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Tibet in fiamme

Ieri altri due monaci si sono autoimmolati in Tibet per protestare contro le misure repressive del governo della Cina. Uno si chiama Tenpa Dargey e ha 22 anni, l’altro è Chimey Palden e ne ha 21, del monastero di Tsodun Kirti a Gyalrong. Entrambi hanno fatto quello che fanno tutti: bevono il petrolio, se ne cospargono il corpo e si danno fuoco. Ed entrambi davanti all’ufficio della prefettura cinese, il supremo organo amministrativo.

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Cina, nuova protesta in Tibet (e nuova repressione)

Puntsok“Armoniose”, così ieri un portavoce del ministro degli esteri di Pechino ha definito le relazioni tra i circa duemila monaci del monastero buddista di Kirti e le forze di polizia cinesi che da settimane lo stringono d’assedio. (da Free Tibet)

Questa è la situazione fra il governo cinese e il monastero di Kirti, armoniosa davvero.

Puntsok, un monaco di Kirti di 21 anni, che vedete in foto, il 16 marzo si è dato fuoco ed è morto per protesta contro l’occupazione cinese del Tibet. Da allora la polizia di Pechino

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Le elezioni, Santoro e la politica del prete

Che GuevaraDopo il liceo, quando cominciai l’università, mio padre aveva preso in affitto da un suo amico un appartamento minuscolo ma vicinissimo alla Sapienza, agli inizi della Tiburtina.

Sul pianerottolo c’era la porta di un altro appartamento ben più grande: quello di un prete della parocchia. Che continuamente protestava presso il mio padrone di casa perché vedeva dei “negri entrare e uscire a ogni ora del giorno e della notte” (verbatim, ci ho riso molto). In effetti uno dei miei amici senegalesi era venuto a trovarmi e avevamo cenato insieme, ammetto il mio peccato.

Mi dette così tanto fastidio quel prete, mi importunò così tanto, bussando di continuo alla mia porta e facendo chiassate sul pianerottolo, che per non dare problemi all’amico di mio padre lasciai l’appartamento dopo soli pochi mesi. Subito dopo venni a sapere che lo aveva preso in affitto lui per la sua amante, una donna sposata con figli. Divenne il loro nido d’amore.

Che dire sul caso del parroco che sapeva, sui preti cattolici molestatori – fenomeno noto anche nei monasteri buddhisti giapponesi, per carità, ma non meno grave – e così via? Mi pare che una comunità religiosa che è coinvolta a livello di massa, di intera comunità, in questo genere di cose non possa dare indicazioni su cosa votare, su quello che fare, perché ha perso totalmente di credibilità e autorevolezza. I suggerimenti etici da un clero corrotto non li accetto.

E’ un po’ come se si credesse a Berlusconi che tuona in difesa dei valori familiari, o sulla libertà e i tanto sbandierati progetti – pardon – rivoluzioni, liberali. Rivoluzioni liberali che tappano la bocca sul servizio publico a un giornalista. Che può piacere o meno ma sbandiera come la pensa e non mistifica chi è, che fa e quello che vuole.

Tra parentesi, questo è il canale di raiperunanotte con il nuovo palinsesto, in attesa che Arianna Ciccone (quella del Festival Internazionale del Giornalismo, per intenderci, e del sito Valigia blu) carichi il suo materiale. Viva la libertà di parola.

Capodanno tibetano, 14 febbraio 2010: premi festa e cotillons

Dalai Lama che ride1. Due candelabri antichi d’argento fatti a Londra, fine Settecento
2. bracciale oro 18k e brillanti
3. anello oro 18k con opale e brillantini
4. bracciale oro 18k
5. corsettina argento 925 anni ‘40
6. bracciale oro 18k
7. bracciale Michaela Frey
8. borsa Vuitton porta documenti
9. scialle pashmina E. Zegna
10. costumi da bagno per donna
11. soggiorno di una settimana alle Canarie in residence
12. soggiorno di una settimana a Capoliveri, isola d’Elba

Non male eh! Questi sono i premi che si possono vincere comprando un biglietto della lotteria, il cui ricavato andrà al monastero buddhista tibetano di Sera, in India. Quando e dove? Domenica 14 febbraio, giorno in cui si celebra il Capodanno tibetano o Losar, presso l’Istituto Studi di Buddhismo Tibetano Ghe Pel Ling, in via Euclide 17 a Milano (tel. 022576015). L’estrazione dei premi avverrà il 4 luglio 2010, giorno del compleano del Dalai Lama.

