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Un buon musulmano può picchiare la moglie nel nome di Allah?

La risposta è sì. Però, se siete musulmani e avete voglia di farlo, prima guardate questo video di Bahrain TV del 20 giugno 2005 (da Libero video) e leggete bene quello che dice il bravo Imam.
Tutto molto, molto civile e nel pieno rispetto delle sacre regole, ottemperando alle leggi di Allah. E non siate incivili, mai di fronte ai bambini!

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Il 25 dicembre è riapparso Buddha Boy

HKnepal.com (c) 2006

Parlavo, il 10 febbraio 2006, di Ram Bahadur Bomjan, dal nome ufficiale buddhista di Palden Dorje, chiamato Buddha Boy, un ragazzo di 15 anni che era entrato in meditazione senza muoversi, senza lavarsi o mangiare, né usare una toilette per oltre 9 mesi.

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Aghakan Palace e il Bhandarkar Oriental Research Institute di Pune

Oggi faccio la turista. Volevo ringraziare Placida Signora e Iskandar, che mi commentano da Genova e dal Giappone (dove esattamente?), ma la pagina dei commenti non si apre. Come anche la mia posta. Pero’ ieri notte sono riuscita a trasferire sulla chiave USB la mia lecture e sono felice. Solo che in camera, verso le 11, quando mi stavo trascinando a letto, ho ritrovato anche la mia chiavetta portata dall’Italia!

Gia’ sono andata a far colazione, sono le 11 ma dopo 32 ore di veglia 9 ore di sonno non sono moltissime, mi sono fatta fare masala dosa con sambar e un piatto pieno di cotolette vegetali e altri cibi dell’India del sud.

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BarCamp Turin o Pune India? Questo è il dilemma..

Mentre qualcuno si chiede di cosa parlerà al prossimo BarCamp che si terrà a Torino il 2 dicembre, io quel giorno sarò in India come uno dei 25 delegati della Comunità Europea alla conferenza “‘The role of the State in a liberalized economy” in seno al progetto Poros. La conferenza è sponsorizzata dalla CE, organizzata dall’EPLC (European Public Law Center) e dal Ministero della giustizia indiano e vari altri enti e organi nazionali e sovranazionali, fra i quali l’Indian Law Society (ILS) Law College di Pune.

Parlerò il 2 dicembre e il titolo della mia relazione è “Web 2.0 in South Asia Liberalized Economy: Benefits and Perils in the Interplay between State and Citizens.” Parlerò anche dei blog, del ruolo che hanno nel processo democratico. Dico la verità? Ho studiato tanto! Mentre sul processo democratico e dei rapporti fra stato e cittadino me ne occupo, se pure non in modo continuo, da un po’ di anni (diciamo 15), di Web 2.0 no. Così ho letto, letto, letto e mi sono fatta spiegare un po’ di cose da Ludovico. Sapete che ho capito? Che siamo circondati dalla tecnologia! Viviamo in un oceano, un marasma di tecnologia e non ce ne accorgiamo neanche più. Fa parte della nostra vita di ogni giorno. Almeno qui, in Occidente.

Da oggi, quindi, comincerò a fare il resoconto delle mie giornate indiane, dei giudici, degli avvocati e dei ministri, dei luoghi, dei computer (cercherò di fare la presentazione in PowerPoint) e.. dell’organizzazione! Parlare dell’”organizzazione” indiana è la parte più difficile, insieme al fatto che starò in viaggio, fra volo e standby, 32 ore esatte all’andata, un po’ più al ritorno.

Quindi, stay tuned. Domani telefono all’albergo per sincerarmi che mi abbiano dato la camera che voglio. Dovrei avere una bella camera doppia con connessione, anche se non ci faccio niente perché a fianco della hall c’è l’Internet point. Vorrei anche cambiare il volo Mumbay-Pune in servizio limousine, dato che sono solo 160 Km. Vi racconterò.

Naked Conversations, politica e cultura: a che serve un blog n. 5

Pomposo invito al Centro Studi Americani (attenti ad aprire il loro sito perché non scrolla neanche dopo 20 minuti, io l’ho dovuto chiudere) di Roma da parte dell’Ambasciata degli Stati Uniti d’America per la presentazione del libro di Shel Israel e Robert Scoble Naked Conversations.

Tutto infatti era nudo, cioè povero: l’invito è arrivato per emai, con un bel risparmio sul biglietto stampato, i partecipanti erano solo 25 (contati), compreso gli studenti di americanistica precettati, non c’era controllo per entrare e non c’era neanche un piccolo rinfresco alla fine, e sì che fra gli invitati c’era chi era venuto da fuori. Io c’ero perché avevo due altri impegni per me importanti, uno la sera e uno la mattina dopo, e mi aspettava una bellissima cena con un’amica, ma se avessi fatto il viaggio solo per la presentazione, povera me!

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Non porterò più la kefiah! Islam e guerra di religione

moggi con la kefiah (c) canisciolti.itIn 4° ginnasio, molti anni fa, ho cominciato a indossare la kefiah, sapete quel grande fazzolettone bianco e nero con le frange, simbolo dell’Intifada: un po’ perché mi piaceva, molto perché mi pareva assurda la fame di terra degli israeliani e che gli USA l’appoggiassero. Dicevo sempre: come se io pretendessi, dopo qualche secolo, di rimpossessarmi delle terre della mia famiglia. Che poi non erano neanche le loro, degli ebrei intendo, o troppo tempo fa.

