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Ce l'avete sulla coscienza

E’ questo che i nostri politici, i nostri ministri, i nostri imprenditori hanno sulla coscienza, quando ce l’hanno una coscienza. Questi morti di Mineo, vicino Catania.

Dice è il sud: non è vero. Dal mio terrazzo qui in centro a Milano ho visto per mesi e mesi gli operai che hanno scoperchiato e rifatto il tetto difronte. Molti ragazzi, qualcuno giovanissimo, siciliani, calabresi ed extracomunitari, li sentivo chiamarsi da una parte all’altra del tetto e qualche volta scherzare. Si pendolavano dalle impalcature senza una cintura, senza un casco, niente, anche prima che fossero messe le reti tutto intorno. Facevano il cemento sotto, impastavano, senza mascherine, senza niente. Qui, nel pieno centro di Milano.

A mezzogiorno e mezzo andavano a prendere il caffè al bar davanti a casa. Ho conosciuto Vincenzo che lavorava a giornata, in nero. Bel ragazzo di 19 anni. Quando gli ho chiesto perché lavorasse in modo così pericoloso mi ha detto “O così o niente, e se fai storie ti mandano via. Almeno è un lavoro onesto“.

Ma chi gli dà lavoro è onesto? Eccetto i capomastri e i più anziani, lavoravano tutti senza una protezione e a cottimo. In centro a Milano. E’ possibile che nessuno abbia visto e nessuno abbia saputo nel civilissimo e incorruttibile nord?

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Il sesso in villetta del ministro Mara Carfagna

Mara CarfagnaMara Carfagna – una sorta di Angelina Jolie governativa – a livello istituzionale sta dando delle soddisfazioni.

Così il Foglio stamattina. Non lo leggo spesso ma ha dei pezzi veramente ben scritti, che merita leggere, come questo.

Sapete che mi sono occupata del ministro Carfagna, che vedete nella foto, sin da quando era stata appena nominata ministro per le Pari Opportunità, per il suo curriculum senz’altro qualificante (qui vedete anche un suo video) e le avevo predetto sin da subito un radioso futuro sulla scena politica. Avrebbe fatto parlare di sé.

La mia predizione è stata puntualmente confermata da varie dichiarazioni, come questa sulla prostituzione: chi vuole prostituirsi lo faccia pure ma

nelle case isolate, in modo da non dare fastidio agli altri condomini. L’importante è che non ci sia sfruttamento e che le strade non siano un mercato del sesso a cielo aperto.

La ministro dice insomma che va combattuto lo sfruttamento della prostituzione ma la prostituzione in sé va bene, purché in case isolate. Non in quartieri a luci rosse perché degradano la città, dice, ma in queste famose case che, se sono proprio singole e isolate, a mio parere si chiamano villette.

E da qui nascono i miei dubbi e le mie domande. Immaginate una ragazza di colore, per esempio una di quelle che la sera tardi già tutte acconciate fanno la tratta Roma-Perugia a grappoli per andare a lavorare la notte, comprarsi una villetta isolata per battere, senza nessuno che la sfrutti e che regoli i traffici, che parli per lei dal commercialista (anche se non sanno neanche l’italiano, se non quello indispensabile alla professione) e che riscuota (perché è notorio che non ci sono racket).

1) Immaginiamo una persona così, autoprodotta e autogestita, nella villetta. Come pensa di fare in pratica la ministro? Ogni ragazza o ogni trans avrà un mutuo per comprarla questa villetta isolata oppure gli verrà assegnata dal comune?

2) E questi professionisti faranno tutto da soli, saranno delle piccole ditte autoprodotte. E allora pagheranno le tasse. Verranno controllati? In che modo, metteranno delle telecamere per contare le auto che vanno sulle strade di queste villette?

3) Non sarebbe meglio allora fare delle villette a schiera, una per ogni tipo di prestazione (che ne so, trans, prostituta regolare, prostituta sado-maso, prostituto, ecc.), in modo da sfruttare una sola strada e minimizzare i costi di gestione? Forse si potrebbe anche pensare a un villaggetto, come quelli residenziali alle porte di Milano.

Ci sarà da pensare e da lavorare anche per gli architetti, altro che. Nascerà una nuova branca dell’architettura: case isolate uso prostituzione.

Il ministro dell’Interno Roberto Maroni ha detto che entro agosto bisognerà discutere di una proposta di legge complessiva e definitiva sulla prostituzione. Chi sa se integra la brillante trovata della Carfagna sulle villette da prostituzione.