Domenica all’istituto ci sarà una festa e un pranzo. Soprattutto, si potranno comprare i biglietti per aiutare il monastero di Sera, a Mysore, nel sud dell’India, che versa in pessime condizioni. In pratica, i monaci hanno a malapena di che sopravvivere: non vi sono fondi per acquistare medicine, il cibo è molto scarso, le stanze dove vivono i monaci sono piccole e sovraffollate. Inoltre, a Mysore il clima è caldissimo e questo crea ulteriori problemi alla salute dei tibetani profughi, abituati a vivere a temperature notevolmente più basse.

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Per chi crede nella via del Buddha: reliquie in tour

Dalai LamaFra pochi giorni a Bologna Milano e Pavia saranno in esposizione le reliquie di Buddha Sakyamnuni, cioè il Buddha storico che conosciamo, e di alcuni suoi discepoli che hanno raggiunto l’Illuminazione.

E’ un evento eccezionale non solo per chi crede, ma anche per chi studia il buddhismo ed è curioso di usi e riti.

La visita è anche un’ottima occasione per godere del buon influsso delle persone positive che ci hanno preceduto, perché è sempre meglio stare vicino a esseri buoni che non ci sono più, piùttosto che a persone viventi di bassa lega.

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Ma noi non staremo zitti! Il video delle torture

Nepal Buddhist nunnyL’ultimo grave fatto accaduto in Cina contro i monaci è di qualche ora fa. La polizia della città di La’gyab, nella provincia di Qinghai, ha arrestato 95 monaci, colpevoli di aver guidato una rivolta di 4000 persone contro una stazione di polizia dopo che un monaco è scomparso.

Era tenuto prigioniero per aver rimosso la bandiera cinese nella stanza principale del monastero, il 10 marzo 2009. La polizia afferma che il monaco si è ucciso, saltando nelle acque del fiume vicino. Il corpo non è stato ancora trovato. La popolazione invece pensa che sia stato ucciso.

Intanto in rete circola il primo video che testimonia da vicino le brutalità e le torture dei cinesi contro i tibetani e contro un ragazzo cinese che ha osato proteggere un monaco isolato, durante la rivolta di Lhasa. Il ragazzo è morto in seguito alle torture, in seguito alle quali hanno dovuto operarlo per rimuovere due chili di carne bruciata e in necrosi dal suo corpo, ma senza esito positivo.

Il video è molto pesante e se non avete stomaco non guardate. Non inquadra la città o i carri armati, inquadra persone legate imbavagliate e picchiate a terra, inquadra un uomo torturato bruciato e mutilato e l’operazione che ha subito. E questo per chi dice che i buddhisti non si ribellano o che la Cina non ha commesso illegalità ma ha solo “difeso” parte del proprio territorio nazionale, l’ex Tibet.

Non oso pensare a quello che staranno facendo adesso ai 95 monaci arrestati.

Niente aiuti, uomo bianco!

young monkSi potrebbe intitolare così la missione umanitaria di un gruppo di amanti dell’Oriente che si chiama Himalayan Aid. Ne ho letto su un giovane blog, che ho conosciuto da poco ma che amo molto, Thais blog. Un blog di un amante dell’Oriente: certo, non disinteressato perché il blogger è un mercante d’arte, ma prima di tutto lo dice chiaro e forte, e poi so per esperienza che spesso sono proprio i mercanti che l’Asia la conoscono e la capiscono di più.

Spesso l’avvicinano per curiosità e per guadagno ma poi finiscono per innamorarsene profondamente, proprio come lui

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Cina e Tibet

China freedom

Ieri la Cina ha ammesso nel paese 26 giornalisti stranieri considerati imparziali e selezionati dal governo.

