a quello di Obama”, ha detto il premier parlando con i cronisti in via del Plebiscito. “E poi – afferma sorridendo – io sono un protagonista e non una comparsa…”.

Bello sforzo, alla cerimonia sono invitati solo gli ambasciatori! Tradizionalmente, i capi di stato e di governo verranno invitati nei giorni successivi e voglio vedere se il Cavaliere non correrà come un razzo.

Il buon Veltroni, che dalla batosta elettorale non ha imparato niente, che fa? Oggi torna a criticare il premier Silvio Berlusconi, fingendo di non conoscere la questione d’etichetta, solo per sentirsi importante e non farsi mettere nel dimenticatoio dai media. Come i bambini che vogliono stare al centro dell’attenzione a tutti i costi.

E’ possibile che il governo italiano non sia in grado di farsi rappresentare da nessuno dei suoi ministri?

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Il gioco della seppia a La Sapienza di Roma

seppia“L’ateneo della Sapienza”, per il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, “è tenuto in ostaggio da 300 piccoli criminali dei quali dobbiamo liberarci. Lì si invitano i terroristi rossi e al Papa è impedito di parlare”.

Mi pare un po’ forte, un po’ troppo forte, la dichiarazione del sindaco di Roma Alemanno dopo l’annuncio del rettore

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Festa di sangue, in nome della religione

agnelloFra poco si concludono i 70 giorni dalla fine del Ramadan e si celebra una delle feste più crudeli di tutte le religioni:Id al-Kabir. E’ una festa familiare che si incentra sul sacrificio o di un agnello per singola persona, o di un cammello per un gruppo di 7 persone.

La cosa assurda e crudele è come l’animale, che deve essere giovane e privo di difetti fisici, deve essere ritualmente ucciso. La famiglia si riunisce intorno a lui, lo tiene fermo e il padre famiglia gli taglia la gola, in teoria con un unico fendente. La povera bestia viene lasciata lì, a sanguinare fino alla morte.

Il resto non ci interessa, perché viene fatto questo e cosa fanno all’animale, che a quel punto è morto, perché non è di quello che voglio parlare, ma della pratica in sé.

Infatti l’Osservatorio provinciale delle immigrazioni di Bologna ha distribuito delle locandine per chiarire le norme con cui deve essere eseguita questa esecuzione.

Ma dove siamo arrivati? Che in nome della religione anche in Italia si accettano pratiche per noi illegali e assolutamente non etiche? Se il Papa dice una parola assurda ha tutti contro, ma se l’Islam (da noi, terra cristiana da millenni) impone certe regole che ci ripugnano, e che sono contro la legge, allora gli si dice solo come eseguirle al meglio?

Prima di tutto il nostro regolamento giuridico impone che all’animale venga risparmiata ogni sofferenza e venga stordito prima della macellazione, e ucciso in modo veloce. E poi, è etica questa pratica? E’ giusto farla, in nome della religione?

Viste con occhi di chi ha insegnato religioni asiatiche, io non credo.

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Mit brennender Sorge: le perle di saggezza di Mara Carfagna

Mara CarfagnaIl nostro bel ministro per le Pari Opportunità ci ha appena donato delle riflessioni assai profonde sul razzismo:

Non sottovalutiamo i recenti fenomeni di violenza.

E fin qui la profondità è evidente. Ma soprattutto:

L’Italia è un Paese dalla forte tradizione cattolica. Perciò non vanno confusi gli atti isolati di pochi ignoranti con il sentimento della società italiana.

Come a dire che che il sentimento della società italiana è fondamentalmente buono, dato che siamo un popolo dalla forte tradizione cattolica.

Se parla di tradizioni, mi pare che il cattolicesimo ufficiale nel corsi dei secoli, dalle crociate alle Sante Inquisizioni, non sia stato così “buono”, anche se è decisamente cambiato da Papa Pio XII in poi.

Se invece intende la bontà dovuta all’etica delle persone, io in genere trovo la gente alquanto feroce e il fatto che sia cattolica, se lo è, mi pare un’aggravante.

Mara termina l’intervista con una frase storica, una frase lapidaria, una di quelle che cambiano il corso della vita di molti. Lei pensa che

determinati fenomeni non debbano venire sottovalutati, né affrontati con superficialità.

E tanto basti.

Lo Stato laico dell'Italia, i cristiani in India, il fondamentalismo induista e le foto farlocche di Repubblica

OrissaClamore sui nostri quotidiani, nei giorni scorsi, sulle violenze ai cristiani in Orissa, in India. Un fatto intollerabile, come tutte le violenze. Un fatto ancora più assurdo se si pensa che in Italia anche solo chiedere a una donna islamica con il velo integrale, il niqab, di toglierselo per entrare in un museo, è diventata una questione di dibattito nazionale, di correttezza politica sul comportamento irrispettoso verso le civiltà altrui, ecc.