Non vi offendete se a Milano non Plurk

PlurkSono stata invitata da diversi amici e conoscenti ad entrare nel loro giro di amichetti su Plurk, ma io non ho tempo. Su Twitter non si parla d’altro (questo è il mio Twitter a proposito) e tutti plurkano a ruota libera ma io non ho tempo di imparare, non ho tempo di aggiungere un altro social network, non ho tempo soprattutto di seguirlo.

Non so ma il tempo non mi basta mai. Oltre tutto Plurk è macchinoso, anche Catepol concorda con me, figuriamoci (e sì che lei fa tutto, è presente su tutto, sa fare tutto), non riesco neanche ad aggiornare il mio Tumblr, eppure mi piace assai, e quindi per adesso rinuncio a Plurk. Non riesco neanche a leggere i blog dei miei amici, se non saltuariamente. Quindi ringrazio tutti, sono molto contenta e onorata di essere stata invitata da voi ma devo dire no.

Anzi, se potete, mi dite dove trovate il tempo per fare tutto e vivere anche al di fuori della rete? Che ne so, almeno i doveri come cucinare, le poste, i rapporti con i colleghi e così via.

E voi come vi organizzate?

Per la Giornata mondiale dell'ambiente tutti a Milano in bicicletta

biciclettaOggi si apre a Milano la settimana del Festival Internazionale dell’Ambiente e si celebra la Giornata mondiale dell’ambiente.

A proposito del festival dice il sito del comune:

Città-laboratorio. Milano si pone come un grande laboratorio di sperimentazione per la sostenibilità. In città per esempio, è stato definito un Piano strategico per la Mobilità sostenibile di oltre 30 provvedimenti, fra cui l’Ecopass;

peccato che il numero delle auto in centro non sia affatto diminuito perché basta pagare una cifra minima per entrare (nonché ci sono esenzioni e sconti per l’Ecopass multiplo): quindi è solo una questione di prezzo, se paghi entri

è stato lanciato il progetto “Milano verde e blu” che promuove una rete ambientale di vie verdi e percorsi d’acqua.

però in città ci sono pochissime piste ciclabili. Prova ad andare in bici sui Bastioni o su viale Premuda o viale Bianca Maria e ti affettano.

A Roma l'incontro fra razzismo legale e razzismo illegale

FAO in RomeOggi si è aperto a Roma il vertice internazionale della FAO sull’emergenza alimentare.

Ieri però l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Louise Arbour, ha ammonito l’Italia a non varare leggi che permettano l’imprigionamento degli immigranti illegali:

In Europa politiche repressive, come atteggiamenti xenofobi e intolleranti, contro l’immigrazione irregolare e minoranze indesiderate costituiscono grave preoccupazione. Esempi di queste politiche e di questi atteggiamenti sono rappresentati dalla recente decisione del governo italiano di criminalizzare l’immigrazione illegale e dai recenti attacchi contro insediamenti rom a Napoli e Milano.

Lo scorso 21 maggio infatti il Consiglio dei ministri ha approvato il “pacchetto sicurezza”, che comprende un disegno di legge per l’introduzione del reato di immigrazione clandestina, con carcere da sei mesi a quattro anni.

Al vertice FAO partecipa Robert Mugabe, presidente dello Zimbabwe, “persona non gradita” in USA e in Europa, accusato da Human Rights Watch di violazioni dei diritti umani come l’uso della violenza e della tortura durante la campagna elettorale, persecuzione degli avversari politici, violenze sistematiche, appropriazione degli aiuti internazionali alle popolazioni del suo paese e altre cosucce.

Partecipa anche Mahmoud Ahmadinejad, presidente dell’Iran, lo stesso che nell’ottobre 2005, citando l’Ayatollah Khomeyni, disse:

… il regime sionista è destinato a scomparire dalla pagina del tempo

Louise Arbour ha certamente ragione a dire che l’Italia sta sviluppando un atteggiamento xenofobo, dovuto anche forse al lassismo dei governi che si sono avvicendati fino ad ora nel risolvere la questione e dall’applicazione ancora più lassa delle leggi, ma accettare al contempo a un vertice FAO Mugabe e Ahmadinejad mi sembra davvero un assurdo.

Si condanna il razzismo illegale e si benedice il razzismo legale!

Wireless Castle Sunday: incontri fra amici al Bar Bianco del Parco Sempione di Milano

Come ogni prima domenica del mese, ieri ci siamo visti al Parco Sempione di Milano per parlare di sciocchezze, di incontri per amicizia, dell’incontro della tua vita, di incontri d’amore, di blogger famosi o aspiranti tali, di camere, di mare, di montagna, di una vacanza e di vacanze, di stanze d’albergo e di stanze mentali, di libri, di sogni e di sesso e così via.

