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Su Il Post

Solo un breve annuncio per ricordarvi che domani apre il Il Post, da leggere assolutamente. Luca Sofri è bravo ed esperto, il suo team pieno di energia, e di questi tempi aprire un giornale – anche se solo online, quindi con costi decisamente inferiori al cartaceo – è davvero un atto coraggioso, anche per la gran mole di informazioni che circolano.

In bocca al lupo Luca & C.!

La zia di Milano e altre storie col suo becco giallo

testa

Così chiude. Questo sito garbato un po’ venato di malinconia, con tante riflessioni, ricordi e foto, dove la donna è una presenza quasi costante, chiude.

Non si capisce perché, Diego non me l’ha detto, ma mi dispiace perché è un pezzo di mondo un po’ crepuscolare pieno di curiosità e di riflessioni, sogni, di ricordi e di colori sfumati – eccetto per le foto che spesso sono coloratissime. Un pezzo di mondo interiore online.

Così copio questo racconto, La zia di Milano, e lo dedico a tutte le donne che hanno tanti sogni in testa, sogni che magari è difficile anche vivere, o che talvolta rimangono solo sogni. Ma aiutano a vivere, oh quanto aiutano!
Grazie Diego.

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Il libro è vivo e sta bene (specie se è online)

libriScorrete le pagine di Come la carta, un bel blog di Antonio Maccioni. Il sottotitolo è tutto un programma: Letterature e Filosofie nel Web 2.0.

Potete leggere riflessioni e notizie su letteratura e letterature comparate, rete sociali e ricerca, reti ed editore, archivi e cataloghi, biblioteche e cataloghi online e quello che riguarda il mondo dei libri.

E anche un’intervista a Enrica Garzilli. Che non piacerà a chi dice che i giornalisti e i critici sono venduti, i blogger sono liberi. Ma chi l’ha detto?

Plotbot, scrivere online da soli o in gruppo

PlotBotCarina l’idea, molto social quella di PlotBot, un servizio per scrivere online.

Si può utilizzare in modalità privata per scrivere da soli, si possono invitare altri per scrivere in gruppo, si può pubblicare il lavoro fatto per trovare altri sceneggiatori sul web. Non c’è niente da installare ed è gratis.

Se Google lascia la Cina 2

Google in CinaSecondo The Wall Street Journal davvero Google potrebbe lasciare la Cina, spalancando le porte del mercato a Microsoft, che ha già assunto tre concorrenti.

A conferma di questo il fatto che Kai-Fu Lee, il presidente fondatore di Google China, a settembre dell’anno scorso ha lasciato bruscamente Google, in disaccordo con la politica aziendale. Ma sarà vero? Google si lascerà togliere dalle mani un mercato enorme e in espansione come la Cina solo per motivi ideologici?

Cyberwar, scoppia la guerra informatica fra la Cina e l'Occidente

uomo cinese con computer Una relazione della NATO pubblicata venerdì riporta che il numero di attacchi al Congresso e alle agenzie governative USA è cresciuto in modo smisurato, fino a 1,6 milioni al mese. Il livello di allarme è alto e anche gli uffici europei sono stati allertati. Lo riporta il Times. Pare insomma che la Cina abbia deciso di carpire in tutti i modi i segreti dell’Occidente.

Gli Stati Uniti però non stanno con le mani in mano e hanno messo in campo l’Office of Cyber Security, fondato l’anno scorso, ed è sceso in campo il generale supremo, il cosiddetto cyber zar, Howard Schimidt.

Insomma, si sta scatenando una vera e propria guerra informatica. Ma siamo sicuri che gli attacchi vengano da cracker governativi e non da privati che usano i dati per rivenderli a nazioni nemiche fra loro? In fondo il capitalismo porta come conseguenza la voglia spasmodica di fare un mucchio di soldi a tutti i costi, anche quelli della sacra patria. Se poi la patria è di qualcun altro, meglio ancora.

Libri all'Indice e crisi dell'editoria

libro Wendy DonigerUn gruppo di induisti che vive negli USA sta facendo il diavolo a quattro con la Penguin per far ritirare immediatamente dal commercio l’ultimo libro della famosa Wendy Doniger, The Hindus: An Alternative History. Dicono infatti che contenga molti errori riguardo ai fatti e alle traduzioni dal sanscrito e che non rappresenti adeguatamente la loro storia.

In effetti i libri di traduzione della Wendy contengono spesso grossolani errori, oltre a trasudare da ogni pagina sperma e sangue. Di questo non so, non l’ho ancora letto.

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The New Landscape of the Blogosphere

blogosfera[Blogs] represent a tremendous opportunity for publication, discussion, cross-fertilization, and critique of a kind never seen before. In principle, at least, the Internet offers an opportunity to break down old barriers and engender new communities.

Sapete quella cosa che la blogosfera nostrana dichiarava morta e sepolta, il blog? In USA la pensano un po’ diversamente. I blog infatti sono riconosciuti scienza, cioè portatori di conoscenza e di pubblica rielaborazione delle conoscenze, “una pubblicazione e un’occasione di dibattito, scambio di idee e critica mai viste prima”. Fanno cultura e contribuiscono alla crescita della ricerca.

Lo ha dichiarato il Social Science Research Council, una potente organizzazione statunitense con un raggio di azione internazionale che riceve fondi da istituti privati e istituzioni governative americane. Ha fatto una ricerca sui blog a partire dalla scienza più a rischio di estinzione, lo studio

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Il paradiso del giornalismo

Free speechL’Islanda diventerà presto il paradiso del giornalismo su carta e online. Il Parlamento infatti sta per approvare un provvedimento chiamato Icelandic Modern Media Initiative per garantire e proteggere il giornalismo, specie quello investigativo, e tutte le libertà di espressione, convinto che la trasparenza e la totale libertà di informazione siano uno dei più importanti strumenti di democrazia. Garantirà anche la massima protezione per le fonti e gli informatori.

La legge applicherà la “best practice”, cioè prenderà il meglio dalle leggi e dalle procedure che tutelano la libertà di informazione di altri paesi. Sarà incluso nel provvedimento la legislazione dello Stato di New York che blocca l’applicazione delle sentenze sui casi che coinvolgono giornalisti nella Gran Bretagna, considerate le più restrittive del mondo. Sarà introdotta una legge

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Una storia di riviste che va avanti, nonostante la pubblicità

JSAWSBella la storia del primo journal online e del banner, e una punta di rimpianto per i tempi in cui la pubblicità pagava. Il maggio del 1995 un gruppo di studiosi di Harvard, con l’aiuto tecnico (e tante idee brillanti) di Ludovico, ha fondato tre riviste accademiche online, l’International Journal of Tantric Studies, l’Electronic Journal of Vedic Studies e il Journal of South Asia Women Studies.

Meno di due anni dopo il primo banner, la pubblicità di un grande distributore di libri asiatici, Bagchee, che ora vende online. Con il messaggio che si alternava. Assai ben pagato (in dollari). Bagchee ancora adesso ci ringrazia per la pubblicità, cominciava l’attività allora ed è molto difficile sfondare nel mondo conservatore degli studiosi. Noi dobbiamo ringraziare lui perché le riviste erano molto più viste grazie al banner “rotante”, una cosa nuovissima al tempo, solo 14 anni e mezzo fa.

La storia l’ho già fatta qui, ma ricordo tutto con estremo piacere. Poi, nel 1997,

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