Fin qui siamo tutti d’accordo. Il Papa condanna le violenze: e fa bene, fa il suo mestiere e segue la sua vocazione, altrimenti che papa sarebbe.

E il nostro governo che fa? Il ministro degli Esteri Frattini convoca ufficialmente per lunedì l’Ambasciatore indiano per riferire. Ora, questo è un fatto gravissimo, a livello diplomatico, per tre motivi, e dà la scusa per scatenare ancora più violenze:

1) perché è stato fatto a livello ufficiale, quando si potevano usare canali di dipomazia laterale. Infatti queste sono questioni interne all’India e aver chiamato l’ambasciatore è stato letto come un’ingerenza dello Stato italiano negli affari interni dello Stato indiano.

2) L’altro motivo è che Frattini non ha chiamato l’Ambasciatore della Cina per conferire sulle probabili migliaia di uccisioni e sparizioni di tibetani nell’ex Tibet, nei mesi scorsi. Dal che devo dedurre che un cristiano vale più di un buddista tibetano!

3) Fatto della stessa gravità, devo anche dedurne che il nostro governo si è fatto ufficialmente paladino del cristianesimo! Ma non siamo uno stato laico?

Io parlo sotto il punto di vista dell’opportunità politica e del fatto che il nostro non è uno Stato religioso, ovviamente, mettendo da parte le questioni (giustissime, peraltro) morali e le mie opinioni personali sulle violenze o sulla situazione in India. Non giudico neanche dal punto di vista ideologico, scriverei le stesse identiche cose se questo fosse un governo di sinistra, di centro o di Pinco Pallo.

L’atto del nostro governo non può che scatenare risentimento fra i fondamentalisti o anche solo i nazionalisti indiani. E sappiamo che la storia indiana è tutt’altro che mite e pacifista, anzi, si accende – da sempre – in azioni di massa con una certa facilità. Violenze di questo o quell’altro gruppo fondamentalista o separatista contro questo o quell’altro gruppo, in India, avvengono quotidianamente. L’India non è un paese semplice e mite, o peggio ancora mistico.

Infatti ieri sul dailypioner.com (che ora è disconneso e non posso linkare) è apparso questo articolo intitolato “Noi non abbiamo bisogno del Sacro Romano Impero“.

Leggetelo e poi fatevi un’idea se chiamare l’ambasciatore dell’India alla Farnesina sia stato un atto politicamente produttivo. Se si voleva scatenare una guerra fredda o un clima di tensione fra Italia e India, o peggio, se si volevano scatenare le ritorsioni dei fondamentalisti induisti, va bene. Ma averlo chiamato non fa che sottolineare che fra i due paesi c’è un clima di tensione: il che non è vero. Il nostro governo ha tutto il diritto di essere informato: ma che sia informato a livello ufficioso, che non chiami ufficialmente a riferire il rappresentante di un altro stato.

E questo è l’articolo. Scusate se non lo traduco in italiano ma tempus fugit. A me sembra oltraggioso nelle parole e in gran parte dei contenuti. Ci accusa a chiare lettere di essere fascisti e di essere in paranoia per la situazione economica disastrosa. Nomina più volte il Duce e Benito Mussolini. Dice che il governo, per fuorviare i problemi economici dell’Italia, se la prende con le “cosiddette persecuzioni cristiane in India“.

Se non concordo nell’analisi storica e diplomatica dell’articolo, concordo nelle conclusioni per due motivi: l’opportunità politica e il fatto che il nostro è uno stato laico. Non scordiamolo.

Oltre tutto, da ieri l’articolo che riporto circola largamente negli ambienti colti indiani. E questo, davvero, a livello di relazioni internazionali non ci giova. Le buone relazioni politiche si costruiscono giorno per giorno, con la stampa, gli studi e l’opinione degli intellettuali, i piccoli accordi economici e così via, e non solo con gli atti e i trattati internazionali.

E per rinforzare il sentimento anti-italiano dei fondamentalisti indiani ci ha messo la giunta Repubblica.it, che oggi pubblica in prima pagina l’articolo su sei presunti schiavi indiani nel Circo Mavilla, insieme agli animali, e pubblica anche le foto.

