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Social network: 6 ragioni scientifiche per cui sono un male per la società

uomo vanitosoDa ridere (ma non troppo) questo articolo inglese che spiega perché i social network–Facebook, Twitter, Myspace, forum, ecc.–sono un male per la società. Corredato da studi scientifici seri. Io elenco i sei motivi in ordine decrescente con un mio commento. Ditemi che ne pensate.

6) Tutti pensano (correttamente) che tu sia un fottuto egocentrico. Con Pdf accluso tratto da un libro di due studiosi dell’Università della Georgia su "Narcisismo e Social Network Website".

Da quello che posso vedere, quasi tutti i miei "amici" usano Facebook per far sapere dove sono, cosa stanno mangiando, a chi stanno pensando, cosa vorrebbero fare, quanto sono bravi–o somari, ma il risultato è uguale–a fare qualcosa. Oppure per farsi pubblicità travestita da dialogo con i propri amici. Questo specie da parte di chi si occupa di Web o di politica. Senza però darlo a vedere. Fastidioso, lo ammetto: e io depenno! Lo fa anche chi scrive, ovvio. Dandolo onestamente a vedere. E io lo tengo. Quindi concordo su questo punto.

5) Mille amici significano nessun amico.

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Il radioso, eroico formicaio del giornalismo web

giornaleNel web brulica il formicaio di un giornalismo tanto eroico, quanto misero, oscuro, vulnerabilissimo, succubo. E’ il giornalismo senza Ordine. Una piccola anticipazione del possibile futuro. Ci batteremo contro questo degrado con determinazione e fiducia. (www.francoabruzzo.it)

A pensarci bene Franco Abruzzo, ex presidente dell’Ordine dei Giornalisti, poteva risparmarselo, come dice Gilioli, visto che anche lui ora è parte attiva del formicaio: invia in email gli aggiornamenti del suo giornale online.

Noi biodiversi e le elezioni

albero solitarioIl guardiaparchi era troppo zelante. Anziché limitarsi a punire chi gettava le cartacce, indagava davvero sugli abusi ambientali nel parco del Ticino. Dando fastidio anche a imprenditori amici di qualche dirigente del consorzio che gestisce la riserva naturale. Risultato: il guardiaparchi lì non ci lavora più (La Repubblica).

Tonnellate di petrolio sul Lambro. Scempio del Parco delle Cave da appena insediata la signora Moratti (di cui ho parlato più volte). E ora lo scandalo del parco del Ticino, per cui ci sono nove indagati fra cui Milena Bertani, presidente del Consiglio d´amministrazione, presidente di Federparchi Lombardia, ex assessore al Bilancio della regione, coinvolta in una vicenda di appalti sospetti, assolta e indicata da Formigoni come una vittima del sistema giudiziario. Da notare che Formigoni qualche giorno fa ha negato che ci sia un legame fra inquinamento e insorgenza di malattie.

Mi sembra che in Lombardia a livello di difesa dell’ambiente e corruzione le cose vadano decisamente male. Mi basta guardare fuori delle finestre per vedere gru e cantieri, tetti alzati di piani e palazzi storici sfondati, altro che 2010 anno della biodiversità, con un incremento esponenziale da quando è stata eletta la signora Moratti.

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Il concerto multietnico di via Padova a Milano

nullMusica, divertimento, gioia di vivere: via Padova non significa solo problemi. Per chi è a Milano, stasera concerto al teatrino del parco Trotter in via Felicita Morandi tenuto dalla Banda delle donne, Rhapsodija Trio e l’Orchestra di Via Padova.

Fra l’altro, l’Orchestra di via Padova è formata da musicisti professionisti italiani, peruviani, estoni, cileni, marocchini, ucraini, cubani, serbi e del Burkina Fasu.
Qui il programma (in pdf).

A single man, una pacata passione gay

A single man locandinaNonostante l’inizio decisamente lento e opaco, il film è davvero bello. Circola ancora a Milano e lo consiglio, ma se dove vivete non è in programmazione in caso forse potete procurarvelo. Noi siamo andati a vederlo in inglese al Cinema Arcobaleno, in Viale Tunisia. La sala era gremita, c’era gente anche in piedi e in prima fila.

Racconta la storia di un professore di letteratura inglese a Los Angeles agli inizi degli anni Sessanta. Lui è gay e trabocca stile e moderazione, non senza un pizzico di ironia molto, molto English, e un forte sentimento per l’onnipresente Altro. Che poi è il suo compagno morto, il suo amore per 16 anni.

