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Bookblogging? La felicità dell'economia sta nel buon seme

Smiling Indian girlIl libro di cui non volevo parlare è quello di Luca De Biase, Economia della felicità: dalla blogosfera al valore del dono e oltre (Feltrinelli 2007). Però ieri pomeriggio sono andata alla presentazione che si è tenuta alla libreria Feltrinelli di Piazza Piemonte, qui a Milano, e sono tornata con delle idee che mi frullavano in testa. Quindi questo non è un bookblogging come ho fatto per altri libri, una recensione vera e propria, ma solo alcune considerazioni scritte di getto, basate sul discorso di Ferruccio De Bortoli, Luca De Biase e Francesco Caio. E sul libro che ho in mano.

Economia della felicità parla della scoperta economica rivoluzionaria del secolo: i soldi non fanno la felicità, perché la ricchezza materiale non ha un valore che porta alla felicità. Molti economisti dell’ultima generazione hanno scoperto quello che gli orientalisti sanno sin da quando sono studenti: le persone economicamente povere ma emotivamente ricche sono felici. In altre parole, la ricchezza non porta alla felicità ma la felicità porta alla ricchezza.

Come si può essere felici? Come stiamo costruendo la felicità? La felicità è un fine, ma anche un mezzo. E’ un mezzo che ha un alto valore economico per tutti, anche se non è misurabile (innanzi tutto perché è basato sulla percezione individuale e collettiva). Ma la felicità è un valore che dà senso alla vita e che fa anche lavorare meglio e produrre meglio; fa vivere meglio.

In più, la felicità è un valore che non può essere portato via da nessuno, né può essere “dato” da nessuno: tutti sappiamo che, mentre è facile rendere una persona infelice, è molto più difficile farla autenticamente felice, cioè felice per lungo tempo, in una relazione duratura di qualsiasi tipo — lavoro, amore, amicizia. La felicità si costruisce. E’ un lavoro paziente su di sé e nelle relazioni con gli altri.

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Anatomia del blogger: i politici, BlogBabel e la sfida ai giornali

Khoi Vinh Questo della foto è Khoi Vinh, Design Director del NYTimes.com. Ma procediamo con ordine.
I signori e le signore di cui parlo, Prodi, Berlusconi, Mastella, Storace, Moratti, Sgarbi, solo per dare un esempio di politici noti e influenti, ce li meritiamo proprio. Non è solo che sono stati eletti per le loro qualità nella gestione della democrazia — ed esprimono, quindi, il favore del popolo, sic dicunt — ma piacciono.

Sì, nonostante le lamentele, nonostante, talvolta, le nefandezze o gli insulti che ci rivolgono, piacciono, e pure tanto. Infatti ora che sono lì, ai vertici, in un modo o nell’altro vengono citati, seguiti, magari criticati, ma sempre votati e sempre in TV. Ce li propinano in tutte le salse, parlano su tutto, anche di cose di cui non ci capiscono un accidenti. Mi sembrano una sciura milanese di mia conoscenza, ricca e in vista, che con il suo diploma tecnico e nessuna competenza mi spiegava tutta seria cosa fosse il sanscrito vedico.

Il punto è che noi italiani abbiamo ancora il culto del Duce, il mito della persona che se sta ai vertici se lo merita, in qualche modo, o almeno è stata così brava da arrivarci. La ammiriamo e, forse, segretamente la invidiamo:per questo dico che i politici che ho nominato ce li meritiamo.

Non è solo che speriamo che ci ritornino il favore di citarli o di votarli: no, no, ci piacciono. Faccio un esempio: il senatore Andreotti. Tutti dicono con occhi adoranti: “Non sono d’accordo con lui, sia beninteso, non lo difendo, ma è così intelligente!” Il che poi è vero. Ma è un uomo politico, pubblico, non un amico o un compagno di scuola, col quale si esce insieme e ci diverte con la sua arguzia. Da lui ci si aspetta delle scelte democratiche e una correttezza etica condivisibili. Ci si aspetta che ci rappresenti.