Solo che le foto sono quasi tutte del Circo di Venezia (con tanto di foto alle locandine) e degli animali, che peraltro sembrano tenuti bene! Quelle del Circo Mavilla sono assolutamente anonime, il camion e l’interno. Ma è un pezzo da prima pagina? Con foto farlocche, per di più? Ottimo esempio di giornalismo, non c’è che dire.

Se Repubblica con questo articoletto in prima pagina voleva dimostrare che gli indiani ammazzano dei cristiani ma beh, anche noi italiani trattiamo male gli indiani, ha sbagliato ragionamento perché prima di tutto non c’è confronto fra maltrattamenti e morte, e poi perché un’azione di massa non è paragonabile all’eventuale azione criminale di un singolo. Oltre tutto, l’ha fatto anche male, articolo povero e foto che non c’entrano assolutamente niente, se pure presentate come foto-documenti.

Da The Pioneer Edit Desk: We don’t need the Holy Roman Umpire

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Fra Grillo, Mastella e il Papa

Grillo e MastellaBeppe Grillo si rifiuta di rispondere, che poi con i giornalisti lo ha sempre fatto e tutti i giornalisti lo sanno, però ci fatto la figura di quello che rifiuta il dialogo.

Mastella si rifuta di fare ancora il ministro della Giustizia per solidarietà con le eventuali mazzette dell’amata Sandrina, e ci ha fatto la figura del coinvolto.

Il Papa invece si rifiuta di parlare a La Sapienza e ci ha fatto una splendida figura. Chi ha mostrato più classe e opportunismo politico è senz’altro lui: in duemila anni ha imparato un sacco di cose. E infatti il Magnifico Rettore ci riprova.

Però se Grillo e Mastella davvero scrivessero un libro insieme sulla casta, come hanno detto a settembre, uscirei immediatamente a comprarlo. La coppia vincente sarebbero loro!

p.s. delle h. 17: Sandrina affronta con animo fermo la nuova battaglia e anche lei, ma guarda un po’, rimane al suo posto per combattere: dichiara che non ha alcuna intenzione di dimettersi. Che lezione di stoicismo cattolico!

L'ipocrisia della scienza

Sì o no, sì o no. Molto è già stato scritto sulla vicenda degli studiosi che hanno scritto al Rettore dell’Università La Sapienza di Roma chiedendo che il papa Benedetto XVI non parli all’Inaugurazione dell’Anno Accademico. Stamattina era stato deciso che giovedì parlasse; ora, con buon senso d’opportunità politica, il Papa ha deciso di annullare la visita.

Ho solo una considerazione da fare: se davvero solo gli scienziati laici e non macchiati da posizioni ideaologicamente contrarie alla scienza potessero ufficialmente parlare nell’università più affollata d’Europa, credo che gran parte degli illustri docenti italiani dovrebbe rimanere a casa. Mi chiedo infatti come sono arrivati alla cattedra, e con che titoli, con che qualifiche, con quale produzione scintifica, con quali esperienze estere e con che qualità di insegnamento. Con quali proposte di lavoro, con quali visioni del futuro, con quali obbiettivi e, persino, con quale etica di ricerca.

Basta vedere le tavole rotonde organizzate dalla Massoneria universale Grande oriente d’Italia: sono tutti professori ordinari. In verità ai convegni c’è anche qualche fratello giornalista.

Ora, se è vero che appartenere al Grande Oriente d’Italia non è reato — e, d’altronde, ognuno fa parte delle combriccole che vuole, può anche fare parte della combriccola dei blogger, perché no? — è anche vero che i concorsi si vincono per cooptazione (un concorso per cooptazione è una bella contraddizione in terminis) e i vincitori spesso hanno l’unico merito di essere appartenenti a una qualche potente combriccola o di essere le amanti di, le figlie di, le mogli di, i lacchè di.

Fare vincere qualcuno per l’appartenenza a una “famiglia” è una posizione ideologica che va ben aldilà dei meriti scientifici, anzi, è contro la scienza che ipotizza, prova, verifica, stabilisce, riproduce e, soprattutto, progredisce e apre la strada a nuove ricerche.

Ci sono altri meriti per diventare docente in Italia. Mi disse un preside italiano un po’ di anni fa, quando ero andata da lui a protestare perché mi avevano assegnato, erogato e mai dato dei fondi per una conferenza internazionale con i più bravi studiosi della disciplina, compreso un candidato al Nobel (conferenza che infatti non organizzai più):

Vedi, cara XY, il merito maggiore di un docente è l’affidabilità: stare zitto difronte a certe piccole anomalie, del tutto lecite, sia chiaro, anzi, farsene partecipe e garante. Prima di tutto nella gestione dei fondi.

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