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Costruire lo stato palestinese dal basso

Ricevo e inoltro con piacere l’annuncio di questo incontro con il Primo ministro palestinese Salam Fayyad, che verrà a Milano alla testa della delegazione che parteciperà all’Italian – Palestinian Business Forum. Presenterà il sottosegretario per gli Affari Esteri Stefania Craxi, parteciperanno alla discussione Sergio Romano, editorialista del Corriere della Sera e Ugo Tramballi, inviato speciale per Il Sole 24 Ore.

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Milano, viale Padova: gli ispanici musulmani

Domenica pomeriggio sono andata in vale Padova a vedere i disastri. La via e la zona erano deserti, c’erano solo cartacce. Forse proprio il deserto e la calma inusuale erano lo specchio della battaglia fra i gruppi di neri e ispanici accaduta poche ore prima.

Stamattina presto ho ascoltato il telegiornale del 3 e tutti quelli locali disponibili. Roberto Jonghi Lavarini invocava la Legione straniera per “gestire l’ordine nei quartieri a rischio e mantenere i rapporti con le rispettive comunità etniche, culturali e religiose di appartenenza, insegnando loro come ci si deve comportare in un paese civile e democratico dove sono ospiti“.

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Il parassitismo politico

Il parassitismo è dunque la faccia nascosta dello Stato moderno come impresa di potere. Nella sua forma contemporanea lo Stato si è trasformato nello strumento mediante il quale a un gran numero di cittadini viene imposto di lavorare per mantenere gli altri. Con la crescita dei bisogni e i correlativi impegni assunti, le classi politiche si circondano di un esercito di impiegati dediti a funzioni tributarie, regolative, distributive, mantenuti grazie all’appropriazione di una quota sempre maggiore di ricchezze. (“Parassitismo politico e Stato moderno” di Alessandro Vitale, in Nuova Storia Contemporanea, 6/2009).

Qualche minuto fa in una biblioteca dell’Università Statale di Milano il consulente di un assessorato si lamentava con un professore di annoiarsi a morte perché non sapeva come impiegare il tempo.

All’”esercito di impiegati dediti a funzioni tributarie, regolative, distributive” forse bisognerebbe aggiungere i consulenti di organismi politici e amministrativi senza consulenza (e senza competenza).

Indovina chi viene al Festival Internazionale del Giornalismo

IJFDomani, giovedi 4 febbraio 2010, sarà presentato a Milano il programma del Festival Internazionale del Giornalismo, che l’anno scorso a Perugia fu un vero successo.

L’appuntamento è alle ore 11.00 presso la Sala Montanelli in via Solferino 26, storica sede del Corriere della Sera.
Ci vediamo lì?

Roberto Colaninno e Rocco Sabelli parlano dell'Alitalia

AlitaliaIeri sera cena con l’Harvard Club of Italy, organizzata dall’Harvard Business School. Una sessantina di uomini d’affari, qualcuno venuto anche da Roma e da Firenze, solo nove o dieci donne. Ospiti d’onore Roberto Colaninno e Rocco Sabelli, rispettivamente presidente e amministratore delegato dell’Alitalia. Due uomini dal carattere d’acciaio, spietati – nel modo di parlare, oltre che nelle cose che hanno detto – ma vivaddio sinceri in modo quasi brutale.

Colaninno, dopo aver manifestato a più riprese il disprezzo “per i professori che sanno tutto” e in pratica non capiscono niente, ha parlato degli obbiettivi pienamente raggiunti del piano industriale stabilito e che si può riassumere così: la riorganizzazione dell’Alitalia tramite il licenziamento di 7000 persone, i tagli e lo svecchiamento graduale della flotta di aerei, l’accorpamento di alcune linee nazionali, gli accordi per tratte internazionali che sono “quasi un merging di aziende”, la riduzione drastica della presenza sindacale e, soprattutto, e questo era il punto iniziale ribadito da Colaninno, il depauperamento del potere dei piloti, che secondo lui era stato la causa principale del fallimento dell’azienda.

Tutto questo con un unico obbiettivo: ridurre i costi e aumentare le entrate per cominciare a ricavare un profitto. Il che in linea teorica mi sembra sensato perché un’azienda che non ha un profitti chiude, ovvio.

Una cosa sulla quale punta l’azienda è il mercato dell’utenza di Cina e India, in entrata verso l’Italia. Giustamente ha detto Colaninno che la nostra crescita è proporzionale alla loro crescita ed, essendo mercati enormi, ci dovremo aspettare un grosso turismo da Cina e India verso il nostro paese. Cosa che ho notato già questa estate, quando in piazza del Duomo c’erano famiglie indiane al completo venute evidentemente in vacanza.

Alla fine del lungo discorso mi sono avvicinata per chiarire un dubbio con

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