Una storia di ordinaria discriminazione. Questa volta è statale e riguarda la posta certificata. Così Ademi ha scritto a Brunetta e ha avuto in cambio una promessa.
Ismail Ademi, Issi per gli amici, è albanese. [...] “Ho 26 anni. Da tredici vivo ad Arezzo”, spiega. “Faccio il consulente interculturale per ong, enti pubblici e aziende. Amo l’Italia e voglio impegnarmi per farla migliorare. Ho fatto domanda per avere la cittadinanza italiana”.
Il 26 aprile 2010 il ministro Renato Brunetta ha lanciato la posta elettronica certificata. “Per richiedere l’attivazione del servizio basterà collegarsi al portale postacertificata.gov.it e seguire la procedura per inoltrare la richiesta”, si legge sui giornali. Issi, cittadino modello, si collega. Accesso negato. Chiama il numero verde. Risponde una voce registrata: digita 1 se sei cittadino, 2 se pubblica amministrazione. “Ho digitato 1, ma la voce mi ha detto che il servizio è riservato ai cittadini italiani maggiorenni”, dice.
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Il Vesak è la più importante festività buddhista. Si commemora la nascita, l’illuminazione e il parinirvana, cioè la completa estinzione dal ciclo di karman, samsara e rinascita di Buddha Sakyamuni, il Buddha della nostra era.
Per l’Unione Buddhista Italiana il Vesak è particolarmente significativo perché è l’unica festività riconosciuta nell’Intesa siglata con lo stato italiano il 20 marzo 2000. Quest’anno, inoltre, ricorre il venticinquesimo anno di fondazione dell’UBI.
Quest’anno, l’UBI ha stabilito di organizzare il Vesak a Milano, in collaborazione con il centro Sri Lanka Bauddha Sanghamaya, dal 13 al 30 maggio.
Io prevedo di prendere parte il 29 alla Meditazione camminata, una pratica zen e buddhista che sembra facile ma che in realtà non lo è: provate a guardare per soli cinque minuti le lancette di un orologio, così, giusto per fare pratica di concentrazione – che non è meditazione, ma nello yoga è lo step precedente – e poi mi direte. La nostra mentre vaga incessantemente e macina, macina, non si ferma mai, e la meditazione è difficile per questo, perché bisogna stare concentrati su camminare in un certo modo e per questo si usa una tecnica specifica.
Sono anche curiosa di vedere se parteciperà il presidente della Provincia di Milano Guido Potestà, PdL, che la mattina inaugura la sessione (chiedo troppo?).
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Per far nascere i bambini la mamma e il papà si danno dei baci lunghissimi che durano per tutta la notte.
Però non nascono sempre, ma solo quando chi si dà questi baci si vuole bene per sempre. Se lo devono proprio dire che si ameranno per sempre, perché se no il bimbo decide di andare in un’altra famiglia.
Pensierini della figlia – ora dodicenne – di una mia amica, che sono andati anche in un libro.
Francesca mi ha fatto sorridere, mi ha messo allegria e mi è sembrato un modo carino per augurare a tutti Buona Pasqua.
Ricevo e inoltro con piacere l’annuncio di questo incontro con il Primo ministro palestinese Salam Fayyad, che verrà a Milano alla testa della delegazione che parteciperà all’Italian – Palestinian Business Forum. Presenterà il sottosegretario per gli Affari Esteri Stefania Craxi, parteciperanno alla discussione Sergio Romano, editorialista del Corriere della Sera e Ugo Tramballi, inviato speciale per Il Sole 24 Ore.
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Sembra che in Afghanistan la produzione del bene di consumo più smerciabile e facile al mondo, l’oppio, diminuirà drasticamente nel 2010. Aveva raggiunto il massimo nel 2007, nel 2008 era scesa a 193.000 ettari di terra coltivati a oppio e nel 2009 a soli 123.000 ettari.
Fino al settembre dello scorso anno però l’Afghanistan produceva 6.900 tonnellate di oppio l’anno, cioè circa 1900 tonnellate in più di quello che il mondo consuma.
La conseguenza è ovvia: con l’iperproduzione il prezzo del bene è crollato, gli agricoltori sono meno pagati, i gruppi terroristici che comprano prendono
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Ieri sera cena con l’Harvard Club of Italy, organizzata dall’Harvard Business School. Una sessantina di uomini d’affari, qualcuno venuto anche da Roma e da Firenze, solo nove o dieci donne. Ospiti d’onore Roberto Colaninno e Rocco Sabelli, rispettivamente presidente e amministratore delegato dell’Alitalia. Due uomini dal carattere d’acciaio, spietati – nel modo di parlare, oltre che nelle cose che hanno detto – ma vivaddio sinceri in modo quasi brutale.