Le stesse cose le sentivo dire per Almirante, anche quando propugnava il fascismo: “Non ho quelle idee, sia chiaro, ma che oratore brillante è!” Va bene, ma il succo della sua arte oratoria? I contenuti? Che ci sta dicendo?

E ora prendiamo la classifica di BlogBabel.

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Test della vera identità: quanto sei nerd e quanto party girl?

gattoCi vuole un esame di coscienza ogni tanto. A Capodanno mentre ballavo mi sono resa conto della mia vera identità. La vedete nell’immagine a sinistra, in realtà un po’ confusa con la party girl. Che dite, le micie sanno il sanscrito?

Per le femminucce geekesse propongo questo quiz per scoprire se nel profondo del cuore sono anche delle party girl come me, per tutti i geek e i blogger questo quiz per sapere quanto sono nerd. Stupendo, frequento almeno una decina di maschietti e due femminucce che in quest’ultimo test farebbero il punteggio massimo!

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Auguri a...

Merry ChristmasTanti auguri a tutti! A chi mi legge spesso e a chi mi legge per caso, perché è bello sapervi lì; a chi mi ama e chi non mi ha mai amato, perché ci ha perso lui; agli arroganti e ai superbi perché gli si secchi la lingua; ai ricchi perché diventino poveri tutto a un tratto e ai poveri perché stiano molto meglio; agli avari perché insieme al cuore gli si rattrappisca anche il corpo; al mio avvocato perché gli si chiudano per sempre le tasche; ai miei amici perché facciamo più cose insieme; agli ex amici perché imparino a chiedere scusa; ai miei conoscenti birmani perché ci riescano; al Dalai Lama perché torni a casa sua; agli animali di strada perché trovino rifugio e ai miei animali perché mi aspettino; a Meri perché non pianga perché lei ha fatto una cosa bella; a chi soffre perché tutto è relativo; a chi gode perché tutto è relativo, ma è bene approfittare dei bei momenti che sono pochi; ai politici perché perdano il potere tutto d’un colpo; ai giornali che mi hanno generosamente ospitato e continuano a farlo;

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The New York Times: in Italia si sta male e pochissimi usano Internet. Napolitano replica: l'Italia ha lo spirito animale

The New York Times l’ufficializza: in Italia c’è molto malessere — a livello economico, politico, sociale. Noi italiani, nonostante le nostre dichiarazioni di aver padroneggiato l’arte del saper vivere, siamo i meno felici d’Europa.
Riporta le parole di Veltroni:

E’ un paese che ha perso un po’ delle sua volontà per il futuro, c’è più paura che speranza.

Siamo entrati in Europa alla pari con la Gran Bretagna ma siamo il fanalino di coda dei paesi più sviluppati, dice in sunto. E quanto a Internet, noi che siamo qui probabilmente siamo una piccolissima fetta del paese, il suo uso è fra i più bassi di Europa — come anche il salario minimo, gli investimenti stranieri e la crescita economica — mentre le pensioni, il debito pubblico e il costo del governo sono fra i più alti.

Italy’s low-tech way of life may enthrall tourists, but Internet use and commerce here are among the lowest in Europe, as are wages, foreign investment and growth. Pensions, public debt and the cost of government are among the highest.

Napolitano dagli USA replica sulla prima pagina di The New Your Times:

Scommettete sull’Italia, sulla nostra tradizione e il nostro spirito animale.

Mi fa piacere che in USA se ne siano accorti che si sta male, noi qui davvero non lo sapevamo. Anzi, sentiamo forte e chiaro lo spirito animale: io quando penso alle nostre università, giuro, lo sento fortissimo!

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Concerto di Patty Smith nelle chiese di Portoferraio, Prato, Brescia e Milano

Patty SmithCarlo, un mio amico restauratore che ha un blog stupendo, mi ha appena segnalato che Patty Smith si esibirà in concerto gratuito a Milano il 19 dicembre nella Basilica di San Vittore.

Il 16 dicembre sara’ nel Duomo di Portoferraio all’Isola d’Elba, il 17 nella Chiesa di San Francesco a Prato, il 18 nella Chiesa di San Nazzaro e Celso a Brescia. Assolutamente da andare!