All’inizio mi guardavano con curiosità perché la kefiah non la conosceva nessuno, io l’avevo avuta in regalo da un amico nero del Senegal che era nato e vissuto a Londra, fra africani neri e nordafricani, ma in Italia non si era ancora vista; dopo un po’ di anni mi davano della fascista e persino della nazista, perché andare contro gli ebrei era considerato assai politically incorrect. Ora, dico la verità, a parte che di solito la indossano i punkabestia, ma di simpatizzare con la causa araba non me la sento più e non la indosserei neanche se mi pagassero per farlo.

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Immigrazione: Kaur, una donna indiana, sceglie la libertà

Per non tornare in India Kaur P., giovane vedova Sikh di 31 anni che abitava a Soliera, fra Carpi e Modena, e che era stata costretta a risposarsi in Panjab col cognato settantenne di suo marito, si toglie la vita.

L’ arranged marriage è la prassi in India e fra gli indiani che vivono all’estero ed è vigente nel resto dell’Asia. Il matrimonio è un affare di famiglia e di clan, non di individui, e quasi sempre implica il versamento di una cospicua dote che, data in teoria alla sposa, fa sì che lei non abbia il diritto all’eredità. Questa, per lo meno, è la scusa per la mancanza di diritti sulla proprietà immobile o a diritti vincolati e sotto certe condizioni. D’altronde, a proposito di matrimonio i miei amici indiani dicono sempre: voi in Occidente sposate chi amate, noi in Oriente amiamo chi sposiamo. E mostrano, dati alla mano, che il numero delle separazioni fra matrimoni liberi è più alto che fra matrimoni combinati.

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Hina, Islam e la comunità

Anche se quello che ho scritto ha scandalizzato qualcuno — che però mi pare un po’ troppo pronto a interpretare in modo a dir poco fazioso, pur conoscendomi e sapendo leggere perfettamente:) — la storia di Hina non fa che confermare quello che ho scritto: se fai certe cose, per esempio esci la sera, per la società musulmana fondamentalista d’India (solo?) sei una poco di buono ed è legittimo molestarti. E altro.

Ho scritto pù volte su Islam e fondamentalismo ed è ora che riconosciamo che l’Occidente e l’Oriente sono diversi. Solo partendo dal riconoscimento della diversità si crea il dialogo. Senza appiattimento culturale, del tipo “siamo tutti fratelli” — non serve — e senza falsi romanticismi. Anche io se vado in India dormo sulla panca per quattro ore senza scarpe e senza essere disturbata, e mi accendono pure la candelina sul tavolo, no problem, mi è successo più di una volta al bazar di Paharganj. Non toglie né aggiunge niente al fatto che se nel quartiere ci fosse una rivolta contro gli occidentali, mi sgozzerebbero senza problema. L’ospitalità a livello individuale diventa ben altro quando c’è la comunità di mezzo.

Come sa bene chi ha vissuto in Oriente o Medio-oriente, noi siamo una società basata sui valori individuali, loro sono società basate su valori di comunità.

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Rocco, un animale marziano

Rocco, insetto meraviglioso (c) Enrica Garzilli

Ieri ho visto un meraviglioso insetto fermo immobile sul tronco delle mie rose, qui sul mio terrazzo. Era tutto arancione, col corpo di un grillo e gli occhi ovali grandi, verdi, striati e un po’ all’infuori. Un vero insetto marziano. L’ho chiamato Rocco.

Quando mi sono avvicinata le antenne corte e un po’ tozze hanno cominciato a fremere e mi guardava, forse aveva paura. Così gli ho fatto un paio di foto senza muovermi troppo e l’ho lasciato in santa pace. Stamattina per prima cosa ho guardato se c’era ancora ma, purtroppo, era andato — saltato? — via.

Spero di vederti ancora, Rocco!

Islam e guerra di religione: fondamentalismo, cultural clash e le campane di Cambridge

L’atto imbecille e criminale dell’ex-Ministro Calderoli — fatto in un clima internazionale già molto delicato — è stato una pura provocazione immediatamente presa a pretesto dai fondamentalisti che nella jihad ci credono, secondo loro è parte integrante della loro stessa religione perché è una necessità in tempo di tirannide. I fondamentalisti islamici, anzi, i musulmani in larga parte, si sentono oppressi dall’Occidente — cosa per lo più vera, anche se per secoli è successo esattamente l’inverso! E qui parliamo di fondamentalismo che, come ho scritto diverse volte, ha causato morti e abusi in tutte le religioni — la Cattolica, l’Induista, persino la Buddhista: per es. è stato ben studiato che il fenomeno della pedofilia e del mercato sessuale in Thailandia, il cosiddetto trafficking, nasce da una comoda interpretazione del cosidetto “matrimonio breve” sancito dalla pratica buddhista: il matrimonio valido una settimana, per esempio, dove l’atto del matrimonio sta a fronte di un sostanzioso regalo dato alla famiglia di chi è sposato che diventa, quindi, comprato.

Un’altra pratica, induista però, che si lega al fondamentalismo religioso e che tocca corde prettamente economiche è il fenomeno della dote come pagamento, diffusissimo anche in India, e della spesso conseguente dowry-death o bride-burning, conseguenza di una pratica legale e legalizzata dall’Induismo — leggete qui.

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