Colaninno, dopo aver manifestato a più riprese il disprezzo “per i professori che sanno tutto” e in pratica non capiscono niente, ha parlato degli obbiettivi pienamente raggiunti del piano industriale stabilito e che si può riassumere così: la riorganizzazione dell’Alitalia tramite il licenziamento di 7000 persone, i tagli e lo svecchiamento graduale della flotta di aerei, l’accorpamento di alcune linee nazionali, gli accordi per tratte internazionali che sono “quasi un merging di aziende”, la riduzione drastica della presenza sindacale e, soprattutto, e questo era il punto iniziale ribadito da Colaninno, il depauperamento del potere dei piloti, che secondo lui era stato la causa principale del fallimento dell’azienda.
Tutto questo con un unico obbiettivo: ridurre i costi e aumentare le entrate per cominciare a ricavare un profitto. Il che in linea teorica mi sembra sensato perché un’azienda che non ha un profitti chiude, ovvio.
Una cosa sulla quale punta l’azienda è il mercato dell’utenza di Cina e India, in entrata verso l’Italia. Giustamente ha detto Colaninno che la nostra crescita è proporzionale alla loro crescita ed, essendo mercati enormi, ci dovremo aspettare un grosso turismo da Cina e India verso il nostro paese. Cosa che ho notato già questa estate, quando in piazza del Duomo c’erano famiglie indiane al completo venute evidentemente in vacanza.
Alla fine del lungo discorso mi sono avvicinata per chiarire un dubbio con
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Il piano del presidente dell’Afghanistan Hamid Karzai per riportare “la pace a ogni costo” nel paese è semplice: dare soldi e lavoro ai combattenti talebani che accettano di lasciare i loro “padroni”.
In soldoni – è proprio il caso di dirlo – vuole comprarli.
Mi sembra un’idea geniale, così questi correranno subito a comprare più armi, e più sofisticate.
Vedremo cosa ne diranno le varie forze occidentali di occupazione che si incontreranno alla conferenza sull’Aghanistan che si terrà a Londra il 28 gennaio.
Lo dice Secondo protocollo. Human Rights Defenders, un’associazione laica per la difesa dei Diritti umani, e lo scrive una persona di fede ebraica: Crocefisso: completamente errata la sentenza della Corte Europea dei Diritti Umani.
Concordo da quando ho visto, nell’atrio dell’Università Cattolica di Milano, una donna, penso una studentessa, con il burqa integrale: mi ha imposto di non vedere il suo volto e non essere riconoscibile né identificabile, facendomi sentire a disagio e insicura. Avrebbe potuto essere la n.1 ricercata dall’Interpol e nessuno l’avrebbe saputo. Avrebbe potuto nascondere sotto il sottanone chili di esplosivo e non si sarebbe minimanente visto.
Avrebbe potuto essere la persona migliore del mondo ma il disagio che causa una persona senza volto, senza identità, è assai maggiore e più potenzialmente pericoloso del disagio che causa “un simbolo di pace e di tolleranza”.
Ciò non toglie che lo stato, tutti gli stati, dovrebbero essere laici per un solo, grande motivo: solo la laicità garantisce l’uguaglianza davanti alla legge, e solo una legge laica garantisce l’uguaglianza nello stato. Che poi è la scelta che fu fatta nel 1947-50 dall’India, quando l’Assemblea Costituente doveva redigere la Costituzione, benché gli induisti costituissero il 90% della popolazione, gli islamici avessero formato uno stato a sé stante, il Pakistan, e le altre minoranze religiose fossero assolutamente esigue, quasi inesistenti numericamente.
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I talebani si preparano alle nuove elezioni presidenziali in Afghanistan, che si terranno il 7 novembre prossimo, con un fatto gravissimo ed eclatante: stamattina è avvenuto il primo attacco suicida da parte di tre militanti talebani imbottiti di esplosivi contro la foresteria dell’Onu a Kabul. Sono morti sei operatori UN e nove impiegati sono rimasti feriti.
Nel corso dell’attacco un razzo è stato lanciato contro il Serena Hotel, nel centro della capitale, dove alloggiano solitamente gli stranieri. Il razzo non è esploso, ma c’era. Poteva essere un’altra strage.
Martedì anche otto militari americani sono stati uccisi da una bomba fatta in casa. Questo non è che l’inizio di una nuova escalation di terrore, mentre il fratello dell’attuale presidente dell’Afghanistan, Ahmed Wali Karzai, da sempre sospettato di prendere parte attivamente al traffico di oppio, ora è anche accusato di essere sulla busta paga della CIA.
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A Barack Obama oggi hanno assegnato il Nobel per la Pace. In effetti, di parole di distensione internazionale ne ha dette tante, niente arimi nucleari a proposito della Corea e dialogo con l’Islam moderato a proposito dell’Afghanistan.
Però, se non erro, di fatto aumenterà il contingente di truppe in Afghanistan.
Come dice The New York Times, di parole tante, di fatti ancora niente, anche se sono passati solo nove mesi da quando si è insediato.
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