E intanto Elena ci ha rimediato una foto meravigliosa e io da lei ho imparato un po’ di cose.


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Qui nessuno è razzista

American womanLa mamma di una mia amica americana, Jennifer, alta bionda occhi verdi curve giuste radiosa bellissima, convivente con un onesto ufficiale di carriera, aveva partecipato al movimento per i diritti civili, contro il Vietnam e così via. Una donna sveglia, moderna, mente aperta, molto liberal e molto ecologica.

All’università Jennifer si è innamorata della sua docente di religioni, Rachel, una bella donna 22 anni più vecchia di lei. Dopo pochi giorni sono letteralmente fuggite insieme. La mamma di Jennifer l’ha gonfiata di botte.

Quando sono venute insieme in Italia per la loro prima luna di miele si sono presentate tendendosi per mano alla reception di un famoso hotel che avevano prenotato da Boston.

Non gli hanno voluto dare la camera, hanno detto che era tutto pieno e purtroppo si erano sbagliati.

La vera innovazione viene dagli utenti: Matt Mullenweg su Panorama

enrica garzilliE’ stata pubblicata l’intervista di Enrica Garzilli a Matt Mullenweg su Panorama: guardate quanto è carino! Per lui chi porta avanti l’innovazione sono in ultima analisi gli utenti. Condivido completamente, perché sono i bisogni che creano la domanda, la ricerca e la soddisfazione dei bisogni: quindi, l’avanzamento della tecnologia e della scienza.

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Poi venne il MicroCamp

microcampSabato prossimo 24 maggio si terrà il MicroCamp, sempre qui a Milano. Si svolgerà presso la School of Management del Politecnico di Milano, aula SPP, piano terra, scala A, via Garofalo 39 (grazie a Wolly dell’update).

Sarà una giornata dedicata al microblogging, per intenderci Twitter, Jaiku ecc.

Io ci andrò. Ogni tanto uso Twitter perché mi ricorda IRC. Ho dei bei ricordi legati a IRC. Abitavo negli USA già da un po’, era la fine del 1994 – inizi 1995, e per non scordarmi l’italiano stavo su di canale italiano gestito dagli studenti di informatica della Normale Superiore di Pisa. Mi divertivo molto e poi gli orari coincidevano: per me era notte, dopo l’università e dopo cena, per loro era giorno e usavano il centro di calcolo.

Poi, complice l’anonimato, i canali di IRC sono diventati un luogo assai poco simpatico (se non pericoloso) da frequentare, così ho smesso. Adesso mi piace che Twitter non sia mai del tutto anonimo.

Insomma, sabato prossimo ci vediamo al Microcamp.

Lo WordCamp di Milano nello splendore d'India

Enrica GarzilliDiciamo la verità, anche Milano può essere bella quando si sta tutto il giorno in un Barcamp come quello di sabato scorso. Con il sole, il parco, la gente e l’ospite d’onore, il 16esimo uomo più potente del Web, Matt Mullenweg, e tanti amici e conoscenti.

Il WordCamp è stato un vero successo, innanzi tutto per la felice scelta del luogo. Siamo stati all’Old Fashion Café, un locale storico, nel bel mezzo di Parco Sempione vicino alla Triennale. Come succedeva nei tempi vedici quando c’erano le scuole all’aperto, sotto gli alberi. Si stava lì in pace o ci si poteva sgranchire le gambe, in mezzo alla natura e in silenzio, il tempo è stato splendido, gli alberi tutti verdissimi, i cespugli in fiore: in pratica il nostro teatro non era il palco all’aperto, fuori del locale, e le sale dentro, ma tutto parco Sempione. Una meraviglia, davvero, sarà poi che oggi piove e sembra che sia tornato l’autunno.

Tutto molto informale, come dovrebbe essere, senza l’obbligo di stare chiusi in un posto chiuso, magari bellissimo e prestigioso, ma che irrigidisce i rapporti e i pensieri. Tutto libero, senza la marea di gadegt e spillette che tanto piacciono a tutti ma che io una volta arrivata a casa butto via al volo. Non c’era il pranzo gratis? Tutti siamo in grado di comprare dei panini nei bar sparsi nel verde, non è quello che fa la differenza. La differenza era che il posto bello, grande e aperto permetteva di andare e venire a piacimento, di sentirsi liberi, come dovrebbe essere un BarCamp — che, se è organizzato e rigido, diventa una conferenza.

Lo stile di questo WordCamp mi ha ricordato le gurukul, le scuole tradizionali indiane dove tutti sedevano all’aperto, sotto gli alberi,

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