Non possono girare liberamente ma sono condotti in visite collettive organizzate, accompagnati dalle solite guide che riferiscono anche alle autorità (come accade tuttora in Russia).

Infatti da giorni le forze armate cinesi circondano i maggiori monasteri di Sera, Drepung e Ganden, teatro principale dei disordini dei giorni scorsi, hanno tagliato l’acqua e l’elettricità e impediscono alla gente di portare il cibo al convento. Questa punizione collettiva porterà i monaci a morire di fame e di sete.

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Tibet, il punto della situazione: satyagraha o guerrilla?

Una parte dei tibetani vuole la completa indipendenza e secondo i giornalisti della BBC News, che sono riusciti a evadere i posti di blocco, la protesta si è estesa oltre i confini dell’odierno TAR, la Tibetan Autonomous Region che include parte dell’ex-Tibet indipendente. Da notare che i dimostranti di questo video non hanno armi, urlano e vanno a cavallo! Sembra però che usino i bastoni per danneggiare e diano fuoco per le strade. Contro di loro sono spiegati decine di carrarmati di militari e camionette della polizia armati di tutto punto e anche le forze speciali.

Per tutti quelli che negano la violenza della Cina o che la giustificano con motivi economici, queste sono delle foto inviate dal monastero di Kirti al Free Tibet Campaign. Sono molto crude. Qui l’articolo e le foto. Altre immagini su Free Tibet Campaign.

Ieri i cinesi hanno dichiarato che 100 tibetani si sono spontaneamente arresi e che il Dalai Lama avrebbe orchestrato tutto, mentre quest’ultimo chiede un’investigazione internazionale per stabilire la verità.

Mentre il governo cinese non vuole testimoni tibetani o occidentali e ha allontanato anche la stampa, le organizzazioni dei tibetani chiedono l’aiuto e la presenza internazionale. La Cina è membro permanente del Consiglio di sicurezza dell’ONU, quindi da quel versante non si potrà fare niente, ma rimane l’azione dell’Unione Europea. Teoricamente, vi sono anche delle NGO sovranazionali come Amnesty Internationa, anche se escludo in modo categorico che siano ammesse nel paese, né ora né mai.

La notizia di oggi è che Gordon Brown e il principe Carlo accettano di vedere il Dalai Lama in UK, contro gli ammonimenti della Cina. Però secondo il sito ufficiale del governo tibetano in esilio (a Dharamsala, in India) gli arresti arbitrari continuano, 600 monaci sono stati portati da Lhasa alla capitale del Sichuan e la Cina sta militarizzando tutti confini per impedire a chiunque di entrare. Certamente per impedire anche che entrino armi dall’esterno, oltre alle persone.

Mi chiedo se metteranno tutti nei lager, come hanno fatto con i rappresentanti del Falun Gong.

La strategia tibetana è chiara: creare tanti focolai insurrezionali in diverse aree del paese, del vero Tibet (che è più grande della regione con amministrazione cinese ma “autonoma” che è diventata oggi, il TAR) e affermare il loro diritto all’indipendenza. Questa dei giochi olimpici è l’unica occasione perché la comunità internazionale si occupi della questione tibetana, e arrivare a delle trattative con la Cina adesso vanificherebbe lo sforzo attuale, i morti e le violenze.

La Cina isola e militarizza completamente la regione ai confini e nelle città e i monasteri dove la protesta è più attiva; mette in prigione o fa sparire quante più persone possibile, portandole anche in altre parti del paese, quindi divide la resistenza; riduce al silenzio la stampa perché impedisce ai giornalisti stranieri di lavorare, di entrare, di vedere e quindi di riportare le notizie all’estero e terrorizza chi li aiuta (anche gli autisti dei taxi che li trasportano).

Tutti i segnali dicono che la Cina è pronta

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Un buon musulmano può picchiare la moglie nel nome di Allah?

La risposta è sì. Però, se siete musulmani e avete voglia di farlo, prima guardate questo video di Bahrain TV del 20 giugno 2005 (da Libero video) e leggete bene quello che dice il bravo Imam.
Tutto molto, molto civile e nel pieno rispetto delle sacre regole, ottemperando alle leggi di Allah. E non siate incivili, mai di fronte ai bambini!

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