La Foresta nera di Andrea

Foresta neraIeri sera è venuto a cena Andrea da Lugano. Carinissimo, ha raccontato della Svizzera e ha fatto davvero ridere con le multe proporzionali al reddito; e le ore sono volate.

Questo è il dolce che ha portato, una splendida Foresta nera: tanti strati di pan di Spagna al cioccolato con in mezzo la panna freschissima, ornati di riccioli di cioccolato. Dice che c’erano anche le ciliege al maraschino, non le ho sentite ma non faccio testo perché sono così vorace, quando mangio qualcosa che mi piace, che non analizzo molto.

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Le lucine di Natale

Milan lightsOggi è Sant’Ambrogio. Stasera alla Scala c’era la prima di Tristano e Isotta. Immagino il foyer tutto splendente di luci ma, fuori, c’era un bel po’ gente e di animalisti che protestavano contro le sciure che continuano a mettere le pellicce. Io ero con la piccola Lili e non mi sono avvicinata tanto ma sorridevo fra me.

Difronte, al centro della galleria, la cupola era piena di luci stupende, migliaia, piccole piccole e azzure, che mandavano bagliori strani. Facevano un cielo stellato. Davvero suggestivo, tutti stavamo a naso in su a scattare foto col cellulare.

Da un’altra parte della città un’altra luce, quella del Dalai Lama. Non è stato accolto ufficialmente da nessuna alta autorità dello stato, dopo che la Cina ieri ha ricordato all’Italia i patti di amicizia bilaterale e ha ammonito di non sostenere in alcun modo “le attività separatiste della mafia del Dalai Lama“. Per lo meno ieri ha incontrato il Cardinale di Milano Tettamanzi, anche se il Papa non lo ha accolto.

Eppure, so che oggi la sua luce brillava forte e chiara. Ho incontrato alcuni tibetani con le tonache arancio sotto i cappotti, li ho fermati e gli ho chiesto se sono pronti per l’iniziazione e il loro sorriso era un’altra luce.

Poi sono andata al Castello Sforzesco, hanno chiuso la strada tutta intorno per la Fiera degli Oh bei! Oh bei! Si chiama così perché in passato – la consuetudine ha più di cent’anni – con questo grido si richiamavano i clienti per attirare la loro attenzione sui ‘bei’ prodotti in vendita sui banchi. Era pienissima di bancherelle, gente, luci da ogni parti.

Ma le luci che mi piacevano di più erano quelle che Meri, la portinaia di questa casa, ha messo l’altro ieri. Le ha comprate lei. Tutte colorate, le ha messe a ornare le colonne ai lati del corridoio di entrata.

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Offerta lavoro: specialisti in Java philosophy

Faccio volentieri da tramite a questo annuncio per programmatori Java. Se non volete rispondere perché avete già un lavoro, perché non ci capite niente oppure siete già ricchi di famiglia, potete diffonderlo: ci sarà certamente qualcuno a cui interessa.

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La ricetta del tè in onore del Dalai Lama

Dalai LamaProprio così. Girovagando su Internet per trovare la bibliografia completa di un libro tibetano del secolo scorso, introvabile, ho visto la pubblicità di questa eccellente bevanda: il tè tibetano.
Ora in comode lattine, lo consiglio a tutti. Infatti la pubblicità dice che ha un “sophysticated, mystical and exotic appeal“.

Composizione del tè tibetano tradizionale: burro di yak, giallo, rancido e puzzolente, foglie di tè e sale q.b.
Si può aggiungere soda.

Preparazione: versare il tutto in un cilindro di legno o di bambù. Pigiare tutto bene con un pistone insieme all’acqua calda e versare in una teiera da mettere sul fuoco, così che rimane bello caldo.

Una prelibatezza da provare, specie dopo una dura e fredda giornata di lavoro. Il grasso galleggia ed è molto nutriente.
E così, purificati, ci prepariamo spiritualmente ai tre giorni intensivi di insegnamento del Dalai Lama. Quello è il programma e questo è un articolo di approfondimento.

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